La dittatura degli oggetti – Idea per una rivoluzione

Viviamo in una dittatura degli oggetti, e nemmeno ce ne accorgiamo. Quei professori polverosi e iracondi che brontolavano contro il consumismo andrebbero rivalutati.

Tra l’uscita della metro rossa duomo e il mio ufficio ci sono cinquecento metri. Lungo la strada, pubblicità di ogni genere, e per ogni oggetto pubblicizzato, un corpo umano che lo reclamizza. Un culo, una coscia, un sorriso venduto. Ora non so voi, ma io non capisco perchè una persona sana di mente debba prestare il suo corpo per pubblicizzare un telefonino. Mi sembra surreale, essere stipendiato da uno telefonino. Essere vincolato alla carriera del telefonino.

Pare che nelle grandi multinazionali alimentari e cosmetiche esistano delle figure chiamate Product Manager. A quanto sembra da qualche parte, a questo mondo, esiste il Manager dei Tarallucci. O il manager del Pino silvestre. Controllano la concorrenza, guardano le statistiche di vendita, aggiornano il packaging. Insomma, si prendono amorevolmente cura del prodotto. Come dei veri servi. Pagati dal padrone. E il padrone è un biscotto, o un bagnoschiuma al latte di cocco.
– Che lavoro fai?
– Sono il manager della pizza Buitoni.

Siamo dipendenti dagli oggetti per le abitudini cui non sappiamo rinunciare, e siamo dipendenti anche dal punto di vista contrattuale. Sogno un mondo dove gli oggetti facciano la pubblicità agli uomini, e non il contrario. Dove gli oggetti parlino di noi, e non il contrario. Un mondo tappezzato di cartelloni come questo:

Riprendiamoci il nostro ruolo. Siamo noi quelli che hanno creato tutto questo, dopo tutto. I Fagolosi da soli non sono nessuno. Ma noi, dei Fagolosi, possiamo fare anche a meno.

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Il nuovo che avanza nel mondo dei blog, nonostante noi non ci abbiamo mai capito nulla.
(La Repubblica)

Quando li abbiamo visti davanti al nostro portone in Via Solferino, capimmo subito che sarebbero andati lontano. Poi infatti sono entrati.
(Il Corriere della Sera)

L'abbiam capito subito che di sport non capiscono una borsa, anzi un borsone. Meno male che non gli abbiamo aperto la porta!
(La Gazzetta dello Sport)

Vogliono fare giornalismo ma non sono minimamente all'altezza. Piuttosto che vadano a lavorare, ragazzetti pidocchiosi!
(Il Giornale)

Ci hanno riempito di tagliandi per vincere il concorso come Gruppo dell'anno. Ma chi si credono di essere?
(La Nuova Ferrara)

Giovani, belli e poveri. Cosa volere di più? Nell'Italia di Berlusconi un sito dinamico e irriverente si fa strada come può.
(Il Resto del Carlino)

Cagnazz è il Mickey Mouse dell'era moderna e le tavole dei Neuroni, arte pura.
Topolino)

Un sito dai mille risvolti, una miniera di informazioni, talvolta false, ma sicuramente ben raccontate.
(PC professionale)

Un altro blog è possibile.
(Diario)

Lunghissimo e talvolta confuso nella trama, offre numerosi spunti di interpretazione. Ottime scenografie grazie anche ai quadri del Dovigo.
(Ciak)

Scandalo! Nemmeno Selvaggia Lucarelli ha osato tanto!
(Novella duemila)

Indovinello
Sarebbe pur'esso un bel sito
da tanti ragazzi scavato
parecchio ci avevan trovato
dei resti di un tempo passato.
(La Settimana Enigmistica)

Troppo lento all'accensione. Però poi merita. Maial se merita!
(Elaborare)

I fighetti del pc della nostra generazione. Ma si bruceranno presto come tutti gli altri. Oh yes!
(Rolling Stone)