Monthly Archive for July, 2004

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I ragazzi di Ciccsoft in radio!

Domani sera, 13 luglio, a partire da mezzanotte circa, anche noi saremo in onda sulle frequenze di Radionation con la prima puntata di un nuovo programma dal titolo ancora indefinito. Sarà un esperimento, vedremo di cavarcela, nonostante le mille insidie che si nascondono dietro una radio online. Al mio fianco ci sarà il fedele Attimo e forse anche qualche ospite speciale che passerà per questi lidi in serata. Solo musica di qualità, i pezzi brutti non ve li passiamo, anche sulla base delle vostre richieste. Parleremo di musica, di sport, di attualità e, ahimè, di blog. Sia chiaro, si improvvisa, abbiate pietà.
Per comunicare con noi durante la trasmissione potete usare i commenti di questo post, oppure venire in chat (server: irc.dal.net canale: #radionation oppure via web qui). Senza dimenticare i fedeli ICQ (38379708), MSN (zioego@msn.com) e SPLINDER (zioego@splinder.com) per chi vuole…Vi aspettiamo!

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Miglior soggetto irrealizzabile

Succede che Alberto Puliàfito, regista, nonchè autore de L’Indignato, organizzi un rodeo multimediale, sulla scia dei tanti blogrodei organizzati in passato da tante autorevoli personalità. Come al solito c’è un tema su cui ognuno può scrivere liberamente sviluppando una storia, un pensiero, una sceneggiatura… Il migliore viene questa volta premiato con la realizzazione di un cortometraggio prodotto da Alberto in persona. Incuriosito dalla cosa partecipo con il testo seguente, scritto pigramente sul divano il giorno prima di un esame, senza troppo pensarci su. Succede che non si vince, ma il sottoscritto porta a casa l'”ambitissimo” premio: Miglior soggetto “impossibile da realizzare”, poichè in effetti il testo non è di facile trasporto in immagini. Che dire…grazie grazie, non me lo aspettavo, troppo buoni, non vi dovevate disturbare, ecc… Vabbè, ecco il mio stupidissimo e sconclusionato racconto. Dimenticavo: il tema era “BENVENUTI NELLA MACCHINA”.

– Benvenuti nella macchina.
– Cosa?
– Benvenuti nella macchina – ripetè – è il tema da sviluppare per compito questa settimana.
Chiara chiuse il quaderno sorridente, si alzò dalla sedia e corse verso il fratello maggiore, steso sul letto.
– Ma che razza di tema sarebbe? Non vuol dire niente! – si lamentò il fratello.
– Beh non è vero, potresti dar spazio alla fantasia e interpretarlo in mille modi possibili, no? – lo interrogò Chiara con fare speranzoso.
– Si, si…un’altra volta magari ok?
– Dai fratellone lo so benissimo che non hai voglia ma per favore fatti venire qualche idea…tra pochi giorni dovrò consegnare il tema e qualcosa dovrò pur aver scritto… Lo sai che non sono una cima in queste cose. – disse Chiara facendo irresistibili occhidolci.
– Fammi pensare: benvenuti nella macchina… cosa potrebbe voler dire? Che so, un uomo entra in una macchina dove ad aspettarlo c’è un equipe di ingegneri che l’hanno progettata e gliela vogliono far provare. Così lui entra e loro soddisfatti in coro: “Benvenuto nella macchina!”…
Chiara sorrise. Amava sentire le cazzate che suo fratello si inventava ma sapeva che le sarebbe stato di grande aiuto se solo gli fosse venuta un’idea originale.
– Dai smettila! Ti pare abbia senso? – obiettò allora.
– Si, un pochino si. Altrimenti aspetta… C’è un computer che all’accensione ti dice: Benvenuto nella macchina! Come frase di apertura…uhm…no no troppo stupido. Senti non mi viene in mente niente, facciamo che ci penso, ci dormo su e poi ti so dire qualcosa, va bene? Benvenuti nella macchina…che razza di tema assurdo.
– Va bene va bene – si arrese Chiara.
Prese il quaderno dal tavolo dove l’aveva lasciato e andò di sopra nella sua cameretta. Chiara viveva in quella casa da ormai 12 anni con il padre e il fratello e conosceva ogni angolo della sua stanza. Riordinava spesso ogni cosa con maniacale precisione. Le magliette nel primo cassetto, il diario segreto nella seconda mensola, la chiave per aprirlo nel salvadanaio, i libri di scuola in libreria, le foto strappate del suo primo amore alle medie sul fondo del cestino, sempre pieno. Soltanto quel cestino si concedeva come unico posto “disordinato”. Entrando allegra e canticchiante quel pomeriggio le saltò quindi subito agli occhi un foglietto giallo fatto a pezzettini minuscoli e gettato nel cestino in cima al mucchio di altre scartoffie. Incuriosita dal foglio che sembrava non appartenerle, recuperò i pezzettini uno ad uno. C’era la finestra aperta così la porta sbattè per il vento e Chiara sobbalzò trafelata come se l’avessero colta con le mani nel sacco. Ricompose i pezzi per formare il testo così com’era e con orrore lesse la frase sul bigliettino giallo: “b e n v e n u t a  n e l l a  m a c c h i n a”. Un gridolino stridulo le uscì dalla bocca ma la mano che isitintivamente portò alla bocca tentò di soffocarlo sul nascere.
– Che bastardo! Ma che scherzi fa? – penso tra sè e sè Chiara, poi si accorse che il fratello non si era mosso da camera sua ed inorridì.
Girandosi per andar verso la porta scoprì il computer acceso. C’era una pagina tutta blu a tutto schermo e non era il solito errore di Windows. C’era scritto solo un breve testo in alto a sinistra: benvenuti nella macchina. Chiara non capì più nulla. Corse giù per le scale gridando aiuto e chiamando a gran voce il fratello ma non lo trovò nella sua stanza. C’era odore di marcio sulle scale e scesa al piano terra trovò la tv accesa su una televendita di pentole. Non c’era nessuno nella stanza ma la porta di casa era aperta.
Chiara uscì in giardino e non potè non accorgersi della bellissima macchina che era parcheggiata proprio sul vialetto di ingresso. Non era la macchina che aveva sempre conosciuto. Era un modello bellissimo, rosso, luccicante e sportivo. A bordo c’erano 4 persone, vestite di bianco. Chiara non distinse quasi chi fossero, nè se li aveva mai visti prima. Si avvicinò trafelata e chiese:
– Avete visto mio fratello? Chi siete voi? Di chi è quest’auto?
Non fece in tempo a terminare la domanda che in coro le 4 algide figure dissero in perfetto unisono:
– BENVENUTA NELLA MACCHINA!
Chiara corse via, impaurita. Vide persone per strada e tutte la salutavano con quella frase, i giornali nelle edicole aprivano con la stessa notizia senza senso: benvenuti nella macchina! C’erano manifesti con quella frase attaccati ovunque manco fosse periodo di elezioni, c’erano negozi con grandi cartelli attaccati alle vetrine, radio accese con canzoni dal contenuto insensato, perfino gente che indossava magliette dal messaggio alquanto criptico… ovunque si girasse vedeva quella scritta. Un uomo la afferrò per la camicetta appena svoltato l’angolo e Chiara non fece in tempo a dire niente.
– Ragazzina…benvenuta nella macchina! Benvenuta nella macchina! Benvenuta nella…m a c c h i n a !…

Chiara si svegliò. Non era più lungo le strade del suo quartiere, non c’erano pazzi che urlavano quella frase, non c’era più niente. Aveva sognato. La mente di una ragazzina di 12 anni l’aveva portata ad un volo pindarico assurdo. Si trovava su un divano, in una stanza semibuia. C’era lo stesso odore di marcio delle scale di casa sua. Abbastanza rincuorata si alzò, avvicinandosi all’unica flebile luce bianca che vedeva. Illuminava uno specchio malandato in un angolo. C’era una scritta strana fatta con il rossetto sulla superficie. Chiara preferì non leggere neppure. E scoppiò a piangere.

Lo scultore di lecca-lecca

L’uomo che inventerà un libro da mangiare sarà il più grande scrittore di tutti i tempi.
Un libro che si consuma nella lettura, che non sopravvive al suo lettore ma ne diviene parte integrante, un libro da digerire, masticare, da leccare e vomitare, un libro da annusare, da inghiottire.

Ma forse gli uomini non sono ancora pronti per rimangiarsi le parole che sputano in continuazione.
E allora cominciamo con qualcosa di vagamente ancestrale, cannibalesco.

Mettiamo su bottega.
Una cosa dolciastra e morbosa, un laboratorio di leccalecca su misura.
o di chupa chupa, in spagnolo.
che poi sarebbe succhia succhia, letteralmente.
(forse questa differenza quò dir qualcosa sulla distanza che corre tra l’italia e la spagna, tra la pubblica esibizione che lentamente consuma, e l’aspro ardore che asciuga e fagocita)

Mettiamo su questa bottega.
Sculture su misura. Dolci.
Il cliente ci presenta un soggetto, e noi ne facciamo un plastico, una scultura di zucchero e sapori fruttati,
corpi di panna e ciliegie e fragole e meringhe sapientemente accostate,
corpi che si sciolgono nell’estasi dell’amore.
Ritratti in tre dimensioni e quattro sensi, ritratti che soddisfano vista, olfatto, gusto e tatto.

Regalati in formato caramelloso,
colpisci allo stomaco chi ti sta a cuore,
lasciati sbranare, consumare dall’amore.
sarà l’estremo, vanitoso sacrificio di chi sceglie d’essere agnello al suo lupo.
sarà, la tua, una morte sublimata, appiccicosa, dolciastra.
E soprattutto finta. Che è meglio.

Room4

Due birre, stanza quattro. Due di due. Due giorni, duemila battiti. Dieci minuti di brivido senza freni. Due caffè. Duecento minuti di sogni. Gìrati dall’altra parte. Metatarsio, femorale, vercingetorige, ancasbilenca. 30elode vada. A settembre? Tempi composti? Boh. Posso dividere per due? Due contro due. La canapa e le rose indù. Montenegro. Bancomat. Doppiaggi. Vento e motori. Donne al volante. Driin? Si? Accendi la tv, c’è un pazzo sullo skate. Bello! Un sorriso nel buio. Già le sette? Bancomat reloaded. Ceccarini chi? No, i gamberi con la Coca no! Kid A. Casco dal sonno. Piacere, piacere. Gli occhiali? Si di rappresentanza. La maglietta di Superman? Non fateci caso, sono un idiota. La fascetta? Si è vero, anch’io studio ad ingegneria. Birretta. Ma quale terzo grado? Si figuri. Ma certo. Hammond, emersonlake&palmer. Guidoni dorme in piedi, non c’è gravità. Ah. Vento. Coda. Guida tu, dice Compay Segundo. Da che parte per Migliarino? Nessuna. Cos’è il Rodeo? Ma quanti secoli fa siamo partiti? Ore, giorni, minutisecondi. Ciao. Bacio. Canzone preferita dei Beatles? 1…2…3…4…5…(ehm)…
(sipario)

10 e lode

Che parta in pole position oppure quarto, non fa differenza. Vince. Alla fine, vince sempre lui. Tranne una volta solo, quest’anno ha vinto sempre lui. E nonostante questo, non riesco a odiarlo, non riesco a sperare in una vittoria di qualcun altro. Certo, sarebbe meno noioso, ma andrebbe a scalfire una stagione unica. C’è chi, ormai annoiato, si augura che gli scoppi una gomma, che venga battuto da quel concentrato di mediocrità che è Barrichello, che accada qualsiasi cataclisma a impedire la certa vittoria. “Non c’è gusto così, ormai vince sempre lui”, obiettano gli smaniosi di spettacolo sportivo, di bagarre e di gare interessanti che evitino la placida pennichella domenicale. E invece mi va di andare contro corrente, di stare, per una volta (rammento la mia fede nerazzurra) dalla parte del Vincente, dell’antipatico Dominatore, della glaciale Perfezione, dell’impeccabile, regolare Cannibale. Ci sono i vincenti antipatici, e ci sono i Vincenti talmente Vincenti, che superano l’umano e invidioso concetto di antipatia per il Vincente, lo scardinano con la loro incredibile capacità di vittoria: con i loro risultati (le ha vinte praticamente tutte quest’anno, cacchio, e in che modo) macinano record e sgretolano gli sbuffi annoiati. Vanno oltre: scrivono la storia di uno sport, e tu hai la fortuna (?) di vederli all’opera. La Vittoria che fagocita se stessa, si gonfia all’inverosimile, perde i crismi di una sterile supremazia costante, diventa Perfezione, e nello sport la Perfezione va ammirata, va osservata e contemplata. A questo punto, che Schumacher le vinca tutte, le gare, fino alla fine del Mondiale.

Sciopero dei telefonini…

Scoperto per caso curiosando fra le pagine di Repubblica.
Che poi uno si chiede: “servirà a qualcosa?”
Dubito.
Che le compagnie telefoniche marciassero un po’ su determinati costi credo fosse già abbastanza palese, in fondo una volta installati gli impianti il costo a loro carico rimane quello del personale e della manutenzione. Il resto sono tutte entrate, praticamente nette. Anche le varie promozioni del tipo “chiama gratis per un mese” alla fine sono risparmi relativi per l’utente che investe i suoi soldi per vedersi restituire soldi virtuali in traffico telefonico (risparmio discutibile secondo me perchè mi capita spesso di sentire gente che dice “sì, mi faccio un’altra ricarica, tanto poi mi ridanno i soldi…). E nessuno mi toglierà mai la convinzione che le varie sms card siano state inventate solo per abituare i poveri utenti a mandare un numero di messaggi sproporzionato, visto che “conviene”…facendo un paio di calcoli l’invio di un messaggio è praticamente a costo zero per la compagnia, che incassa l’equivalente in denaro di un migliaio di carte servizi…
Senza contare tutti i vari centesimi che spariscono miracolosamente dal tuo traffico residuo anche quando il tuo telefonino se n’è stato allegramente su un tavolo a poltrire tutto il santo giorno…
Ma perchè invece di stare a scrivere su un blog non sono che studio ingegneria delle telecomunicazioni per aprirmi una compagnia telefonica?

Un furto assurdo /3

(segue da seconda parte)
Lei giovanotto dovrebbe fare più sport invece che passare le ore in biblioteca – berciò la vecchia
– Lei signora poterbbe pure farsi una padellina di cazzi suoi ogni tanto neh? – sparò l’obiettore senza pensarci troppo su.
– Il mio libro! – gemette l’uomo ancora in terra guardando verso il tombino.
– Veramente quel libro appartiene alla biblioteca – disse il giovane ancora ansimante per la corsa sfrenata
– Ma che importanza ha? Faccia finta che l’abbia preso a prestito. – disse stizzito l’uomo
– Già, ma lei non l’ha fatto. Ora dovrà ripagarlo lo sa? Si alzi e venga con me in biblioteca.
– Spero voglia scherzare. Ho tante cose da fare. Arrivederla. – e nel dire ciò l’uomo si alzò con inaspettata rapidità e corse via.
Il ragazzo rimase spiazzato per la seconda volta e non ebbe nemmeno la voglia di inseguirlo. La vecchia ridacchiando riprese il suo cammino. Il sole era ormai alto nel cielo e l’arcobaleno indicava che era da poco piovuto. La chiazza sui pantaloni dell’uomo che era da poco corso via era inequivocabile: o era caduto in terra in una pozzanghera o si era pisciato sotto. Chissà forse la vecchietta rise anche per questo.

Epilogo. Il ragazzo ripensò alla frase della vecchia e si decise a fare un pò di sport. Ogni sera iniziò ad andare a correre anche se non ottenne mai risultati brillanti. L’anziana massaia comprò le uova, fece una buonissima torta per la sua nipotina di 9 anni, e ne fù soddisfatta. Dell’uomo in incognito non si seppe più niente, ma venne ritrovato pochi giorni dopo un volumetto in biblioteca, nei pressi della lettera B anche se non esattamente al suo posto. Si trattava di una copia del medesimo libro rubato e poi perso in maniera tragibuffa dal losco figuro. Aprendolo, la direttrice si fece cadere un foglietto, inserito tra la pagina 45 e la 46 del libro. C’era scritto: “Vi lascio una copia nuova di questo libro, ho preso la vostra perchè mi piaceva la copertina e non si trova più in commercio. Inoltre nella nuova edizione la carta è troppo sottile, il carattere usato è piccolo e l’inchiostro tende a sporcare, insomma: un disastro. Scusatemi ma il libro per me è una cosa preziosa! P.S. Non raccontate balle, è impossibile inserire un foglietto tra la pagina 45 e 46 di qualunque libro!”. Touchè.

(fine)

GMail vendonsi

Ormai il giocattolino è nelle mani di tutti…sono passati almeno 60 giorni da quando qui è piovuto dal cielo un account per provare la prodigiosa (?) casella di posta di Google. Qui avanzano 2 inviti…se a qualcuno può far comodo si faccia vivo nei commenti: cedesi al migliore offerente. Se entro 48 ore nessuno recriminasse queste caselle verranno gettate in un cassetto a prendere polvere un po’ come i campioncini di Iri, come ogni cianfrusaglia che si rispetti. Salvatele!

Un furto assurdo /2

(segue da prima parte)
L‘uomo non disse nulla, riprese da terra il libro, lo infilò nuovamente sotto il giaccone e iniziò a correre. Corse velocemente, cogliendo di sorpresa il ragazzo che sul momento non capì cosa intendesse fare. Corse, corse, corse sempre più in fretta, la biblioteca era grande ma non un anello olimpico così arrivò dopo circa 15 secondi davanti all’ingresso. Aprì il portone e fuggì. L’allarme scattò e l’insopportabile cicalino risuonò nell’aria nel panico generale e tra la gente vagamente stupita ed assopita dei corridoi e delle sale studio. Fù il principio del caos. I primi a scappare, allarmati per un possibile incendio furono i bambini della sezione ragazzi, seguiti da alcune mamme e un paio di ragazzi più grandi. La direttrice era scesa dagli uffici del piano di sopra e urlava come impazzita cos’è successo cos’è successo? fate tacere quell’allarme! L’obiettore era intanto arrivato nell’atrio dove gridava a gran voce presto! fermate quell’uomo! ha appena rubato un libro! Tra le risatine generali e un vociare indistinto di qualche simpaticone che fece notare che i libri da che mondo e mondo sono gratis in biblioteca e rubare non serviva poi a molto…
Ne nacque una discussione stupida che non riportiamo per sintesi e per buoncostume, e durante la quale lo strano signore guadagnò parecchi metri di vantaggio sui suoi inseguitori fuori in strada. L’obiettore lo rincorse ma non sembrava stargli dietro, l’uomo con libro e cappotto era maledettamente veloce. Nel mentre nell’ingresso della biblioteca, Gianni, conosciuto dai più come un povero matto che amava passeggiare da quelle parti cercando il profumo della vita, ritrovò berretto ed ombrello dell’uomo ed ebbe l’ottima pensata di portarseli via. Questo particolare non serve a niente, è una cosiddetta frase di contorno per allungare la storia ed arricchirla per renderla più realistica.
Il destino stava per compiersi ma non sempre ci si immagina quello che potrebbe accadere da un momento all’altro. Anzi mai, a dire il vero. Altrimenti l’uomo che scappava dal ragazzo avrebbe imboccato un’altra strada e non la stessa che percorreva in senso inverso la signora Gina, anni settantatre, massaia, diretta dal bottegaio perchè aveva finito le uova. BAM! Fù il suono della vecchia che si scontrò contro l’uomo facendo rintuzzare entrambi in terra. Il volumetto sotto il braccio dell’uomo cadde in terra rovinosamente e rintuzzando sul marciapiede si infilò bel bello nel tombino che stava alla sua base. L’uomo si voltò con sguardo terrorizzato malcelato dalle lenti scure degli occhiali, la donna bestemmiò in un dialetto a lei noto rialzandosi malandata. Giunse il ragazzo, col fiatone, e si fermò davanti a loro.
(segue)

Fenomenologia dell’Ultimo Esame

Quando non conti più il numero di volte che hai provato a darlo, quando maledici il giorno in cui hai scelto un complementare che nulla aveva a che vedere con le tue già scarse capacità mentali, quando fa sempre più caldo, hai passato la notte in bianco e il prof arriva con due ore e dieci di ritardo e cambia aula tre volte. Quando ti guardi intorno e vedi gente molto più giovane di te, tra cui un tipo intortato in discoteca a novembre 2003 e mai più rivisto, che ti fissa ammirando il tuo sfacelo di vetustà. Allora e solo allora, un attimo prima di alzare bandiera bianca, l’assistente bionda ti consegnerà il CompitoDeiTuoiSogni, capolavoro di chiarezza e semplicità, come se ti avessero letto nel pensiero quali domande preferivi, in che ordine, con quale carattere grafico. Lo svolgi in sei minuti ed esci a godere il sole come per la prima volta.

Buffet

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Si comincia!

Spot

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Cocapera: e sei protagonista

Dicono di noi

Più simpatico di uno scivolone della Regina Madre, più divertente di una rissa al pub. Thank you, Ciccsoft!
(The Times)

Una lieta sorpresa dal paese delle zanzare e della nebbia fitta. Con Ciccsoft L'Italia riacquista un posto di primo piano nell'Europa dei Grandi.
(Frankfurter Zeitung)

Il nuovo che avanza nel mondo dei blog, nonostante noi non ci abbiamo mai capito nulla.
(La Repubblica)

Quando li abbiamo visti davanti al nostro portone in Via Solferino, capimmo subito che sarebbero andati lontano. Poi infatti sono entrati.
(Il Corriere della Sera)

L'abbiam capito subito che di sport non capiscono una borsa, anzi un borsone. Meno male che non gli abbiamo aperto la porta!
(La Gazzetta dello Sport)

Vogliono fare giornalismo ma non sono minimamente all'altezza. Piuttosto che vadano a lavorare, ragazzetti pidocchiosi!
(Il Giornale)

Ci hanno riempito di tagliandi per vincere il concorso come Gruppo dell'anno. Ma chi si credono di essere?
(La Nuova Ferrara)

Giovani, belli e poveri. Cosa volere di più? Nell'Italia di Berlusconi un sito dinamico e irriverente si fa strada come può.
(Il Resto del Carlino)

Cagnazz è il Mickey Mouse dell'era moderna e le tavole dei Neuroni, arte pura.
Topolino)

Un sito dai mille risvolti, una miniera di informazioni, talvolta false, ma sicuramente ben raccontate.
(PC professionale)

Un altro blog è possibile.
(Diario)

Lunghissimo e talvolta confuso nella trama, offre numerosi spunti di interpretazione. Ottime scenografie grazie anche ai quadri del Dovigo.
(Ciak)

Scandalo! Nemmeno Selvaggia Lucarelli ha osato tanto!
(Novella duemila)

Indovinello
Sarebbe pur'esso un bel sito
da tanti ragazzi scavato
parecchio ci avevan trovato
dei resti di un tempo passato.
(La Settimana Enigmistica)

Troppo lento all'accensione. Però poi merita. Maial se merita!
(Elaborare)

I fighetti del pc della nostra generazione. Ma si bruceranno presto come tutti gli altri. Oh yes!
(Rolling Stone)