Il 5 maggio della Curva Nord

Vergogna infinitaQuando si invoca il "modello inglese" come punto di arrivo per uscire dalla becera situazione dei nostri stadi italiani, credo che vi sia un decisivo equivoco. Negli stadi inglesi non esistono più frange di tifo organizzate come invece accade in Italia. Provate a guardare una partita di Champions League che si svolge a Stanford Bridge, oppure all’Old Trafford, o ad Anfield Road, e ditemi se nella curva di casa scovate schiere di striscioni, bandieroni sventolanti e fumogeni su larga scala. Ditemi se trovate un capopopolo penzolante dalla balaustra, con le spalle rivolte al campo, che urla nel megafono i cori da cantare insieme ai fedelissimi compagni di tifo. In Inghilterra allo stadio ci va la gente comune, e di tizi col passamontagna ne ho visti pochi. In Italia, invece, abbiamo gli Ultras. Forse mi sbaglio, ma è questa variabile incontrollabile in quanto sfugge al nostro comune sentire civile, a rendere impossibile un’adozione del modello inglese: non esistono i presupposti, insomma. Gli Ultras, numericamente in minoranza, costituiscono tuttavia il tifo (dal punto di vista acustico, visivo e "politico") prevaricante sul resto dei pacifici spettatori, e tengono quindi in scacco tutto il sistema calcio. Finchè ci saranno loro, continueranno a piovere fumogeni in campo, a tirare freni a mano nei treni, a scambiarsi randellate con la polizia. Non si picchiano più nemmeno tra di loro, riservano le loro cariche per le forze dell’ordine, e questo fatto è indicativo riguardo alla loro mentalità. Andate a farvi un giro sui siti dei vari gruppi organizzati, di qualsiasi squadra vogliate, e potrete facilmente cogliere il senso di rancore verso tutto quanto sia esterno a loro: odiano il calcio moderno, deridono il tifoso pacifico nei distinti che magari non fischia la squadra ma anzi tenta di incitarla, accusano di complotti i dirigenti di squadre e federazione, ritengono venduti e schiavi del potere i giornalisti che stigmatizzano i loro reati: in poche parole, danno l’impressione di essere una specie di setta, totalmente impermeabile a stimoli esterni, il cui unico motivo di aggregazione sono i colori per cui tifare e l’acredine verso strutture ordinate e "morali". Io non ci vedo negli Ultras un fenomeno sociale, perchè numericamente non sono così diffusi, e in altri paesi per giunta non esistono più (credo). Li vedo come un curioso fenomeno folkoristico italiano. I problemi del calcio italiano, di cui da anni e anni si riempiono gli editoriali dei quotidiani sportivi e non, non derivano da questioni logistiche, nè dalla mentalità dei soggetti. E’ un altro, fondamentale equivoco: la maggioranza del popolo bue, dai calciatori ai tifosi non esagitati, penso che accetterebbe un calcio più umano e più all’insegna di sentimenti positivi. Non è dunque un problema di "mentalità", quanto di "persone". Il calcio italiano è ridotto a questo stato pietoso per i "personaggi" in se che lo presidiano: dirigenti volutamente incapaci e amorali (si lamentano per 4 anni del conflitto di interessi di Galliani salvo poi rivotarlo di nuovo come presidente di Lega, tanto per citare solo un caso) e di gruppi di tifosi organizzati chiusi e letteralmente su un altro pianeta. Degli editoriali pieni di buon senso di Tosatti gli Ultras (e i dirigenti) se ne infischiano. La cultura della sconfitta è un argomento ridicolo perchè si tratta proprio di un altro campo di discussione: quello della lotta spietata alla società civile e ipocrita, alle forze dell’ordine dispotiche, a saldi e antichi valori per i quali non si può cedere a patti con chiunque non si schieri dalla parte dell’intransigenza e della violenza, perchè è questo che frulla in testa agli Ultras, e non i moralismi, e nemmeno le minacce di chiudere gli stadi. La questione quindi è molto semplice: o si rinconvertono (ahahahaah) o semplicemente vengono eliminati dagli stadi, perchè finchè ci saranno, il modello inglese ce lo possiamo scordare.

[Non era esattamente questo quello che pensavo invece ieri sera, quando io tifoso interista venivo sommerso dall’urlo sprezzante dei milanisti nel pub: non vincete mai! Ma in quei momenti, mentre sullo schermo correvano le immagini della vergogna, l’eliminazione dalla Ciempions passava in secondo piano. Quel lancio di fumogeni preorganizzato (nei giorni scorsi pure io avevo letto su ng interisti che i tifosi non sarebbero rimasti a guardare in caso di situazione compromessa prima della fine della gara) sanciva la caduta sul fondo anche dei tifosi: dopo le vergogne dei calciatori sul campo per le sconfitte di questi ultimi 10 anni, ieri sera anche sugli spalti si è celebrato un 5 maggio nerazzurro. Adesso che squadra e ultras si sono ritrovati sul fondo, per favore lasciateci in pace. Anni di sconfitte non hanno fatto altro che alimentare colossali e ansiogene aspettative, questa squadra e questo ambiente ha solo bisogno di levarsi di dosso le luci dei riflettori, se non altro per nascondere il rossore sul volto degli interisti puliti]

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