La vera storia di Ciccsoft

Finalmente sono riuscito a sgattaloiare via dalla festa. Di là stiamo festeggiando tutti questi compleanni, TheEgo sta nuotando nel sangria mentre un paio di goliardi compagnoni ha portato un’enorme torta a forma di TagBoard, per ricompensarmi dell’omicidio avvenuto con la nuova veste grafica. Ma per un attimo, basta scherzare, prima o poi si accorgerranno che mi sono nascosto in bagno col portatile del socio, e inizieranno a bussare alla porta. E’ che proprio non ce la faccio a sopportare in silenzio tutti questi festeggiamenti: è giunta l’ora di raccontarvi la vera storia di Ciccsoft, noto (?) e sfavillante multiblog multicialtrone. Tutto ebbe inizio nel lontano 1989, seconda elementare. Io all’epoca mi cibavo di Topolino e pasta al burro, ero ingenuo e felice. All’inizio dell’anno scolastico arrivarono due nuovi studenti, uno grande e grosso, l’altro ossuto e mingherlino. Quest’ultimo aveva sottobraccio una ventiquattrore con dentro il Clementoni. Subito storsi il naso, quando mi accorsi che negli intervalli non usciva a giocare a pallone come i comuni infanti, ma improvvisava finte edizioni di un fittizio telegiornale, insieme al Grande e Grosso e a un terzo elemento, il Figo, elemento trascurabile di questa storia su cui non accennerò alcun aneddoto, tranne quando il Grande e Grosso piantò una matita nella coscia del Figo (questa dovevo raccontervala!). Il cabaret in aula di seconda elementare: fu il successo, inaspettato e travolgente, che mi trascinò dentro la banda Ciccsoft. Allora non capivo l’estrema natura sovversiva: veramente rivoluzionaria, fare satira macellando il cervello di quelli che sarebbero stati elettori del 2001. A ripensarci, dobbiamo aver sbagliato qualcosa. Forse quel petofono rosso, che io insistevo a usare come mia gag preferita durante i comizi del buon TheEgo (allora tra gli amici si faceva chiamare GEGE’), ha instillato nella mente di quella classe forzaitaliota l’idea che il rosso porti solo cagate, e scompiglio. Ma ridevano come matti, ed io ero felice nel farli ridere con il mio petofono che risuonava all’improvviso… Ego capii che potevamo fare i soldi. Mise in piedi una compagnia di avanspettacolo radunando altri adepti al baby-cabaret e la chiamò Ciccsoft. Tutti la storpiavano in Cicciosoft, come ancora oggi in effetti accade, e ridevano, ed io pensavo che questo Ego era un genio: fin dal nome facevamo ridere! Compravamo Kinder Delice tutti i giorni, con i proventi del teatrino, e iniziammo a ingrassare. Capii che dovevamo smettere quando, dopo una sbronza di succo all’albicocca Yoga (attenzione mamme, i fruttini fanno gonfiare la pancia, è droga sintetica, evitateli come la peste) inciampai sul pallone durante una partita nell’intervallo. Franai a terra calpestato dall’odiosa squadra avversaria. Eug, punto fermo della difesa, mi guardò e annuiì alla mia smorfia di dolore. Col baby-cabaret avevamo chiuso. E venne il tempo delle medie. Dopo i fasti elementari avevo acquistato più boria ed ero più sicuro di me, ed Ego aveva un nuovo piano per rifondare la Ciccsoft. Dapprima si buttò in politica, facendosi eleggere a capoclasse, per acquistare potere. Orientò gli acquisti della scuola, che si dotò finalmente di un aula computer moderna per gli anni Novanta: fantastici Apple del 1984, con i dischetti da 5 pollici e il tasto MELA. Mentre faticosamente chiudevo un quadrato sullo schermo verdognolo, capii dove voleva andare a parare: l’Informatica. Iniziò ad accumulare quell’esperienza che sarebbe poi risultata utile con l’esordio al Liceo. Dopo una breve parentesi di Circolo Tennistico Ciccsoft, che organizzava tornei estivi di tennis al quale pure io partecipai qualche volta, riuscendo nell’impresa di vincere almeno un set su 47 partite contro un tale Eugy (memorabile), di fronte a un tè doppio on the rocks, mi invitò a casa sua: “vieni , devo farti vedere una cosa”. Mi trovai di fronte a un Olivetti 286, pc dell’ultima generazione, andava a gasolio e sputava pezzi di ram dalla marmitta. Un gioiello tecnologico, col quale il Nostro Demiurgo aveva implementato una rete col vecchio Clementoni. In quegli anni iniziavano a circolare strani affari chiamati “ipertesti”, che non ho mai capito cosa fossero, e infatti persi il momento della fondazione della Ciccsoft, azienda impegnata nel campo della produzione di ipertesti, per l’appunto. Pagai l’iniziale disorientamento, forse dovuto a una tempesta ormonale tipica di quell’età, non ricordo, entrando come misero operaio sotto pagato. Mi obbligava a colorare bottoncini o riempire pagine vuote scrivendo in loop “il mattino ha l’oro in bocca”. Frustrante, pure per il Grande e Grosso che sbottò dicendo che ne aveva abbastanza, e si diede allo smercio di cd contraffatti, allacciando rapporti con la Mafia e la Camorra locali. Anticipammo la new economy, ma l’arrivo del WWW ci colse di sorpresa. Una famiglia ci chiese per la loro figliola un ipertesto dedicato a Winnie Pooh, purtroppo per errore il collegamento ipertestuale Immagini rimandava a un sito con le foto della scabrosa relazione tra il Pooh e Tigro. Lo scandalo venne insabbiato, ma l’azienda era di nuovo distrutta. Tuttavia era necessario trovare subito un modo per sperperare il nostro tempo libero. Le lezioni di filosofia e le cotte adolescienziali svegliarono in torpori verso il mondo che ci circondava. Eravamo ancora convinti di fare i giornalisti, da grandi, e non di aprire un’edicola o di gestire un negozio di vinili, nostri attuali sogni sul comodino. Era giunto il momento di approdare nella Rete. Grazie a fornitori di fiducia, aprimmo un portale dai forti contenuti (porno, insomma) con immagini scannerizzate dalle peggiori rivistucole che uno dei nostri collaboratori (non vi dico chi) portava abitualmente in classe all’intervallo. Pessima qualità ma un discreto numero di fans. Come dite? Non ne sapevate nulla? Certo, ci inventammo una copertura, un portale alternativo che coprisse la vera homepage. O credete che interessassero a qualcuno le rubriche di sport di Fabio e le inchieste al peperoncino di Eugenio? Ci inventammo un mare di rubriche, redatte sempre da noi stessi sotto falsi pseudonimi, tipo le ricette di Nonna Amelia. Era nato Ciccsoft, il portale della porta accanto, che si opponeva ai classici portaloni zeppi di niente e di tutto che andavano per la maggiore verso la fine dei Nineties. Purtroppo le tempeste ormonali vennero sopraffatte dallo spirito rivoluzionario che albeggiava in noi. Con un altro clamoroso ribaltone (tipico da queste parti, ormai ve ne sarete resi conto) dipingemmo di nero le pareti del sito, lanciato a razzo contro lo schifo di questo paese. La chiamavamo Controinformazione, e di teste incazzate in giro ce ne dovevano essere, perchè dopo anni e anni di autarchia, aprimmo le porte di Casa Ciccsoft prima ad amici intellettuali e poi a gente da tutta Italia, a cui certe cose non andavano a genio. Il tutto condito con alcuni trip mentali creati sotto l’effetto della colla Vinavil. Bei momenti significativi, il cazzeggio era ridotto al minimo e c’era un minimo di impegno civile. Eravamo sfacciatamente sovversivi (penso che siamo tuttora schedati lassù, nelle stanze segrete di quelli che contano), erano momenti bui e cercavamo di accendere una lanterna. Vedete, sto diventando epico persino ora, mentre scrivo. Però siamo fatti di carne, carne giovane fra l’altro, e piano piano, quatto quatto, Ciccsoft scivolò nel dimenticatoio. Scadenze delle consegne dei pezzi non rispettate, anarchia nella redazione (virtuale)… il sito andò scemando. L’insegna dopo pochi mesi era già ricoperta da strati di polvere. Ci fu un ritorno di fiamma con LiberaUscita, altro ennesimo ribaltone grafico, ci spacciammo per una specie di webzine-laboratorio per aspiranti. Fu breve e intenso, una meteora. Poi, l’università. Poi, il silenzio. Ego tradì la sua stessa creatura organizzando patetici tornei a scopone scientifico tra i fuori corso a ingegneria, tanto per mantenere in allenamento la sua capacità di organizzazione. Ma eravamo immersi nel pantano creativo, Ciccsoft ormai era conosciuto solo per essere una marca di sapone di Marsiglia venduta a Taipei. Solo silenzio. Io, scribacchino senza più calamaio, mi riciclai come pulitore delle palline dei mouse, lavoro part-time pagato in nero. Ogni tanto partecipavo anchio ai tornei di scopone, ma pur conoscendo l’organizzatore, riuscevo lo stesso a perdere. Era troppo frustrante, mi stavo riducendo a studiare, e così mi rifiutai di perdere il mio tempo dietro ai libri. Volevo cazzeggiare, cribbio! Quando feci notare cotanto al Demiurgo, già gli brillavano gli occhi. Fu così che l’araba fenice rinacque, sotto forma di blog, un anno esatto fa. Ecco, stanno per sfondare la porta del bagno, e la batteria di questo stupido portatile ormai è scarica, ma era necessario che voi ignari lettori sapeste. Quando un giorno vedrete una pagina vuota dopo aver digitato su GoogleBrowser www.ciccsoft.com, non disperate, avremo di nuovo mutato pelle: un salumiere Ciccsoft, una agenzia matrimoniale Ciccsoft, una bisca clandestina Ciccsoft, un partito politico Ciccsoft. Perchè qui, conosciamo l’antica arte del cazzeggiare.

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(The Times)

Una lieta sorpresa dal paese delle zanzare e della nebbia fitta. Con Ciccsoft L'Italia riacquista un posto di primo piano nell'Europa dei Grandi.
(Frankfurter Zeitung)

Il nuovo che avanza nel mondo dei blog, nonostante noi non ci abbiamo mai capito nulla.
(La Repubblica)

Quando li abbiamo visti davanti al nostro portone in Via Solferino, capimmo subito che sarebbero andati lontano. Poi infatti sono entrati.
(Il Corriere della Sera)

L'abbiam capito subito che di sport non capiscono una borsa, anzi un borsone. Meno male che non gli abbiamo aperto la porta!
(La Gazzetta dello Sport)

Vogliono fare giornalismo ma non sono minimamente all'altezza. Piuttosto che vadano a lavorare, ragazzetti pidocchiosi!
(Il Giornale)

Ci hanno riempito di tagliandi per vincere il concorso come Gruppo dell'anno. Ma chi si credono di essere?
(La Nuova Ferrara)

Giovani, belli e poveri. Cosa volere di più? Nell'Italia di Berlusconi un sito dinamico e irriverente si fa strada come può.
(Il Resto del Carlino)

Cagnazz è il Mickey Mouse dell'era moderna e le tavole dei Neuroni, arte pura.
Topolino)

Un sito dai mille risvolti, una miniera di informazioni, talvolta false, ma sicuramente ben raccontate.
(PC professionale)

Un altro blog è possibile.
(Diario)

Lunghissimo e talvolta confuso nella trama, offre numerosi spunti di interpretazione. Ottime scenografie grazie anche ai quadri del Dovigo.
(Ciak)

Scandalo! Nemmeno Selvaggia Lucarelli ha osato tanto!
(Novella duemila)

Indovinello
Sarebbe pur'esso un bel sito
da tanti ragazzi scavato
parecchio ci avevan trovato
dei resti di un tempo passato.
(La Settimana Enigmistica)

Troppo lento all'accensione. Però poi merita. Maial se merita!
(Elaborare)

I fighetti del pc della nostra generazione. Ma si bruceranno presto come tutti gli altri. Oh yes!
(Rolling Stone)