Grazie America

Giuliana Sgrena è libera: a che prezzo? Dalla gioia iniziale per il rilascio improvviso allo sconforto per l’uccisione di un funzionario del Sismi il passo è breve. Scopriamo cose che avremmo gradito non sentire. Come si può gioire adesso per una giornalista che torna a casa mentre un nostro agente è dovuto morire per una sciocca incomprensione? Che risvolti assume questa liberazione? Si tratta, dispiace dirlo, di una vergognosa disgrazia ampiamente evitabile. I nervosi marines sempre sull’attenti, abituati a reagire prontamente anche solo al solletico di un compagno, da una parte. Giuliana e un manipolo di funzionari che correvano sereni verso l’aereoporto dall’altra. Per un’italiana che torna un altro connazionale ci lascia le penne. Non riesco, francamente a trovarci NIENTE di positivo. Come potete ignorare una famiglia distrutta dal dolore per la scomparsa di un loro caro? Vi faceva comodo esaltare l’eroe quando Quattrocchi veniva ucciso barbaramente. Ora che quest’uomo ha fatto da scudo alla vita di Giuliana conta forse meno? Bravi. Facciamo pure finta di niente.
Le scuse americane che giungeranno prontamente domani, sono pregiatissima carta da bagno. Siamo tutti troppo stanchi di questi errori, ancora più ridicoli quando avvengono addirittura nel momento di un rilascio. Siamo stanchi di dover giustificare tutto in nome della guerra. Siamo stanchi di dover dire si d’accordo, è morto un nostro connazionale ma una giornalista è tornata a casa. A cosa serve tutto ciò? Il risultato è ancora una volta una orribile tragedia dai risvolti grotteschi. Grazie America, ancora una volta. Champagne.

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