La spallata la dai a tua sorella

Il 9 Febbraio scorso scrissi questo post sul mio blog, prevedendo come sarebbe stata la campagna elettorale per le elezioni europee. Era facile indovinare, lo so, ma ora che i toni della campagna sono sotto gli occhi di tutti, mi sembra utile riproporlo su ciccsoft. Buona lettura.

A Giugno ci aspettano elezioni europee e amministrative: io sono sicuro che si ripeterà lo stesso copione che politica e informazione ci rifilano ogni volta che c’è da andare alle urne, dando l’ennesima dimostrazione di quanto il nostro sia un paese di cialtroni.
Prendiamo ad esempio le europee: su quali temi credete che si svolgerà il dibattito? La costituzione europea? L’allargamento ad Est? Il rapporto con Russia e America? L’ingresso di Israele nell’Unione Europea? La politica monetaria? Il direttorio franco-tedesco? La debolezza militare europea? I flussi migratori? I sussidi all’agricoltura?
Niente di tutto questo, e lo sapete bene: che siano europee o amministrative, che si svolgano in un unico election day o in due appuntamenti separati non cambierà nulla, la campagna elettorale si svolgerà su unico tema. Sto parlando di quest’abitudine che fa dell’Italia un paese incivile per cui durante le elezioni non si parla dei problemi che gli eletti dovranno affrontare e delle loro posizioni, ma l’unica cosa che interessa a politici, giornalisti e cittadini è il “significato politico del voto”; e qui sociologi, politologi e analisti dei miei stivali si scatenano perché avvertono irrefrenabile il bisogno di propinare al paese la loro vacuità.
Tutti questi signori pretendono che io voti un candidato sindaco non perché ha una certa posizione sul traffico, sulle buche, sull’immigrazione o sui taxi, ma perché “bisogna mandare un segnale politico”, “bisogna dare una spallata al governo”, o perché “bisogna dare un segno di fiducia e continuità al governo”.
Ma che cacchio c’entra?
Al governo darò una spallata o lo confermerò quando ci sarà da votare per il parlamento, ora per favore volete parlare di Europa e dei problemi della mia città? E invece niente, D’Alema addirittura si dimise perché aveva perso le regionali, e tutto lascia pensare che da qui a Giugno il clima sarà lo stesso: si voterà per promuovere o bocciare il governo Berlusconi.
Questa cosa mi fa girare tantissimo le palle, per un sacco di motivi.
Prima di tutto perché il “segnale politico” dura un giorno, una settimana, un mese, poi, in questo paese di memoria corta ed emergenze continue, succede che un pitbull azzanna una bambina e di colpo del “segnale politico” non si parla più. E io dovrei tenermi per quattro anni un sindaco perché voi dovevate mandare un “segnale politico” di una settimana? Fate una bella manifestazione e mandate tutti i segnali che volete, piuttosto. In questo modo la campagna elettorale si svuota di contenuti e tutti i partiti sono contenti perché non devono esporsi su temi difficili, prendere impegni, fare promesse, dichiare metodi e obiettivi, ma checcefrega, buttiamola sullo scontro ideologico e rivendiamoci la palla della “spallata la governo”, poi qualcosa da fare lo troviamo.
In pratica, il mandato dura quattro anni, ma il compito da svolgere si esaurisce nel momento stesso dell’elezione: -Capo, abbiamo vinto le elezioni!- -Perfetto, abbiamo dato la spallata! Ora possiamo cazzeggiare per quattro anni, ce lo siamo meritato!-
Dietro questo ragionamento c’è inoltre l’idea che l’elettore sia un mafioso o un idiota, e cioè voti sempre e comunque lo stesso partito indipendemente dalle circostanze, per tornaconto personale immediato o perché non è in grado di valutare gli eventi. Manco per il cavolo, invece. Perché, non posso pensare che Albertini sia un buon sindaco e che Berlusconi sia pessimo premier, o che i radicali abbiano una cultura per cui sono buoni parlamentari europei e cattivi amministratori locali? Chi vi autorizza a proiettare i risultati di un’elezione sull’altra?
Nessuno, ovviamente, e perciò chi con tanta disvoltura fa simili ragionamenti ha una visione della politica o partitocratica, per cui i partiti devono cercare di occupare tutte le poltrone disponibili, oppure semplicistica, per cui gli elettori non fanno differenza tra comunali e europee.
Perciò, arricchite la lista di persone da non votare e aggiungete a “quelli che vogliono vietare le manifestazioni ai bambini” un’altra categoria di cialtroni, quelli del “segnale politico del voto amministrativo e/o europeo”.
Se ne incontrate uno, dategli un bel calcio nel culo da parte mia gridando “Analizza sto segnale politico!”.

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