Pacs. Uno sfogo

Chè poi, se parli con qualcuno in giro, ‘sti benedetti Pacs sembra che siano delle follie diaboliche, delle immoralità luciferine. Pacs vuol dire Patti civili di solidarietà.
Stabiliscono che due persone che vivono insieme possono – se lo vogliono – avere accesso ai seguenti diritti/doveri:
– regolazione del regime patrimoniale e degli acquisti fatti in comune;
– diritti e doveri di mutua assistenza morale e materiale;
– riconoscimento dello status di eredi legittimi;
– diritto di soggiorno al partner straniero;
– pensione di reversibilità dopo una convivenza di almeno tre anni;
– estensione al partner dell’assistenza sanitaria;
– diritto di visita in ospedale;
– diritto di visita in carcere;
– diritto di successione nel contratto di affitto;
– facoltà di prendere decisioni in caso di malattia del partner.

Chiaro? La famiglia non c’entra nulla, Zapatero nemmeno: niente adozioni, niente matrimoni. Gli omosessuali non c’entrano nulla: ai Pacs può avere accesso qualsiasi coppia di persone viva insieme. In Francia – ad esempio – tantissimi studenti fuori sede vi fanno ricorso, semplicemente per avere delle agevolazioni finanziarie nell’affitto di una casa (in Italia il problema non si pone: agli studenti i contratti non li fanno). E allora, e torniamo ai Pacs, cosa ti dice la Chiesa – infischiandosene di valori evangelici quali l’uguaglianza, la lealtà, misericordia, la fraternità, il rispetto per i diritti umani – per bocca dei burattini dell’Osservatore romano? Ti dice che no, due persone omosessuali non hanno diritto di visita se uno di loro è all’ospedale. Ti dice che no, due amici che vivono insieme (e che nessuno può discriminare costituzionalmente in base all’orientamento sessuale) non possono accedere alle agevolazioni economiche che gli sarebbero garantite in altri paesi europei. Ti dice che no, per un uomo e una donna che vivono insieme, si amano e non vogliono sposarsi (saranno fatti loro, oppure anche questo è diabolico o zapaterista?) non esiste estensione dell’assistenza sanitaria. Sia che siano cattolici, sia che siano buddhisti, induisti o atei, e del matrimonio non gliene freghi nulla.
Tutto ciò in nome di una cosa che non c’entra nulla coi Pacs: in nome del rischio della "lacerazione della famiglia".

Ora – e qui inizia il mio personalissimo sfogo, abbiate pazienza – finchè a destra si starnazza paventando virate zapateriste della sinistra italiana, la cosa non mi tocca più di tanto: viviamo in un clima di campagna elettorale perpetua, e la sbornia di fondamentalismo seguita alla morte di Karol Woityla e ai referendum sulla procreazione assistita ha spinto la nostra classe politica di centrodestra in una gara di estremismo cattolico. Gli ultimi convertiti – loro sì, allo scopo di rastrellare voti – sono Marcello Pera (quello secondo cui dovremmo perservare la purezza della nostra razza dal meticciato) e Giuliano Ferrara, tutti recentemente uniti sotto la grande bandiera (anch’essa simbolo di integerrima e cristiana onestà, bisogna dire: vedi le raccomandazioni all’ospedale Niguarda di Milano) di Comunione e Liberazione. Per non parlare di Calderoli, sedicente cattolico ma sposato con rito celtico celebrato da un finto druido, di Bossi, che ha avuto figli otto anni prima del matrimonio, e degli stessi Berlusconi e Casini, entrambi cattolici ed entrambi divorziati e risposati (cari divorziati, i preti vi negano la comunione ma Berlusconi la seconda moglie se l’è portata dal Papa).
Tutti crociati con la bava alla bocca nonostante dei Pacs si discute in maniera bipartisan dal 2004 in Parlamento, e nonostante sia stato lo stesso ex-premier spagnolo Josè Maria Aznar (cattolico e di destra, ammesso – senza sarcasmi – che le due parole possano andare insieme) aveva proposto la loro attuazione, accettata dagli stessi vescovi spagnoli.

Ancora, se questa corsa coinvolge anche parte del centrosinistra, fa parte del gioco: l’Unione è alle porte delle primarie e tutti i candidati tendono a differenziarsi dagli altri cercando di portare acqua al proprio mulino. Non mi piace per niente, mi fa schifo, ma ci può stare.

Ma se è la Chiesa a piegarsi ancora una volta a logiche meramente partitiche allo scopo – nel migliore dei casi – di far valere in uno stato laico una morale confessionale; nel peggiore, di preservare e conservare i suoi innumerevoli privilegi economici concessigli dallo Stato, se è la Chiesa – la Chiesa istituzione/comunità di cui mi sento parte attiva – a mistificare le parole questo o quel leader politico in nome di una logica esclusivamente elettorale, allora mi sento veramente tradito. Se questo non mi impedisce vivere la mia fede – solida, matura, frutto di scelte e non di costrizioni – con convinzione e coerenza, sicuramente rende più problematico vivere con la stessa coerenza il ruolo di educatore e catechista che sono felice di avere in un gruppo Agesci.

6 Responses to “Pacs. Uno sfogo”


  • Marcello Pera, non Renato 😉

  • Ciao, il comunicato della CEI di ieri è stato piuttosto chiaro: qualsiasi passo avanti nella direzione di un “riconoscimento” (anche blando) di una qualsiasi forma di convivenza che non sia quella matrimoniale (possibilmente regolarizzata, romana e cattolica) va respinto senza indugio.
    Chi avesse ancora dubbi sul potenziale oscurantista che qualsiasi religione possiede, una volta in grado di influire come istituzione nella sfera politica, farebbe meglio a levarseli. E parlo di tutte le religioni: quelle protestanti, quella cattolica, quella ebraica, quella islamica, induista, scintoista e via dicendo. Naturalmente massimo rispetto per chi, come te, cerca faticosamente di conciliare lo scollamento folle delle gerarchie con la realtà di milioni di persone, che chiedono solo di avere accesso ai diritti civili di base. Stai bene e in bocca al lupo. Cyrano.

  • Sottoscrivo ogni parola, ma con più calma, che tanto arrabbiarsi serve a poco. 😉

  • No, non è vero. I Pastafariani e i Discordiani accettano ogni genere di accoppiamento senza chiusure mentali! 🙂

  • Soprattutto sarebbe ora che diminuissero i tempi biblici occorrenti x un divorzio.
    Per molti separati la convivenza è una scelta obbligata… ooops, la chiesa non contempla il divorzio!
    Ma viviamo in Italia o nello Stato Pontificio?

cribbio
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(La Settimana Enigmistica)

Troppo lento all'accensione. Però poi merita. Maial se merita!
(Elaborare)

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