The last good day of the year

Sipresentò di colpo davanti a lui, era vestito di velluto blu, con risvoltidorati, e indossava un paio di occhiali dalla montatura spessa. Lo scrutavadall’alto in basso con aria saccente ed emanava un puzzo niente male dallabocca, troppo spesso aperta per redarguirlo, nascosta nella folta barba bianca.
La devi smettere Eugenio! – lo ammonì –ogni anno la stessa storia. Arriva fine dicembre e perforza devi scrivere il tuo discorso pieno di bei propositi dove ricordi i fattiavvenuti in dodici mesi, tiri le somme e prendi un attimo le misure per l’annoche viene. Basta! Serve forse a qualcosa?
– No, a niente. Ogni anno poi fa di testa sua. – ammise Eugenio a capochino.
Lo sai come vanno le cose. Inutile fare bilanci eprevisioni, il gioco è bello perchè imprevedibile. E’ stato meglio l’anno scorsoche eri in montagna e non hai potuto farlo come tuo solito. Ci sono ancoralettori di Ciccsoft che mi ringraziano per averti fatto desistere dall’inviarlovia posta prioritaria a tua sorella a casa, affinché lo postasse. Ora dimmi,cialtrone che non sei altro: sei pronto per stasera?
– Per niente. Più passa il tempo e più il Natale è soltanto una ricorrenza”festosa” per scambiarsi gli auguri e niente di più. Il Capodanno invece unasera come un’altra dove ogni anno che nasce non è che un “continuum” con quelloprecedente. Festeggiamo pure, ma se anche non si fa niente ci resto male più perl’idea che per la sostanza.
Sei parecchio deprimente, sai? Sembri mia suocera.Certo, è stato un anno faticoso, è vero… Ne ho viste di tutti i colori io,come ogni anno, ma sono duramente provato nello spirito. Sai, questa guerraincessante, ogni giorno, ogni giorno… Che palle. Bombe, morti, sangue edolore. Un Papa moribondo che parla di pace e amore, ma dove cazzo li vede lo sasolo lui. Un presidente americano avido di potere, uno italiano troppo preso dalvoler fare bella figura. Cosa sono quei capelli che ricrescono ora? Santo cielo.E dall’altra parte cosa combinano? Non si mettono nemmeno d’accordo sull’abc. Machi dovrebbe votarli? E poi certe cose, nel segreto di quattro mura qua e là,che fanno accapponare la pelle. Fuori sono sorrisi e strette di mano, dentrovolano parole grosse e traffici che fanno schifo solo a pensarci. Lascia stare.Io da domani sono in pensione, mi spiace ma sono affari che non mi competono.Già so che oggi sentirò ancora i soliti discorsi “speriamo che l’annoprossimo…”, “auguriamoci che sia meglio…”. Ma cosa vuoi sperare? Eugenio,ascoltami, ti sembravo un anno malvagio quando ho cominciato a gennaio?
– Beh sai…anno bisesto, dicono… – rise il ragazzo. – Comunque no. Ogni annoè uguale all’altro quando inizia. Le pagine si riempiono man mano, nei mesi.
Appunto! E allora, perdiana, vuoi dirmi tu cosa tiaspetti che cambi il prossimo anno?
– Niente, difatti. A me basterebbe continuare così, in questo stato di apparentecatatonia mentre le cose lentamente scemano al peggio senza che ce ne rendiamoconto.
Il vecchio sorrise guardando il ragazzo, lisciandosi la barba da cima a fondo.Eugenio sorrise fissandolo a sua volta negli occhi, ripensando a PaiMei in KillBill volume 2. Era uno sguardo affettuoso quello dell’omone, come di un padreche stesse salutando l’ultima volta il figlio, da domani solo nel cammino dellavita. Il ragazzo si sedette, perfettamente a suo agio, su un morbidopouff color arancione. Prese una bottiglia di coca,una di bacardi, e si versò da bere. Il vecchio accese una sigaretta, come siconfà agli uomini illustri, che pensano, pensano, pensano. Poi d’improvviso,ruppe il silenzio.
Allora dimmi, giovane, cosa vuoi tirare fuori di tuttaquesta roba che ho qui dentro? Dimmelo ora che poi non torno indietro.
– Tante cose le ricordo bene, altre preferirei lasciarle dove sono. Mostrami diquella volta quando abbiamo suonato davanti ad una platea di centinaia diragazzi. Dev’essere in aprile, prova a cercare! – gli occhi del ragazzo siilluminarono.
Davanti a lui si formò una strana bolla e in pochi istanti comparve dentro diessa la scena richiesta. C’erano un sacco di persone ammassate, un concerto!,poi altre sul palco, le luci, i suoni, i colori. Che spettacolo… Eugenioriguardava attento e canticchiava un motivetto.
– Bello. E quella volta in una piazza, tanta gente, pioveva…lei mi lasciò dasolo con degli sconosciuti, poi tornò a prendermi, un panino e una chitarra,cantavamo e ballavamo…riesci a mostrarmelo? Io la guardavo negli occhi epensavo già che sarebbe stata mia. L’illusione, la magia, la passione, poil’autunno… – ricordava spensierato Eugenio.
Apparve la bolla e riuscì a rivedere la scena. Meraviglia.
E’ andata via così su due piedi…che stupidaggine.Riuscirai a perdonarla?
– No. Ma fa niente. – ammise il ragazzo scuotendo la testa e mordicchiandosiun’unghia.
– Ancora ancora! – gridava il giovane cercando di salvare le istantanee di unanno – la casa in campagna! Le feste, le cene, le jam session fino a tardopomeriggio e poi le partite a pallone!
-POUF-
– E le arrampicate su per i tornanti con le biciclette, poi giù indiscesa, che velocità!, chilometri e chilometri di Luna per vedere il cielodietro le montagne! Era agosto, vero?
-POUF-
– E tutti quei film, gli attori, i giri in barca dopo l’estate… Dueocchi bellissimi che mi guidavano in ogni dove e quante cose in due giornicompreso un treno perso e una notte all’addiaccio. Che spettacolo, chespettacolo.
Quanto ha fatto per te…e tu cosa le hai dato incambio? L’hai fatta soffrire. -POUF-
– Sono un coglione, l’ho sempre detto. Un egoista immaturo, non so che farci. Omeglio, non ci provo, ma chi migliora mai? Manco tu ci riesci, l’hai dettoprima…
Io sono io, che c’entro. Non serve che migliori. Durocosì poco.
– Senti le ultime cose…quella sera magnifica dove ho conosciuto tutta quellagente in quella sala…c’era da bere a volontà, e sorrisi e strette dimano dei tanti amici che ancora conoscevo solo per quello chescrivevano…fantastico davvero.
-POUF-
– L’ultima dai, non vorrei sembrare noioso, dovrebbe essere qui in cima, quellavolta dal vecchio delle Stelle…c’era quella ragazza con i guanti blu…ecco,si proprio quella, perfetto!
-POUF-
– Guarda non so come ringraziarti, mi hai dato una possibilità magnifica. Dovedevo conservarli questi ricordi per poterli far saltar fuori quando voglio?
Sotto sale si conservano benone per qualche tempo…Altrimenti fanne un Dvd o, peggio ancora, apriti un blog e riversaceli dentro. Imodi ci sono ragazzo, ingegnati tu, da bravo.
– Benissimo. Allora mi sa che andrò. Devo “incipriarmi il becco” per stasera,fare gli ultimi giretti, e, se resta tempo perchè no, studiare.
Pelandrone! Ad ogni modo prendi anche questa, vedrai chevorrai tenerla. – sorrise il vecchio porgendogli un’ultima sfera.
– Che cos’è? – chiese Eugenio cercando di vedere al suo interno senza riuscirvi.
E’ il ricordo di questa sera. Ancora non vedi nienteperchè la storia la scriverai tu stesso. Tienila, dai retta a me. Un giorno miringrazierai.
Il vecchio se ne andò ridacchiando di gusto. Salì in macchina, si mise gliocchiali da sole e partì alla volta di Chissadove, facendo ampi gesti dalfinestrino per salutare. La radio, volume a palla, trasmetteva un brano indiedell’anno che andava finendo.
– Pure lui questa mania indie…spaventoso. – pensò Eugenio incredulorigirandosi tra le mani la sfera che avrebbe riempito di lì a poco.
Asd. – disse la sfera.

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(La Nuova Ferrara)

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(PC professionale)

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