Persi, per l’ultima volta

lostbiancoCome ebbi modo di dire l’anno scorso:

C’è un giorno preciso in cui mi stuzzica un sottile piacere e sono pervaso di simpatica frenesia. Cade una volta sola all’anno ed è secondo in intensità solo al giorno in cui va in onda la season finale di Lost, in maggio: è il giorno in cui va in onda la season premiere di Lost. Ed è OGGI.

C’è un giorno preciso in cui mi solletica un sottile nervoso e sono circonfuso di simpatica agitazione. Cade una volta sola nella vita ed è secondo in intensità solo al giorno in cui va in onda l’ultima season finale di Lost, in maggio: è il giorno in cui va in onda, per l’ultima volta, la season premiere di Lost. Ed è OGGI.

Categorie: Tv

Nota a piè di pagina

C’è un modo molto veloce e spiccio per informarvi sullo state di salute psicofisica dei due fondatori nonchè gestori del noto multiblog (sarebbe meglio dire bi-blog, dato che scappano tutti come ladri, nessuno escluso) denominato ‘Ciccsoft’.
Basta notare che quest’anno è saltata la compilation di fine anno, che è come dire che salti il Natale, cosa mai avvenuta in 2000 anni di storia.

Ci hanno davvero preso tutto, E.

Categorie: Personale

Dichiarazione d’amore

Non resta che trovare un locale che la suoni, dove andare a ballarla.

Categorie: Musica

Chi c’è c’è, come la barzelletta

chiceceCorreva l’anno 1997, eravamo pubescenti studenti liceali alle prese con le prime versioni di latino, che puntualmente non riuscivamo a concludere in tempo nelle due ore assegnate, così da far incazzare a morte l’insegnante che doveva girare tra i banchi strappandoci letteralmente i fogli da sotto il braccio. Per intimorirci maggiormente quando mancavano ancora quindici minuti alla consegna iniziava ad urlare “15 minutiii, poi ritiro i fogli e vado via. Chi c’è c’è, come la barzelletta!“. A forza di dirlo la nostra curiosità era salita alle stelle per questa fantomatica barzelletta, ma ogni volta che chiedevamo di raccontarcela la risposta era sempre del tipo: “quando sarete più grandi”, “in separata sede”, “un’altra volta”.

Così sono passati gli anni e io quella barzelletta non l’ho mai saputa perchè nessun altro che conoscessi me l’ha mai raccontata e all’epoca non c’era tutta questa abbondanza di risultati su Google per documentarsi. Chi era avanti al limite le ricerche le faceva su Encarta, gli altri ricopiavano a mano i volumi Utet. Ancora oggi mi viene da dirlo come un pappagallo: ogni volta che esclamo “chi c’è c’è”, aggiungo senza conoscerne la ragione “… come la barzelletta”. Almeno fino a ieri.

A ventisei anni suonati, ieri, nell’ultimo posto dove avrei mai immaginato succedesse, ho finalmente ascoltato per puro caso la barzelletta del chi-c’è-c’è. Non dalla mia insegnante di lettere ovviamente, ma da una bella ragazza brasiliana che di mestiere fa la cantante, così che non pensiate male quando leggerete la barzelletta.
Vista l’eccezionalità dell’evento, casomai qualche altro amico o amica del liceo si ricordi di questa storiella, questo post è per voi, ovunque voi siate finiti. Dopo anni di attesa, eccola qui:

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Categorie: Personale, Racconti, Segnalazioni

Leggere il futuro nei fondi di un Whopper

Poi ho realizzato che la mia esperienza in questa città volgeva al termine e non ci sarebbe stato un secondo tempo. È stato quando sono tornato a mangiare al solito vecchio fast food, dove con piacere avevo digerito paninazzi di ogni foggia e dimensione.
Il pane si è rotto in alcuni pezzi dopo il primo morso, le patatine un tempo orgoglio di questo marchio erano scotte e fiappe, la Cocacola era calda. Il riscaldamento era spento o forse rotto, e ho sbagliato pure ordinazione nel caos di proposte sul tabellone.
Nemmeno il Burger King mi voleva più.

Categorie: Varie

Già

Mi basterà averti vicina. Io non starò qui ad ascoltare - ti prometto - gli scricchiolii misteriosi del tetto, né guarderò le nubi, né darò retta alle musiche o al vento. Rinuncerò a queste cose inutili, che pure io amo. Avrò pazienza se non capirai ciò che ti dico, se parlerai di fatti a me strani, se ti lamenterai dei vestiti vecchi e dei soldi. Non ci saranno la cosiddetta poesia, le comuni speranze, le mestizie così amiche all’amore. Ma io ti avrò vicina.

E riusciremo, vedrai, a essere abbastanza felici, con molta semplicità, uomo con donna solamente, come suole accadere in ogni parte del mondo. Ma tu - adesso ci penso - sei troppo lontana, centinaia e centinaia di chilometri difficili a valicare. Tu sei dentro a una vita che ignoro, e gli altri uomini ti sono accanto, a cui probabilmente sorridi, come a me nei tempi passati. Ed è bastato poco tempo perché ti dimenticassi di me. Probabilmente non riesci più a ricordare il mio nome. Io sono ormai uscito da te, confuso fra le innumerevoli ombre. Eppure non so pensare che a te, e mi piace dirti queste cose.

Dino Buzzati

Categorie: Personale

Amorsi

Bisognerebbe essere umili con l’amore. Bisognerebbe accogliere sempre in casa le cose belle, come quelle brutte. Bisognerebbe guardarle, dare dignità agli eventi della vita. Bisognerebbe saperle prendere, le persone, le situazioni, le circostanze, senza strattonarle e piegarle al nostro volere. Siamo talmente superbi, da pretendere di costruirci noi il nostro mondo, le nostre vite, i nostri dialoghi, con le nostre parole, i nostri atteggiamenti, i nostri colori e i nostri suoni. Siamo talmente superbi e nient’affatto umili con l’amore, le cose belle e le cose brutte, con le persone, che dovremmo trattare come si trattano gli animali: senza chiedere loro di parlare, senza nascondere loro ciò che siamo, senza interpretarli o accusarli.

Bisognerebbe essere umili e aprirsi un ombrello quando piove, senza voler per forza bagnarsi, e lasciare che l’acqua  ci cada sopra e ci scivoli ai nostri lati. Quell’acqua è l’amore, la vita, le cose belle e brutte. Che vanno rispettate in quanto tali, in quanto “esistono”. E’ tutto molto più semplice di quanto vogliamo credere, perché ci fa comodo credere il contrario: ci fa comodo sverginare noi per primi la vita, le cose belle e le cose brutte, per soddisfare la nostra voglia di mettere la vita, la nostra, al posto della vita in sè. Chè è già grande e piena e infinita per accogliere tutto quanto di cui abbiamo bisogno o che odiamo. Io penso sia soprattutto una questione di umiltà, di non saperci prendere per quello che siamo, perchè abbiamo bisogno di essere altro, di essere noi, invece che di essere e basta, che è già faticoso di per sè. Le cose belle e brutte accadono non perchè l’abbiamo deciso noi, noi con i nostri sensi di rivalsa verso chi ci ama e le nostre attrazioni verso chi ci ignora. Le cose accadono, ed è già un miracolo di per sè.

Bisognerebbe essere umili verso noi stessi anche, e non aver paura di fidarci dei nostri gesti, invece di credere ciecamente alle nostre parole, invece di consegnare noi stessi alla controfigura del mondo, la rappresentazione di noi stessi, marionette che si divertono a muovere esseri umani. Le cose accadono, e molto spesso il perché non esiste: il perché sono le cose stesse. Sta a noi chiudere gli occhi o meno.

Categorie: Personale

Segnali della fine degli anni Zero

Tra le tante cose che ci siamo lasciati nel decennio da poco finito, due personaggi assoluti della mia adolescenza.
Dopo la morte di Stella oltre un anno fa, proprio l’ultimo giorno dell’anno è morto anche Willy, il secondo dei gloriosi Cani Della Lara.
Spauracchio adolescenziale del sottoscritto e al centro di mille scherzi e battute, due cagnolini che hanno fatto la storia del quartiere e del nostro gruppo di amici. Per anni mi sono augurato (scherzando più che altro) che potessero scomparire dalla faccia della terra così da non abbaiarmi più dietro ad ogni mia visita nella loro dimora, ed ora che è successo davvero ovviamente è tutto molto più triste e mi rendo conto di quanto stia passando in fretta il tempo e di come saremo sempre più soli con il passare degli anni.
Che possano correre felici inseguendo ossi di nuvole, là dove vanno a stare i cani quando lasciano questa cuccia.

Categorie: Personale

Lasciate che i matti vengano a me

gommafacebookEro sul treno apparecchiato con il netbook acceso su una puntata di Studio 60, le cuffie e il telefono sulla mensolina a fianco quando alle mie spalle spunta un giovane appena salito, con ancora addosso la giacca a vento, appoggia lo zaino nel sedile libero davanti a me, poi mi tocca il braccio due volte: pat pat.

- Posso chiederti una cosa un momento?

Mi tolgo le cuffie e lo guardo per ascoltare cosa avesse da chiedermi. E’ un ragazzotto un po’ ritardato con due occhiali spessi e l’aria stralunata. Oppure è un genio incompreso con tre lauree ma nel giro di un paio di secondi a me è parsa più sensata la prima ipotesi. Comunque rispondo cortesemente:

- Si, dimmi.

- Ci si può cancellare da Facebook completamente?

A quel punto potevo dirgli tutto quello che sapevo, cioè che no, se anche ti cancelli le foto rimangono lo stesso sui server, che non c’è alcuna privacy e tutta la tua roba è comunque loro in eterno e forse devi scrivergli chiedendo esplicitamente la rimozione di ogni tuo materiale e comunque non avrai mai la certezza che poi lo facciano. Poi ho pensato che si sarebbe seduto e mi avrebbe attaccato una pezza eterna per sapere come si fa e io effettivamente non l’avrei saputo spiegare non avendolo mai fatto. Inoltre avevo il telefilm in pausa, il treno in ritardo con il riscaldamento rotto e anche un vago accenno di aerofagia, quindi ho optato per un semplice:

- Uhm… no, non saprei.

- Ok grazie - mi ha risposto. Ha ripreso lo zaino ed è andato a sedersi altrove.

I dubbi bisogna toglierseli quando vengono, e a volte càpitano nei momenti più impensabili, tipo mentre si sale su un regionale in ritardo con il riscaldamento rotto.

Categorie: Personale

Che rumore fa la malinconia?

Il 2009 è stato un anno un po’ di merda, e fin qui non è una novità. A conferma di tutto questo, la classifica dei suoni che hanno colpito più volte le mie orecchie durante l’anno, è piuttosto fiacchina.

ALBUM PIU’ ASCOLTATI (vecchi e nuovi in ordine sparso)
Balmorhea - Rivers Arms
Little Joy - Little Joy
A.A.V.V. - Il paese è reale
Ska-J - Venice goes ska
White Lies - To lose my life
Dente - L’amore non è bello
Animal Collective - Merriwheater post pavilion
Editors - An end has a start
Danger Mouse & Sparklehorse - Dark night of soul
Bruce Springsteen - Greatest hits
A.A.V.V. - Il dono, tributo ai Diaframma
Muse - The resistance
Built to spill - There is no enemy
Ludovico Einaudi - Nightbook
Joy Division - Closer
Depeche Mode - The singles
Pixies - Doolittle
Roberto Vecchioni - Studio Collection
Calvin Harris - Ready for the weekend
Edu Hebling Xtet - Antes do temporal
Brunori Sas - Vol.1
Franco Battiato - Inneres Auge

SINGOLI PIU’ ASCOLTATI (per numero di ascolti, su iTunes, iPod e iPhone)
1. Animal Collective - My girls
2. Cassius - Toop toop
3. Nada Surf - See these bones
4. Le Luci della Centrale Elettrica - Diamonds in the mine
5. Afterhours - Il paese è reale
6. Animal Collective - Brother sport
7. Black Eyed Peas - I gotta feeling
8. Little Joy - The next time around
9. Beirut - La Llorona
10. Dente - A me piace lei
11. Danger Mouse & Sparklehorse (feat J.Casablancas) - Little girl
12. Dente - Buon appetito
13. Mumford & Sons - Little lion man
14. Pixies - Debaser
15. The Bloody Beetroots feat. Steve Aoki - WARP

Categorie: Musica

Inizio

E che nel 2010 cominci una vera guerra, una seria. Gente morta e altra viva. Ecco cosa spero. Un bella guerra fra poveri: in Italia dico. Tutti gli sfigati da una parte tutti gli sfigati storpi e con la diarrea dall’altra. Arbitrano i tassisti.

Poi, vorrei che quest’anno fallisse Trenitalia, la Fiat e tutti quanti restassimo sconvolti e “dio come faremo” con sta menata dell’indotto. Eh santo cielo, un modo ci sarà, prima cominciamo meglio è.

Uhm… altro? Non mi viene in mente molto d’altro. Ah già, l’augurio che mi è stato fatto da un amico e che condivido: vorrei che fosse un bell’anno noioso. Basta sorprese. Del cavolo. Una noia mortale. Da stare proprio a casa e aspettare che passi. Dedicarmi alle cose più tranquille. Lavorare con calma. Fare quel che riesco senza correre. Che sarà mai.

Sasaki Fujika

Categorie: Società

Appunti da rileggere tra almeno dieci anni

Secondo me andrà così:

1. Il cinema punterà sempre di più sul malefico 3D e già dai prossimi due o tre anni i film di animazione delle grandi major saranno quasi esclusivamente tridimensionali.

2. Gli occhialini 3D diventeranno un oggetto di massa e la gente si comprerà i suoi da indossare quando va al cinema

3. Con l’avvento dell’alta definizione televisiva anche i programmi tv saranno trasmessi via via sempre più spesso in 3D

4. Verranno eliminati del tutto gli occhiali 3D o inglobati all’interno delle lenti da vista per chi è portatore di occhiali o lenti a contatto. Una sorta di trattamento extra della lente da vista che consentirà di essere già predisposti alla visione di proiezioni 3D.

5. Quando questo succederà, se avrò comprato occhiali 3D, avrò manifestato l’esigenza di farmi le lenti da vista con il 3D incorporato, o se in ogni caso dalla cazzo di tv uscirà la facciona di Berlusconi in tre cazzo di dimensioni, uccidetemi senza alcuna pietà nel modo a voi più congeniale.

Categorie: Attualità, Cinema

Cosa racconteremo di questi anni Zero?

La risposta, parzialissima, abbiamo provata a lanciarla noi di Ciccsoft con il nostro inutile sondaggio. Abbiamo anticipato “addirittura” Corriere e Repubblica, ma loro propongono griglie bloccate scelte da vetusti giornalisti. Noi, che siamo sadici e cazzari, abbiamo optato per il voto libero. Ché scegliere liberamente è ancora più difficile, anche se più democratico.

Siamo partiti a settembre, eppure sappiamo di certe persone che si sono decise a votare a Natale, l’ultimo giorno utile per farlo. Scegliere tre canzoni, e tre album, per dieci lunghi anni, non è stato affatto semplice. E infatti il voto non si è polarizzato. Certo, ha votato una piccolissima nicchia della Rete, e dai risultati si capisce benissimo che “tipo” di nicchia. Ma il voto di dispersione è stato altissimo. Ci sarà tempo, in questi giorni di vacanza, di proporvi qualche chicca tra quelle votate. Ora, i risultati:

LE TRE CANZONI STRANIERE DEGLI ANNI ZERO:

1. Radiohead - Idioteque
2. White Stripes - Seven nation army
3. Coldplay - Fix You

LE TRE CANZONI ITALIANE DEGLI ANNI ZERO:

1. Afterhours - Quello che non c’è
2. Offlaga Disco Pax - Robespierre
3. Le Luci della Centrale Elettrica - Per combattere l’acne

I TRE ALBUM STRANIERI DEGLI ANNI ZERO:

1. Radiohead - Kid A
2. Arcade Fire - Funeral
3. Franz Ferdinand - Franz Ferdinand
3. The Strokes - Is this it?

I TRE ALBUM ITALINI DEGLI ANNI ZERO:

1. Baustelle - Amen
1. Offlaga Disco Pax - Socialismo tascabile
3. Afterhours - Quello che non c’è

(voti totali: 414)

Categorie: Musica

Abbiamo smesso

Abbiamo smesso di fare la festa di compleanno perchè stavamo diventando troppo grandi, sicuro non vecchi, per la torta con le candeline, i regali 5 euro a testa da scartare, gli inviti da fare stando attento a questo che non può vedere quello e questa che si è lasciata con quell’altro.

Abbiamo smesso di mandarci i messaggi di auguri perchè ogni anno son sempre uguali e nessuno è mai capace di inventarsi parole originali e poi c’è Facebook e basta un saluto veloce o scopiazzare quel che hanno scritto gli altri.

Abbiamo smesso di farci i regali a Natale perchè non sappiamo onestamente più cosa regalarci dopo meno di vent’anni che ci conosciamo, figuriamoci se dobbiamo vederci per altri sessanta.

Abbiamo smesso di tirare tardi il sabato sera perchè il sonno subentrava prima e domattina-lavoro e ho-il-turno e mi-alzo-presto-per-andare-a-correre perchè ho la pancetta. Abbiamo mangiato e bevuto dieci anni per procurarci la pancetta da smaltire nei prossimi dieci.

Abbiamo smesso di ubriacarci perchè si supera il tasso alcolico e se ci fanno il palloncino c’è il ritiro della patente.

Abbiamo smesso di telefonarci perchè la ricarica del cellulare costa troppo e ci siamo dimenticati di avere un numero fisso per chiamare da casa che spesso nemmeno paghiamo noi.

Abbiamo smesso di scrivere lettere perchè siamo troppo pigri: serve carta penna e almeno un paio di pagine da riempire con parole non casuali, mentre la rete ci sta (dis)educando a produrre solo piccoli status di un centinaio di caratteri, peraltro non richiesti da nessuno.

Abbiamo smesso di andare in vacanza, perchè non abbiamo ferie e se le abbiamo non bastano i giorni a spostarci oltre Copparo, i Lidi, massimo massimo.

Abbiamo smesso di andare al cinema perchè scarichiamo da internet quello che vogliamo vedere, non importa se si vede un po’ peggio. Abbiamo comunque smesso di vederlo la sera tardi perchè ci addormentiamo come bambini dopo un po’ e perdiamo tutto il filo.

Abbiamo smesso di comprare dischi perchè scarichiamo da internet quello che vogliamo sentire, non importa se un virus ogni tanto ci brasa il disco fisso e perdiamo tutto perchè non abbiam fatto le copie, tanto da qualche parte possiamo riprenderlo a costo zero.

Abbiamo smesso di giocare, ma non abbiam smesso di ridere. Però ora lo facciamo con riserbo, moderatamente, con la mano davanti a nascondere i denti storti, la carietta, la verdurina in mezzo ai denti rimasta dall’aperitivo.

Abbiamo smesso tante tradizioni nei luoghi che frequentavamo anni fa. Non ci sono più le persone e i presupposti. Le cose che abbiamo contribuito a far nascere, gli eventi che abbiamo organizzato qualche anno, le associazioni, i gruppi, i passatempi e i luoghi a noi cari sono tutti spariti nel tempo. La cosa più longeva che ancora facciamo è una tradizione per modo di dire: dieci anni fa probabilmente non c’era ancora.

Categorie: Personale

Futuro prossimo

Il presidente della Camera Gianfranco Fini viene visto bene come premier dal 47% degli elettori del Pdl e dall’82% degli elettori del Pd. Lo rivela un sondaggio Swg

via Francesco Costa

Categorie: Politica



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