Jewish do it better?

"Oppenheimer, Einstein, Freud, Marx, Kafka, Bellow, Levi-Strauss, Allen, Dylan: la storia degli ultimi duecento anni è costellata da una miriade di scienziati, pensatori e intellettuali ebrei. Nonostante gli ebrei costituiscano un mero 0,25% della popolazione mondiale e solo il 3% di quella Usa essi rappresentano il 27% di tutti i premi Nobel e il 50% dei campioni mondiali di scacchi" [Il resto qui]

Chi scrive è una che si è ritrovata a dire in più di qualche situazione "guarda, non me lo so spiegare, è che gli ebrei sono semplicemente mediamente più intelligenti".
Poi con gli anni può dire di aver trovato molte ragioni a questa sua affermazione: l’importanza di apprendere una lingua come l’ebraico fin dalla tenera età, l’impegno nello studio su due binari, il dover perennemente gestire lo "sdoppiamento" tra la vita "da ebrei" e la vita del resto del mondo.
Poi c’è il fatto che chi nasce ebreo nasce con la consapevolezza storica di un popolo esule millenario, consapevolezza che viene instillata sin dalla più tenera infanzia, e va a generare così "bambini ebrei primi della classe" (citando l’articolo), ma anche bambini ebrei ipersensibili, che vivono ancora sulla loro pelle gli orrori patiti dai nonni e dai bisnonni. C’è inoltre la voglia (da parte delle vecchie generazioni) di offrire ai giovani tutte quelle opportunità che in passato sono state precluse, e le "nuove leve" lo sanno, sono figlie e schiave della loro memoria.
Sono una tifosa della versatilità, sono convinta che chi cresce impegnando la mente su più binari cresca con stimoli maggiori e quindi con conseguenti maggiori elasticità mentale e capacità d’adattamento. Gli ebrei lo sono per necessità, così come tante altre persone meno facilmente "categorizzabili". Nell’occidente post ’45 semplicemente quando c’è di mezzo la parola ebreo si è abituati a prestare più attenzione al discorso. Chiamasi cattiva coscienza
Tuttavia ogni volta che leggo articoli di questo tipo non so mai se mettermi a ridere o se avere la pelle d’oca. E’ la parola "genetica" che mi turba.
Allo stesso modo in cui mi turba quel lato dell’ebraismo per cui se la madre non è ebrea per il figlio è necessaria tutta una trafila burocratica per poter essere parte del "popolo eletto"; ala conservatrice in cui i matrimoni combinati sono fortemente favoriti e i giudizi dati con troppa facilità.
E’ solo che ci sono momenti in cui mi rendo conto che per un attimo il mondo si divide in "chi è ebreo e chi non lo è"; in chi può capire una battuta, un film, una mezza parola in più e chi non lo capirà mai. Tra chi "sa" e chi no.
Già le dicotomie di per sè mi spaventano. Quando si inizia a chiamare genetica un fatto culturale per poterla scindere indissolubilmente da tutto il resto figuriamoci.
Non vedo nè discriminazione inversa nè premesse a nuove teorie antisemite in discussioni di questo genere, semplicemente mi ritrovo a chiedermi perchè si senta questa necessità di "categorizzare" ogni cosa, genio compleso, quasi a pensare che trovando un gene ne si potranno carpire e riprodurre i presunti talenti affibbiatigli.
Da biotecnologa vivo (in generale) una scienza in crisi, che promette più risposte di quelle che effettivamente ha, semplicemente per non dover ammettere che "quel qualcosa che sfugge e va oltre" non lo prenderanno mai.
Neppure loro.

8 Responses to “Jewish do it better?”


  • Cavaliere Pallido

    Conoscevo un sito in cui si facevano calcoli sul confronto tra Nobel ebrei sul totale dei Nobel e sulla percentuale di popolazione ebrea sulla popolazione umana mondiale complessiva. Ovviamente il confronto è molto lusinghiero ma poi il sito si accaniva anche sul Nobel per la pace ad Arafat “il terrorista”: forse è vero che Arafat non era un santo… ma Kissinger (altro Nobel per la pace ebreo-americano, burattinaio delle peggiori nefandezze della CIA e della politica estera americana di qualche decennio fa in genere) in che girone dell’Inferno dantesco vogliamo mandarlo? Ecco fatto… gli esseri umani mediamente sono equamente distribuiti per etnia, sesso, età, nazionalità, religione, costumi sessuali, reddito ecc… buoni o cattivi o così così 😉

  • Cavaliere Pallido

    PS: Il mio scrittore preferito è Isaac Asimov, figlio di ebrei-russi emigrati negli USA. Noam Chomsky, di cui ho letto parecchie cose, idem. Per dire… 😉

  • Ma poi è così sfuggente la definizione di intelligenza… e comunque perchè geneticamente non sarebbe possibile avere caratteristiche specifiche? Che negli Stati Uniti la netta maggioranza degli atleti professionisti sia di colore è un fatto. Genetico? Di ambiente culturale? Di altro? Esistono differenze. La cosa fondamentale è fare in modo che non costituiscano un danno nei confronti degli altri (che a loro volta avranno altre caratteristice precise?).

  • Complimenti per l’articolo, innanzitutto.
    In secondo luogo credo che la questione genetica-ebrei sia la solita panzana utile a una parte (e all’altra). Ci andrei piano con la specificità genetica legata a intelligenza e scelte vincenti (o perdenti, a seconda del momento storico, no?). Tanto più che, al di là della presunta rigidità matriarcale, in europa sono tutti un po’ ebrei (e tutti un po’ nobili, e tutti con lo zio in america e via dicendo). Insomma, nessun primato direi e quindi nessun handicap di partenza. Cultura, educazione, culo. La vita non è poi così difficile da rappresentare 🙂
    Grazie della bella riflessione e stai bene. Cyrano.

  • Non è assolutamente una novità, ricordo di aver letto cose sull’argomento già tre o quattro anni fa. Ci sono anche altre cose molto più scomode che puntualmente ci si dimenticano di citare: non solo gli ebrei ashkenaziti sono statisticamente più intelligenti, ma le razze che arrivano dall’africa subsahariana lo sono di meno. Statisticamente, i neri sono più stupidi.
    La prima cosa che viene in mente agli schiavi del politically correct (come me) è che i neri abbiano in media un minor score nei test perché in media non hanno goduto della stessa educazione e dello stesso clima di cui abbiamo goduto noi. A questo gli scienziati che sostengono la correlazione razza-intelligenza rispondono che i test misurano un tipo di intelligenza (chiamata g) che è indipendente dai fattori esterni come l’ignoranza. Ognuno è libero di credere o meno a queste teorie, ma è meglio non ignorarle, o si rischia di sprofondare nel razzismo scientificamente sperimentato.

    (prima che un’orda di invasati mi dia dello sporco razzista, sia chiaro che per “razza” intendo “gruppo etnico”, per “più intelligente” intendo “maggiore QI” e per “più stupido” “minore QI”, e non sottindendo nessuna sfumatura negativa, o positiva).

  • Giusto una precisazione, anche rispetto a quanto affermava Dementrio: il QI, maggiore o minore che sia, è un concetto piuttosto “sputtanato” e da tempo.. solo le aziende in italia (ma va?) ci basano sopra chi sa quale graduatoria, salvo poi far prevalere altri “fattori”, quali il poco scrupolo, la vigliaccheria, la furbizia e l’accomodamento. In realtà a parte il QI, la pienezza della vita, che è quella a cui tutti abbiamo diritto, non si misura con la tristezza di un parametro logico-matematico, ma con la ricchezza delle emozioni, la capacità di esprimerle e la possibilità di adempiere ai propri doni: ciascuno il suo, sia chiaro: dal condurre un’azienda al dipingere quadri, dal parlare con la gente al correre una campestre a piedi scalzi. Ma per adempiere a questo modello di pienezza, non puoi avere fame e malattia, ma una vita dignitosa che ti permetta di esprimerli. E qui non ci sono nè fedi nè colori, nè patrimoni genetici nè altro. Scusate l’assiduità e state bene, grazie Dementrio! Cyrano.

  • la mia blogger preferita è particolarmente sensibile a ciò che riguarda gli ebrei…:). anche a distanza dal paterno ostello e su un ppc si legge con piacere.
    ma

  • gli ebrei – i luoghi comuni sono comuni appunto perché veri – sono semplicemente e mediamente più ricchi degli altri. direi che una certa cura nella gestione del patrimonio familiare sia parte della cultura ebraica come e più della circoncisione. è ipotizzabile dunque che essi – mediamente più degli altri – abbiano accesso a studi superiori, che consentono ai più dotati di sviluppare lo spirito che poi li porta vincere il nobel. sarebbe interessante sapere quale percentuale di premi nobel venga da famiglie indigenti. io sospetto pochi, nche perché sono fermamente convinto che il rapporto nature-nurture nel determinare la vita di un individuo sia 20%-80% . ma avrò senz’altro torto.

cribbio
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