La legge 194 sull’aborto

Parliamoci chiaramente, la qui presente ritiene che in alcuni casi l’aborto non sia altro che un omicidio legalizzato a mano armata, atto di egoismo estremo e segno di menefreghismo alllarmante che fa si che nel giro di due o tre settimane ci si possa liberare di un bambino come se fosse un’auto che non va, la porti dallo sfasciacarrozze, rottamazione garantita.
Ma questa mia opinione riguarda soltanto alcuni casi specifici, presumibilmente la minoranza.
Ed invece mi ritrovo il ministro Sirchia che mi dichiara tranquillamente : “La 194 non è una legge nata per autorizzare l’aborto (No, serve per insegnare ai bambini a giocare a briscola…effettivamente è così anche se non me ne ero mai accorta…). Nel pensare comune invece la 194 è diventata sinonimo dell’interruzione di gravidanza. Ma non è solo quello, perché invece detta le linee per evitare l’intervento”.
Ma quello che mi fa più accapponare la pelle è il sentir dichiarare che “le donne immigrate usano l’aborto come metodo anticoncezionale quando ci sono ben altri metodi per programmare lo sviluppo familiare.”, oppure “Nel 1981 ho votato a favore del referendum che chiedeva l’abrogazione della legge sull’interruzione volontaria della gravidanza. Perché ritengo che l’aborto sia un atto grave, lesivo dei diritti del concepito e della società. Prima di ricorrere ad un atto violento e cruento, che sopprime una vita, in sostanza un omicidio, contrario alla mia morale, si può intervenire con altri sistemi. Lo accetto solo se è in grave pericolo la salute della donna”.
Tutte queste dichiarazioni sono estremamente pericolose e fuorvianti, e per alcuni versi mostrano la vicenda come se per una donna andare ad abortire fosse come andare a farsi la doccia, anzi, in realtà secondo il ministro per una donna immigrata è come prendersi un caffè.
Mi piacerebbe tanto sapere quali sono gli “altri sistemi” di cui parla il ministro (cicuta?, spinte giù dalle scale? pugni sulla pancia? strani infusi con foglie da thè?…).
Mi piacerebbe tanto sapere che tipo d’aiuto da lo Stato ad una ragazza madre quattordicenne, con un bambino sano sulle spalle ed una famiglia non proprio benestante al suo fianco. Probabilmente gli verrebbe fatto notare che per lo Stato il miglior metodo anticoncezionale è l’astinenza quindi siccome lei ha molto peccato adesso è anche ora che si arrangi.
Mi piacerebbe sapere che supporto da lo Stato alle famiglie con bambini affetti da gravi malformazioni, quando non esistono scuole specializzate, quando molto spesso l’insegnante di sostegno poveretta non fa altro che passare le ore coi bambini in corridoio, quando viene, come troppo spesso in Italia, detto molto e fatto molto poco.
Mi piacerebbe sapere se il ministro farebbe nascere un bambino destinato a morire non appena messo al mondo, la cui gravidanza non metta a rischio la salute della madre.
Mi piacerebbe sapere cosa diavolo ne sa lo Stato dei danni psicologici che subiscono la madre ed un padre di un bambino che non può nascere.
Mi piacerebbe anche che per una volta la si piantasse di tentare di tornare indietro al Medioevo, che la si lasciasse stare questa legge sacrosanta, che come tutte le leggi a volte viene applicata male, ma nella maggior parte dei casi vuol dire dare un aiuto effettivo a chi se ne va ed a chi resta. Fosse per me la amplierei maggiormente sul lato del sostegno psicologico, ma a conti fatti non credo sia poi così male…
Io ho paura quando sento dire queste cose, ho paura del loro effetto su chi si forma l’opinione ascoltando questa o quella dichiarazione, su chi non spreca quei dieci minuti in più al giorno per pensare.
Tutti parlano tanto della tutela delle donne.
E poi vanno a toccare proprio una delle poche leggi che le garantisce un minimo
(anche se è un po’ carente nei confronti dei dirittti dei padri).

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