Capita che tra le mie letture io annoveri anche
Vanity Fair. Capita che a pagina 156 io ci trovi un bell’articoletto intitolato "
Magre da morire: viaggio nel tragico mondo di Ana". Capita anche che a spezzoni, nell’articolo ci siano frasi da blog, forum, siti, scritti da persone che io conosco pesonalmente, anche da anni, cui tengo.
I
"contatti", come li chiama minimizzando l’autrice dell’articolo, lamentandosi di come sia difficile carpire la fiducia di queste bestie per poi raccontare la loro triste storia a tutta Italia.
Io a questo punto mi chiedo se si parli di persone o di animali da mettere in una gabbietta, per poi studiarli, irriderli e citarli ad esempio di tutto ciò che non va in questo mondo.
Perchè mi disgusta una società dove si
sbeffeggiano le patologie altrui per paura di affrontare i propri vuoti. La stessa società dove si vanno a cercare le modelle nelle case di recupero per anoressiche, dove basta arrivare a pagina 160 dello stesso settimanale per vedere ossa che fanno capolino da sotto i vestiti.
Mariangela Mianiti ha vagato per i siti, ha preso le frasi "
ad effetto" e ne ha tirato fuori il suo pezzo, senza nemmeno curarsi di cambiare un nickname (
o il modo per trovare certi gruppi), ha rubato frammenti di vita, pezzi di disperazione e ne ha fatto il perfetto identikit della pro-ana cattiva.
Dice "t
anto loro non sono, o meglio non si ritengono, malate", e mi chiedo se abbia letto davvero quello che trasuda da quei siti.
Perchè ha
omesso tutti i messaggi dove si leggono parole come:
vomitare fa male punto. Che ti faccia solo mal di stomaco, o sanguinare l’esofago, rompere i capillari, o che ti faccia schiattare d’infarto secco (perchè succede, eccome se succede), vomitare fa male. E sarebbe sempre meglio non farlo. Detto questo, punto
e quando sai che queste parole le ha scritte una che con la bulimia ci va a nozze da secoli hai la certezza che no, quel sito non esiste per istigare chicchessia alla malattia.
Quando si parla di siti "pro ana" non si parla di quindicenni che vogliono fare le modelle e si ritrovano a parlare di come farsi del male. Si parla di donne cresciute troppo in fretta, e più spesso di quanto si creda, di madri di famiglia. Si parla di traumi irrisolti che si risolvono in un’ossessivo bisogno di controllo che può sfociare in più direzioni. I disturbi dell’alimentazione sono solo la punta dell’iceberg.
Quando si parla di disturbo dell’alimentazione si parla di qualcosa che va oltre il cibo, e che non sempre è manifestamente grave o ostentato, anzi, spesso l’agonia si consuma lentamente in poche stanze.
E invece di stare là a dare tutte le colpe del mondo a sti benedetti siti pro-ana ci sarebbe da leggerli meglio e da vedere che per la maggior parte si tratta di ragazze che chiedono aiuto. O meglio, comprensione, e non per distruggersi (ovvio, chi non si vuol "salvare" c’è sempre, ma nel 99% dei casi rispetta l’altrui aspirazione ad una vita sana).
Per "stare meglio".
Perchè credete che sia facile lottare contro malattie di questo tipo? Fate parte anche voi della schiera d’ottusi che ad una bulimica direbbero "non vomitare" e ad un’anoressica "mangia"?