Tocque-ville, la città degli.. indecisi

12 Responses to “Tocque-ville, la città degli.. indecisi”


  • Caspita…ottima indagine Francesco. In effetti mi aspettavo queste posizioni in materia direferendum… Toqueville non è niente di diverso dai soliti aggregatori neocon.
    Poi mi fa ridere sta cosa dei bannerini che in effetti ho sempre notato anche io: come se tutti i blog di sinistra mettessero bollini per ricordare Piazza Fontana, la strage di Bologna ecc… :-p

  • In pratica sono compagni che sbagliano.

  • Un dossier molto interessante, era un po’ che mi aggiravo da quelle parti e devo dire che avevo intuito la linea… Bel post.

  • Io per questo motivo (e per altri) dalla città di Tocqueville me ne sono andato pur essendo stato uno dei primi ad aderire al Manifesto dei Blogger liberali, che è stato l’atto fondante di tocqueville anche se poi è stato dimenticato.

    Concordo totalmente con la tua analisi.

  • Delle due l”una: o siamo “indecisi” o siamo “i soliti neocon reazionari”.

  • Beh, Google lo sai usare: hai scoperto chi è Tocqueville, hai trovato cos’è il liberalismo, hai fatto dei bei collage e delle eccellenti disquisizioni teoriche (tipo che liberalismo=sì ai referendum).

    Bene, ora però apri un libro, se ne hai, e studia. Ci rivediamo a ottobre.

  • Ego li vuoi un po di link di blog di sinistra pieni di bannerini, ne ho a bizzeffe. Il post in se stesso porta avanti delle posizioni che non condivido, ma accetto, mi chiedo il perchè del perdersi in questioni di forma (i bannerini) irrilevanti, quando la sostanza sarebbe stata più che sufficiente. Il solito vecchio sistema di deridere e offendere i propri avversari quando non si hanno argomentazioni valide adottato dalla sinistra, Prodi ne è un maestro, ma per voi che dovreste rappresentare una componenete innovativa del panorama dell’informazione visto che, vi muovete nel web (da molto tempo più di noi) mi sembra sia solo una caduta di stile.
    Un saluto a Lupo Rosso se è quello che conosco e a tutti gli utenti del blog.

  • Grazie per la correttezza dell’analisi.
    Qualcosa da ridire sul fatto che un liberale debba necessariamente essere per il Sì.
    Si può essere liberali e scegliere no o astensione.
    Altrimenti non si è liberali.
    L’astensione fu scelta a turno da tutto l’arco costituzionale, Pannella incluso sul referendum di Bertinotti, DS inclusi etc etc.
    Idem ritengo per i cittadini privati.
    Giustamente ci sono dei blogger iscritti a Tocqueville che la pensavano in un modo, e altri che la pensavano in un altro modo. Siamo riusciti a non prenderci a sberle, e questo -di questi tempi- non è poco…
    Un appunto-esempio: Jim Momo che tu metti tra i fautori del no-astensione, fa parte del gruppo radicale che ha promosso in primis il Sì. E’ infatti uno dei redattori di Notizie Radicali… figurati come ci starebbe a vedersi nell’elenco qui fatto…
    A disposizione per chiarimenti e scambi: la città è aperta e senza muraglie cinesi, per quel che mi riguarda, e credo che la nostra bandiera potrebbe essere proprio quella di (una o più) barriera che cade…

  • @paolo – Non ho detto che un liberale dovesse necessariamente essere per il si: sicuramente mi risulta difficile immaginarne uno che si sporca le mani col trucchetto – illiberale, nel vero senso della parola – dell’astensione.
    L’inserimento di Jim Momo è chiaramente un errore e me ne scuso, ma ribadisco che l’elenco contiene solo i blog pro-astensione e non quelli che si sono espressi per il no ai quesiti.

    In ogni caso – è questo l’ho scritto anche nel post – quello che ha portato alla nascita di Tocque-ville (il manifesto dei blogger liberali, la discussione che ne è seguita) è di certo una novità interessante, anche e soprattutto per chi si trova “dall’altra parte” ma può trovare degli interlocutori per un dialogo e un confronto positivo lontano dagli standard del dibattito politico nostrano.
    La “selezione all’ingresso” è chiaramente una provocazione, ma Tocque-ville così com’è (con tutto quello che c’è dentro, e secondo me non dovrebbe starci) mi sembra un’occasione sprecata.
    Vi auguro che ci pensi – col tempo – la “selezione naturale”, ma nutro forti dubbi a proposito.

  • I tre quarti delle cose che si possono leggere passando da Tocque-ville personalmente mi fanno vomitare.

    I liberali berlusconiani, l’ossimoro perfetto.

    Sempre con questa stronzata della superiorità etico-morale non supportata da argomenti validi che i “comunisti” (concetto piuttosto esteso per i liberal italiani) sbandiererebbero nei confronti di tutti gli altri.

    Per essere uno dei numerosissimi argomenti di quelli che “hanno gli argomenti” questa colossale vaccata ricorre decisamente troppo spesso.

    Come se essere convinti di essere nel giusto non sia una prerogativa di tutti gli esseri umani: di destra, di sinistra, liberali, ber-liberali.

  • “Se volessimo fare proprio i puristi, potremmo dare per scontato che un liberale non potrebbe che avere votato Si ai referendum. ”

    Concordo con Harry: non basta il copincolla da wikipedia, né aiutano le citazioni di Kant a vanvera per potersi permettere delle sparate così grosse.
    I “puristi”..mavalà..

cribbio
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