Quattro chiacchiere con…Settore4cfila72posto35

[http://settore4cfila72posto35.splinder.com]

Settore, un nome una garanzia. Un indirizzo web lunghissimo per un rifugio frequentatissimo dagli interisti di ogni dove. Un sito non ufficiale dell’interismo (isterismo?) moderno, dove chiacchiere sul calcio e sulla gnocca si fondono in un pentolone sempre colmo di ironia. Un binomio di sicura presa sul maschio italiano non trovi?
Che sia di presa sicura sul maschio non c’è dubbio. Grazie all’abilità tecnica di Fabphoto, questa perversione l’ho voluta estrinsecare già nell’header: se Adriano avesse le tette, voglio dire, sarei a posto per tutta la vita. Invece no: aspettando lo scudo – che non arriva mai – mi tocca fare l’abbonamento a Sky Calcio ed elemosinare limonate. Il binomio è quanto di più trito e ritrito riguardi l’uomo moderno, ma per onestà intellettuale devo ammettere di non esserne immune. E quindi ci rido sopra per ragioni di pura catarsi: prendo in giro il genere maschile e mi libero la coscienza. E poi, cazzo, diciamolo: già il mio blog è frequentato da un sacco di interisti, non vorrei proprio annegare nella sfiga e nella malinconia. Ridiamo, perdinci.
Essendo questa un’intervista bastarda ovviamente faremo di tutto per farti pesare la tua fede calcistica. Quel giorno c’eri, lo sappiamo. Come tutti, chi allo stadio, chi davanti all tv a casa o in un pub. Quel 5 maggio 2002 hai scelto lo stadio perchè certe espiazioni devi viverle nel posto giusto e non mancare all’appuntamento con il destino. Seduto su uno scomodo seggiolino nel settore 4c, fila 72, posto 35 hai assistito alo scempio. Cosa ricordi e cosa vorresti non ricordare?

Di quella giornata ricordo tutto, ma tutto tutto tutto. Credo che ogni interista abbia ricordi precisi di quel giorno, figuriamoci io che sono uscito di casa alle sei e mezza di mattina, in Padania, pensando di andare a Roma a ritirare lo scudetto, e invece no. Il mio 5 maggio 2002 è una lezione di vita. Conservo il biglietto incorniciato e appeso sopra la scrivania, a futura memoria. E’ stata punita la mia cupidigia, ne sono convinto. Era qualche anno che non andavo allo stadio, più che altro per pigrizia. Ero tornato a San Siro alla quintultima di quel campionato a vedere Inter-Atalanta, e fu un disastro. E quel giorno, il 5 maggio, credo che Dio mi abbia visto uscire di casa alle sei e mezza di mattina e abbia detto: "Ma dove cazzo crede di andare?"
Parliamo un po’ di te. Dicono che tu sia un giornalista, sempre in giro a far marchette per automobili di ogni tipo. Alcune ammiratrici narrano di una tua passione per le limonate, quelle che non si bevono… Ti piace il tennis, il golf, non disdegni i calendari che trovi dal meccanico e ti sta un po’ sulle palle il PresDelCons. Un profilo mica male. Ma insomma…cos’altro puoi dirci di te?
Davvero dicono questo di me? E’ incredibile. Per evitare altre voci incontrollate vi fornisco alcuni dati oggettivi: sono alto 1.83 e ho il 44 di piede. Gioco a tennis emanando pura poesia, classicità del gesto e scarso agonismo. Il golf è in stand-by, perchè dopo lo stiramento intercostale ho scoperto le gioie della corsa. Poi c’è il calcio, che in realtà verrebbe prima di tutto: per me è un turbinio di amore e disprezzo che ogni volta mi sbilancia. Il fatto di essere interista e contemporaneamente diessino mi sembra già un buon motivo per chiudere qui l’autobiografia, sennò mi commuovo o mi suicido prima di rispondere alle altre domande.
Nel 1989, anno dell’ultimo scudetto vinto dall’Inter, Cossiga era presidente, c’era ancora il Muro di Berlino, un attore sorridente era Presidente degli Stati Uniti e a Sanremo andavano ancora cantanti come Anna Oxa e Fausto Leali, l’euro era un’utopia lontana e i prezzi erano ancora accettabili. Preistoria insomma. Soprattutto non c’erano i blog, non c’era internet e dovevi tenerti gioie e dolori per te, condividendole al massimo con qualche amico. Che cos’hai fatto per tutto questo tempo fino all’apertura del tuo sito?
In effetti non saprei ricostruire quello che ho fatto dal 1989 al 1996, ho ricordi confusi e poco significativi delle mie relazioni sociali. Nel 1996, appunto, ho scoperto internet, che era ancora una cosa molto artigianale rispetto a oggi. C’è sempre in mezzo Jest nelle mie iniziazioni in Rete. Nel 1996 ci trovavamo di giorno in ufficio – all’epoca avevamo lo stesso datore di lavoro – e di notte in una chat a ingaggiare battaglie dialettiche con i malcapitati di turno. Allora si poteva ancora fare, c’era solo gente adulta e consapevole, e spesso di ottimo livello. Adesso no, la gente normale la devi cercare con il lanternino tra prostitute che si fanno pubblicità oppure 14enni che si scambiano i compiti delle vacanze. Il rapporto con internet e annessi e connessi è continuato per anni in questo modo: frequentazioni intense alternate a semestri con il pc spento. Poi, nel maggio del 2003, mentre intimamente celebravo il primo anno passato da quel maggio 2002, Jest una sera mi telefona e, casualmente, mi dice di avere un blog. Era un mercoledì. Io, con estrema sincerità – anche se mi costa cadere dal pero di fronte a qualsiasi affermazione di Jest -, gli ho chiesto cosa fosse. Il venerdì ce l’avevo anch’io.
Nonostante il tuo blog sia frequentato ogni giorno da parecchie centinaia di visitatori, non fa parte della camarilla dei blog che si linkano, si leggono, si commentano, si lodano e si imbrodano. Nessuna marchetta da qualche blogstar, nessuna apparizione al Maurizio Costanzo Show, nessuna ospitata da Vespa. Questione di tempo e poi sarai una star riconosciuta oppure te ne chiami fuori per disinteresse?
Potrei dire che non me ne frega niente, che ignoro il counter, che scrivo per me stesso e per sfogare le mie attitudini represse. Invece no. Sono uno a cui piace scrivere, ma non ho nulla nel cassetto. Difficilmente in passato ho scritto qualcosa per me: non ne ricevo soddisfazione, forse perchè sono un lettore abbastanza severo. Il blog mi ha dato questa opportunità di scrivere in pubblico, appagando la mia dose di vanità e di esibizionismo. Mi piace accendere e scrivere. Mi piace sognare a occhi aperti: "Cazzeggio e letteratura: se potessi vivere di questo sarei un uomo felice". Mi piace moltissimo fare clic e inviare il post. Quello che accade dopo non è mai un problema. Però, lo ammetto, mi fa piacere sapere che in tanti mi leggono e mi stupisco ogni giorno per le cifre del counter. Non aspiro al ruolo di blogstar, anche perchè ho meno tette della Lucarelli e meno faccia da culo di alcuni altri. Le blogstar, quelle acclarate, ogni tanto le leggo. Con molta circospezione. A volte mi tolgo il cappello. A volte mi dico: beh, tutto qui? E allora torno quatto quatto nel mio piccolo mondo interista.
Che cos’è Radio 3.0? Ti piace l’idea di trasmettere voci e suoni attraverso internet? Come mai il progetto sembra fermo da tempo e da come era partito il tutto?
Beh, l’idea era molto bella. E ora che leggo che ne stanno nascendo di serie, grandi e ambiziose, mi piace pensare di aver partecipato al progetto di una cosa che, praticamente, ancora non esisteva. L’idea era bella anche perchè, nata dalla mente di Ralph (http://trepuntozero.splinder.com, ormai in disuso), era passata attraverso salamelle e birre medie per diventare realtà nel giro di pochi giorni, con l’apporto di altri menti deviate (Jest e Doug, http://random.iobloggo.com). Il mio apporto tecnico è stato nullo, figuriamoci, faccio fatica a trovare la porta Usb. Però partecipare è stato eccitante. Ci siamo divertiti. Ma non sempre si hanno a disposizione, contemporaneamente, tempo, voglia ed entusiasmo. Si vedrà.
Nonostante un ginocchio ballerino sei appassionato di corse e maratone. Anche tu tra quei folli temerari che si alzano all’alba per andare a sudare correndo con il cane per i parchi ascoltando musica con le cuffiette? Ma chi te lo fa fare?
Correre è stata una bella scoperta. Il mio ginocchio destro non la pensa allo stesso modo, ed è oggettivamente un bel problema. Ora lo sto pazientemente aggiustando, voglio riprendere seriamente per puntare a mete impossibili. Avevo sempre guardato con diffidenza ai runner. Poi ci ho provato anch’io e, credetemi, la constatazione di essere ritornato vivo al punto dove hai parcheggiato la macchina, magari dopo un’ora di corsa, è straordinaria.
A parte il calcio e la gnocca, per che cosa vale la pena di vivere secondo te? La scala dei valori di Settore.
Sono epicureo, aspiro alla serenità. Mica pretendo di aprire un ciclo: mi basterebbe uno scudetto anche estemporaneo, casuale. Una boccata d’aria. Così saprei apprezzare meglio anche i valori veri. Hai voglia a rifugiarti nelle solite cose – amore, figli, famiglia, amici eccetera – se poi non vinci mai un cazzo.
Parliamo di triangoli. Equilateri, isosceli, scaleni, rettangoli, acutangoli e ottusangoli. Sappiamo che è molto ferrato nell’argomento non è vero?
Se non ci fosse la figa, probabilmente la mia unica perversione sarebbe l’Inter. Questo pensiero, in sè, è orribile. Diomio, neanche Stephen King potrebbe arrivare a tanto. Cambiamo discorso, va’.
Belli i tempi dove c’era il comandante Hector, severo e rigido, che aveva portato l’Inter perlomeno in alte posizioni in Coppa e in campionato. Questo fighetto dal capello tutto ordinato saprà risollevare le sorti della squadra dopo un’inizio deludente oppure c’è il rischio che Milano debba aspettare che Moratti si levi dalle palle (per davvero)? E di Vieri cosa ne faresti? Io spiedini da dare in pasto alla curva.
Su Cuper e Mancini potrei parlare per ore, e chi non ha l’Adsl spenderebbe una cifra. Cuper, come me e milioni di interisti del resto, ha subito il 5 maggio un’ingiustizia troppo grande. Per me lui resta un allenatore scudettato e scippato a mezz’ora dalla fine del campionato dall’insipienza dei suoi giocatori e, in musura minore, dalle sue insicurezze. Resta il ricordo di alcune partite orribili, di alcune formazioni improbabili, delle idee insensate che gli venivano alla vigilia dei big match. Ma anche delle sue manate sul petto che, lo dico senza vergogna, ogni volta mi commuovevano e mi facevano sentire molto partecipe. Mancini è un brillantone a cui manca un po’ di esperienza, un po’ di cervello e un po’ di umiltà. Cose che un allenatore acquista con gli anni, e lui ha appena incominciato. A me, in fondo, le scommesse piacciono. Ma sono i sedici anni senza scudetto che ci rodono i coglioni e limitano al minimo la nostra pazienza. Chissà quando ne usciremo (sospiro).
Sul tuo blog oltre al calcio parli spesso anche di Grandi Fratelli, Isole dei Famosi e altri programmi trash-cult in gran voga nel BelPaese. Suvvia, anche tu? Cosa ti spinge a guardarli? Masochismo? Voglia di vedere trasmissioni dove qualcuno alla fine vince e non pareggia?
A me la televisione piace da morire. Come mezzo, dico. La vedrei per ore e ore, ma due motivi me lo impediscono: non ho tempo e obbiettivamente fa abbastanza schifo. Ciò non toglie che la tv, come dire, fa parte di noi. Il reality è il fenomeno del momento e non posso esimermi dal partecipare al fenomeno del momento. Mi sentirei escluso. Così guardo e commento. Solo che prima mi maceravo dentro, mentre adesso c’ho il blog e posso sfogarmi.
La domenica pomeriggio di Settore. Sei spesso allo stadio, ti appisoli sul divano guardando quella simpaticona della Ventura oppure vai alla Snai con i vecchietti a imprecare contro l’arbitro cornuto?
Se parliamo di calcio, la domenica pomeriggio l’Inter non gioca quasi mai. Se c’è una cosa che mi fa girare le palle è l’anticipo al sabato sera, perchè mi fa soffrire indecorosamente (di solito sto lavorando). Il posticipo invece mi piace, la domenica sera con l’Inter è una sottile perversione, come se mi invitasse al cinema Milly D’Abbraccio. Ecco, tutto questo per dire che ho perso il gusto della domenica pomeriggio. Se posso, faccio altro. E se faccio altro, poi mi chiedo perchè cazzo mi sono abbonato a Sky.
Parliamo un po’ di tennis. Sei d’accordo con me che seguire una partita femminile ad alti livelli mettendo il volume alto è quasi come ascoltare un film porno? Una volta ho provato: ho messo Televideo per coprire l’immagine ma la notizia a pagina 101 che era passata la riforma della giustizia ha rotto l’atmosfera.
Tu vuoi farmi parlare della Sharapova, lo so. La Sharapova è come un apostrofo rosa tra le parole "t’apro in due". E’ un festival di beltà. A Wimbledon era radiosa, ha vinto per fighitudine più ancora che per l’attitudine erbivora. Il tennis femminile lo guardo sempre con interesse: il dieci per cento di questo interesse è puramente tecnico, il restante novanta per cento è l’attesa che il sudore faccia il proprio corso su quelle magliette attillate.
Un blog che hai scoperto di recente e di cui non puoi più farne a meno e uno che avrebbe fatto meglio a non esistere. Non dare subito addosso ai blog juventini però.
Mi cogli in un momento in cui il mio rapporto con la blogosfera è abbastanza a senso unico, nel senso che quando ho tempo scrivo, poi scade il tempo e spengo il pc. Ci sono periodi di pace in cui rispondo a tutti i commenti e mi dilungo a leggere i blog altrui, altri in cui faccio le acrobazie anche solo per buttare giù uno straccio di post. Ho una mia lista di blog – ma è lunga lunga… – che visito un po’ per interesse e un po’ per amicizia. C’è chi ha il bouquet di Sky, e io ho un bouquet di blogger che mi ispirano, mi divertono, mi fanno pensare, mi strappano un oh! di ammirazione o semplicemente mi sono simpatici. E vado sempre a trovare, sia pure sporadicamente, chi mi ha degnato di un link. Sui blog brutti o inutili, vabbe’, sono impreparato. Se per caso ci capito, non ci torno e li dimentico.
Un’ultima domanda. Se saprai rispondere sarai riconfermato guru anche per l’anno 2005. Attento che è difficile: se un albero cade nella foresta e nessuno è attorno a sentirlo, di che colore è l’albero?
Nerazzurro, dai, era facile. Queste domande zen a uno che il 5 maggio 2002 era allo stadio Olimpico, dopo aver pagato 97 euro di biglietto, le trovo un po’ leziose, you know what I mean.
Oh yeah.

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