Mercoledì 14 Maggio 2008
di Noantri · Categoria: Attualità · ore 17:58
Sentimi bene: si chiama scopare.
Amore si chiama ma, dalla faccia che fai e dalle parole che dici, mi par di capire che il concetto ti sfugge.

Allora Vecchio, mettiti qui, a sedere, cuccia, sitz, stai buono un attimo e parliamo dell'amore, del sesso. Tu ed io, Vecchio, sfilati le scarpucce Prada e parliamo. Dici: "Se l'esercizio della sessualità si trasforma in una droga che vuole assoggettare il partner ai propri desideri e interessi, senza rispettare i tempi della persona amata, allora ciò che si deve difendere non è più solo il vero concetto dell'amore, ma in primo luogo la dignità della persona stessa".

Vecchio, cazzo dici?
Fermo, stammi a sentire. Il problema di quelli come te è che parlano senza sapere, solo perché ci sono milioni di rincoglioniti che vanno pazzi per questo accomondantissimo nulla. Quelli ti piazzano in braccio il loro primogenito e buonanotte al secchio.

A parte il fatto che le droghe dovrebbero essere un diritto di ogni libero cittadino che si trovi costretto a vivere in questo mondo di merda, ti voglio anche dire che "l'esercizio della sessualità", come lo chiami tu, non assoggetta manco per un cazzo il partner ai propri desideri, perché, in genere, a letto - sai quella cosa morbida su doghe di legno che tu usi solo per dormire - il partner è d'accordo, altrimenti si chiama violenza sessuale e lì interviene la magistratura. In più, Vecchio, tu dai aria alla bocca quando parli di "rispettare i tempi della persona amata": si vede che non sai di che minchia vai cianciando, perché, Vecchio, rispettare i tempi della persona amata, nel sesso, quando si scopa, in genere è complicatissimo, è vero, hai ragione tu, qualche volta non si riesce a fare, ma ciò che tu chiami peeeeeeccaaaaaato moooooortaaaaaaaaleeeeeee noi lo chiamiamo eiaculatio precox.
Venerdì 9 Maggio 2008
di Attimo · Categoria: Politica, Satira · ore 10:43
Berlusconi riceve la campanella da Prodi.
Romano: Eheheh... Eddai Silvio, fammela tenere per altri cinque minuti... Dai! Poi tu chissà per quanto te la tieni... Eheh... Guarda Silvio, non ci sono nemmeno le ditate sopra... Eheh... Li lasciavo sempre parlare tutti quanti... Silvio dai... Altri cinque minuti... Fammi risanare ancora un po' i conti pubblici... Eheh... Eh Silvio?

Silvio: No.
Mercoledì 7 Maggio 2008
di TheEgo · Categoria: Politica · ore 20:50
Rachele mi fa giustamente notare: cosa c'è di più Pari Opportunità che affidare l'incarico di ministro ad una donna qualunque, priva di competenze politiche di alcun tipo?
di TheEgo · Categoria: Politica · ore 20:31
Alla fine, Mara Carfagna, ce l'ha fatta.
di Noantri · Categoria: Società · ore 12:08
[scritto da Simona, donna]

Mi ricordo le mani. E le venuzze che gli si gonfiavano sulle tempie quando si arrabbiava.

Mi ricordo ogni centimentro della faccia e le diverse sfumature dei suoi occhi.
So perfettamente com'ero vestita la prima volta che l'ho visto, quante sigarette ho fumato e cosa c'era scritto sul post-it attaccato allo schermo del computer.

Colloquio per fare la segretaria amministrativa in un'azienda di ricambi per auto. Una grossa. Azienda. Di ricambi per auto. Con sedi in tutta Italia. Loro sono in due: il capo-filiale con le sue venuzze ed il responsabile di zona del nord-est.

Dopo mezz'ora il lavoro è mio: me la chiacchiero bene, nulla da dire. Anche a scuola era così: liceo classico, voti ottimi, mai una versione a casa. Me la chiacchiero proprio bene. All'inizio va che è una meraviglia; lui, il capo filiale, con le sue mani, è simpatico e paziente, si congratula per la velocità con cui imparo, è indulgente per gli errori. Si ride, anche; ci si racconta. Oltre a noi ci sono due colleghi che però vanno spesso in giro per i servizi a domicilio; simpatici pure loro. Tutto perfetto.

Dopo un mese circa, cambia la musica; le venuzze cominciano a gonfiarsi all'improvviso e per un nonnulla. Basta un timbro messo in un punto sbagliato della scrivania e si scatena l'inferno. Insulti e grida. Io, sorpresa arrabbiata triste, mi chiedo dove sia finito quel signore simpatico che mi ha fatto il colloquio: questo tizio non è lui, è solo uno che cerca di farmi piangere ma che non ci riuscirà.

Andare in ufficio è come camminare sui carboni ardenti: combattere tutti i giorni con l'isteria di frasi cattive ("fammi un bocchino", "perché non la dài a quel cliente, così lo facciamo contento", "non capisci un cazzo") ed attenzioni da fidanzato adolescente, tipo che mi viene a prendere a casa senza che io l'abbia chiesto, anche perché un fidanzato ce l'ho già, lo amo e - guarda un po' - me lo sposerei domani, quindi grazie dell'offerta, ma prendo l'autobus.

Ormai è chiaro che i centrimetri della sua faccia si sono presi una cotta per me, però c'è una modalità ossessivo-compulsiva nel manifestare l'interesse che col corteggiamento non ha niente a che fare: alterna momenti di estrema calma, (momenti in cui, manco a dirlo, io credo davvero che tutto sia tornato a posto; retaggio di un passato che ha spostato i limiti della mia sopportazione un paio di abissi oltre il buon senso) ad altri di rabbia per la sua vilipesa mascolinità.

Nel frattempo reagisco, è ovvio: quando mi si avvicina, quando urla, quando mi dice che sono una troia. Parlo con il super boss del nord est, il quale cerca di appianare le cose, che però non si appianano. Parlo allora con altri responsabili di responsabili di responsabili. Nessuno muove un dito.

Finché arriva lo strappo: un telefono tirato in testa. E la settimana dopo una spalla lussata. Mentre salgo sul taxi che mi porta in ospedale, mi ordina di dichiarare che sono finita contro una porta; faccio di sì con la testa e intanto penso: "Col cazzo...".

Mi licenzio il giorno dopo: sono in infortunio, vivo da sola, devo mantenermi; ma non voglio comunque i soldi di quello schifo di Azienda. Un amico avvocato mi spinge a denunciarli: la società, lui, le sfumature dei suoi occhi. Mi lascio convincere solo perché ho i colleghi pronti a testimoniare, so come vanno queste cose, le umiliazioni che devi passare: ho già dato, grazie. La peggiore, di umiliazione,  è quello sguardo: una donna che ha subìto molestie lo riconosce subito, anche perché spesso segue la domanda, che spiega quello sguardo. "E tu che hai fatto per provocarlo?". Ecco perché non se ne parla mai abbastanza. Perché non si hanno risposte adeguate ad una domanda così. A parte inviti a recarsi in un posto che finisce per "ulo".

In buona sostanza vinco: o meglio, lui patteggia per la denuncia di mobbing e molestie sessuali.
Lunedì 5 Maggio 2008
di Attimo · Categoria: Attualità, Società · ore 20:59
E anche stavolta è servito prontamente lo spauracchio da dare in pasto alle folle, farle ruminare. Il Tg5 ha pure ritirato fuori le statistiche sugli ultras, che tra autogrill e pestaggi notturni fanno sempre la loro porca figura. L'evento di cronaca verrà digerito e produrrà i detriti che andranno a concimare il "dibattito politico" (Fini e relativo codazzo non perdono tempo), diventerà materia di sondaggio. Tutto si riduce a propaganda e tende a dilatare i contorni della vicenda, il morto è sepolto dalla retorica del Male che questa volta si impersona sotto forza di neonazismo.
A questo punto il motivo più ovvio e accettabile per spiegare l'omicidio risulta essere effettivamente una sigaretta negata. O l'essere di destra estrema lo trovate un movente più credibile? Allora dovremmo automaticamente accettare l'ira populista che identifica inderogabilmente come stupratori ogni rumeno per strada, e come ladri infami ogni zingaro che si aggira nelle periferie.
Dare l'enfasi sull'estrazione politica degli arrestati serve solo a coprire la paura e l'incapacità di accettare che sì, Nicola è effettivamente morto per aver negato una sigaretta a un passante. Ci vorrebbero le magliette rosse e le candele alla finestra per questo Nulla qui, altro che xenofobia e nazismo.
di Noantri · Categoria: Politica · ore 11:54
Tu a un genovese i soldi glieli devi lasciar stare, sennò il genovese s'incazza. I genovesi sono fatti strani, hanno quella faccia un po' così, come diceva que tale al pianoforte. I genovesi coi soldi non ci sanno fare: i genovesi sono dominati, dai soldi.

Tu lo puoi idolatrare, un genovese, puoi mandare a puttane il tuo cervello, se credi, te lo puoi prendere, il cervello, svitartelo dal cranio come una lampadina, e poggiarlo sul comodino, se ritieni che il suo, il cervello del genovese, possa fare tranquillamente le veci del tuo. Puoi firmare i referenda del genovese, gli puoi comprare i dvd, i giornali, le videocassette, i cd, gli alambicchi, i ritratti, i libri, e tutto questo puoi farlo perché lui, proprio lui, il genovese, ti implorava di farlo, perché altrimenti - altrimenti - avrebbe rischiato di non potersi pagare le spese legali e amministrative necessarie per consentirsi tutto ciò, gli puoi dare i tuoi, di soldi, al genovese, se il genovese si vuole comprare delle pagine sui quotidiani nazionali per sparare delle stronzate che potevi benissimo pensare DA SOLO, gli puoi chiedere un autografo per la strada, puoi anche evitarti di domandare PERCHE' il genovese non risponda mai, giammai, alle critiche, alle richieste di spiegazione e alle interviste, puoi fare lo gnorri, puoi far finta di niente quando cominci a fare caso che il genovese insulta i giornalisti attraverso gli amici suoi giornalisti e le trasmissioni televisive attraverso le trasmissioni televisive amiche sue, puoi alzare le spalle, dirti che i nodi verranno al pettine prima o poi, se qualcuno ti fa notare che nessun sistema  si è mai rovesciato dall'interno e che a forza di vaffanculo non si sovvertono nemmeno le decisioni di una partita di calcio, figuriamoci gli indirizzi di un Paese, sbufferai di noia quando scoprirai che gli uomini e le donne del genovese, gli amici suoi, stanno lentamente penetrando nei gangli della politica italiana, quella stessa politica italiana, cioè, che, secondo il genovese, è qualcosa di malato come un fegato abitato da metastasi, gli puoi fare tutto al genovese, però non gli devi toccare i soldi, i soldi no, come il Breil, avete presente il Breil?, toccatemi tutto ma non il mio Breil, quella roba là, ecco al genovese non devi mai far sapere quant'è divertente fargli i conti in tasca.

Perché, non si sa come, improvvisamente gli prende la tigna: tira fuori i coglioni, così, tutto d'un tratto, dopo anni che si limitava a fare i discorsi di peluche della casalinga di voghera. Gli prende tipo un ictus, al genovese, e che fa? Diventa pesto e dopo averci raccontato quanto bello fosse Internet e di quanto libero dovesse restare, Internet, e ad ogni costo, improvvisamente tuona che no, altolà, bisogna stare attenti a cosa ci si piazza, su Internet.

Dice il genovese che a rendere pubblici i nostri conti in tasca si rischia l'attivazione della criminalità. Come se uno tutti quei soldi li tenesse sotto al materasso, o nel portaombrelli sul pianerottolo. Dovrebbe pensare, il gnovese, che la medesima cosa, allora, potrebbe rischiarsi salendo sul palco a tuonare morte e distruzione contro TUTTO e contro CHIUNQUE. I giovani vengono istigati al delitto da cartoni animati e videogiochi: il genovese non crede che anche le sue parole d'odio e d'ira potrebbero alla stessa maniera crepare i delicati meccanismi chimici di chi lo ascolta pedissequamente con la lancetta dello spirito critico ormai sotto lo zero? Non ci pensa, il genovese.
Domenica 4 Maggio 2008
di Neuroni Pigroni · Categoria: Sport · ore 01:46
Mi dispiace, caro, ma hai detto una cazzata.
La stagione del Milan è già fallimentare: mettere in bacheca due coppe, conseguenti lo scorso fortunoso anno, giocando 270 minuti e aver acquistato un futuro fenomeno non bastano a coprire le falle di una campagna acquisti mancata (sbagliata sarebbe stato forse meglio) e l'aver snobbato totalmente il campionato, che ora vi vede invece piagnucolare per ottenere un immeritato quarto posto.
Le squadre che attualmente vi precedono meritano di giocare martedì e mercoledì il prossimo anno: Inter e Roma attualmente sono le rose più competitive e che esprimono rispettivamente il gioco più efficace e spettacolare, la Juve è riuscita a riversare tutte le energie sulle partite della domenica... e poi la Fiorentina, da cui ora dipende la prossima stagione. Vincere domani e le prossime due domeniche non basta, purtroppo!
La squadra va rinnovata per più della metà, la vittoria di Atene dello scorso anno è equivalsa a due belle fette di prosciutto sugli occhi di Galliani e nella pancia di Ronaldo... Tra l'altro tra un mese inizieranno gli Europei, quindi non piazzarsi per la Champions e farsi una preparazione estiva come si deve, dopo delle vacanze, con tutti i giocatori nuovi che dovranno per forza arrivare, potrebbe essere una soluzione da non trascurare. Inoltre, nel palmares del Milan manca giusto la Uefa... pensaci, Andrea, pensaci...

(se contro l'Inter Pirlo fa una partita di merda, mi allontano da qualsiasi accusa)
Giovedì 1 Maggio 2008
di TheEgo · Categoria: Musica, Personale, Varie · ore 23:16
Era de MaggioAnni di gavetta sui palchi più scalcagnati della bassa ferrarese, tra concerti impossibili, serate etiliche, maratone da venti gruppi a botta, concorsi birrosi e cosi via, una reputazione da mantenere, un contegno e un'immagine da "omino ska" da salvaguardare come musicista, artista e ragazzo.
Poi un primo maggio qualsiasi, un attimo prima di cominciare a suonare, davanti ad un centinaio di persone, la tua ragazza, tua sorella, amici vari e non oso immaginare quante altre persone che MI conoscono, sbuca un ragazzetto moro, amico strambo della suddetta sorella - 18 anni suppergiù, visto due volte in vita mia - salta sul palco con due zompi tutto garrulo, mi si avvicina e mi fa:
"Fatti dare un bacino, va. In bocca al lupo." Mi bacia sulla guancia e scende lesto, tornando da dove era venuto.

2008: il rock'n roll, per come lo conosciamo da libri e film, è definitivamente morto, o è meglio se cambio hobby alla svelta.
Mercoledì 30 Aprile 2008
di Gen · Categoria: Società · ore 19:04


Volevo tacere sulla mazzata elettorale. Volevo sinceramente tacere su qualsiasi discorso riguardasse, anche da distante, la politica.

Mentendo, pensavo: non ci resta né di che ridere né di che piangere (sul latte versato, poi, per carità).
Ma oggi la buona Pep. ha segnalato via mail un video agghiacciante, quello che vedete qui sopra.
E mi si è stretto lo stomaco. Sono stata davvero, davvero male.
Per lui, il bambino modello Kinder che canta tutto contento, il braccio destro teso, davanti alla bandiera di Alleanza Nazionale. Che pronuncia - senza capirle - parole di cui non dovrebbe neanche dovrebbe conoscere l'esistenza: spranghe, manganelli, morte, ammazzare, bastardo.

Dici, queste cose accadono. Il neo-Balilla intonerà con la stessa fanciullesca idiozia "Boia chi molla" e la sigla dei Pokemon. Non è colpa sua perché non sa. Non ha studiato. Se va bene, sta in terza elementare: a Mussolini il sussidiario arriva in quinta, lui sarà sì e no alle guerre puniche.
Ma tutto questo entusiasmo per le parole che non dovrebbe sapere (spranghe, manganelli, morte, ammazzare, bastardo) qualcuno gliel'ha ficcato nel cervello, a memoria.
Allora quello che più gela il sangue non è il testimonial dell'Orzobimbo piantato davanti alla bandiera.
Sono i figli di puttana dall'altra parte, dietro la telecamera, a compiacersi di quel figlio così allineato. Quelli che lo fanno sentire importante, e amato, per aver assorbito come una spugna la loro bieca visione del mondo.

Ora. Che passi attraverso giochi sessuali o il vocabolario, lo stupro dell'innocenza andrebbe punito legalmente - più ancora delle scene di bullismo scolastico, degli studentelli in piena botta ormonale che allungano le mani sul tanga della prof, più di quello stronzo che si riprende col cellulare mentre sfiora i duecento all'ora in autostrada. Perché è pura e semplice pedopornografia. Perché è lo squallore nudo dell'odio più osceno piantato in una testa che non ha le basi per comprenderlo, per difendersi, e se lo ingoia fino all'ultima goccia senza neanche riconoscerne il gusto. E lì, purtroppo, rimarrà per sempre, a soddisfare le voglie di due individui schifosi che nella stessa stanza - riesci a immaginarli? - oggi hanno sorriso di quella recita.
Pieni d'amore.
Orgogliosi di avere un figlio così dolce mentre parla di far saltare teste rosse e ammazzare bastardi comunisti, il loro piccolo fascista che presto o tardi diventerà grande e annegherà i figli nella medesima ideologia.

E adesso più che mai ti rendi conto che, in questa marcescente e putrida ignoranza, in questo vomitevole museo degli orrori, la Storia maestra di vita non ha mai lavorato un solo giorno.

Martedì 29 Aprile 2008
di Noantri · Categoria: Satira · ore 12:51

(due sono davanti alla tv. Uno ha il saio, l'altro no)
- Vedi, è questo il problema: guarda come appaio brutto...
- Brutto?
- Brutto.
- Ma brutto come?
- Guarda qui. Guarda che roba. Le rughe e quel pizzetto... Questi pensano che sono davvero un santino... La gente pensa... Io non lo so mica cosa si sono messi in testa questi scriteriati...
- E' una vita che la vedono così, signore. Lei è un'icona, prima di tutto. Lei è...
(l'uomo col saio si batte tutte e due le mani sulle guance. Con forza)
- Ma questa è la mia faccia, questa! Non quella del santino, delle figurine, delle bandierine, delle bandanine, delle iconine. Per chi mi hanno preso, tutti quanti? E per chi mi hai preso TU? T'ho chiamato apposta, non mi fare pentire...
- Però, signore, la guardi la gente com'è contenta... Come sono tutti... Tutti... Ecco, sereni. Sì: sono tutti sereni...
- Bof...
- ... Guardi, guardi i bambini, guardi gli anziani, le persone in carrozzella. Guardi! Guardi come fanno la fila, come aspettano pazienti il proprio turno...
(l'uomo col saio si dà una spinta coi piedi e la sedia su cui è seduto fa una piroetta all'indietro, allontanandolo dallo schermo)
- Ma stanno guardando un pupazzo. Un pupazzo di silicone...
- ... E poi guardi i giovani... Quante persone piene di felicità! Quanta gioia! Guardi quanta serenità, Padre! Quanta... Quanto...
- ... Quanto SILICONE! Quello un pupazzo di silicone è! Mettici una bambola gonfiabile e avrai la stessa gente "felice". Silicone per silicone...
- Padre, signore, ma lei deve pensare al fine, non al mezzo... Al mezzo ci pensiamo noi: è il nostro lavoro. Lei si goda soltanto i risultati.
(Padre Pio torna vicino al televisore trascinandosi coi piedi bitorzoluti avvolti da sandali)
- Credi che dovrebbe piacermi questo risultato?
- Con Gesù Cristo ha funzionato. Il Cristo rappresenta ad oggi la nostra maggiore soddisfazione. Lui ha avuto la lungimiranza di non curarsi dei mezzi ma di godersi solo del fine: ha lasciato fare a noi e adesso guardi...
- Io guardo e quello che vedo è una marea di ipnotizzati senz'anima.
- Ma è proprio questo il cuore della pubblicità, signore...
- Anima un bel niente! Guardali! Dico: guardali. Piangono! Ridono! Si strappano le vesti! E che ne sanno di me? Ecco tutto quello che sanno di me, ecco tutto quello che hanno: uno stupido, ridicolo, insulso fantoccio. (Il frate si alza dalla sedia e comincia a camminare in tondo. La sua figura è imponente, la voce leggermente afona, però severa. Il piccolo burocrate incravattato prova a seguirlo: si alza a sua volta, con il suo catalogo in mano, e cerca di assecondarne il passo)
- La gente ha bisogno di...
- Sì, sì: la solita storia: la gente ha bisogno di questo, la gente ha bisogno di quello e noi glielo diamo. Noi siamo qui apposta, eccetera eccetera.
- L'Azienda Chiesa, Padre...
- L'Azienda Chiesa...
- Lei è stato frate e sa che...
- Io sono stato frate perché sono cresciuto tra frati e istruito da frati! Fossi nato tra postini sarei diventato un postino.

Lunedì 28 Aprile 2008
di TheEgo · Categoria: Politica, Segnalazioni · ore 22:43
Mentre il Partito Democratico (ri)capitola definitivamente nella città (per l'appunto) capitolina, qualcuno gioisce e si augura che vengano risolti finalmente i problemi che da tempo assillano i romani: i CANILI.

per ora e' in testa e tanto vince.sono troppo contenta la cirinna' se ne vaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa.spero con tutto il cuore di riuscire a parlare con lui per far capire come la sinistra abbia gestito i canili di roma. uno schifo vergogna. sto lavorando a un documentario per denunciare questi anni gestiti da questi stronziiiiiiiiiiiiii. poveri caniiiiiiiiiiiiii non escono dalle gabbie e andate alla muratella.cirinna' e' finito il tuo schifoooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooo

dal blog di Flavia Vento
di Noantri · Categoria: Politica · ore 12:06
FiniL'artro pommeriggio Gianfranco Fini ha deciso de fa' er gaggio. Ha scerto de fasse 'n giro da le parti de Boccea, che un po' sò pure le parti mia, pe' tirà la volata a Gianni Alemanno alla corsa ar Campidoglio. Famo subbito chiarezza: io Gianni Alemanno nun l'ho votato pe' la storia mia perzonale, però Gianni Alemanno, pure che nun è romano come sottolinea sempre Rutelli er cicoria - 'n antro che je piace da fa' er gaggio - nun c'aveva bisogno de 'ste goliardate.

Sì perché er grande  - grande co li piccoli e piccolo co li grandi - Fini s'è messo a strigne le mani dei passanti. Allora è passato er penzionato che voleva più sordi pe' la penzione, poi è passata la mamma che chiedeva l'asili nido, poi è stato er turno der vigile urbano che voleva la pistola, er tabbaccaio che reclamava sicurezza e la signora cor cane che je voleva fa' solo 'n saluto. A 'na certa so' passati pure du pischelli cor motorino che j'hanno fatto er braccio teso perché a Boccea ce so' tutti negozi d'ebbrei. Li fasci veri a Roma je rimproverano, a Fini er gaggio, d'esse annato a piagne a Gerusalemme e de avé rinnegato er fascismo.

Inzomma, dopo tutto 'sto bagno de folla, er gaggio (pe' comodità mo' lo chiameremo così) a 'na certa ha deciso de fasse grosso. Così s'è avvicinato a du venditori ambulanti de accendini, du eggiziani, e j'ha chiesto er documento. A gaggio ma che te sei messo pure a fa' la guardia? A gaggio ma che nun ce lo sai che tu nun li poi chiede i documenti a 'n antra perzona? Li du poracci, spauriti e circondati dalla folla che sbraitava insurti, j'hanno fatto vedé la carta d'identità e er gaggio ha rosicato: «Me sa - ha detto pure divertito - che voi due sete l'unici in regola in città». Er gaggio allora è annato a fasse 'n giro ar mercato der quartiere e lì tra chi je avrebbe voluto tirà du carote e chi je regalava du mele - du arance sembrava brutto - ha incontrato n'antri du negretti, seduti ar bar. Pure a questi allora j'ha chiesto li documenti. Uno ce l'aveva, l'artro se l'era dimenticati a casa: «Voglio vedé - ha detto er gaggio - se funziona la legge mia, ma me sa che nun è così... Nun è possibile che tutti c'hanno 'sto permesso, me sa che se lo comprano». Bella figura c'hai fatto a gaggio, nun sai manco come funziona la legge tua.

Fortuna che hai fatto la fine che meritavi, da gaggio a comparsa de la politica. Me sa che facevano bbene li du pischelli sul motorino che te 'nsurtavano. Manco Alemanno s'è fatto vedé in giro co' te. Pensace a gaggio, alla fine che hai fatto.
Venerdì 25 Aprile 2008
di TheEgo · Categoria: Politica · ore 15:22
Mi dicono che Berlusconi ha ricevuto Ciarrapico, che non ha mai preso le distanze dal ventennio fascista, a palazzo Grazioli e questo nel momento in cui gli italiani festeggiano il 25 aprile, giorno della liberazione dal nazifascismo. E' un segnale politico che segna profondamente la distanza tra un gesto di questo genere e tutti gli italiani che festeggiano una grande festa di libertà. Spero che per molti elettori questo significhi qualcosa. Si tratta di un atto di spregio nei confronti della democrazia.

Walter Veltroni


No Walter, bisogna che te lo metti in testa una volta per tutte: agli italiani della democrazia, del senso dello stato, delle istituzioni, non gliene frega una beata fava. E dire che l'hai visto da te no? Apri gli occhi e renditi conto. Ma se c'è un ministro che si bea di fare una legge porcata e va al primo telegiornale nazionale a insultare i musulmani qualcosa vorrà pur dire caro Walter no? Vorrà pur dire se sono il terzo partito in Italia e li hanno votati persino i comunisti? Eh.
Giovedì 24 Aprile 2008
di Attimo · Categoria: Segnalazioni, Sport · ore 14:12
I lettori ferraresi probabilmente si ricorderanno della strana coppia che, la scorsa estate, se ne andò in bici da Ferrara fino a Capo Nord. Quest'anno, il più fremente dei due, Simone, ha pensato a un altro giro ciclistico, assieme agli amici e compagni del Cus Ferrara Triathlon: da Ferrara a Bolzano, sempre in bicicletta, ma questa volta solo su piste ciclabili, e tutto in un giorno solo. Dalla maratona di un mese e mezzo si passa allo sforzo condensato, un chupito monstre di 314km da mandare giù con un lungo, unico sorso.

Ferrara-Bolzano 2008

Anche Ciccsoft è coinvolto nel progetto, addirittura in veste di, coff coff, "partner tecnico ufficiale". Sulla nostra "piattaforma" ospitiamo infatti il sito ufficiale, e diamo una mano per tutta la copertura dell'evento online, tramite il blog, il Flickr e il canale su YouTube. Oggi nella Sala Arengo del Comune di Ferrara c'è stata la conferenza stampa (ne scrive Simone in questo post), durante la quale i ragazzi hanno spiegato le finalità del progetto, con sullo sfondo l'enorme telone degli sponsor tra cui compare pure quello del nostro sgangherato multiblog.

Durante il viaggio invieremo dei video sul canale di YouTube ad ogni ora, per simulare una sorta di "diretta video" ospitata anche su queste pagine. Si parte (e si arriva) sabato 26 aprile, con sveglia all'alba e partenza "intelligente" alle 6.
Mercoledì 23 Aprile 2008
di Noantri · Categoria: Attualità · ore 13:55
[questo è il secondo post di Ornella, infermiera e coordinatrice dell'Assistenza Domiciliare di Cure Palliative. La volta scorsa s'era parlato di eutanasia e di morte assistita. Di nuovo, la ringrazio di cuore. - nd noantri]

Anna ed io
siamo amiche da sempre, siamo coetanee ed è l'unica cosa che abbiamo in comune. Per il resto siamo molto diverse: lei è il bianco io il nero. Lei è credente, praticante (appartiene a C.L.) e devota, io atea. Lei ha 5 figli e un marito che la ama, io una figlia e nessun marito. Lei è casalinga, io lavoratrice. Lei di centro destra, io di estrema sinistra e cosi via. L'elenco sarebbe molto lungo e non voglio tediarvi; dicevamo diverse ma cosi vicine da sempre con reciproco affetto e stima.
 
Qualche mese fa Anna mi chiama, è trafelata, ha la voce che trema:

- Ornella sono di nuovo incinta!
- E' una buona notizia? – le chiedo, non capendo davvero, se per lei lo  sia
– NO. È terribile, non ci voleva, non ce la posso fare ad averne un altro. Il piccolo ha solo 18 mesi gli altri dipendono ancora da me al 100% e Fabrizio (il marito - ndO) lavora sempre, non è mai a casa ed io non ho altri aiuti se non me stessa e poi lo sai, mi devo ancora riprendere dalla depressione post-partum e  il solo pensiero di dover affrontare un'altra gravidanza, mi fa impazzire!
- Cosa conti di fare?
- Non lo so, ma io non voglio questo figlio, non posso... Aiutami Ornella.
- Ma se non desideravi un’altra gravidanza, perché non hai preso un contraccettivo, perché non avete usato delle precauzioni? - Le chiedo senza giudicare (non l'ho mai giudicata), piuttosto cercando di capire.
- Scherzi? Lo sai che a Noi non è consentito...
- Lo hai detto a Fabrizio che sei incinta e che non vuoi il figlio?
- Gli ho detto che sono incinta ma non che non lo voglio. Come faccio a dirglielo? Lo sai come la pensa, come la pensiamo... Sto malissimo, sono confusa. (piange a lungo). Vorrei abortire, Dio mi perdoni, non ce la faccio. Aiutami...

Il giorno dopo ci incontriamo.
Lei ha la faccia tirata, non dorme e non mangia da giorni, i suoi figli sono tutti sistemati: i 3 più grandi a scuola, la quarta all'asilo e il piccolo è li con noi.

Decidiamo di andare al Consultorio per parlare con il Ginecologo e la Psicologa, per affrontare il discorso dall'Interruzione Volontaria di Gravidanza.

La accompagno la settimana successiva: Anna viene visitata dal medico e fa un colloquio con la Psicologa. Alla fine di tutto, nonostante la sua sofferenza psicologica e fisica, prende la decisione di non abortire.

- "Perché non è giusto, perché i figli sono una benedizione di Dio, perché lo amerà come ama gli altri e perché non potrei mai uccidere una creatura umana. E inoltre, ti immagini che scandalo se mio marito venisse a sapere che ho fatto una cosa del genere, se lo sapesse la Comunità! (quelli di C.L.) Mi caccerebbero! Non posso farlo!".