Haiti

Finalmente si riparla di Haiti. C’e’ voluta una grave catastrofe per far ricomparire sui nostri teleschermi quel povero Paese martoriato di cui, ricordo per i deboli di memoria, non si parlava piu’ dal 1994, quando l’America di Clinton l’aveva invasa per portare costi’ la democrazia. Eppure riflettere su Haiti puo’ contribuire a capire anche la tragedia dell’Iraq, secondo il sano principio che chi non impara dagli errori della storia inevitabilmente e’ costretto a ripeterli.
Cominciamo dai morti. Erano un centinaio, saliti poi a 280, oggi sono un migliaio a cui vanno aggiunti i circa 400 del versante di Santo Domingo. Tutte cifre inattendibili, visto che nelle campagne haitiane non esiste anagrafe, i bambini non vengono registrati, e nessuno conosce il numero dei residenti nelle favelas. Aggiungi che i fiumi tracimati hanno sepolto interi villaggi, ne consegue che il reale numero delle vittime non si sapra’ mai. Se leggete le cronache di storici francesi e americani, essi descrivono gli haitiani come una societa’ violenta e complessa senza nessuna vocazione per la democrazia. Niente di piu’ falso ma la storia, si sa, la scrivono i vincitori e non conta nulla che questo popolo abbia lottato per primo per la liberazione dalla schiavitu’ e che l’invasione napoleonica, nel tentativo di arginare la perdita derivante dal commercio degli schiavi, la rase completamente al suolo per la prima volta.
Ho conosciuto una vecchia haitiana che diceva di avere 140 anni, eta’ non controllabile per le ragioni che ho detto prima, ma dai racconti che faceva, secondo i miei calcoli poteva avere 114 anni, oppure poteva aver sentito i racconti di altri bambini testimoni dell’ invasione francese. Lei raccontava di neonati lanciati in aria e presi al volo dagli ufficiali con le punte delle loro spade. Leggende, forse.
Nemmeno l’invasione Yankee ( dal 1915 al 1934) con il pretesto di evitare una guerra con Santo Domingo, evito’ a quel popolo terribili sofferenze. Nel 1918 sotto il presidente Wilson, venne approvata una legge che sanciva il diritto degli USA di usare le piantagioni haitiane per le coltivazioni che interessavano gli Stati Uniti. Salto tutta la storia di Baby Doc Douvalier, messo li’ dagli americani con i suoi Ton Ton Macute per reprimere le rivolte popolari, fino ad Aristide, un vero progetto di democrazia che fece paura al vicino continente. Quando venne rovesciato il suo governo, gli Stati Americani decisero l’embargo ma gli USA esentarono le imprese che trafficavano con l’isola. Quando venne rimesso Aristide al suo posto (e Clinton gli impose alcune condizioni inderogabili) la Banca Mondiale emano’ un documento che diceva: “Lo Stato rinnovato doveva puntare su una strategia economica incentrata sulla forza e sull’iniziativa della Società Civile, specialmente del settore privato, sia nazionale che straniero”.
Adesso vi spiego cos’e’ la Societa’ Civile a Port au Prince, la capitale, che e’ una pianura piena di case fatiscenti, con strade che hanno perso l’asfalto, con un mare puzzolente di petrolio e dove la gente non possiede neppure asini per tirare i carretti, e vedi uomini che tirano carichi alla stregua di animali. I soldi son cosi’ stracciati e sporchi da non essere nemmeno riconoscibili. Sopra Port au Prince c’e’ Pietonville, una collina di villette moderne, di strade pulite, di poliziotti con camicie azzurre fresche e stiratissime, con studenti che vanno a scuola con le loro divise colorate, e i soldi sono fior di conio e schioccano quando li maneggi.
Notare che tutto questo insediamento non possiede una rete fognaria e nemmeno la raccolta rifiuti. Ne consegue che quando piove tutta la merda e la spazzatura viene portata da puzzolenti ruscelli, giu’ a Port au Prince, ripulendo Petionville e immergendo la popolazione sottostante in un misto di guano e fanghiglia che impedisce persino la circolazione dei carretti tirati a mano.
Mi fermo qui, ma potrei continuare per pagine e pagine descrivendo la spoliazione del territorio che sta desertificando, delle fabbriche di Rum il cui prodotto e’ destinato esclusivamente agli USA, dello zucchero, e del riso che gli haitiani non possono commerciare perche’ quello USA ( con i contributi statali) ha invaso il loro mercato con costi inferiori del 40%, e del nuovo dittatore messo li’ dagli USA, un mercenario che controllava il traffico di piccoli aerei che dalla Colombia portano la coca in america ed hanno bisogno di uno scalo intermedio tra le montagne haitiane controllate da questi “guerriglieri del popolo”.
E gli haitiani? Dipingono.
Non conosco nessuna famiglia haitiana che non abbia un pittore in casa che nelle pause di lavoro non dipinga. Dipingono tele, ferro, mattoni, muri di cinta e persino le tombe al cimitero.. E’ un popolo sofferente, ma non ricordo di aver mai visto questa sofferenza riprodotta in un quadro haitiano. Loro dipingono le loro speranze e desideri, come forma di preghiera. E gli altri, quelli che scrivono la storia, dopo averli depredati, li descrivono come un popolo violento che non ha nessuna vocazione alla democrazia. Ipocriti.

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