Muller, De Coubertin e gli accrediti cinema

I film presentati alla Mostra del cinema di Venezia, come sicuramente saprete, sono divisi in diverse sezioni. Quella più importante, almeno dal punto di vista "pubblico" è il concorso. Cosa si intende per "concorso" in ambito veneziano? Beh, è semplice: alcuni film vengono scelti per questa sezione dalla commissione che si occupa di selezionare i titoli per la manifestazione, la giuria li vede e assegna ad alcuni titoli determinati premi, il più importante dei quali è il Leone d’oro. Sì, come in tutti i concorsi, quelli a premi, quelli statali, quelli di bellezza, c’è chi vince e chi non vince. "L’importante è partecipare", no, si direbbe, se la frase non risultasse del tutto anacronistica rispetto ai tempi tremendi in cui viviamo. Che piaccia o no, comunque, anche il concorso all’interno della Mostra, concorso rimane. L’anno scorso, a Venezia, ci fu il "caso Placido". Michele Placido presentò "Ovunque sei", venne fischiato in sala stampa, Placido prima la prese sportivamente, poi si incazzò come una belva e mandò letteralmente a fare in culo i giornalisti. "L’importante…" Quest’anno il caso è stato il film di Roberto Faenza, "I giorni dell’abbandono", primo film italiano (di tre) in concorso. Il giorno dopo la sua presentazione alla stampa, inizia a girare voce al Lido che gli accrediti "cinema", cioè quelle persone che si comprano un accredito, come tutti, ma senza avere alcun tipo di privilegio che li avvantaggi, se non un sano amore per il cinema, non possano entrare alle proiezioni per la stampa. E’ tradizione del Festival, infatti, che, una volta entrati i giornalisti, siano ammessi anche altre persone accreditate, fino ad esaurimento posti e fino all’inizio del film. Quel giorno pensiamo sia una voce. Due giorni dopo la voce continua ad esserci e, effettivamente, durante la proiezione stampa del secondo film italiano in concorso, "La bestia nel cuore", di Cristina Comencini, ci sono diversi posti vuoti in sala. Il giorno dopo ancora è in programma il film di Avati: i nostri amici, che hanno l’accredito cinema, non vengono fatti entrare. Intorno a me decine e decine di posti vuoti. Con il mio collega, approfittiamo della conferenza stampa di Miyazaki per parlare con Muller, che conferma tutto candidamente: "Sì, è vero", ci dice, "i produttori degli altri due film italiani in concorso [Rai Cinema e Cattleya, n.d.r.], mi hanno chiesto di non fare entrare gli accrediti cinema alle proiezioni stampa dei loro film, perché fischiano troppo (sic)" Credo che, a parte noi di SecondaVisione (su blog e in radio), nessuno ne abbia parlato o scritto. Non so che ne pensiate voi, ma la cosa, secondo me, è gravissima. Un concorso è un concorso. Nessuno obbliga nessuno a parteciparvi. Oneri e onori sono ovvi. Un fischio è un fischio è un fischio. Può dare fastidio o meno, ma è qualcosa che può succedere, e non credo neanche che sia così grave. Questa cosa deve venire fuori, per evitare vittimismi e servilismi il prossimo anno.

3 Responses to “Muller, De Coubertin e gli accrediti cinema”


  • Se leggi qualche post più sotto noti cosa ha fatto la Biennale per biocottare casualmente il film di Clooney.
    Anche là non è uscito nulla, casualmente.
    Basta prenderla con filosofia.
    Vittimismi e servilismi a Venezia stanno all’ordine del giorno.
    Ma d’altronde chi l’ha mai detto che il festival di Venezia è una cosa seria?
    😉

  • Non è filosofia, Rachele. O se lo è, è una filosofia pessima. Mi dispiace, non sono d’accordo sul lasciare passare certe cose. Vedi, un tempo venivano taciute, adesso la spudoratezza è vergognosa.

  • Per me non cambia.
    Se prima venivano taciute e adesso sono palesi la differenza è solo nello stile.
    Si lasciaano passare lo stesso, non si sapeva e si stava tutti con la coscienza a posto.
    Purtroppo funziona che certe cosa non vengono fuori in quanto anche se tutti sanno che sono vere non c’è nessuno disposto a dargli la giusta visibilità.
    Chi dovrebbe dargli visibilità allo stesso tempo ne partecipa, e dunque il cane si morde la coda…

cribbio
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