9 Maggio 1978

Nato nella terra dei vespri e degli aranci, tra Cinisi e Palermo parlava alla sua radio..
Negli occhi si leggeva la voglia di cambiare, la voglia di Giustizia che lo portò a lottare..
Aveva un cognome ingombrante e rispettato, di certo in quell’ambiente da lui poco onorato..
Si sa dove si nasce ma non come si muore e non se un’ideale ti porterà dolore..
"Ma la tua vita adesso puoi cambiare solo se sei disposto a camminare, gridando forte senza aver paura contando cento passi lungo la tua strada".. Allora.. 1,2,3,4,5,10,100 passi!
Ricordo le tue lacrime mentre guardavamo quel film assieme, sono passati cinque anni, tu guardavi una storia che già conoscevi, mentre io imparavo qualcosa di nuovo.
Mi hai preso la mano e l’hai stretta forte, senza dire nulla, momenti in cui non servono parole, momenti in cui non sapevamo cosa sarebbe successo "dopo", momenti in cui non potevo capirle fino in fondo, quelle lacrime.
Poteva come tanti scegliere e partire, invece lui decise di restare. Gli amici, la politica, la lotta del partito.. alle elezioni si era candidato. Diceva da vicino li avrebbe controllati, ma poi non ebbe tempo perchè venne ammazzato. Il nome di suo padre nella notte non è servito, gli amici disperati non l’hanno più trovato. "Allora dimmi se tu sai contare, dimmi se sai anche camminare, contare, camminare insieme a cantare la storia di Peppino e degli amici siciliani"
Ricordo le parole davanti ad una birra, usciti dal cinema. Ricordo il mio inveire contro la mafia, contro tutto quello che avevo appena visto. Ricordo come mi hai guardato negli occhi, e le tue parole. "Tu non potrai mai capire, tu non ci sei nata, tu "la banda del sogno interrotto" non la capisci fino in fondo, tu vivi la tua vita da privilegiata senza paure, sei libera, puoi parlare liberamente. Se non sottostasse alla mafia mio padre non avrebbe un lavoro, il tuo ce l’ha senza aver mai avuto bisogno di scendere a compromessi morali, questa è la differenza."
Era la notte buia dello Stato Italiano, quella del nove maggio settantotto. La notte di via Caetani, del corpo di Aldo Moro, l’alba dei funerali di uno stato. "Allora dimmi se tu sai contare, dimmi se sai anche camminare, contare, camminare insieme a cantare la storia di Peppino e degli amici siciliani"
Avevi ragione, se sono libera di urlare non è per mio merito, è solo un caso, sorte.
Ma posso parlare, e posso provarci, anche io, a farci qualcosa, per ricordarti, per far finta che tu sia ancora qui, ventidue anni tra una settimana, se…
E’ il nove Maggio, non potevo dimenticarmene, non proprio quest’anno, da maledetta sognatrice quale spero di non smettere mai di essere, io posso ancora ricordare.

6 Responses to “9 Maggio 1978”


  • Leonardo Sciascia, L’affaire Moro

    Sciascia Moro

  • Questo post è una liberazione.
    Pensavo che non se ne fosse ricordato nessuno.

  • PS Sono venuto a conoscenza della vicenda Impastato prima che uscisse I cento passi, in quanto la sezione di un partito politico della mia città era stata intitolata a Peppino.
    Sinceramente se non ci fossero stati quei quattro gatti a tenerne viva la memoria, sarebbe stata affossata una vicenda umana incredibilmente pregna.

  • è bene ricordare ma bisogna anche che cambi qualcosa… tipo qualche uomo politico che comanda ma che non sia un mafioso egli stesso… che sia magari del sud… finchè c’è gente del nord cambia poco nel mezzogiorno… altrimenti ahi voglia a ricordare [se non erro a Napoli ci sono stati più di 100 delitti per mafia nell’ultimo anno]

    comunque è giusto ricordare
    saluti

cribbio
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