Femmina come la resa

Luciano e Ligabue il meglio che poteva dare l’ha ampiamente elargito fino alla colonna sonora di Radio Freccia, e non ci si poteva aspettare qualcosa di più a questo punto della sua parabola, pericolosamente vicini all’inizio della discesa, sempre che questa non sia già iniziata. Si poteva invece aspettare qualcosa di "diverso" (non "migliore", diverso), se non altro per dimostrare che il suo encefalogramma denota ancora segni di attività, nonostante i clichè. In Nome e cognome ho intravisto un leggerissimo cambio di rotta, rispetto agli ultimi poppettosi Miss Mondo e Fuori come va?, una leggerissima sensazione di austerità nei suoni, un disco un pò più adulto e molto più personale nei testi, meno trasognante e più concreto. Più Lambrusco e meno pop corn, insomma, con diverse canzoni dall’andamento monocorde, che sembrano prestarsi poco a essere urlate nei palazzetti trascinando i fans, e sicuramente non si stamperanno indelebili nella loro memoria. Non è un gran disco, ma è così evidentemente mediocre per poterlo definire tale senza scendere nella ovvietà. Dalla scaletta si potrebbero togliere benissimo canzoni tipo E’ più forte di me, Giorno per giorno, Le donne lo sanno, mollicci riempitivi che si sopportano solo dopo ripetuti e ripetuti ascolti. Rimarebbero le prime due, il singolo e Happy hour, che fungono da forse inevitabile tara, e poi finalmente si arriva al cuore del disco: Sono qui per l’amore e Cosa vuoi che sia sono le vette (ok,  colline…) dell’album. Senza tanti fronzoli, Ligabue butta sul piatto il suo cuore, dando l’impressione di non volersi  interessare ad altri temi. Parla unicamente di se stesso e in prima persona, come del resto ha sempre fatto, ma con un atteggiamento più meticoloso, come fosse una pratica da sbrigare in fretta ma con cura ed evitando tuttavia inutili barocchi. Un suono meno giovane e meno pieno, meno verticale e più orizzontale. Forse sono troppo di parte per non dargli una stroncatura, eppure mentre il brico è sul fuoco, me lo immagino seduto su una sedia a imbracciare la chitarra e a ricordarci che è qui per l’amore, quasi una dichiarazione di resa di fronte al risultato finale dell’album. Resa che personalmente ho accettato e in parte respinto, sarà che ho smesso di farmi troppe aspettative…

PS: Altre due visioni: kAy dice la sua, e condivido in buona parte, mentre qui invece si fa quel discorso sul suono che io ho tentato in qualche modo di spiegare.

6 Responses to “Femmina come la resa”


  • si vede che sei un uomo… “l’amore conta” piace tanto a tutte le donne e tu non l’hai nemmeno nominata 🙂
    per il resto concordo sul mediocre…

  • Sia chiaro che non faccio testo, non seguo musica e non ne so molto. Mi piace però dare conto di una riflessione. Tre o quattro anni fa (non so se prima o dopo radio freccia), vidi alla televisione un programma, una roba alla Pippo Baudo, non ricordo, non voglio ricordare, nel quale il cantore rockettaro della via emilia si esibiva con violini e coreografia di riferimento. Mi son detto: è fatta. Dalle atmosfere fumose e “fattone” di reggio emilia. all’audience patinata delle famiglie borghesi. Nulla in contrario, sia chiaro, anche la mia è famiglia (piccolo) borghese. Questione di scelte. Parabola discendente.. 🙂

    State bene, credo a presto, Cyrano.

  • Kay: L’amore conta fa parte del cuore del disco, anche se non l’ho citata :-p

  • parla di se stesso forse perchè non ha più niente da dire?

  • concordo con attimo sulla recensione e con Kay che gli ricorda che” l’amore conta” è una di quelle tre colline del disco

  • Bando: spero non sia una domanda retorica, spero per lui intendo 🙂

cribbio
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