Sull’insensibilità e il cinismo

Capita che tra le mie letture io annoveri anche Vanity Fair. Capita che a pagina 156 io ci trovi un bell’articoletto intitolato "Magre da morire: viaggio nel tragico mondo di Ana". Capita anche che a spezzoni, nell’articolo ci siano frasi da blog, forum, siti, scritti da persone che io conosco pesonalmente, anche da anni, cui tengo.
I "contatti", come li chiama minimizzando l’autrice dell’articolo, lamentandosi di come sia difficile carpire la fiducia di queste bestie per poi raccontare la loro triste storia a tutta Italia.
Io a questo punto mi chiedo se si parli di persone o di animali da mettere in una gabbietta, per poi studiarli, irriderli e citarli ad esempio di tutto ciò che non va in questo mondo.
Perchè mi disgusta una società dove si sbeffeggiano le patologie altrui per paura di affrontare i propri vuoti. La stessa società dove si vanno a cercare le modelle nelle case di recupero per anoressiche, dove basta arrivare a pagina 160 dello stesso settimanale per vedere ossa che fanno capolino da sotto i vestiti.
Mariangela Mianiti ha vagato per i siti, ha preso le frasi "ad effetto" e ne ha tirato fuori il suo pezzo, senza nemmeno curarsi di cambiare un nickname (o il modo per trovare certi gruppi), ha rubato frammenti di vita, pezzi di disperazione e ne ha fatto il perfetto identikit della pro-ana cattiva.
Dice "tanto loro non sono, o meglio non si ritengono, malate", e mi chiedo se abbia letto davvero quello che trasuda da quei siti.
Perchè ha omesso tutti i messaggi dove si leggono parole come:

vomitare fa male punto. Che ti faccia solo mal di stomaco, o sanguinare l’esofago, rompere i capillari, o che ti faccia  schiattare d’infarto secco (perchè succede, eccome se succede), vomitare fa male. E sarebbe sempre meglio non farlo. Detto questo, punto

e quando sai che queste parole le ha scritte una che con la bulimia ci va a nozze da secoli hai la certezza che no, quel sito non esiste per istigare chicchessia alla malattia.
Quando si parla di siti "pro ana" non si parla di quindicenni che vogliono fare le modelle e si ritrovano a parlare di come farsi del male. Si parla di donne cresciute troppo in fretta, e più spesso di quanto si creda, di madri di famiglia. Si parla di traumi irrisolti che si risolvono in un’ossessivo bisogno di controllo che può sfociare in più direzioni. I disturbi dell’alimentazione sono solo la punta dell’iceberg.
Quando si parla di disturbo dell’alimentazione si parla di qualcosa che va oltre il cibo, e che non sempre è manifestamente grave o ostentato, anzi, spesso l’agonia si consuma lentamente in poche stanze.
E invece di stare là a dare tutte le colpe del mondo a sti benedetti siti pro-ana ci sarebbe da leggerli meglio e da vedere che per la maggior parte si tratta di ragazze che chiedono aiuto. O meglio, comprensione, e non per distruggersi (ovvio, chi non si vuol "salvare" c’è sempre, ma nel 99% dei casi rispetta l’altrui aspirazione ad una vita sana).
Per "stare meglio".
Perchè credete che sia facile lottare contro malattie di questo tipo? Fate parte anche voi della schiera d’ottusi che ad una bulimica direbbero "non vomitare" e ad un’anoressica "mangia"?


Perchè in Italia, se per caso non lo sapete, funziona così, alimentazione meccanica per tutti, qualche seduta di psicoterapia, una dieta che ti incolla alla bilancia per il resto della tua vita e tanti saluti a tutti. Sì, poi ci sono piccole strutture dove si lavora bene, mosche bianche in un mare magnum di ipocrisia. Ma se vuoi salvarti ti ci devi salvare da sola, c’è poco da fare.
Aggiungete il fatto che è difficile stare vicino a persone che soffrono di questi disturbi, loro vedono il "vuoto", fanno fatica a fidarsi, sono piene d’amore che non riescono ad esprimere, i sentono tradite per nulla, non hanno rispetto per il loro corpo che a volte feriscono brutalmente.
Ci sono espressioni più o meno gravi di questi disturbi.
E la cosa triste è che sono ovunque e voi non le vedete, perchè è fottutamente più facile chiudere gli occhi e non vedere piuttosto che abbracciare e dare riparo.

Mi sono ammalata perchè sono stata piantata la mattina dopo la "prima volta", dopo un anno e passa di rapporto, ero giovane, ci tenevo e ho dato la colpa a me stessa. Poi il trauma di un terremoto in Turchia, e c’è da dire che è da quando sono nata che le parole "arrangiati" o "sei sola" o "tuo dovere" sono risuonate un po’ troppo spesso nelle mie orecchie.
Eppure ero una ragazza perfetta, una studentessa perfetta, una pianista perfetta, avevo un corpo splendido, era tutto perfetto. E di me tutti vedevano solo quanto ero brava, quanto ero forte e quanto ero indipenddente. Mentre io volevo solo essere amata per quelllo che ero, pregi e difetti, nella mia umanità. Banale vero come desiderio?
Il mio percorso l’ho vissuto da sola, ed è stata un po’ la mia forza e un po’ la mia sfortuna, circondata da persone che non volevano accettare l’idea che potesse esserci un anello debole chiamato amore nella mia forza e nelle mia determinazione.
E’ un po’ che sto "bene," ma ancora adesso mi scontro ogni tanto con quello che  vedo allo specchio e gli dico "fottiti stronzo, io sono bella dentro e pure fuori", a volte è più facile a volte è durissima.
Ho smesso di vomitare anche se ha voluto dire iniziare a fumare molto più del dovuto. Ho smesso di non mangiare e adesso riesco anche a sentire i sapori del cibo e a dimenticarmi di quante calorie sto ingurgitando. Sono di nuovo "normale", "degna", "corteggiata" da persone che mi han guardata soffrire senza dire nulla, conscia che saranno poche le persone che mi vorranno bene davvero nella mia vita e pronta a dare per loro l’anima, perchè la meritano.
Ma da quando sto meglio ho sempre dedicato parte del mio tempo ad aiutare ragazze come me, fosse anche solo per dirgli che si, arrancando un po’ ce la si può fare, e che si potrà cadere centomila volte, ma amare se stessi è una battaglia che si può vincere. Frequento quei siti, parlo con loro, metto a disposizione la mia vita, la mia esperienza e quel sostegno che posso dargli.
La differenza è che io non giudico nè quello che sono nè quello che fanno, e con me come con altre ragazze come me si confidano, ed assieme, passo dopo passo, si prova a costruire un rapporto sano con il proprio corpo.
E no, non è facile parlarne perchè li ricordo gli occhi dell’amico cui tuttora tengo più d’altra cosa a questo mondo quando gli ho detto perchè mi nutrivo di pezzi di carote o di mele. E no, non c’era comprensione, non ci sono state nè parole dolci nè lacrime liberatorie tra le sue braccia. Mi ha detto "sei sola", e sola mi ha lasciata. Eppure mi voleva bene.
Poi è tornato indietro da me, uno su centomila, e l’ho perdonato.
Ma certi dottori, o finti moralisti,  incontrati nella mia trafila no, non li perdonerò mai, io come molte altre.
Perchè c’è il brutto vizio di sentirsi "immuni dalla merda", di potersi permettere di giudicare e di usare parole dure con chi soffre.
Ma non è così.
Il tempo è una ruota che gira.

Guardate meglio le donne (e anche gli uomini) che vi circondano, cui vi svegliate accanto la mattina, che incontrate una sera a cena. Avete una figlia che frequenta blog o siti dove altre ragazze parlano d’anoressia e bulimia? Consideratelo un sintomo, non date la colpa ai siti di quello che preesisteva solo perchè avete aperto gli occhi e l’avete visto, è troppo facile.
Cercate di colmare vicendevolmente i vostri vuoti, siate più tolleranti, tentate di dare amore in risposta anche agli spigoli più duri che vi potranno essere messi davanti da chi soffre di queste patologie. Non ignorate il dolore, i segnali, non fate l’errore di credere che il problema stia nel piatto, che sia solo superficialità. Ascoltate anche ciò che non vorreste sentire, abbracciate queste anime fragili e piangete assieme a loro, date conforto invece che parole dure, e le aiuterete a curarsi.
Non isolate queste ragazze da chi è "come loro", non demonizzatele se si creano un gruppo per parlare, ognuno sceglie d’essere artefice del suo destino, nessuno si butta dal grattacielo perchè glielo dicono le amiche, se lo fa è perchè c’è un desiderio pregresso, o un’intenzione già radicata.
Se siete madri non credete di aver fallito solo perchè vostra figlia è "così", nei rapporti umani, non colpevolizzatevi anche voi, amate e basta, per quanto sia difficile. Le mie esperienze mi hanno insegnato che per quanto si possa amare si sbaglierà sempre, con tutta la buona volontà di questo mondo, ma l’affetto di fondo, se è onesto e ben radicato, fa si che ci si possa anche ritrovare più unite.
Il segreto sta nei piccoli passi, nelle piccole conquiste, come un bambino che impara a mettersi in piedi e a camminare, ecco, così.
Un rapporto che si crea giorno dopo giorno, con lo specchio, con se stesse, con gli altri, col mondo.
E’ sempre così, non si nasce mai imparati.
Ci si costruisce.

Mi scuso per la lunghezza del post, ma credo fosse dovuto.
A chi si è trovato oggetto di una nuova "caccia alle streghe", a chi sa di cosa sto parlando come a colui che mi raccoglie ogni volta che torno a casa distrutta dopo un colloquio con una di queste ragazze e mi stringe forte da togliermi il respiro.
E mi spiace da morire per la signora Mariangela Mianiti, per il tono di quell’articolo, per come ha posto il problema. Perchè il problema è a monte, e non mi stancherò mai di dirlo.
E soprattutto perchè ha dimenticato che è di persone che si parla.
Non è un fenomeno.
Sono persone.

16 Responses to “Sull’insensibilità e il cinismo”


  • Disgustata? Arrabbiata? Ferita? Irritata? Frustrata?
    Non so nemmeno quale scegliere. Credo che Rotaciz sia stata più che esauriente : credo comunque di dovermi schierare. Di dover parlare.
    Alla fin fine, è da tempo che è stato lanciato l’argomento-scandalo del Pro-Ana in Italia, ergo, ogni scribacchino di giornale spazzatura (beh, io li leggo, i periodici spazzatura, ma ciò non toglie che lo siano) avverte subito il dovere morale di imbrattare carte su carte. Magari fa anche la “ grande inchiesta”. Che in questo caso consta nel taglia e cuci indiscriminato e completamente acritico del “materiale”. E cosa ne risulta? Che questi famigerati siti, exsecranda et scomunicanda, sono frequentati da una manica di rintronate con l’elio al posto dei neuroni la cui unica ambizione nella vita è fare come le modelle, ovvero contarsi le ossa. E che per giunta, si istigano vicendevolmente a farsi del male.
    Peccato che io, nella vita, ambisca a molto di più che giocare alla conta delle costole. Perché io ho frequentato e frequento questi siti. Perché sono stata malata, lo sono tuttora in avanzata fase di recupero, un angolo del mio cervello lo sarà sempre. E sfido chiunque di voi mi vedesse camminare per la strada a dirlo, perché sono una ragazza dall’aria perfettamente normale,florida dove ci vuole, anche una bella figliuola a detta di molti. E tutta questa beata ignoranza, che vige sovrana anche nell’ambiente medico (o ti presenti che pesi venti chili bagnata, o con le budella in mano, o non hai bisogno d’aiuto, perché è così che funziona), non ci fa affatto bene. Guardiamo la casistica dei frequentatori ( eh già, ci sono anche uomini) dei siti cosiddetti Pro. C’è gente malata da anni. Gente che sta rialzando la testa faticosamente. Gente che c’è ancora in mezzo fino al collo. Poi, ovviamente, esiste la ragazzina quattordicenne con la fissa preadolescenziale della carriera da passerella. Ma dalle qualche mese, o un annetto, le caleranno gli ormoni, le spunterà qualche neurone di più e sarà come nulla fosse successo. Se la cosa degenera in malattia, non è stata colpa dei siti che ha frequentato, delle cattive compagnie, dei media, dei canoni di bellezza. Vuol dire che il germe sotto c’era. Quello che ti trascina di sotto anche se amiche cattive non le frequenti. Io mi sono ammalata da sola, non mi interessava la moda, non guardavo mai la tv, non avevo amichette malate.Ero una tredicenne che leggeva libri.Che spiccava nello studio con medie stratosferiche.Che vinceva concorsi di scrittura,che suonava strumenti, che studiava canto,che vinceva gare di ginnastica artistica . Eccellevo, ma con il piccolo tarlo di non essere mai abbastanza.Di non essere all’altezza della bellissima madre, e di non valere abbastanza da guadagnarsi l’apprezzamento del padre.Allora ti togli il cibo per lei,ti abbuffi contro tutto e tutti,vomiti contro te stesso.Ma non è il cibo il problema.Il numero sulla bilancia che diventa il demonio è il sintomo, non la malattia.Ma sfido chiunque non ci passi attraverso a capire anche solo una parte di questo inferno. A sapere cosa sia non ricordarsi cosa voglia dire mangiare per fame e smettere per sazietà. O non riconoscersi negli specchi, a farsi orrore, ribrezzo, disgusto. Allora è naturale che si cerchi chi ti possa capire, delle sorelle di dolore, per parlare senza essere giudicate.Perché tra noi ci si aiuta,ma non certo a finire all’altro mondo, anzi : c’è sempre chi è più a riva che non fa perdere di vista a chi è in alto mare le cose importanti. In primis la salute, e poi la necessità di imparare a volersi un po’ bene, a smettere di pretendere la luna da se stesse. E se alcune non si ritengono malate non è per idiozia o per superficialità, o sono ancora troppo perse all’inizio del loro viaggio, e capiranno, perché avranno tempo e modo per capire, oppure rifiutano l’etichetta. Perché siamo PERSONE, persone che convivono con un problema che condiziona gran parte della loro vita, ma NON siamo quel problema. Non siamo una patologia, e non vogliamo essere scambiate per essa. E se è per questo non siamo neanche una marchetta o un fenomeno da baraccone. La nostra cara giornalista d’assalto, a cui consiglio vivamente di prendere lezioni di stile da professionisti del settore, omette tutto questo, perché è più facile denigrare che riabilitare, stigmatizzare che aiutare a capire. Senza contare che vende di più.
    Perché è facile scaricare il barile, incolpare la società, le cattive compagnie, gli stilisti, la tivù, internet. Nessuno può direttamente controllarli, cosa che fa sentire ognuno in diritto di lavarsene le mani, sciacquarsi la coscienza ed essere tutti più felici. Ma se le madri, i padri, gli amici, le amiche, si chiedessero davvero dove va a parare questo grido d’aiuto, se si interrogassero seriamente, se impiegassero un po’ del loro poco tempo a creare dialogo, comprensione, empatia, disponibilità, si potrebbero rimettere insieme molte vite sul punto di finire a pezzi. Se solo si facesse sentire a queste vite quanto è importante che loro esistano esattamente come sono, che sono a loro modo umanamente perfette, e aiutarle ad amare se stesse. Corpo compreso.

  • Concordo con Rotaciz, demonizzare e’ facile, dare le colpe e’ facile, vedere solo un lato della cosa e’ facile. cercare di capire le persone non limitandole ad un fenomeno o a una parte delle loro frasi scritte in internet, bene ci vuole molto piu’ lavoro. ci vuole umanita’.
    E chi si scaglia cosi ferrocemente contro di loro forse come tutti ha paura di esserlo in parte. Non odiamo proprio cio’ che temiamo di poter diventare?
    Non sono i siti pro Ana o pro Mia che ti fanno ammalare, e’ la paura di non essere mai abbastanza, di dover sempre inseguire la perfezione, convinzione che sei non sei sempre the best nessuno ti vuole bene, neppure i tuoi, che non meriti nulla. Tutti hanno i momenti di debolezza,c’e’ chi li affoga nell’alcol, c’e’ chi fa finta di niente, c’e’ ci si prende la ulcera o perde i capelli, c’e’ chi cerca di prendere il controllo controllando ogni grammo che gli entra in bocca.Contando calorie immesse e ovviamente bruciate in palestra, camminando, dormendo, studiando,respirando.vomitando.
    poi c’e’ chi dopo un po’ che ha deragliato alza la testa, prende il volante tra le mani e finalmente guida.hold the wheel and drive.
    un alcolista e’ una persona con un problema, un anoressica o una bullimica e’ un problema.eppure le ragioni di fondo sono simili.solo che i primi li si aiuta e le seconde le si demonizza.
    invece di aiutarle.
    quindi chiunque non lo abbia passato non deve permettersi di scrivere articoli del genere.meglio tacere che mondo e’ gia’ pieno di cazzate

  • Chapeau Rachele.
    Vecchia tradizione non solo nostrana quella di curare le malattie e non i malati. Quasi come quella di aprire la bocca (o la tastiera) e dargli aria. E ritenersi esperti di cose di cui si ignorava l’esistenza fino a cinque minuti prima.
    Forse fa più comodo allontanare i problemi da se stessi che andare a vedere che in fondo tutti potremmo essere (diventare) malati. Perchè se un pomeriggio siamo un po’ giù e ci spariamo un vassoio di paste alla crema e cioccolato in fin dei conti non è lo stesso meccanismo?

  • Quello che hai scritto mi ha colpito, davvero.

    Hai affrontato la questione in maniera più che esauriente, logica, sensibile e intelligente, e su questo non ho niente da dire.

    Caccia alle streghe, hai ragione. I siti pro-ana sono solo l’ultima demonizzazione per giustificare problemi troppo complessi, come la musica metal per gli omicidi di massa tra adolescenti in america.

    Grazie per quest’articolo, comunque. Davvero.

  • Ciao tesoro….grazie x il post ke hai scritto al contrario di quella “giornalista” ke mi ha redicolizzata e messo in un contesto completamente sbagliato come se fossi una cavia….si una cavia sul quale motare un bell’articolo xkè forse nn aveva altre illuminazioni davanti al suo computer…io nn sn quella xsona ke ha descritto nn metto braccialetti colorati x distinguermi o creo sette e senza dubbio nn avrei mai immaginato ke una giornalista del vanity fair potesse entrare nel mio angolo dove sfogarmi x rubare qualcosa di mio e metterlo sul suo articolo senza nè kiedere autorizzazioni nè avvisarmi dell’imminente uscita del pezzo…..sono disgustata

  • “a colui che mi raccoglie ogni volta che torno a casa distrutta dopo un colloquio con una di queste ragazze e mi stringe forte da togliermi il respiro”
    Che è un po’ come a dire “a colui che mi ha fatta sentire tanto tanto sola e poco amata per poi mostrarmi che non era vero”
    Mi commuove.
    Mi commuove più in generale leggere tutto questo dal tuo pc, su una pagina lasciata aperta per me, mentre tu te ne stai al lavoro a combattere anche contro l’ottusità del tuo ambiente.
    Sei un uragano e assieme la ragazza più fragile ed insicura che abbia mai conosciuto.
    Ne ho dette tante di parole dure, molte che non avrei voluto dirle sapendo a posteriori il male che hanno fatto.
    “Se solo si facesse sentire a queste vite quanto è importante che loro esistano esattamente come sono, che sono a loro modo umanamente perfette, e aiutarle ad amare se stesse. Corpo compreso”.
    E’ il tuo gioco no?
    Mettere davanti a qualsiasi cosa o persone la domanda mi vuoi bene? E dai qualcosa più dell’annima se la risposta è sì.
    “Arrivati alla morte nessuno mai rimpiangerà d’esser stato troppo poco sulla scrivania d’un ufficio, al massimo rimpiangerà di non essere stato amato. Ecco, a me basterebbe provare la sensazione di essere voluta bene, hai presente quei baci dove non esiste nient’altro?”
    La donna che non ha paura delle distanze ma ha il terrore che la morte la porti via prima che lei abbia il tempo di “rimettere a posto tutto”. Vorresti la pace universale tu, non credi che esistano conflitti insanabili perchè credi nel “io voglio sanare il conflitto”.
    Nessuno di noi cambierà il mondo probabilmente, ma tu avrai fatto qualcosa d’importante per tutte queste ragazze che ti sono venute accanto, e per le persone che hanno la fortuna di starti vicino.
    Piccole cose, nel mare magnum di cui parli, ma importanti.
    So, so, so, proud of you.

  • sono capitata qui x caso..mi sembra di leggere le parole della mia più cara amica,stessa storia,motivi simili..non voglio dire nulla xchè non c’è niente da dire,solo volevo farti sapere che sono passata,e che mi hai ricordato con queste parole quanto io sia fortunata non ad amarmi perchè ancora non ci sono riuscita,ma almeno a non odiarmi.

  • uhm, quante cose…mi sembra di essere dentro una banca dati, e pure carina
    bravi

  • Io sono una di “quelle” ragazze che trova conforto in questi siti. Sono in cura in un centro per i disturbi alimentari, sorretta da medici e psicologi, imbottita di antidepressivi. Ma niente era riuscito a farmi stare meglio, fino a quando ho incontrato queste ragazze stupende che con me condividono dolori, paure, fobie. Prima mi sentivo sola: quando mi chiudevo in bagno, quando tutto intorno a me era chiuso, vuoto come i miei sentimenti, quando l’unico sfogo di dolore e di debolezza che avevo era lo sciacquone, quando il mio cuore batteva all’impazzata e dentro di me si scatenava questa FOLLIA che da sola dovevo sostenere perchè le persone “normali” come voi non vedono, non capiscono, non comprendono, ma soprattutto cercano di schivare guardandoci tutte dall’alto e permettendosi di giudicare quando qui il giudizio non ha valore. Da sola mi trovavo in questo vortice senza ritorno, con le dita in gola per poter espellere quel senso di abbandono che avevo dentro. Guardarmi allo specchio, vedermi con la faccia rossa, gli occhi gonfi che lacrimavano, SOLA IN QUESTA FOLLIA CHE NON RIESCI A CONTROLLARE E CHE TI SOFFOCA IL RESPIRO.Da sola cercavo di capire perchè proprio a me era capitata una cosa del genere: distruggermi la vita, distruggerla ai miei familiari e non poter fare niente. Adesso, invece, non mi sento sola: ho le ragazze che mi sostengono, che mi amano ed io amo loro. Non ci diamo consigli su come vomitare o come fare per perdere 10kg in 2 giorni: ci sosteniamo, semplicemente… ci ascoltiamo…ci confidiamo…ci sentiamo comprese. Perchè allora distruggere questa nostra isola? Perchè distruggere tutto quello che abbiamo costruito? Perchè privarci di questo nostro aiuto reciproco? Non facciamo niente di male:semplicemente impariamo ad amarci, impariamo a capirci, impariamo a non soffocare più nel dolore; ma la cosa più importante è che ci sentiamo NORMALI: tra di noi non esistono quei pregiudizi che, grazie ad articoli come quello in questione, nascono tra le persone che “credono” di essere PERFETTE, ma non si accorgono dell’ipocrisia che li sorregge perchè solo grazie a questa riescono ad andare avanti. Scusate lo sfogo, ma finalmente ho ritrovato il coraggio per difendermi e per non nascondermi più!!!ANNA

  • “Fate parte anche voi della schiera d’ottusi che ad una bulimica direbbero “non vomitare” e ad un’anoressica “mangia”?”
    E ad un obesa “non mangiare” o “mettiti a dieta”? Cose scritte anche nello stesso messaggio che hai citato. C’ è chi sta peggio di una bulimica o un’ anoressica: perfino quando si parla di disturbi dell’ alimentazione non si menziona l’ obesità, non la si riconosce una malattia.
    “Perchè mi disgusta una società dove si sbeffeggiano le patologie altrui per paura di affrontare i propri vuoti.” Almeno per una bulimica o un’ anoressica la cosa è limitata… ma per un’ obesa? Chiattona, grassona e co. sono gli insulti più usati, li sento tutti i giorni sotto casa.

  • Un’adolescente saggia, una ventenne brillante. Questo ero. Da me ci si aspettava non la perfezione, perchè a quella li avevo abituati io stessa, tutti. Da me ci si aspettava e, ci si aspetta, l’obbedienza alle regole, a quel codice non scritto eppure così chiaro del “si fa così, si vive così”… Ed ho sempre rispettato tale codice, senza nemmeno accorgermene, o quasi. Quando ho venduto la mia anima più vera in cambio di una maschera, allora, solo allora ho visto intorno a me il vuoto ed il nulla di chi, circondandomi da una vita intera, non mi aveva mai guardata negli occhi. Ho solo me stessa oggi e, nel bene e soprattutto nel male, su me stessa esercito le mie “prove di forza”… E senti tutta la colpa e il dolore. E comprendi la distanza tra te e tutti gli altri e ti accorgi, di quanto sia falso il silenzio.

  • Anoressia. Paroloni, che non tutti sono pronti ad accettare, a
    comprendere. Il solo pensiero fa paura, o meglio, sconvolge.
    Allontana. Ci fa storcere il naso, guarda quella com’è magra, ho
    saputo che quella vo-mi-ta. Quella. Come se avesse improvvisamente
    smesso di essere una persona, come se per l’ennesima volta si fosse
    confermato il binomio “apparenza – essere”. No. Così non va.
    Quando si è trovata di fronte alla morte, quando ormai non c’era più
    niente da fare, Manuela ha deciso di vivere. Ha deciso che forse c’era un
    altro modo per chiedere aiuto, per esprimere la sofferenza che aveva
    nascosto così a lungo, fingendo di essere forte, mascherandosi dietro a
    un corpo magro da fare impressione.
    Anni passati a combattere un male che spaventava tutti tranne lei,
    un male che non riconosceva come tale, che era troppo comodo,
    troppo attraente, troppo – per certi versi – facile. Un giorno era una
    bambina normale, il giorno dopo era anoressica. Controllava il mondo
    attraverso il cibo. Controllava la mente attraverso il corpo. Negava
    di avere un problema, come tutte. La gente sapeva e ignorava.
    Tutti sanno e tutti fanno finta di niente. È costoso avvicinare una
    ragazza anoressica. Sembra una questione di coraggio – è una questione
    di vita o di morte. Al contrario di quello che si crede, da soli non
    si può vincere, c’è sempre bisogno di qualcuno al nostro fianco,
    anche quando sembra scomodo, anche quando dà fastidio, anche
    quando si dice, no grazie.
    Vorrei che la sofferenza non passasse così inosservata.

    Perche’ non se ne parla?
    Forse la gente ha paura, forse si vergogna, forse è semplicemente
    comodo, girare gli occhi e fare finta di non aver visto niente –
    si sa, la sofferenza fa paura: meglio ignorarla.
    Se sono qui a parlarne è perché mi sono stufata degli sguardi incuriositi
    o peggio, compassionevoli, delle persone che mi sfilano accanto
    ogni giorno. Ebbene sì, sono malata. E allora? Ho forse commesso
    un crimine? Perché mi guardate così allora? Cosa avete da dire? Ma
    tanto lo so che alla fine rimerrete zitti, vi conosco ormai.

    Allora ne voglio parlare io.
    Anoressia. Vi fa paura?

    Mi voglio rivolgere a tutti coloro che sanno che esiste ma che
    temono anche che sia compromettente. Mi voglio rivolgere poi a
    chi la vive in prima persona, come me.

    Non siamo contagiose, potete anche avvicinarvi. Non siamo
    cattive ma molto egoiste, come troppo spesso veniamo descritte. Non
    siamo nemmeno pazze. Stiamo semplicemente male, e abbiamo
    bisogno di tutta la comprensione possibile. Abbiamo bisogno di
    capire che senza un aiuto professionale non ce la possiamo fare.
    So bene come sia difficile ammetterlo, e quindi chiederlo.
    So altrettanto bene come sia facile perdere le staffe con quelli
    come noi.

    Ho fatto del male a molta gente e mi dispiace, ho seminato sofferenza,
    ma l’ho anche raccolta. Ho chiesto aiuto in mille modi, e l’ho rifiutato
    in mille altri. Mi sono ripetuta centinaia di volte che domani sarei
    guarita, e quel domani non è ancora arrivato. Ho pianto a lungo,
    e spesso mi sono sentita dire che quelle erano solo lacrime di coccodrillo,
    che sarebbe bastato un briciolo di volontà.

    No, miei cari, la volontà è del tutto inutile, perché la volontà fa
    parte della nostra metà sana, quella che ogni mattina si alza e lotta
    con la malattia, e ogni sera soccombe sotto di lei.
    Solo un briciolo di controllo… Macchè! Quella ha il completo
    controllo della situazione. È lei che decide – è lei anche se noi
    non vogliamo. È lei che ci fa urlare che ci fa piangere che ci fa…
    impazzire.
    E voi vi ostinate a credere che siamo noi. Lei è noi, ma noi non
    siamo lei. Lei è solo una parte oscura che non riusciamo a illuminare,
    perché siamo costrette a vivere nel buio – nella menzogna,
    nella vergogna. Perché il mondo di fuori ci ha etichettate, e non
    capisce che la magrezza non è tutto. E non capisce che abbiamo
    un disperato bisogno di aiuto, e vorremmo – davvero – vorremo
    chiederlo, ma la voce muore in gola ogni volta che ci proviamo.

    Mentre a quelle come me dico – coraggio. Possiamo farcela.
    Se avessi una formula magica la condividerei volentieri con voi, ma
    non ce l’ho.
    Guardate il sole di ogni giorno e lasciate che il suo calore vi riempia
    di ottimismo. Non abbiate timore, c’è sempre qualcuno pronto a
    rispondere alla vostra richiesta d’aiuto. Ma non smettete mai di lottare
    per la vostra dignità.

    VALE LA PENA VIVERE
    Mi chiederai, sì ma perché
    So solo che ti dirò –
    VALE LA PENA, VEDRAI
    (Ligabue)

  • Ho scritto questo post convinta che avrebbe ricevuto uno o due commenti al massimo, perchè “parlare” è difficile, ed esprimersi su certi argomenti quando ancora sei nella fase acuta del tuo dolore è qualcosa di difficilissimo.
    E l’ultimo commento, parole antiche e con una loro storia speciale dietro mi hanno commossa. Perchè mai avrei pensato sarebbero state riportate qua.
    :*

  • Seconda volta che parli di anoressia (& co).
    Seconda volta che ti leggo con piacere. Di fronte a questa “cosa” apro gli occhi e stupisco di dolore. Credo che si debba solo ascoltare, questo è quanto. Grazie. Stai bene, cyrano.

  • Evidentemente la giornalista doveva mettere insieme il suo pezzo ‘sensazionale’ a tutti i costi, e chissenefrega delle persone da cui ha attinto il materiale. E poi parlano di ‘correttezza professionale’ di certi giornalisti 🙁

  • grazie di questo post. è bello trovare qualcuno che è ancora capace di indignarsi : )

cribbio
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Più simpatico di uno scivolone della Regina Madre, più divertente di una rissa al pub. Thank you, Ciccsoft!
(The Times)

Una lieta sorpresa dal paese delle zanzare e della nebbia fitta. Con Ciccsoft L'Italia riacquista un posto di primo piano nell'Europa dei Grandi.
(Frankfurter Zeitung)

Il nuovo che avanza nel mondo dei blog, nonostante noi non ci abbiamo mai capito nulla.
(La Repubblica)

Quando li abbiamo visti davanti al nostro portone in Via Solferino, capimmo subito che sarebbero andati lontano. Poi infatti sono entrati.
(Il Corriere della Sera)

L'abbiam capito subito che di sport non capiscono una borsa, anzi un borsone. Meno male che non gli abbiamo aperto la porta!
(La Gazzetta dello Sport)

Vogliono fare giornalismo ma non sono minimamente all'altezza. Piuttosto che vadano a lavorare, ragazzetti pidocchiosi!
(Il Giornale)

Ci hanno riempito di tagliandi per vincere il concorso come Gruppo dell'anno. Ma chi si credono di essere?
(La Nuova Ferrara)

Giovani, belli e poveri. Cosa volere di più? Nell'Italia di Berlusconi un sito dinamico e irriverente si fa strada come può.
(Il Resto del Carlino)

Cagnazz è il Mickey Mouse dell'era moderna e le tavole dei Neuroni, arte pura.
Topolino)

Un sito dai mille risvolti, una miniera di informazioni, talvolta false, ma sicuramente ben raccontate.
(PC professionale)

Un altro blog è possibile.
(Diario)

Lunghissimo e talvolta confuso nella trama, offre numerosi spunti di interpretazione. Ottime scenografie grazie anche ai quadri del Dovigo.
(Ciak)

Scandalo! Nemmeno Selvaggia Lucarelli ha osato tanto!
(Novella duemila)

Indovinello
Sarebbe pur'esso un bel sito
da tanti ragazzi scavato
parecchio ci avevan trovato
dei resti di un tempo passato.
(La Settimana Enigmistica)

Troppo lento all'accensione. Però poi merita. Maial se merita!
(Elaborare)

I fighetti del pc della nostra generazione. Ma si bruceranno presto come tutti gli altri. Oh yes!
(Rolling Stone)