Viale del tramonto

Ha cinquant’anni.
Li dimostra tutti.
E’ stato molte cose, trasfigurato in mille riproduzioni, tributi, remake.
E’ stato il terrore di un conflitto nucleare, gli incubi di un soldato giapponese tornato vivo dal fronte.
E’ stato il progetto più ambizioso del cinema giapponese del suo tempo, qualcosa di mai nemmeno pensato.
E’ stato se stesso in molti seguiti. E’ morto, resuscitato, ha persino scodellato un bambino (ma non ha mai scopato).
Ha combattuto tra gli altri con una falena ridicola quanto pelosa, un mostro a tre teste, King Kong, una sua versione di latta.
E’ stato modello delle sue infinite repliche, plagi e imitazioni. E’ stato una tartaruga gigante, un mostro difensore del proletariato nordcoreano, perfino una roba strana che nulla aveva dell’originale nel remake americano.
Ha distrutto/difeso l’amata Tokyo infinite volte, mentre gli anni passavano e i mostroni di gomma sparivano uno dopo l’altro.
Oggi Godzilla vive in pensione, in una casa di accoglienza per mostri e oni, su un isola al largo della costa giapponese. Passa la maggiorparte del suo tempo a giocare a carte con Devilman, notoriamente una pippa.

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