Il declino dei reality show

Ormai l’Auditel non viene più considerato quale fonte attendibile per decretare il successo di una trasmissione televisiva, visto con quali modalità vengono rilevati i dati. Se tutto ciò non scalfisce i pubblicitari, il declino del didattore televisivo fa la gioia degli amanti della programmazione contro, di tutti i detrattori della tv, si spazzatura, ma anche dotata dei milioni di beoti che la guardano, appunto secondo l’odiato Auditel. Ora invece mi ritrovo quasi a sentire la mancanza dell’autorevolezza di quei dati, volendo suffragare una mia ipotesi: il declino dei reality-show. Giovedì scorso la puntata serale del GF5 è stata seguita da 6 milioni di telebeoti. La sera successiva, l’allegra brigata della Ventura, ha avuto un simile seguito. Non siamo ai livelli degli anni scorsi, se non ricordo male. Da quel poco che ne so, penso che anche le puntate quotidiane in fascia preserale, abbiano un andamento sui 2-3 milioni per entrambe le baracconate. Ok, siamo praticamente all’inizio dei due programmi, e due settimane sono poche per decretare un calo di ascolto. Certo di venire smentito e buggerato da trionfali ascolti per le puntatone finali, mi appiglio anche alla disfatta cui sta andando incontro il terzo realityshow attualmente in onda, Campioni, su cui c’è poco da dire: è penoso e non lo caga nessuno per più di 5 minuti di fila. Quindi mi chiedo: sta a vedere che questa paccottiglia di programmi si avvia sul viale del tramonto? Persino il buon Settore, noto esperto di GF, quest’anno dedica pochissimi post all’evento. In generale si sente nell’aria quasi un obbligo reverenziale, visto i successi passati, di parlarne sui siti e giornali, più che rispondere a un’effettiva richiesta da parte del pubblico. Forse è colpa di un’edizione del GF confezionata in fretta e priva di personaggi-macchiette come gli anni scorsi, o di un’idea malsana di seguire un gruppo di fighetti che piangono in tv e farli spacciare come il prototipo di una squadra di calcio (e invece sia chiaro: quello NON è calcio). Oppure, è il semplice logorio di una formula ormai abusata, a determinare i sintomi del crollo dell’impero. L’avvento dei reality show doveva essere una rivoluzione per la stantia televisione italiana, ed è indubbio che qualche sconvolgimento l’ha portato (in peggio), ma ormai questa rivoluzione sta iniziando ad essere assorbita. La novità è scemata ed ormai è diventata una produzione seriale, un genere canonico per l’appunto. I reality basati su personaggi sconosciuti non convincono più, essendo i concorrenti ormai scafati e ben consci di essere ripresi dalle telecamere. Viene meno la spontaneità, insomma, e allora che senso ha chiamarli “reality”? Si è tentato di modificare la formula facendo occupare i reality da personaggi già inseriti nello spettacolo (Fattoria, Talpa, Isola dei Famosi) e paradossalmente li ritengo quasi più credibili, o per meglio dire meno ipocriti, di grandifratelli vari, perchè la farsa è tutto sommato dichiarata: sono attori nati e stanno al gioco consapevoli. Ovviamente tutte queste mie farneticazioni verranno smentite nei prossimi mesi quando i vari baracconi saranno di nuovo sulla bocca e sullo schermo di tutti, ma mi soddisfa pensare che ci si stia iniziando a stancare. Un pò come per i giocatolli nuovi.

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