Scatola n°23 – Duemilacinque

Ho preparato tutto, credo. Un altro anno sta per lasciarci e la malinconia mi coglie puntuale come sempre sulla soglia di una festa che non riesce proprio ad essere augurale per un anno ancora da scrivere, bensì un addio a ciò che certamente è già successo. Sono sempre un po’ restio agli addii, di qualunque tipo. Mi impressionano le morti illustri. "Come faremo senza quell’attore? Come sarà il mondo senza quel cantante? Senza quel politico così carismatico?" Mi fanno spavento pensieri come "questa è l’ultima volta che…" oppure l’idea di una persona conosciuta che parte e non incontrerai mai più. Un po’ come i parenti che invecchiano, lo sai benissimo che non sono eterni, ma li vedi appassire mano a mano, tra gli acciacchi dell’età e la memoria che va a ramingo lasciandoti perplesso ad osservare come tutto vada lentamente peggiorando con il passare degli anni.

E allora oggi è uno di quei momenti topici dove tutto è per l’ultima volta del 2005. L’ultimo pranzo, l’ultima dormita, l’ultimo giro in centro, l’ultimo post dell’anno. Come se di punto in bianco finisse tutto teniamo mentalmente conto dell’ultima di ogni cosa come un condannato a morte. Fortunatamente arrivano le prime immagini festose dall’Australia: di là è già 2006. Allora si va avanti, non finisce nulla. Bene.
Però in qualche modo dobbiamo archiviarlo questo DUEMILACINQUE. Metterlo nel cassetto con gli altri, sperando mantenga tanti bei ricordi nella mente, il più a lungo possibile. Ho preparato tutto, dicevo.

Una scatola grande di cartone grezzo colorata di bianco. Ho scritto a grandi cifre 2005 sul coperchio con una vernice nera. Sembra una di quelle cose chic di Calvin Klein ma io so che conterrà cose ben più preziose. Ho cominciato a girare per la casa radunando oggetti, frammenti, ricordi, appunti, scampoli di vita formato a4, cumuli di bit abbandonati in una folder di sola lettura, per riversarli nella mia scatola.
Vi ho riposto un grande narghilè alla liquerizia, un guanto blu, una giacca nera, un paio di occhiali Ufo, una camicia hawaiana, un tuffo nel lago, un disco funky, un materassino azzurro e una chitarra, una spilletta, una maglietta firmata da te. Vi ho riposto una foto bellissima, un concerto memorabile, una cena tra amici, una festa festosa, una canzone stonata, un cappottino rosso, un film in macchina, tante ore di ipod condivise. Un giornalino, un disco con la palma, un bacio a mezzanotte, un’emozione rubata, un esame insormontabile, un libro dalla copertina nera, una notte di mezza estate, una festa, il regalo più bello che si possa ricevere.

E questo è quanto mi viene in mente così su due piedi, nell’ultimo giorno dei 365 che devo scandagliare. Il resto lo tengo a mente da me. Quanto all’anno che sta arrivando, basti dire che porterà con sè i Mondiali di calcio e le elezioni politiche e, Dio non voglia, altra miseria ed orrore sparso per il mondo. C’è di che scrivere e riempire pagine e pagine di Storia e la cosa mi emoziona e spaventa al solo pensiero.
A me basteranno due cose a farmi felice, e non c’è vittoria dell’Italia ai mondiali o sconfitta di Berlusconi alle politiche che tengano. Nella mia scatola n°24, tra un anno, vorrei trovassero posto:
– Quel pezzo di carta di ormai poco valore
– Te.

E’ una vita che ti aspetto.

1 Response to “Scatola n°23 – Duemilacinque”


  • ..come al solito.solo tu e forrest mi fate (quasi) piangere..
    per uno stratosferico 2006,
    una vecchia amica

cribbio
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