Sveglia tardi, ore undici circa. Rapida bevuta del thè rimasto nel pentolino, poi accensione del computer e avvio della Mail machine. Scaricamento posta e feed dei blog. Giro sui preferiti di Splinder. Lettura di 96 blog. Molti non aggiornano perchè in vacanza, bene. Cazzeggio, giro in bici, lettura giornali, ascolto di musica casuale (astenersi tormentoni). Pranzo. Pennichella. Parole crociate. Lettura libri, quotidiani, scaricamento posta e feed, lettura feed. Gigioneggiamento davanti al pc, ristrutturazione template del blog per settembre, insulti via icq, montagna di chiacchiere, organizzazione di eventuale giro a vuoto pomeridiano. Giro a vuoto pomeridiano. Rientro, scaricamento posta e feed. Cena. Ristrutturazione del sottoscritto per l’uscita serale. Giro in macchina. Piazza. Birretta. Piada+Coca. Buskergarden. Saluti. Birretta. Visione di un film casuale iniziato. Cambio di compagnia. Bacio. Birretta. Buskergarden. Saluti. Patatine. Visione di un film casuale finito. Giro in piazza. Vetrine. Castello. Scalone chiuso, piazzetta chiusa. Piccioni. Silenzio. Ore quattro del mattino. Saluti. Giro in macchina. Rientro senzafarrumore. Sonno. E via di nuovo. (ad libitum sfumando…)
Archivio mensile di luglio, 2004
Nelle pentole di un appartamento appena affittato arredato, com’è affascinante esaminare le incisioni rupestri sullo strato non più sanissimo, inargentato, di un’antiaderenza logorata dal tempo; queste testimonianze astrattizzanti di civiltà a noi precedenti, in cui a volte capita di distinguere una figuretta stilizzata, un piccolo animale (come quando li cerchiamo fra le nuvole o negli scarabocchi), una fettina di cipolla ormai fossilizzata, una caccola insperata.
Allora, usa al minimo i mestoli di legno, le forbici per le unghie e ogni altro espediente antigraffio di cui la prudenza, la mamma, la Upim ti avranno dotato; e, senza tralasciare il forchettone dell’arrosto - usandolo anche per la pasta lunga - e quell’altro pennello, forse meno preciso, ma dalla stesura più delicata, vibrante, pointilliste che è la schiumarola a forellini aggettanti; ogni pasto traccia più che puoi nelle tue pentole nuove, con quei colpi - come in un atto di action cooking - le immagini che diranno in vece tua ai prossimi inquilini chi sei, da dove vieni e quanto sarai diventato, se non la smetti di farti tutte queste carbonare.
AVVERTENZE: Post fuffarolo e cazzeggioso. Astenersi non interessati e non conoscenti.
Se tutto l’anno ci fosse vacanza, divertirsi sarebbe tedioso come lavorare, diceva Shakespeare. Peccato che qui invece le vacanze siano centellinate e da qualche anno a questa parte se ne vedono sempre poche causa esami ad oltranza fino a fine luglio. Così anche quest’anno siamo giunti al termine delle fatiche, meno di 48 ore fa, ed ora possiamo gustarci il meritato riposo. E’ però l’idea di “vacanza” tout-court ad essere sbagliata. Giusto ieri sera il fedele bardo Attimo, in quel di un concerto di revival beatlesiano tra nostalgici e nuove leve, mi faceva notare come mancasse poco più che un mese ai primi esami di settembre. Spiegatemi dove vedete la vacanza. Ma tant’è. Ho firmato un contratto, lo sapevo come andavano le cose e non mi lamento. Non ora che cominciano le vacanze, perdiana! Magari a settembre mi lamenterò di nuovo ma non ora, non è il caso.
Domani si parte per Milano, dove pochi giorni fa il nostro amato artista, corridore, progettista, ciclista, viaggiatore, ecc… Simone, si è laureato al Politecnico. Con lui anche il fedele compagno di studi Roberto, un tempo attivo collaboratore, di recente troppo preso da modelli 3D e Photoshop vari per pensare a scrivere stupidate in questi lidi. Giustamente oserei dire. Andremo a festeggiarli egregiamente, come si addice a queste occasioni, e se capita butteremo un occhio sulla calda città ambrosiana di fine luglio.
Tutto questo per dire che dai prossimi giorni, parlo per il sottoscritto, entro in vacanza ufficiale. Cercherò faticosamente di pensare ad altro e gustarmi quel simpatico solleone con umidità al 100% che regna da queste parti, stando lontano dai blog. Premetto che non ci riuscirò, ma scrivo queste righe a parziale giustificazione di eventuali post idioti estivi, saltuari e brevi, senza troppe pretese.
A settembre si riprende di gran carriera, il sito cambierà aspetto, e oltre alla livrea nuova avrà probabilmente qualche sezione in più, ma il Cda deve ancora riunirsi sotto il condizionatore gustando granite al limone per decidere le sorti del baraccone. Qualche anteprima la prossima settimana. Forse.
Resta inteso che i vari autori che scrivono quissù sono liberissimi di postare e contribuire quando e come vogliono, se non vanno in vacanza…a loro un grazie di cuore per i loro contributi e per aver condiviso con noi esperienze, emozioni, pensieri e riflessioni.
A settembre compari, prosit! (si levano in alto i calici)
P.S. Resta inteso che domani mi verrà un’intensa voglia di scrivere e manderò a quel paese tutto quello che ho appena detto. ![]()
Capitolo I - L’impiegatino pallido parte per le vacanze - Milioni di veicoli sulle strade
Dagli atrii muscosi, dai fori cadenti
Dai boschi, dall’arse fucine stridenti,
Dai solchi bagnati di servo sudor,
Un volgo disperso repente si desta;
Intende l’orecchio, solleva la testa
Percosso da novo crescente romor.
Capitolo II - L’anno dell’impiegatino pallido - Via da questo ufficio, via dalle piccole umiliazioni quotidiane!
Ne’ guardi, ne’ volti, confuso ed incerto
Si mesce e discorda lo spregio sofferto
Col misero orgoglio d’un tempo che fu.
Capitolo III - La partenza intelligente
S’aduna voglioso, si sperde tremante,
Per torti sentieri, con passo vagante,
Fra tema e desire, s’avanza e ristà.
Capitolo IV - La padrona della pensione si prepara ad accogliere i turisti
E adocchia e rimira scorata e confusa
De’ crudi signori la turba diffusa,
Che fugge dai brandi, che sosta non ha.
Ansanti li vede, quai trepide fere,
Irsuti per tema le fulve criniere,
Le note latebre del covo cercar.
Capitolo V - Finalmente in spiaggia! Si spalmano le creme, e i bagnini insidiano la figlia dell’impiegatino
E quivi, deposta l’usata minaccia,
Le donne superbe, con pallida faccia,
I figli pensosi pensose guatar.
E sopra i fuggenti, con avido brando,
Quai cani disciolti, correndo, frugando,
Da ritta, da manca, guerrieri venir.
Capitolo VI - Anche il capufficio è in vacanza. Nello stesso albergo.
Udite! Quei forti che tengono il campo,
Che ai vostri tiranni precludon lo scampo,
Son giunti da lunge, per aspri sentier.
Capitolo VII - L’anno di lavoro dei capufficio
Sospeser le gioie dei prandi festosi,
Assursero in fretta dai blandi riposi,
Chiamati repente da squillo guerrier
Capitolo VIII - Lunga digressione in cui si parla del figlio capellone dell’impiegato che va in campeggio per risparmiare.
Han carca la fronte de’ pesti cimieri,
Han poste le selle sui bruni corsieri,
Volaron sul ponte che cupo sonò.
A torme, di terra passarono in terra,
Cantando giulive canzoni di guerra,
Ma i dolci castelli pensando nel cor:
Per valli petrose, per balzi dirotti,
Vegliaron nell’arme le gelide notti,
Membrando i fidati colloqui d’amor.
Gli oscuri perigli di stanze incresciose,
Per greppi senz’orma le corse affannose,
Il rigido impero, le fami durar.
Ma seguitiamo l’impiegatino pallido
Capitolo IX - La lotta per l’ultimo ombrellone - L’impiegatino pallido affronta il capufficio.
Si vider le lance calate sui petti,
A canto agli scudi, rasente agli elmetti,
Udiron le frecce fischiando volar.
Capitolo X - 23 agosto, si torna al lavoro.
Tornate alle vostre superbe ruine,
All’opere imbelli dell’arse officine,
Ai solchi bagnati di servo sudor.
Esco troppo presto per andare a fare la spesa, fa caldo, e mi dimentico che la fermata dell’autobus non è più vicino a casa. Cammino un po’ sotto il sole, mi rifugio sotto i portici, ma fa caldo anche là, è un caldo diverso, ma non sopportabile comunque. Arrivo alla fermata provvisoria, ma non mi accorgo di una signora bassa e grassa, sulla cinquantina. La urto, le chiedo scusa e la guardo. Ha una maglietta nera bruttissima, con una scritta in paillettes dorate che recita Breaking the Rules. La “a” di “breaking” è cerchiata, come nel simbolo anarchico. Io indosso una maglietta con Groucho Marx che dice Di qualunque cosa si tratti, io sono contro. Non credo che la signora sappia né chi sia Groucho Marx, né il significato della scritta sulla sua maglietta. Quello che ci accomuna, alla fine, è l’autobus.
Dopo poco arriva l’undici e saliamo.
Di questi tempi molti blog languono e si trova di meglio da fare che postare. C’è chi invece d’estate decide di aprire un blog piacevole da leggere.
Siete disperati perché ogni volta che volete commentare un post non appare più il link del vostro sito come succedeva prima?
O siete arrabbiati perché ogni volta che qualcuno viene da voi non mette il link del suo sito?
E volete sapere perché succede tutto questo?
…………………
Nella sua immensa intelligenza, come opzione predefinita Splinder della nuova versione 2.0 ha messo che VOI UTENTI DI SPLINDER AVETE UN BLOG NON SU SPLINDER! (Quando si dice l’autostima!)
Per ovviare all’inconveniente, andate nella home page di splinder, loggatevi, e guardate in basso a destra:c’è scritto my account, cliccate su gestione profilo, e cambiate l’impostazione “Scegli il tuo blog principale” da Blog non ospitato su Splinder a Blog su Splinder. In questo modo FINALMENTE il link del vostro/loro sito, apparirà nella firma! Da dire che anche agli utenti che non hanno un blog non su splinder, se metteranno l’url del loro sito, apparirà nella firma!
In un afoso pomeriggio di metà luglio mi imbatto (quasi) per caso in un post di Kiki… “Se c’è una cosa che mi piace tanto…Ma proprio TANTO…E’ rispondere alle domande. Parlare di me, essere intervistata.”. Ehi! Questa frase va a braccetto con la mia: “Se c’è una cosa che mi piace tanto, ma proprio TANTO, è fare felice una bella ragazza con poco…”. E visto che qui di interviste se ne son fatte tante…ecco qui le irriverenti domande che le ho rivolto.
Quattro chiacchiere con…Kikiblog
http://kikiblog.splinder.com
Romana, bionda, 24 anni, dichiarati 22 come le star, capricorno ascendente nonsoche, aspirante giornalista…in una solaparola: Kiki. Lasciando perdere l’anagrafe, chi si nasconde davvero dietro questa misteriosa ragazza dal fascino irresistibile?
Prima vorrei sapere dove si nasconde il fascino irresistibile. Posso dirti che un pò più in la ci sono io: Pasquale, 72 anni a Settembre, vergine ascendente toro… Ah no, avevi detto di lasciar perdere l’anagrafe… Scherzi a parte, forse ancora traumatizzati da Personalità Confusa un po’ di tempo fa avevano sparso la voce che fossi un personaggio di fantasia inventato da qualche losco individuo del web… Purtroppo non sono così sofisticata e costruita, spiacente di deluderti ma sono proprio, davvero, sinceramente, decisamente UNA COME TANTE… Forse con un pò di culo in più, ma JLo ha lo stesso problema.
Nel tuo blog si può trovare “tutto quello che si vorrebbe leggere sulla vita di una ragazza 22enne. Amore e sesso, party e alcool, università e casini,ecc… FOLLIA senza un pizzico di buon senso.”…mi sembra non manchi niente. Questo “TUTTO”non credi che appartenga alla vita di qualunque ragazza o ragazzo della nostra età? Che cosa rende particolare ed originale il tuo scrivere e perchè hai successo?
Prendo le cose con leggerezza, dal lato ironico, forse è per questo che ho tanti lettori: alcuni di loro si ritrovano nei miei racconti - proprio perchè potrebbero appartenere alla vita di chiunque - e riescono a vedere quello che accade a me e a loro da un nuovo punto di vista, che riesce a farli sorridere.
Da un sondaggio rapido risulta che il 26% dei tuoi lettori ti seguono perchè ti amano e ti vogliono sposare. D’accordo han visto la foto su Blogopolitan e si sono ringalluzziti, ma non basta dire che sei già fidanzata?
No, perchè se leggono il blog sanno anche CON CHI sono fidanzata, e ci vuol poco a sentirsi un pò migliori di lui, che è un bel po’ bastardo. Inoltre, detto fra noi, credo che quel 26% sia frutto del voto compulsivo di un solo maniaco, altrimenti non si spiega. Tra l’altro la foto l’ho postata pochi giorni fa mentre il sondaggio è vecchio di mesi!
Non vogliamo credere che fino a 18 anni eri un brutto anatroccolo. O meglio ci vorremmo credere. Hai una foto che provi quello che dici?
Non le posterei neanche sotto tortura. Ti basta come risposta? Il massimo che posso dirti è com’ero addobbata all’età di 15 anni: apparecchio fisso sopra e sotto, busto correttivo, occhiale con lente blindata, spesso e volentieri chiazze di dentifricio sul naso causa acne recidivo. Poi la mamma mi ha portata a Lourdes.
Tra poco il tuo blog compie un anno e vede sempre una grande partecipazione dei tuoi lettori…cosa ti piace di questo mezzo di comunicazione e cosa no?
Mi piace l’immediatezza e la totale mancanza di freni all’espressione se non il proprio personale pudore. Non mi piace la morbosità di certe persone per i dettagli personali che si desidera lasciare privati, il pretendere di sapere tutto senza capire che fra esporsi molto ed esporsi completamente c’è una netta differenza.
Pensi che ti romperai le balle un giorno di raccontare i cavoli tuoi?
Chi può saperlo. Mi auguro di smettere di bloggare solo per iniziare a scrivere su carta stampata, inaugurare una rubrica su un noto settimanale ed essere così impegnata da non trovare più tempo per farlo, ma ciò non accadrà mai quindi probabilmente se Splinder non mi sfratta mi ritroverete fra qualche decina di anni a raccontare online della mia prima dentiera.
Ti definisci una fashion victim nonchè un’appassionata lettrice di Cosmopolitan. Davvero ora ci scrivi? Di cosa ti occupi? Posta del cuore, ricette, consigli per farlo impazzire a letto, test della personalità?
Mi hai fatto la domanda più inflazionata degli ultimi mesi. Allora, una volta per tutte: SI, scrivo per Cosmopolitan. Non mi occupo di una rubrica fissa ma scrivo quegli articoli tipicamente femminili su relazioni e psicologia. Hai presente roba del tipo “come farsi lasciare in 10 giorni”? Quella roba lì. Se trovi un termine per descrivere articoli del genere fammi un fischio.
Faresti un servizio fotografico per la tua rivista preferita? E poseresti per un calendario di Max o Gq? E per quello di Ciccsoft del prossimo anno?
Si. Si. Si. E ancora si. Quale donna rifiuterebbe di posare per un fotografo pagato per allungarle lo stacco di coscia?
Questa domanda sognavo di farla prima o poi a qualcuno: cosa significa di preciso essere Pariolini? E’ rimasto un nome legato al quartiere romano oppure è un modus vivendi diffuso un pò ovunque?
Da questa domanda potrebbe partire un trattato sociologico…. Mi limito a dire che se vivi secondo le 5S: soldi, sesso, stile, salotti, superbia, hai buone probabilità di esserlo. Se poi quest’estate fai prima un giro in barca a Formentera e poi stazioni a Porto Rotondo, non ci sono dubbi.
Prima di metterti a studiare, ma anche durante, hai fatto tanti lavoretti: babysitter, animatrice (Su le mani!), segretaria(chachacha), hostess, ballerina, modella, illustrartice, caporedattrice (maddeche?)…ma quante cose sai fare? Se sai cucinare anche gli spaghetti all’amatriciana e l’anatra all’arancia sei da sposare…
Vuoi anche che ti dica quanto sono durati i vari lavori? Meglio di no. Per quanto riguarda la cucina ho scoperto da poco quant’è rilassante mettersi a spadellare. I risultati fin ora sono al limite del commestibile, ma ho il sospetto di farlo apposta per evitare il rischio proposte…
Tra le cose che vorresti fare una in particolare mi ha particolarmente colpito: dare 4 esami a giugno. Davvero sai come sifa? Dimmelo, ti prego.
Era nella mia lista dei desideri, se la leggi c’è anche “pesare 51 kg” e “scrivere per una rivista di viaggi che mi spedisca gratis in giro per il mondo”. Non ti sembra fantascienza?
Con oltre 700 accessi al giorno sei a tutti gli effetti una blogstar. Eppure non ti si legge nei grandi salotti della blogsfera e nelle chiacchiere dei blog della loggia “Blogbar”. Come mai questo distaccamento dalla mondanità online?
Lo chiederei a loro… ma ho paura che neanche mi conoscano…!!!
E Splinder non incomincia a starti stretto?
Non so usare Movable Type. Anzi, ad essere onesta non so nemmeno cosa sia. Sono una blogger molto plebea.
Molleresti tutto (ragazzo, poltroncina a Cosmopolitan, posto in lista all’ennesimo esame di scienze della comunicazione, gatto, cane, fratelli…) per scappare su un’isola deserta con Profeta? Ce la fareste anche senza banda larga?
Si, ma non senza macchinetta del caffè. E non mandateci la DeBlank per favore.
In qualità di esperta di mondanità et similia toglici un dubbio in esclusiva per i lettori di Ciccsoft: quale cavolo è ilt ormentone dell’estate 2004? Vasco escluso, naturalmente.
“Esperta di mondanità” dopo “fascino irresistibile” è troppo… mica mi avrai scambiato per una di quelle che stava l’altro giorno all’inaugurazione del Billionaire? …
Va beh dai, provo a risponderti: Trick Me di Kelis, anche se io sono una fervida sostenitrice dei Black Eyed Peas in quanto la cantante del gruppo sarebbe l’unica persona al mondo in grado di farmi cambiare temporaneamente orientamento sessuale.
L’intervista finisce qui. Son stato cattivo, mi perdonerai?
No, te la farò pagare.
Per farmi perdonare un’esclusivissima maglietta fashion del Cocapera in omaggio solo per te!
A te arriverà a breve il cappellino “VIALE PARIOLI - I SURVIVED”
All that you can’t leave behind, leave it on a table!
Bye guys, thank you.
Mi capita di leggere un post di Kay, in cui si cimenta nell’arduo compito di spiegare cosa significhi quella famigerata parola: Indie. Non voglio entrare nell’annoso e irrisolvibile dibattito, chè è troppo vasto e sconosciuto per uno che di Morrissey non ha mai ascoltato una canzone, tanto per citarne uno. La parte che più mi colpisce della discussione che ne nasce (al momento siamo a quota 50 commenti) riguarda la parte “estetica” del movimento Indie. Le spilline, le borse a tracolla, i locali, il vintage. Tutte cose che adoro, fra l’altro, anche se non ho spilline attaccate al mio vecchio zaino Invicta, e di vintage ho solo una felpa comprata all’Oviesse. Lo stile Indie, insomma, mi affascina, è qualcosa a cui, diciamolo, vorrei aspirare, ma apre in me una voragine perplessa. Filosoficamente parlando, si tratta di Forma e di Sostanza, dicotomia lacerante per il sottoscritto, specie quando la Forma può arrivare a “corrompere” la Sostanza: a influenzarla, a deviarla, quasi a sostituirla e anticiparla. E’ un discorso che vale ovviamente per la maggioranza, e non per quelle sante persone (da tenere sotto una campana di vetro) che seguono in modo autonomo il proprio sentire, e da qui partono, se vogliono, a costruire un proprio stile. Però quando un fenomeno si espande, c’è il rischio che la Forma acquisti più importanza della Sostanza. Ecco che la canzone di sottofondo che si ascolta diventi in qualche modo musica “ambient”, proprio come quella musica che fa da parete, e che al posto degli arpeggi e dei giri di chitarra, subentri al centro della scena, la maglietta, il paio di Converse, la frangetta, le spilline e tutto l’armentario, insomma. E la musica ritorna a fare da cornice. Illuminante, ma davvero, è il post di Pompeo, che si immagina un Costantino in mezzo a quegli ambienti lì. Il tratto comune, è la maniacale cura del dettaglio, dell’immagine di sè, del lato esterno, che porta ad accumunare un fighetto antipatico a un alternativo. Le Adidas Yoshimoto ai piedi e la T-Shirt introvabile indosso. Due poli che si cortocircuitano, un paradosso di estetica che porta due universi lontani anni-luce, ad avvicinarsi incredibilmente, grazie alla Forma, così invadente rispetto alla Sostanza. A modo mio, leggendo quel post di Pompeo rilancia la mia perplessità verso l’ambiente esterno, ormai così selettivo. Non sono bravo nel scovare i dettagli per costruire il mio Stile, e di fronte al mio anonimato estetico corredato di qualche concessione riconoscibile, rimango anchio perplesso, ma di me stesso, però. Forse sarebbe meglio rivolgere questo stato d’animo verso l’esterno, verso mondi ben caratterizzati che corrono il rischio di interpretare se stessi. Sogno di andare al concerto della band svedese sconosciuta con una bella camicia bianca e i brillantini sul collo. Di andare a sorseggiare l’aperitivo in riva al Papete con una maglietta zaccona, sporca e sudicia piena di spilline. E’ bello costruirsi uno stile, ma snervante quando lo stile personale deve piegarsi ai Canoni, deve aggiornarsi e stare al passo. Al passo di chi, scusate? Al passo di manichini di tendenza? Spogliamo la Sostanza, che balli coi piedi nudi in riva al mare e che si ubriachi in un locale underground, senza che non ci sia nessuna tendenza a rompere le balle.
E se sono stato confuso e precario, o se sono andato fuori tema, meglio così.
Domani sera, 13 luglio, a partire da mezzanotte circa, anche noi saremo in onda sulle frequenze di Radionation con la prima puntata di un nuovo programma dal titolo ancora indefinito. Sarà un esperimento, vedremo di cavarcela, nonostante le mille insidie che si nascondono dietro una radio online. Al mio fianco ci sarà il fedele Attimo e forse anche qualche ospite speciale che passerà per questi lidi in serata. Solo musica di qualità, i pezzi brutti non ve li passiamo, anche sulla base delle vostre richieste. Parleremo di musica, di sport, di attualità e, ahimè, di blog. Sia chiaro, si improvvisa, abbiate pietà.
Per comunicare con noi durante la trasmissione potete usare i commenti di questo post, oppure venire in chat (server: irc.dal.net canale: #radionation oppure via web qui). Senza dimenticare i fedeli ICQ (38379708), MSN (zioego@msn.com) e SPLINDER (zioego@splinder.com) per chi vuole…Vi aspettiamo!
CLICCA QUI PER ASCOLTARE RADIONATION
(si ascolta automaticamente con il vostro lettore multimediale predefinito)
Succede che Alberto Puliàfito, regista, nonchè autore de L’Indignato, organizzi un rodeo multimediale, sulla scia dei tanti blogrodei organizzati in passato da tante autorevoli personalità. Come al solito c’è un tema su cui ognuno può scrivere liberamente sviluppando una storia, un pensiero, una sceneggiatura… Il migliore viene questa volta premiato con la realizzazione di un cortometraggio prodotto da Alberto in persona. Incuriosito dalla cosa partecipo con il testo seguente, scritto pigramente sul divano il giorno prima di un esame, senza troppo pensarci su. Succede che non si vince, ma il sottoscritto porta a casa l’”ambitissimo” premio: Miglior soggetto “impossibile da realizzare”, poichè in effetti il testo non è di facile trasporto in immagini. Che dire…grazie grazie, non me lo aspettavo, troppo buoni, non vi dovevate disturbare, ecc… Vabbè, ecco il mio stupidissimo e sconclusionato racconto. Dimenticavo: il tema era “BENVENUTI NELLA MACCHINA”.
- Benvenuti nella macchina.
- Cosa?
- Benvenuti nella macchina - ripetè - è il tema da sviluppare per compito questa settimana.
Chiara chiuse il quaderno sorridente, si alzò dalla sedia e corse verso il fratello maggiore, steso sul letto.
- Ma che razza di tema sarebbe? Non vuol dire niente! - si lamentò il fratello.
- Beh non è vero, potresti dar spazio alla fantasia e interpretarlo in mille modi possibili, no? - lo interrogò Chiara con fare speranzoso.
- Si, si…un’altra volta magari ok?
- Dai fratellone lo so benissimo che non hai voglia ma per favore fatti venire qualche idea…tra pochi giorni dovrò consegnare il tema e qualcosa dovrò pur aver scritto… Lo sai che non sono una cima in queste cose. - disse Chiara facendo irresistibili occhidolci.
- Fammi pensare: benvenuti nella macchina… cosa potrebbe voler dire? Che so, un uomo entra in una macchina dove ad aspettarlo c’è un equipe di ingegneri che l’hanno progettata e gliela vogliono far provare. Così lui entra e loro soddisfatti in coro: “Benvenuto nella macchina!”…
Chiara sorrise. Amava sentire le cazzate che suo fratello si inventava ma sapeva che le sarebbe stato di grande aiuto se solo gli fosse venuta un’idea originale.
- Dai smettila! Ti pare abbia senso? - obiettò allora.
- Si, un pochino si. Altrimenti aspetta… C’è un computer che all’accensione ti dice: Benvenuto nella macchina! Come frase di apertura…uhm…no no troppo stupido. Senti non mi viene in mente niente, facciamo che ci penso, ci dormo su e poi ti so dire qualcosa, va bene? Benvenuti nella macchina…che razza di tema assurdo.
- Va bene va bene - si arrese Chiara.
Prese il quaderno dal tavolo dove l’aveva lasciato e andò di sopra nella sua cameretta. Chiara viveva in quella casa da ormai 12 anni con il padre e il fratello e conosceva ogni angolo della sua stanza. Riordinava spesso ogni cosa con maniacale precisione. Le magliette nel primo cassetto, il diario segreto nella seconda mensola, la chiave per aprirlo nel salvadanaio, i libri di scuola in libreria, le foto strappate del suo primo amore alle medie sul fondo del cestino, sempre pieno. Soltanto quel cestino si concedeva come unico posto “disordinato”. Entrando allegra e canticchiante quel pomeriggio le saltò quindi subito agli occhi un foglietto giallo fatto a pezzettini minuscoli e gettato nel cestino in cima al mucchio di altre scartoffie. Incuriosita dal foglio che sembrava non appartenerle, recuperò i pezzettini uno ad uno. C’era la finestra aperta così la porta sbattè per il vento e Chiara sobbalzò trafelata come se l’avessero colta con le mani nel sacco. Ricompose i pezzi per formare il testo così com’era e con orrore lesse la frase sul bigliettino giallo: “b e n v e n u t a n e l l a m a c c h i n a”. Un gridolino stridulo le uscì dalla bocca ma la mano che isitintivamente portò alla bocca tentò di soffocarlo sul nascere.
- Che bastardo! Ma che scherzi fa? - penso tra sè e sè Chiara, poi si accorse che il fratello non si era mosso da camera sua ed inorridì.
Girandosi per andar verso la porta scoprì il computer acceso. C’era una pagina tutta blu a tutto schermo e non era il solito errore di Windows. C’era scritto solo un breve testo in alto a sinistra: benvenuti nella macchina. Chiara non capì più nulla. Corse giù per le scale gridando aiuto e chiamando a gran voce il fratello ma non lo trovò nella sua stanza. C’era odore di marcio sulle scale e scesa al piano terra trovò la tv accesa su una televendita di pentole. Non c’era nessuno nella stanza ma la porta di casa era aperta.
Chiara uscì in giardino e non potè non accorgersi della bellissima macchina che era parcheggiata proprio sul vialetto di ingresso. Non era la macchina che aveva sempre conosciuto. Era un modello bellissimo, rosso, luccicante e sportivo. A bordo c’erano 4 persone, vestite di bianco. Chiara non distinse quasi chi fossero, nè se li aveva mai visti prima. Si avvicinò trafelata e chiese:
- Avete visto mio fratello? Chi siete voi? Di chi è quest’auto?
Non fece in tempo a terminare la domanda che in coro le 4 algide figure dissero in perfetto unisono:
- BENVENUTA NELLA MACCHINA!
Chiara corse via, impaurita. Vide persone per strada e tutte la salutavano con quella frase, i giornali nelle edicole aprivano con la stessa notizia senza senso: benvenuti nella macchina! C’erano manifesti con quella frase attaccati ovunque manco fosse periodo di elezioni, c’erano negozi con grandi cartelli attaccati alle vetrine, radio accese con canzoni dal contenuto insensato, perfino gente che indossava magliette dal messaggio alquanto criptico… ovunque si girasse vedeva quella scritta. Un uomo la afferrò per la camicetta appena svoltato l’angolo e Chiara non fece in tempo a dire niente.
- Ragazzina…benvenuta nella macchina! Benvenuta nella macchina! Benvenuta nella…m a c c h i n a !…
Chiara si svegliò. Non era più lungo le strade del suo quartiere, non c’erano pazzi che urlavano quella frase, non c’era più niente. Aveva sognato. La mente di una ragazzina di 12 anni l’aveva portata ad un volo pindarico assurdo. Si trovava su un divano, in una stanza semibuia. C’era lo stesso odore di marcio delle scale di casa sua. Abbastanza rincuorata si alzò, avvicinandosi all’unica flebile luce bianca che vedeva. Illuminava uno specchio malandato in un angolo. C’era una scritta strana fatta con il rossetto sulla superficie. Chiara preferì non leggere neppure. E scoppiò a piangere.
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L’uomo che inventerà un libro da mangiare sarà il più grande scrittore di tutti i tempi.
Un libro che si consuma nella lettura, che non sopravvive al suo lettore ma ne diviene parte integrante, un libro da digerire, masticare, da leccare e vomitare, un libro da annusare, da inghiottire.
Ma forse gli uomini non sono ancora pronti per rimangiarsi le parole che sputano in continuazione.
E allora cominciamo con qualcosa di vagamente ancestrale, cannibalesco.
Mettiamo su bottega.
Una cosa dolciastra e morbosa, un laboratorio di leccalecca su misura.
o di chupa chupa, in spagnolo.
che poi sarebbe succhia succhia, letteralmente.
(forse questa differenza quò dir qualcosa sulla distanza che corre tra l’italia e la spagna, tra la pubblica esibizione che lentamente consuma, e l’aspro ardore che asciuga e fagocita)
Mettiamo su questa bottega.
Sculture su misura. Dolci.
Il cliente ci presenta un soggetto, e noi ne facciamo un plastico, una scultura di zucchero e sapori fruttati,
corpi di panna e ciliegie e fragole e meringhe sapientemente accostate,
corpi che si sciolgono nell’estasi dell’amore.
Ritratti in tre dimensioni e quattro sensi, ritratti che soddisfano vista, olfatto, gusto e tatto.
Regalati in formato caramelloso,
colpisci allo stomaco chi ti sta a cuore,
lasciati sbranare, consumare dall’amore.
sarà l’estremo, vanitoso sacrificio di chi sceglie d’essere agnello al suo lupo.
sarà, la tua, una morte sublimata, appiccicosa, dolciastra.
E soprattutto finta. Che è meglio.
Due birre, stanza quattro. Due di due. Due giorni, duemila battiti. Dieci minuti di brivido senza freni. Due caffè. Duecento minuti di sogni. Gìrati dall’altra parte. Metatarsio, femorale, vercingetorige, ancasbilenca. 30elode vada. A settembre? Tempi composti? Boh. Posso dividere per due? Due contro due. La canapa e le rose indù. Montenegro. Bancomat. Doppiaggi. Vento e motori. Donne al volante. Driin? Si? Accendi la tv, c’è un pazzo sullo skate. Bello! Un sorriso nel buio. Già le sette? Bancomat reloaded. Ceccarini chi? No, i gamberi con la Coca no! Kid A. Casco dal sonno. Piacere, piacere. Gli occhiali? Si di rappresentanza. La maglietta di Superman? Non fateci caso, sono un idiota. La fascetta? Si è vero, anch’io studio ad ingegneria. Birretta. Ma quale terzo grado? Si figuri. Ma certo. Hammond, emersonlake&palmer. Guidoni dorme in piedi, non c’è gravità. Ah. Vento. Coda. Guida tu, dice Compay Segundo. Da che parte per Migliarino? Nessuna. Cos’è il Rodeo? Ma quanti secoli fa siamo partiti? Ore, giorni, minutisecondi. Ciao. Bacio. Canzone preferita dei Beatles? 1…2…3…4…5…(ehm)…
(sipario)
Che parta in pole position oppure quarto, non fa differenza. Vince. Alla fine, vince sempre lui. Tranne una volta solo, quest’anno ha vinto sempre lui. E nonostante questo, non riesco a odiarlo, non riesco a sperare in una vittoria di qualcun altro. Certo, sarebbe meno noioso, ma andrebbe a scalfire una stagione unica. C’è chi, ormai annoiato, si augura che gli scoppi una gomma, che venga battuto da quel concentrato di mediocrità che è Barrichello, che accada qualsiasi cataclisma a impedire la certa vittoria. “Non c’è gusto così, ormai vince sempre lui”, obiettano gli smaniosi di spettacolo sportivo, di bagarre e di gare interessanti che evitino la placida pennichella domenicale. E invece mi va di andare contro corrente, di stare, per una volta (rammento la mia fede nerazzurra) dalla parte del Vincente, dell’antipatico Dominatore, della glaciale Perfezione, dell’impeccabile, regolare Cannibale. Ci sono i vincenti antipatici, e ci sono i Vincenti talmente Vincenti, che superano l’umano e invidioso concetto di antipatia per il Vincente, lo scardinano con la loro incredibile capacità di vittoria: con i loro risultati (le ha vinte praticamente tutte quest’anno, cacchio, e in che modo) macinano record e sgretolano gli sbuffi annoiati. Vanno oltre: scrivono la storia di uno sport, e tu hai la fortuna (?) di vederli all’opera. La Vittoria che fagocita se stessa, si gonfia all’inverosimile, perde i crismi di una sterile supremazia costante, diventa Perfezione, e nello sport la Perfezione va ammirata, va osservata e contemplata. A questo punto, che Schumacher le vinca tutte, le gare, fino alla fine del Mondiale.
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