Il senso della memoria

A volte mi ritrovo ad ascoltare le lacrime di rabbia di un amico e la sua voglia di prendere a pugni il mondo. Poi mi ritrovo di fronte alla lapide nel campo del Ghetto a Venezia e leggendo quei nomi  viene voglia di piangere anche a me.
Mi siedo sulle panchine di marmo bianco a guardare il filo spinato e a pensare che la Storia ha insegnato davvero poco a questo mondo.
Strano paese l’Italia dove il mattino dopo la Liberazione già non c’era più un solo fascista in giro. Dove pochi provano vergogna e sensi di colpa per quel che è stato. Dove tutti hanno tirato fuori dagli armadi il parente ebreo o quello partigiano. Dove la Resistenza è stata usata per dire che "alla fine non eravamo poi così cattivi noi italiani, il fascismo ce l’hanno imposto".
L’importante è uscirne il più "puliti" possibile.
L’essenza del "cerchiobottismo".
Non è che si volti pagina, semplicemente non ci si sente più presi in causa.
Ai bambini vengono mostrate le foto dei campi di concentramento e gli si spiega che i fascisti e i nazisti erano dei mostri. Si sente bisogno di dipingere il "male" come un demone.
Mentre il fascismo si è semplicemente basato su milioni di persone che hanno fatto la scelta sbagliata.
Non è cambiato nulla se ben ci si pensa, solo che adesso stiamo dalla parte "giusta". Non siamo più il demonio ma i "liberatori", i detentori delle "leggi civili", i "garanti della libertà".
E alla domanda "quanto vale una vita" la risposta che da la realtà è sempre la stessa: dipende.
Percepisco una grossa mancanza d’autocritica, il male sta sempre dalla parte opposta alla propria, non esiste mediazione, mancano i presupposti per un dialogo.
Certezze prefabbricate mi sorridono dagli scaffali della libreria, fiction ammiccano dalla televisione per insegnare al popolo la Storia dal loro punto di vista.
E ad ognuno viene lasciata la scelta. Ognuno è libero di scavare o d’accontentarsi di quelle certezze.
A volte ho semplicemente tanta paura di un mondo che è convinto di "ricordare" mentre sta dimenticando la cosa più importante.
Tutti noi possiamo scegliere.

5 Responses to “Il senso della memoria”


  • Nomenclatura e nominalismo

    Sono cosciente del fatto che l’analisi che segue potrebbe lasciare qualcuno perplesso…

  • un incipit che mi piace molto :

    “Da quando la guerra è finita ce ne stiamo in uffici bui, con matite in mano, inviandoci l’un l’altro messaggi gelidi su faccende che reputiamo importanti. Se avessimo perso, ora saremmo maledetti. Dovremmo rispondere di omicidi, saccheggi, dei nostri compagni morti. Siccome abbiamo vinto – siamo considerati dei redentori. Nondimeno occorreva trovarci un’occupazione, altrimenti chi mai sarebbe sceso dalle jeep veloci, assassine, sovraccariche di mitragliatrici e di caricatori ?” ( A.Yehoshua )

  • In Italia si tende troppo spesso a saltare sul carro del vincitore, ma ti assicuro che non tutti hanno cambiato bandiera: mia nonna è rimasta monarchica fino al suo ultimo giorno e pure fascista. Mio nonno era tenente colonnello di Mussolini (e in tempo di pace da veterinario curava anche i suoi cavalli), e mai mia nonna ha negato questo, anzi ne andava fiera: teneva più alle medaglie di mio nonno che ai suoi figli, o poco ci mancava.

  • Durante il ventennio fascista gli italiani se volevano lavorare dovevano iscriversi al PNF, l’alternativa era l’emigrazione per evitare l’omologazione fascista che vedeva un popolo tutto in divisa inquadrato ed allineato al regime; sul libretto di lavoro di mio padre rilasciato nel 1942, dopo i dati anagrafici c’è un rigo: ISCRIZIONE AL P.N.F. DAL___________ Dovrebbe esserci una data ma è lasciato in bianco. Questo dato doveva essere utilizzato per l’assunzione.
    Fosse tutto lì sarebbe troppo semplice, invece oltre alla discriminazione -se non eri iscritto al partito- seguiva la vessazione. Gli italiani che per vari motivi non volevano emigrare erano di conseguenza costretti, se volevano VIVERE, ad allinearsi. Non era un “saltare sul carro del vincitore” come lo si intende oggi, ossia per opportunismo, ma per necessità di sopravvivenza. Tanti erano iscritti al partito e poi ascoltavano radio Londra se volevano un’informazione vera e non faziosa, pilotata adeguata alle direttive del MinCulPop.
    Alla prima occasione, il 25 luglio 1943 quando con l’ordine del giorno a firma del gerarca Grandi, Mussolini venne destituito, gli italiani scesero nelle piazze a manifestare la loro gioia per essersi liberati del Duce, demolirono busti e statue che raffiguravano Mussolini e iniziò la prima caccia ai fascisti in divisa che si erano particolarmente distinti per la loro efferatezza.
    Mi fermo qui alttrimenti questo commento diventa un libro di storia.

  • Non penso che Rotaciz si riferisse a tutti quelli che hanno preso la tessera del PNF per sopravvivere. Una dittatura è una dittatura, non è che ti lascia molti spiragli. E’ però indubbio che finita la guerra si è voluta una “pacificazione” (anche da parte di Togliatti) che in sostanza ha lasciato sul tappeto, o meglio sotto, una serie di problemi che adesso nonostante il tempo che è passato, tornano fuori.
    Anche io conoscevo persone che si sono vergognate profondamente solo per aver dovuto accettare quella tessera. Di approfittatori ce ne sono stati parecchi, e anche di quelli che hanno preferito dimenticare a tempo di record. Ma, cara Rotaciz, sono d’accordo con te, però non sempre “tutti noi possiamo scegliere”, o almeno può essere, ed è stato, molto difficile.

cribbio
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Buffet

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Quando li abbiamo visti davanti al nostro portone in Via Solferino, capimmo subito che sarebbero andati lontano. Poi infatti sono entrati.
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L'abbiam capito subito che di sport non capiscono una borsa, anzi un borsone. Meno male che non gli abbiamo aperto la porta!
(La Gazzetta dello Sport)

Vogliono fare giornalismo ma non sono minimamente all'altezza. Piuttosto che vadano a lavorare, ragazzetti pidocchiosi!
(Il Giornale)

Ci hanno riempito di tagliandi per vincere il concorso come Gruppo dell'anno. Ma chi si credono di essere?
(La Nuova Ferrara)

Giovani, belli e poveri. Cosa volere di più? Nell'Italia di Berlusconi un sito dinamico e irriverente si fa strada come può.
(Il Resto del Carlino)

Cagnazz è il Mickey Mouse dell'era moderna e le tavole dei Neuroni, arte pura.
Topolino)

Un sito dai mille risvolti, una miniera di informazioni, talvolta false, ma sicuramente ben raccontate.
(PC professionale)

Un altro blog è possibile.
(Diario)

Lunghissimo e talvolta confuso nella trama, offre numerosi spunti di interpretazione. Ottime scenografie grazie anche ai quadri del Dovigo.
(Ciak)

Scandalo! Nemmeno Selvaggia Lucarelli ha osato tanto!
(Novella duemila)

Indovinello
Sarebbe pur'esso un bel sito
da tanti ragazzi scavato
parecchio ci avevan trovato
dei resti di un tempo passato.
(La Settimana Enigmistica)

Troppo lento all'accensione. Però poi merita. Maial se merita!
(Elaborare)

I fighetti del pc della nostra generazione. Ma si bruceranno presto come tutti gli altri. Oh yes!
(Rolling Stone)