Il flop del Primo Ma…

Il flop del Primo Maggio: un’analisi

Il concerto è stato un fiasco, c’era probabilmente meno della metà delle persone degli anni precedenti: pochi se ne sono accorti, ma per chi è stato in piazza la cosa era evidente. Tanto per convincere i più scettici, basterebbe prendere come riferimento la chiusura del traffico, decisamente più contenuta: Via Appia Nuova, ad esempio, era chiusa fino alla prima traversa, Via Pontremoli, ma già la direttrice Via La Spezia-Via Magna Grecia era chiusa più che altro in misura precauzionale, visto che la gente a stento arrivava sotto gli archi di Porta San Giovanni; l’anno scorso, invece, Via Appia Nuova era chiusa fino a Piazza Re di Roma, cioè un chilometro più avanti. Oppure bastava guardare la quantità di spazzatura per le strade, molta di meno, e in particolare quella davanti a McDonald’s, che si limitava al marciapiede antistante. E ancora, il traffico, che già verso l’una e mezza era tornato quasi regolare; o la fila dei pullman, che l’anno scorso arrivava a Ponte Lungo (2 fermate di metro più avanti!) e che quest’anno arrivava sì e no a Piazza Re di Roma. Infine, ad un occhio abituato ai concerti del Primo Maggio (dal 1993 ho saltato solo quello del 2000, a Tor Vergata) uno sguardo era più che sufficiente per capire la situazione.

Quali i motivi del flop? Prima di tutto, il rischio attentati: centinaia di migliaia di persone e nessun controllo, se fosse successo qualcosa probabilmente oggi staremmo ancora contando i morti; in secondo luogo, la qualità decisamente bassa degli ospiti: nessun grande nome, nessuna star internazionale, forse la gente è rimasta delusa dalla scaletta ed è rimasta a casa, nelle proprie città, in molte delle quali c’erano, tra l’altro, concerti forse più interessanti, come quello di Genova.

Infine, forse gli Italiani si sono finalmente un po’ scassati le palle di questa adunata nazional-popolare, di questo San Remo dei ggiovani dde sinistra ed è cominciata, dopo il picco dell’anno scorso, la fase discendente della parabola.

Seconda domanda: perché nessuno ne ha parlato? Prima di tutto, chi ha visto il concerto in televisione difficilmente può essersene accorto, in quanto le telecamere non inquadrano mai tutta la folla, ma solo la piazza antistante al palco, che ovviamente era piena; per rendersi conto delle differenza si sarebbero dovute inquadrare le strade laterali, anzi, quasi tutto il quartiere. Inoltre bisogna aggiungere il ben noto effetto di schiacciamento dell’obiettivo che fa sembrare la folla più compatta di quanto sia realmente.
Ma un giornalista sul posto ci sarà pur stato, possibile che nessuno se ne sia accorto? Io credo che molti se ne siano accorti, ma che non abbiano detto nulla: chi era dalla parte degli organizzatori ha preferito star zitto, sperando che la cosa non uscisse fuori; quanti invece erano dalla parte opposta si sono trovati in difficoltà perché rischiavano di non essere credibili. Immaginate un giornalista del Tg4, a Piazza San Giovanni, in mezzo ad un mare di teste, che dice: – Direttore, è incredibile, c’è molta meno gente! -. E’ difficile mostrare una piazza colma di gente e dire che sono pochi perché gli anni precedenti la gente non era un mare ma un oceano: ci sono ottime probabilità di passare per imbecilli. La televisione non permette queste sottigliezze, non si riesce a far notare la differenza tra quattrocentomila persone ed un milione di persone: sono tantissime e basta; perciò, per non fare la figura di quelli che negano l’evidenza pur di parlar male della sinistra, se ne sono stati zitti anche loro. E così, nel giorno in cui tutti accusavano il governo di voler censurare la verità, ecco che la verità è stata censurata davvero, senza imposizioni né differite, ma solo perché è difficile dire che il re è nudo, quando tutti sembrano ammirarne le vesti.

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