Notte d’estateDipi…

Notte d’estate

Dipingimi distorto come un angelo anormale che cade
Offendimi, se odiare è un crimine il prezzo è uguale e fa male
E vedo te, io e te, niente conta in fondo
Illumina annulla le paure oh luna, nulla è uguale
Sarò così onesto come se tu fossi il mare, il mare
E vedo te, io e te, niente conta e crolla, crolla
E vedo te, io e te, niente conta in fondo.

Era passata la mezzanotte da parecchio tempo e noi due non ci decidevamo ad andare a dormire. Guarda, stanno tutti dormendo, fai piano che non voglio svegliarli! Venti persone all’incirca, stese in terra nei sacchi a pelo, sognavano o forse solo dormivano beatamente. Mi avessero chiesto perchè non dormivo non avrei saputo rispondere. Troppi pensieri per la testa forse, il luogo magico e affascinante, la compagnia di una ragazza imprevedibile…
Due candele accese, la mia e la sua. Trattieni il respiro. Non disturbiamo. Ho un piccolo bloc notes, possiamo parlare così se vuoi. Facciamo finta che ci siamo appena conosciuti, dimmi di te, di cosa ti piace… E il gusto nello scrivere in silenzio era sopraffatto da quello passato nell’attesa di ricevere risposta. Vederla scrivere era forse più bello del contenuto delle nostre stesse chiacchere. Aveva quell’aria sognante e quella sicurezza di chi aveva capito tutto nella vita, nella sua timida e semplice esistenza. E dopo minuti, forse ore, supini in terra in quella scomoda posizione mollare tutto e scappare fuori, all’aria aperta. Fai piano, stai in punta di piedi. E con il groppo in gola e la paura di essere visti ed essere rimproverati – Ma dove state andando? – prendo una coperta ed esco nella notte. Fuori c’è un’aria fresca ed estiva. I grilli cantano, le luci in lontananza sembrano tante lucciole che brillano sul crinale della collina. Come si sta bene qui. E via a parlare di nulla. Di noi e delle nostre esistenze così magicamente incrociate dal destino quei giorni, forse. Respiro a pieni polmoni. Rifletto su tutto e niente. La fattoria alle nostre spalle è immersa nella più totale oscurità, e se non fosse per la luna ormai alta, riuscirei a cogliere anche le stelle più minuscole nel cielo. Quella lassù è la cintura di Orione, riesci a scorgerla? Respiro. E penso a tutto quello che è stato, a quello che sarà, e mi accorgo di come vorrei ora fissare questo momento, così pacifico e sereno, e restare qui, sospeso in un limbo eterno di puro piacere e gioventù. Poche parole, poi una chitarra – fai piano scemo! – qualche accordo accennato. E sentire certe storie fa capire tante cose, porta grande turbamento. Guarda com’è brava lei, che ha capito tutto. Perchè a me non va così? Quasi l’ammiro. Ma cosa devo fare? Timido, tacevo su una situazione ormai insostenibile.
Il tempo (tiranno!) scorreva e io calavo sempre più nella mia quiete; il sonno ci colse impreparati come due bambini. Restiamo finchè la luna non scende dietro la collina! E avrei voluto che non succedesse mai per una volta. Grilli. Luna. L’aria è ferma ora. Scende il freddo della notte e sono già le quattro del mattino quando la luna va a riposare dietro il colle e gli ulivi. Uno spettacolo unico. Dentro tutti dormono ancora, meno male. Buonanotte, grazie per la chiaccherata. Figurati, è stato un piacere. Un soffio e la candela si spegne. La mia decisione l’avevo già presa.

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