5 Luglio 1994

Oggi. Questa estrana estate metereologica mi ha comunque privato di molti amici, partiti per le vacanze o in campagna a raccogliere frutta. Decido di passare il tempo con la Playstation2, e giocando a Pes4 (simulatore di calcio, per chi non lo sapesse) a una coppa del mondo mi imbatto in un match alquanto particolare: nei panni della Nigeria trovo agli ottavi la nazionale azzurra.

5 Luglio 1994. La giornata trascorreva come tutte le altre, a Gatteo Mare insieme ai soliti amici. Non ero un granchè tifoso di calcio, avevo visto qualche partita di Italia ‘90 con indifferenza, e neppure la coincidenza tra il giorno del mio battesimo e la vittoria in Spagna ’82, 11 Luglio, mi gasava.


Quando Italia-Nigeria cominciò stavo giocando a briscola sotto l’ombrellone, invece di trepidare davanti alla tv gentilmente fornita dal bagno Niagara. Ormai era sera, quasi ora di tornare a casa, e feci l’ultima abluzione in mare della giornata; mentre ero in acqua un boato di disapprovazione echeggiò dal lungomare: goal di Amunike, 26° minuto, Nigeria in vantaggio. Pensai “e chissenefrega” è tutto il mondiale che facciamo schifo, siamo agli ottavi come (non certo) onorevole migliore terza. Da questo momento il tempo sembrò scorrere lentamente, quasi a dirmi “fai tutto quello che devi fare, ma fallo in fretta, l’appuntamento col destino non può aspettare all’infinito”; andai a casa, una doccia e a cena. Mio nonno guardava la partita rassegnato, a complicare la situazione un bel cartellino rosso a Zola, 75° minuto, il più amaro dei dessert. Mi alzai da tavola, mi vestii, mi lavai i denti ed uscì di casa. La mia serata tipo consisteva in un raid alla sala giochi per una dose di Mortal Kombat 2, per poi raggiungere la compagnia. Ero diretto alla mangiagettoni rilassato, in strada non c’era quasi nessuno e vigeva un silenzio irreale. Girai l’angolo tra via Forlì e via Matteotti e un nuovo boato invase il mio udito: urlai pure io senza sapere perché e mi lanciai dentro il più vicino albergo attratto da una forza irresistible, giusto in tempo per vedere il replay di un goal da antologia, 89° minuto, magia del Divin Codino. Ormai Shang Tsung e compagnia sanguinolenta non erano più nella mia mente, sostituiti da un numero 10 e dai colori azzurri. Feci una corsa alla sala giochi, che complici orario e partita era completamente deserta. Non presi neppure dei gettoni, mi misi con uno sgabello di fianco al proprietario, che aveva spento i monitor della sala biliardi per vedere la partita. Iniziarono i supplementari, silenzio totale fino al 100°, rigore di Baggio. Esplosi come un palloncino gonfiato troppo: ero diventato tifoso della nazionale, come giustamente doveva essere. Indetro non riuscirò a tornare mai più.

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cribbio
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