La decisione.

Diciassettenne chiede d’abortire, il giudice: "Decidano i medici". L’articolo lo trovate qui.
Quinto mese di gravidanza, quinto mese d’attesa per un bambino malformato.
Mi mette i brividi.
Avesse qualche mese in più potrebbe decidere lei cosa fare della sua creatura, fare la sua scelta dolorosissima e pagarne le conseguenze. Stando così le cose aspetta che qualcuno decida per lei.
Per la sua "pancia".
Mi sono chiesta spesso se fosse giusto negare il diritto alla vita a una creatura, in che casi fosse giusto dire "è la cosa migliore". Mi sono risposta che un bambino sano non si dovrebbe mai "buttare via".
Ma parlo da privilegiata, e sarebbe facile per chiunque dirlo al posto mio.
Mi sono chiesta anche come facciano le persone che scelgono consapevolmente di portare a termine una gravidanza dove non si sa neppure se il feto abbia una forma. Mi sono chiesta come sia possibile che una donna possa accettare di partorire un figlio destinato a morire dopo qualche minuto, mese, anno. Mi chiedo come una madre possa negare a sua figlia il diritto di non subire una sofferenza del genere.
E mi chiedo come possano politica e religione andare a giudicare e a dire "no, tu non devi", "è sbagliato".
Ad un certo livello non è più farsi domande o esprimere la propria opinione.
E’  esercitare uno squallido potere per tentare di bloccare il mondo su un’unica visione.
E’ bloccare il dubbio per affidarsi al "giudizio".
E’ forgiare nuove madri che per timore del "giudizio" dimentichino il dolore della propria bambina.
E’ negare ad una ragazza e al suo dolore il diritto di prendere la propria terribile scelta.

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