Manzoni racconta l’esodo – Ode dell’impiegato in vacanza

Capitolo I – L’impiegatino pallido parte per le vacanze – Milioni di veicoli sulle strade
Dagli atrii muscosi, dai fori cadenti
Dai boschi, dall’arse fucine stridenti,
Dai solchi bagnati di servo sudor,
Un volgo disperso repente si desta;
Intende l’orecchio, solleva la testa
Percosso da novo crescente romor.

Capitolo II – L’anno dell’impiegatino pallido – Via da questo ufficio, via dalle piccole umiliazioni quotidiane!
Ne’ guardi, ne’ volti, confuso ed incerto
Si mesce e discorda lo spregio sofferto
Col misero orgoglio d’un tempo che fu.

Capitolo III – La partenza intelligente
S’aduna voglioso, si sperde tremante,
Per torti sentieri, con passo vagante,
Fra tema e desire, s’avanza e ristà.

Capitolo IV – La padrona della pensione si prepara ad accogliere i turisti
E adocchia e rimira scorata e confusa
De’ crudi signori la turba diffusa,
Che fugge dai brandi, che sosta non ha.
Ansanti li vede, quai trepide fere,
Irsuti per tema le fulve criniere,
Le note latebre del covo cercar.

Capitolo V – Finalmente in spiaggia! Si spalmano le creme, e i bagnini insidiano la figlia dell’impiegatino
E quivi, deposta l’usata minaccia,
Le donne superbe, con pallida faccia,
I figli pensosi pensose guatar.
E sopra i fuggenti, con avido brando,
Quai cani disciolti, correndo, frugando,
Da ritta, da manca, guerrieri venir.

Capitolo VI – Anche il capufficio è in vacanza. Nello stesso albergo.
Udite! Quei forti che tengono il campo,
Che ai vostri tiranni precludon lo scampo,
Son giunti da lunge, per aspri sentier.

Capitolo VII – L’anno di lavoro dei capufficio
Sospeser le gioie dei prandi festosi,
Assursero in fretta dai blandi riposi,
Chiamati repente da squillo guerrier

Capitolo VIII – Lunga digressione in cui si parla del figlio capellone dell’impiegato che va in campeggio per risparmiare.
Han carca la fronte de’ pesti cimieri,
Han poste le selle sui bruni corsieri,
Volaron sul ponte che cupo sonò.
A torme, di terra passarono in terra,
Cantando giulive canzoni di guerra,
Ma i dolci castelli pensando nel cor:
Per valli petrose, per balzi dirotti,
Vegliaron nell’arme le gelide notti,
Membrando i fidati colloqui d’amor.
Gli oscuri perigli di stanze incresciose,
Per greppi senz’orma le corse affannose,
Il rigido impero, le fami durar.

Ma seguitiamo l’impiegatino pallido

Capitolo IX – La lotta per l’ultimo ombrellone – L’impiegatino pallido affronta il capufficio.
Si vider le lance calate sui petti,
A canto agli scudi, rasente agli elmetti,
Udiron le frecce fischiando volar.

Capitolo X – 23 agosto, si torna al lavoro.
Tornate alle vostre superbe ruine,
All’opere imbelli dell’arse officine,
Ai solchi bagnati di servo sudor.

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(PC professionale)

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