Del cretinismo di sinistra (post lungo e noioso)

Pur tenendo costantemente in sospeso il mio giudizio sulla Tav e sulla protesta in Val di Susa, ed essendo pronto a cambiare idea nel caso si possa vedere più chiaro sulla questione, dichiaro – anche a costo di essere linciato sulla pubblica blogpiazza – di essere a favore dell’alta velocità. Non sto qui a spiegarvi i perché di questa mia posizione né a stigmatizzare tutte le arroganze del governo che hanno portato alla cosiddetta militarizzazione della valle; non è esattamente di questo che voglio parlare. Vi basti sapere che l’ottimo SuzukiMaruti in suo post di qualche tempo fa ha espresso con dovizia di dati e particolari un parere che sento di condividere in pieno.

Torniamo ai manifestanti. Sono certo che grandissima parte di loro siano tutto meno che infiltrati anarcoinsurrezionalisti, e che i loro fini siano tutt’altro che eversivi. Hanno un problema – un problema serio – a due passi da casa, un problema che potrebbe condizionare le vite loro e dei loro figli, dei loro nipoti. E’ più che normale che, davanti ad un governo che una volta più che mai mostra di sconoscere parole quali dialogo e concertazione, la protesta abbia assunto queste dimensioni.

Al di là dei validi e legittimi motivi della protesta, c’è – secondo me – un altro fattore che tiene viva la mobilitazione. Esiste in Italia una parte di persone – che solitamente si colloca politicamente in tutto ciò che sta a sinistra dei Ds – che vive qualsiasi forma di protesta prevalentemente come una appagante dimostrazione di intransigenza morale e coerenza politica, come il momento in cui ottenere (a gli occhi di chi non si sa) un riconoscimento univoco e universale di impegno e libertà. Tutto legittimo e giustissimo, se non fosse che spesso questo finisce per spostare l’obiettivo da ciò per cui si sta protestando alla protesta in sé. Vi prego di allargare il campo visivo e cercare di guardare oltre la mobilitazione No Tav in Val di Susa.

C’è una larga fascia dell’elettorato di sinistra che vive come appuntamento irrinunciabile ogni forma di protesta contro qualsiasi cosa, che cerca appagamento e autostima nello slogan urlato sotto il palazzo del sindaco o nelle notti passati all’addiaccio, nella carica dei poliziotti o nelle canzoni cantate avvolti nella bandiera. Una parte di persone che campa di indignazione fulltime, che ha la necessità di nutrire costantemente la propria coscienza di cortei e occupazioni, nella consapevolezza più o meno inconscia che vivere il suo essere minoranza con questa voglia di stare insieme e farsi sentire possa essere sensazionale fonte di riconoscimento reciproco di onestà e libertà, motivo di orgoglio e fonte infinita di autostima.
Ora, che ci sia un che di romantico in ogni mobilitazione, e che è anche da questo coinvolgimento emotivo che vanno prese le forze e le energie per affrontare proteste di grande portata, è fuori discussione. Ma che questo possa diventare il primo motivo di mobilitazione, prima di ciò per cui si protesta, è grave e pericoloso.

E’ pericoloso, perché spesso porta ad allontanare le parti di una protesta e non ad avvicinarle (che poi sarebbe bene ricordarcelo di tanto in tanto: il fine di una protesta dev’essere risolvere un problema, e non crearne un altro). E’ pericoloso perché questo essere continuamente controqualcosa può portare ad alcune rischiosissime derive del pensiero: quella del pensare di avere sempre ragione (o peggio ancora: quella di pensare di essere sempre gli unici ad avere ragione) o quella – ancora più pericolosa – che finisce col convincere tutti che cambiare idea, cambiare opinione su qualcosa sia quanto di più ignobile un uomo possa fare.
Al di là di quel che un lucidissimo Oscar Wilde sintetizzò magnificamente – “Solo gli idioti non cambiano idea” – è proprio qui e su questo punto che la faccenda diventa gravissima. L’atto di cambiare idea è visto sempre e comunque come un rifiutare i giusti ideali (quelli inequivocabilmente giusti sempre e comunque, vedi sopra), come un vendersi al potente e passare dalla parte del nemico.
Attenzione, non parliamo di chi passa con scioltezza da sinistra a destra o viceversa (in quel caso un piccolo insulto ci può anche stare, a mio modesto parere): parliamo di – tanto per fare qualche esempio – chi si dimostra fiero e orgoglioso di non andare a votare perché “piuttosto che votare Prodi, mi tengo Berlusconi, di chi nel 1998 sostenne Rifondazione Comunista nel portare il governo di centrosinistra alla crisi, di chi nonostante questo votò Rifondazione Comunista anche nel 2001, consegnando l’Italia in mano alla lobby berlusconiana. Parliamo di chi non è andato alla manifestazione in difesa di Israele perché non si tirava in mezzo pure la Palestina, di chi non ha il coraggio di ammettere che i passi avanti più grandi verso la pace in Medioriente li abbia fatti proprio Ariel Sharon col ritiro dei coloni, chè in fondo Sharon resta sempre uno sporco sionista, e guai a cambiare idea. Parliamo di chi, oggi, critica Bertinotti per la sua scelta di stare dentro l’Unione e mettersi in gioco nel fissare i punti del programma, bollando il leader di Rifondazione come governista e, quindi, subalterno al potere. Parliamo, per tornare alla Tav, dell’atteggiamento di chi ha boicottato e infine fatto sospendere la Commissione Rivalta, la commissione formata da esponenti del governo e amministratori locali che non è stata capace di trovare un accordo sulla data di inizio dei sondaggi che avrebbero dovuto verificare la pericolosità degli scavi.

Parliamo del famigerato cretinismo di sinistra, dell’opposizione aprioristica contro tutto e tutti, del rifiuto costante del compromesso che poi, in concreto, si traduce in indifferenza: secondo il cretino di sinistra – per continuare con gli esempi – dovremmo passare dagli attuali rapporto Chiesa-Stato ai matrimoni gay, e quindi le unioni civili rappresentano il male. Per il cretino di sinistra dovremmo ritirarci dall’Iraq domani, e quindi qualsiasi forma di ritiro programmato rappresenta il male. Per il cretino di sinistra si dovrebbero vincere le elezioni senza coalizioni, perché alleanza vuol dire compromesso e il compromesso è il male. Per il cretino di sinistra bisognerebbe formare domani gli stati indipendenti israeliani e palestinesi: la road map o il ritiro dei coloni rappresentano qualcosa e non tutto, quindi rappresentano il male. Per il cretino di sinistra domani in Val di Susa dovrebbero sbaraccare tutti i cantieri e il governo dovrebbe comunicare ai francesi che la Tav non si fa più, quindi tutto il resto – tavoli di concertazione, studi sulla sicurezza, cabine di regia – rappresenta compromesso, e quindi rappresenta il male.

La cosa veramente triste di questo cancro della sinistra italiana è che poi, sostanzialmente, tutto questo impegno integerrimo controqualcosa finisce spesso col tradursi in un menefreghismo totale nei confronti di un mondo che va a rotoli; un mondo che avrebbe sicuramente bisogno di meno intransigenti manifestanti e di più persone disposte a sporcarsi le mani, nella consapevolezza che cambiare qualcosa non sarà cambiare tutto, ma è sempre meglio di non cambiare niente.

21 Responses to “Del cretinismo di sinistra (post lungo e noioso)”


  • Scusami Francesco, ma stavolta non sono assolutamente d’accordo con te.

    Tra le altre cose il post di Suzuki Maruti è pieno di una caterva di cose “simpatiche” ma fondamentalmente dominate dalla stessa logica: “il mondo è questo, le contraddizioni sono tante quindi ce lo teniamo così (e deridiamo chi invece, anche con un pizzico di ingenuità, fa qualcosa per provarci”.

    Il problema è questo, c’è chi bada a provare a “cambiare le cose”, con tutti gli errori che questo genere di atteggiamento genera e chi invece si preoccupa di “andare a governare”.

    Questo lo dico non essendo ancora convinto delle ragione della NoTav, qualche sospetto che sia una protesta più campanilistica e miope che altro ce l’ho, ma d’altraparte non ho ancora avuto modo di sentire UNA parola da parte di chi è a favore dell’opera che smentisca gli argomenti dei valsusini rispetto all’inutilità dell’opera. Perchè? Perchè nei tg non se ne parla, anzi, non se ne deve parlare e l’approfondimento manca completamente. Sono i mezzi d’informazione a mettere al centro la “protesta” in sè, non i manifestanti e per carità cerchiamo di evitare le argomentazioni costruite ad hoc dei giornalisti che dentro i cortei montano le interviste da quanti (e sono molti in tutti i casi) sono lì senza conoscere bene il motivo per cui lo fanno.

    Onestamente questa storia delle due alternative, del bene e del male (prodi-berlusconi), ha stancato ed è questo che porta molti a pensare seriamente di non andare a votare.

    Proprio l’atteggiamento della sinistra “intelligente”.

    Oggettivamente berlusconi è peggio di prodi per due singole ragioni: il modo in cui soffoca e persegue la satira e il fatto che usando la sua posizione cerca di mettere la museruola ai processi e all’intero sistema giustizia.

    Ma in questo campo mi permetto di osservare che la sinistra (quella “moderata” cioè i Ds cioè D’Alema) ha LEI le più grandi colpe, è lei a non aver fermato berlusconi quando andava fatto, è stata lei a creare “l’inciucio” (leggansi l’ultimo libro di Gomez e Travaglio nel caso si fosse vissuti sulla luna negli ultimi 10 anni) e a legittimare il nostro silvio nazionale dandogli la forza per fare quello che fa ora, anche la forza economica quando si accettà senza battere ciglio la quotazione in borsa di Mediaset.

    In più è proprio la sinistra “intelligente” a flirtare anche oggi con il governo proprio sui temi della satira, della libertà d’informaizone, della lottizzazione e politicizzazione della rai, d’altraparte è una creatura della sinistra “intelligente” il neo-presidente della rai Petruccioli, come era una creatura della sinistra “intelligente” la bresidende di garanzia Annunziata.

    Insomma, qui ci troviamo a scegliere tra il male e i complici del male e mi da un fastidio matto il fatto che chiunque si azzardi a porre qualche blando dubbio sul fatto di votare centrosinistra alle prossime sia automaticamente un “cretino”.

    Perchè poi abbiamo parlato dei punti in cui il governo berlusconi è oggettivamente peggiore di un futuro governo prodi: vogliamo parlare del resto?

    Le politiche sul lavoro del governo prodi era meglio di quella berlusconi? Il pacchetto treu è una gran cosa e la legge biagi sbagliata?
    Sull’università? La moratti è peggio della zecchino?
    Sulla sanità? Qual’era la differenza sostanziale?
    Sulle politiche contro l’immigrazione? Chi li ha inventati i Cpt? Chi ha avuto tutto il tempo di rendersi conto che così come erano strutturati non servivano ad una amato cavolo, che generavano costi misteriosi ed erano affidati a strane persone, ma li ha lasciati in piedi permettendo che bossi e fini li inserissero appieno nella loro legge?
    Sui rapporti con la chiesa? La sinistra intelligente moderata che pomicia con i vertici vaticani, che non fa niente e non promette niente per abolire gli infiniti ed ingiustificati privilegi di cui la chiesa gode? O anche qui è colpa dei “cretini” che pretenderebbero la promessa della reintroduzione dell’Ici per i beni ecclasiastici il primo giorno di seduta parlamentare?
    Sull’aborto? Sull’appoggio da dare ai medici che sperimentano la Ru486? Chi è che fa finta che l’argomento non esista e che non prende una posizione netta e decisa sulla sostanza aldilà della generica affermazione stereotipata di “difesa della 194”?

    Continuo: la storia della caduta del governo prodi, la grande leggenda del “è tutta colpa di bertinotti”, la più grande vaccata del secolo.

    Faccio un piccolo riassunto della vicenda: rifondazione si allea con prodi e il centrosinistra vince le elezioni, rifondazione sceglie di non entrare nel governo ma di fornire un appoggio esterno. Il primo anno le cose vanno tutto sommato bene, rifondazione senza battere ciglio vota una finanziaria da 120mila miliardi che consentirà all’italia di entrare nell’euro il secondo anno si arriva allo scontro.

    La questione è semplice rifondazione dice: “noi vi abbiamo appoggiato fino ad ora, adesso tocca a voi fare qualcosa per noi”. Bertinotti arrivò a chiedere una cosa in una lista di cinque, tra queste ricordo nitidamente l’abolizione del ticket (che fece amato nell’ultima finanziaria prima del 2001) e non certo la nazionalizzazione dell’industria italiana.

    Prodi si consulto con i suoi presunti amici intelligenti di sinistra che gli dissero: “tranquillo, c’abbiamo i voti, vai al muro contro muro”.

    Guardacaso “sbagliarono” i conti di uno. Che disdetta eh? Chi è che disse a quella deputata di centrosinistra in stato interessante di non scomodarsi a venire in ambulanza, non serviva? Qualche intelligentone, credo io.

    Gli stessi intelligentoni che dopo due mesi prendendosi i voti controllati da cossiga hanno mandato al governo l’intelligente principe, Massimo D’alema senza legittimità.

    Lo stesso che all’opposizione è contrario alle guerre, ma con argomentazioni molto intelligenti, mica come i cretini che fanno delle stucchevoli e poco chic questioni di principio, e da presidente del consiglio diventa un novello churchill.

    E vogliamo parlare del futuro programma? Chi sono quelli che non promettono il meritorio colpo di spugna almeno su tutte le leggi vergogna sulla giustizia, le leggi ad personam, LO STUPRO della costituzioni italiana e via dicendo? Anzi ha appena utilizzato biecamente la legge che più ha palesato il conflitto di interessi in 5 anni (la gasparri) per far nominare “un suo uomo”, uno che fa fatica a pronunciare la parola censura per quanto accaduto in rai, come presidente.

    La risposta a tutte queste domande è una sola “gli intelligenti”.

    Poi i cretini sono gli altri?

    M A P E R C O R T E S I A.

  • Aggiungo ancora, la lista non finisce mai, che l’intelligente violante è lo stesso che in parlamento pronunciò la famosa frase: “berlusconi sapeva che nessuno gli avrebbe toccato le televisioni, lo sapeva lui come lo sapevano letta e bonauiti” e che il fatto che per votare contro berlusconi si debba scegliere tra quelli che con berlusconi si sono accordati e hanno finito per prenderla pure in quel posto senza pietà è sicuramente comico.

    Di fronte a questo contesto, a questi fatti incontestabili, sono proprio questo genere di argomenti sull’elogio incondizionato del compromesso che mi fanno venire una gran voglia, ma proprio gran, di starmene a casa ad aprile a leggere un buon libro.

  • Gabriele: tra le tante e giuste cose che dici sulla cosiddetta “sinistra riformista”, non ce n’è una sola con la quale io non sia d’accordo. Sarei sicuramente più morbido e meno assoluto in alcuni casi, ma sostanzialmente siamo lì.
    Il punto è un altro, ed è lì che probabilmente le nostre idee non si incontrano: nonostante tutto io continuo a pensare che D’Alema sia meglio di Berlusconi, che Rutelli sia meglio di Buttiglione, che Prodi sia meglio di Calderoli. Nonostante tutte le cazzate che sicuramente hanno fatto e che tu giustamente elenchi.
    Penso che la Turco-Napolitano sia meglio della Bossi-Fini, penso che il pacchetto Treu sia meglio della legge Biagi, penso che il centrosinistra non avrebbe mai approvato la legge 40 nè nessun altra “legge vergogna”, penso che non avrebbe modificato la legge Rognoni-La Torre.
    Vivremmo in un Italia perfetta e pulita, col centrosinistra? Sicuramente no.
    Ma vivremmo in *questa* Italia?

    Ho visto “Viva Zapatero!”: sono uscito dalla sala coi nervi a fior di pelle, e non ce l’avevo con Berlusconi. Criticare la sinistra è legittimo e NECESSARIO. Indignarsi e farsi delle domande, pure. Al momento di decidere, però, ricordiamoci di guardare chi abbiamo dall’altro lato della barricata: questo non mi sembra esattamente il momento storico migliore in cui fare gli schizzinosi.

  • La sinistra non avrebbe fatto alcune delle cose che dici, è vero, ma se non prende l’impegno solenne di eliminarle andando al governo fa venire il sospetto che, tutto sommato, non gli dispiacciano.

    La mia posizione non è “io non voto centrosinistra, non voto il menopeggio”, la mia posizione è “bisogna fare pressioni serie e l’unico modo è minacciando di disertare le urne, per far migliorare il centrosinistra”.

    Le primarie hanno voluto e non hanno voluto dire, il problema è il programma, gli accordi su cosa fare poi, una volta al governo.

    Il problema è che, mi spiace dirtelo, ma con l’etichetta dei “cretini” sempre minoritari anti-compromessi e degli “intelligenti” sempre maggioritari (ma non abbastanza da andare al governo da soli) capaci di qualsiasi compromesso si va poco lontano (un paio d’anni scarsi di governo).

    Il non mettergli, a loro del centro-sinistra, nemmeno un po’ di paura, di incertezza sul fatto che gli anti-berlusconiani sono consapevoli dei loro limiti e sono talmente schifati da stare considerando l’ipotesi di non andare a votare, come fai tu e molti altri nell’etichettare i riottosi come “cretini” o affetti da “cretinismo”, è il contrario di costruttivo. L’esatto contrario. Sono dei politicanti spregievoli, al 90%, con interessi meno forti ma più numericamente maggiori di berlusconi, se sono certi che li voterai comunque cosa dovrebbe spingerli a fare qualcosa di veramente buono oltre che a frapporsi quasi casualmente al pericolo di moderno regime? A frapporvisi peraltro senza nemmeno essere capaci di ammettere l’esistenza di questo pericolo, troppo impegnati a non voler rompere le regole del giocattolo politico che non fa altro che NON fare l’interesse degli italiani sin dalla fondazione della repubblica italiana.

    Siamo in una situazione in cui la tua logica, la tua e di suzuki maruti, ha un solo merito oggettivo: quello di non costringere il centro-sinistra nemmeno a dover mentire in campagna elettorale facendo poi il contrario al governo, potranno non promettere e non fare nulla in entrambi i momenti. Un sacco di fatica sprecata.

    Io dico che ci vogliono dei punti fermi, delle idee nuove e coraggiose in qualche campo, ma soprattutto chiare su cosa fare (ho visto fassino da vespa, sull’economia ha fatto piangere per incompletezza, superficialità e clamorosa arrampicata sugli specchi) perchè di compromesso in compromesso, quando berlusconi non ci sarà più, tra il governo casini e il governo prodi le differenze saranno veramente ridicole.

  • @malice: sono in completo disaccordo con il post di Francesco, ma mi permetto di dirti che contestargli la buona fede non ha senso ed è assolutamente sbagliato.
    Non è un personaggio di quel tipo.

    Lo dico da lettore storico del suo blog.

  • Incredibile… un blog che si chiama come la mia macchina! Mitica Suzuki Maruti, detta in famiglia Il Marutto!

  • @Gabriele: Permettimi di constatare che stiamo dicendo qualcosa di diverso rispetto all’inizio della nostra discussione. Nel post parlo di chi è “contro” a prescindere, di chi preferisce identificarsi in una comodissima cultura d’opposizione pur di non sporcarsi le mani e cambiare le cose governando. Ora stiamo parlando di chi fa sentire la propria voce, magari anche *minacciando* – come dici tu – di disertare le urne. La pressione sui partiti e sui politici ci può stare se è costruttiva, se è finalizzata a migliorare i loro programmi, se è volta a includersi e non ad escludersi. Se, invece, questa posizione è finalizzata ad un edonistico “distinguerci”, se + finalizzata a fare di tutta l’erba un fascio e sostenere che Prodi e Berlusconi pari sono, allora è tutto meno che partecipazione.

    Tra l’altro, ricordiamoci che ognuno di noi poi esercita proprio col voto un formidabile strumento di pressione. Dire che per mandare a casa Berlusconi si è costretti a sporcarsi le mani è un po’ una forzatura: si è “costretti” a votare l’Unione, ma uno può scegliere se votare l’Udeur o Rifondazione, e non è proprio la stessa cosa. Siamo noi che col nostro voto possiamo rendere più o meno forte la voce di questo o quel politico.
    Io non mi riconosco in alcune posizioni della Margherita, ma mai penserò di non votare Prodi per questo motivo. Semplicemente, non voterò Margherita. E voterò chi – secondo me – è in grado di esprimere nel miglior modo le mie idee, così che possa avere più peso in un futuro governo di centrosinistra.

    Credo che questo sia ben diverso dal dire che uno vale l’altro, o dal dire che se il centrosinistra non mette nel programma i matrimoni gay, l’eutanasia o una legge che proibisca a Berlusconi di metter piede in Parlamento, allora tanto vale tenerci il governo della Cdl.

  • La mia minaccia è reale, francesco.

    Non semplificare, non è che se manca una determinata cosa nel programma dell’unione (programma che poi è un’intenzione e tra il dire e il mare, lo sai già) non vado a votarli.

    Il problema è che di fatto nella precedente legislatura e nella gestione dell’attuale all’opposizione gli orrori della sinistra si sono accumulati. Quello che fa incazzare è non vedere “redenzione”, netta ed indiscutibile.
    Non ce l’ho con il tuo punto di vista in senso assoluto, il problema è che così si offre la sponda a quanti hanno causato i disastri che citavo nel mio primo commento, hanno perso le elezioni e ora si ripresentano con le stessa faccia a chiederci un voto fornendo come unica reale garanzia di essere l’alternativa a quello che è, almeno per me, un male assoluto. Personalmente mi sento vittima di un complotto, mi viene posta una domanda la cui risposta è obbligata, a prescindere non da una sola critica ma da decine di critiche legittime che mi sento di fare al centrosinistra. Tutto sommato chi dice “non vado a votare” si prende una responsabilità, anche ingenuamente, ma hanno il coraggio di fare quello che probabilmente non riuscirò a fare.
    Vederli derisi m’infastidisce, soprattutto quando passa per una giustificazione delle malefatte della nostra disastrosa alternativa a berlusconi.

    Un esempio pratico? La recente contestazione alla riforma moratti non ha visto la mia partecipazione, sono stato in un paio d’assemblee studentesche e ho proposto piuttosto che occupare o manifestare semplicemente di dire: “gli studenti di sinistra, contrari al governo berlusconi, chiedono al centrosinistra di inserire nel programma delle misure che fermino lo sfacelo provocato dalla moratti e prima di lei da Zecchino. In caso contrario non parteciperemo alle prossime elezioni.”

    Ovviamente la mia è stata una proposta inascoltata e tutto è andato avanti secondo copione, come secondo copione alla prossima riforma dell’università con il centrosinistra al governo ci ritroveremo punto e da capo. Bisognerebbe porre freno a questo ridicolo teatrino.

  • Ah, “una legge per non far mettere piede a berlusconi in parlamento”, intesa come una legge seria e irreprensibile sul conflitto d’interessi, mi sembra DECISAMENTE il minimo che possano fare.

    Altrimenti dobbiamo essere coscienti che qualsiasi partito si voti si voterà chi ha inciuciato e continua ad inciuciare con berlusconi invece di berlusconi stesso.
    Non è la stessa cosa, ma poco ci manca.

  • Condivido il tuo stesso malessere, nel essere “obbligato” a votare una coalizione imperfetta pur di mandarne a casa una criminale, ma ci sono alcune cose con cui non sono d’accordo.

    1. Chi non va a votare non si prende proprio nessuna responsabilità, anzi, si lava le mani di tutto ciò che è la vita della comunità. Quello che dicevamo a proposito dei referendum valeva solo per quell’episodio?

    2. Deridere chi non va a votare sarà pure fastidioso ma è, a mio parere, DOVEROSO. Non credo di dire nulla di incredibile se sostengo che quello attuale è il peggior governo dell’Italia repubblicana, e che per mandarlo a casa possiamo anche fare il sacrificio i votare Ds o Rifondazione (mica per forza Udeur). Poi, l’anno prossimo, col centrosinistra al governo, potremo dedicarci a proteste costruttive con la consapevolezza di essere *in ogni caso* usciti da un tunnel.

    3. Sulla legge sul conflitto di interessi – ma qui andiamo fuori tema – bisognerebbe essere intransigenti. Stabilire giuridicamente il principio di paternità di una azienda è però cosa molto complessa: tecnicamente, Mediaset non è più di Berlusconi e Rocksoil non è più di Lunardi. Ma ci saranno sicuramente imprenditori figli di parlamentari onesti che controllano la loro azienda personalmente e nulla hanno a che fare con i genitori deputati: che fare? Si potrebbe stabilire che le aziende oltre un certo fatturato – magari tutte quelle quotate in borsa – devono essere cedute per oltre il 51% sui mercati. Sarebbe inutile stabilire criteri di parentela: si troverebbero subito gli amici giusti al posto giusto.
    In ogni caso, sono favorevole ad una legge che impedisca a Berlusconi e Lunardi di assumere incarichi di governo di ogni tipo, non sarei convinto di non farli entrare in Parlamento da deputati (quella è pur sempre una carica elettiva). Quello che ci vorrebbe per non far mettere piede al Berlusconi in Parlamento, sarebbe invece una legge che impedisca di candidarsi alle elezioni a chi ha processi in corso ed è in attesa di giudizio, in modo tale da non poter usufruire delle immunità. Non credo invece che questo debba valere per chi è stato condannato e ha scontato la pena: siamo ancora in una democrazia, la carica di parlamentare è elettiva e le condanne non cancellano i diritti politici di una persona.

  • Non mi soffermo sul problema della TAV perché ancor adevo formarmi un’opinione precisa. Ho letto attentamente il post e quello di Suzuki, e molti commenti di “fazioni” diverse, e la questione è molto comlplessa.

    Una cosa invece mi preme dire. Io non condivido, anzi mi incazzo con chi rimarrà a casa alle elezioni perché votare chi ha sbagliato o fatto compromesso non si può, meglio tenersi chi è ancora peggio. Finché non ci sarà una coalizione perfetta e integerrima si starà all’opposizione. Questo è il modo per rimanerci in eterno all’opposizione. E’ l’errore che fu commesso nel 98 e ancora nel 2001. E i danni li conosciamo tutti. E’ esattamente l’attegiamento criticato da Suzuki nal suo lucido post.
    Anch’io mi indiggno e preferirei un’alternativa più credibile. Ma sono anche realista, e credo che mai come ora serva un buon pragmatismo per eliminare questo Governo. Non è tempo di grandi ideali, è l’ora di mobilitarsi, tutti, per cacciare i BRlusconi, i Previti, i Dell’Utri, i Calderoli, i Gasparri e compagnia.
    Gli errori commessi dal centro-sinistra in precedenza, e i vari inciuci, sono s’ da criticare, ma non rendono certo Prodi uguale a Berlusconi, o Bersanoi uguale a Tremonti. Non diciamo minchiate, suvvia. Chi resterà a casa alle politiche perché la sinistra non è abbastanza di sinistra è un coglione, secondo me. Francamente spero di riuscire a vincere le elezioni senza i voti di quella gente, perché vorrà dire che la coalizione avrà equilibri di potere magari più stabile, e qualche voto in meno Bertinotti magari. Ma ho paura che non basti.

    Scusate la sintassi, son di fretta

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