Ariel Sharon e le melanzane

Da qualche giorno tendo a riferimi a Sharon col termine "la melanzana", la cosa ha i suoi lati imbarazzanti, perchè la reazione più comune sostanzialmente è un ghigno seguito da un "ben gli sta a quello sporco assassino", con tutte le variazioni sul tema (sui blog, con le debite differenze di stile qui, qui e qui).

Ci sono momenti in cui diventa estremamente difficile dire che a te in realtà dispiace profondamente che quell’uomo sia ridotto in quegli stati anche se si può dire non abbia mai occupato la top ten dei tuoi personaggi preferiti, anche se da adolescente ti sei ritrovata in qualche frangente ad associare la parola fascista al suo nome, anche se poi, cresciuta, spesso avresti voluto sentirgli dire altre parole, prendere altre decisioni.
E’ stato un soldato, e si sa che i soldati comunque sia si sporcano le mani.
E’ stato (tornerà ad essere?) un politico, e si sa che anche i politici comunque sia si sporcano le mani.
Ha fatto delle scelte, faticose, atroci, sorprendenti, semplici, dolorose, lungimiranti, ottuse che siano state. E non le ha fatte per sè, ma per un popolo complesso, in un situazione difficile, su cui nei prossimi giorni verranno sparse da ogni dove fiumane di parole lacrimevoli in occasione della Giornata della Memoria anche da chi si augura in cuor suo che Israele sprofondi con tutti i suoi abitanti. Ma si chiama essere politically correct, ed è un male tipicamente italiano.
Ha scelto.
Non poteva rimanere fermo a guardare cosa succedeva, giusto per vedere se senza far nulla iniziavano tutti ad andare improvvisamente d’amore e d’accordo.
Il confine tra giusto e sbagliato sa essere in certi casi periglioso e troppo sottile per potersi permettere certi toni. I perchè di certe scelte rimarrano per lo più oscuri alla moltitudine, forse perchè la moltitudine non avrebbe il coraggio di prenderle, forse perchè il concetto di "necessità" varia da individuo ad individuo, forse perchè è solo più facile ergersi a censori delle scelte altrui, nel bene e nel male.
Sono punti di vista.
Ed i fatti non contano perchè la Storia insegna che non tutti gli assassini sono uguali, nel trionfo del cerchiobottismo e della faziosità insita nell’animo umano, "tutte le cose sono giuste, ma alcune sono più giuste delle altre", l’istinto di prevaricazione è troppo forte.
Difendersi non è facile.

Mi spiace il clima generale che sta prendendo questo mondo, da qualsiasi punto mi volti a guardarlo.

10 Responses to “Ariel Sharon e le melanzane”


  • Sharon è un grande soldato e un grande uomo. Punto.

  • Dissento quasi totalmente. Non per l’opinione su Sharon, ma per i concetti generali espressi in questo post, pieni (mi dispiace constatarlo) di puro qualunquismo.

    Mi rifiuto di credere che soldati e politici siano destinati per definizione a sporcarsi le mani. Altrimenti le cose non cambieranno mai, altrimenti equivale ad ammettere che in fondo stiamo bene così, che siamo disposti ad accettare che chi governa possa fare quel che gli pare, purché lontano dai nostri occhi. E’ arrendersi, perdio.

    E poi no, tutte le cose NON sono giuste (pochissime cose, in verità, sono giuste). E questo la Storia lo sa benissimo, non occorre metterle in bocca citazioni inventate per il solo gusto di smentirle.

    L’atto di scegliere, per il solo fatto di prendere una decisione quale che essa sia, non è e non può essere indicato come una virtù, non merita il grassetto, non merita niente. Altrimenti dovremmo elogiare indiscriminatamente tutti i potenti della terra, tutti i criminali, tutti coloro che in qualche modo hanno scelto. Spesso sulla pelle di chi, scegliere, non poteva.

  • Non volevo dire quello.
    Non era quello che volevo dire, e mi spiace se ne sono risultata qualunquista. Nè intendevo manifestare sentimenti portati all’arrendersi.
    La maggioranza spesso non può scegliere, per quello la valenza delle scelte di chi la guida ha un peso maggiore.
    E’ l’ottica di chi le subisce nel bene e nel male che cambia.
    Inoltre lo so da me che le cose non sono giuste, ma, ripeto, quella frase non voleva avere il significato che le hai dato.

  • Premesso che pure a me questa beatificazione post mortem anticipata da’ un po’ fastidio , devo dire che non sono d’accordo col attribuire a Sharon il merito di questa [ apparente/momentanea fate voi] ripresa del processo di pace : sono gli U.S.A. che hanno fatto pressioni su Israele inducendo il governo ad attuare il ritiro dei coloni ,non poteva essere altrimenti Israele sopravvive solo grazie a loro, questo perché nella guerra al terrorismo e’ fondamentale disinnescare la questione israelo-palestinese.
    Il merito di Sharon e’ invece quello di essere [stato ] un uomo forte capace di far accettare tutto cio’ alla sua gente : un’ interlocutore capace di dare garanzie, piu’ di Barak, alla controparte come il primo Arafat che non era santo neppure lui .
    Credo che , oramai , chiunque sara’ il suo successore seguirà le indicazioni americane sia pure in tempi e modi differenti .

    Trovo qualunquista dire che tutti i soldati e tutti i politici si sporcano comunque le mani ne conosco alcuni dalle mani pulite.

  • scusa per l’ accusa di qualunquista ho postato senza accorgermi della tua risposta

  • Io concordo sostanzialmente col post di lia.
    Da quello che scrivi tu non si capisce in modo netto quali siano le tue posizioni attualmente. A me fa un po’ schifo vedere questo solito buonismo in punto di morte (e su questo concordo), u po’ della serie “santo subito”, quelle cose lì. Solo un annetto fa Sharon era considerato un generale quasi spietato, ed era contestato nelle sue scelte da molte autorità internazionali riguardo la questione palestinese…

  • cama: non concordo sul fatto che sia reale interesse di qualcuno sbloccare la questione palestinese, quella polveriera strategica fa comodo a tutti.
    La frase sui politici e sui soldati voleva ricordare un altro assasssino, la cui beatificazione in termini molto più ampi non ha creato nessun disgusto.

    Abo, io non concordo con Lia, o meglio, concordo solo in parte. Anche a me fa schifo il buonismo in punto di morte, ma mi danno altrettanto schifo l’odio, l’acredine. E qua parlo di Dacia più che altro. E’ una questione di rispetto. Se riesci a gioire del fatto che qualcuno sia una melanzana in certi termini tutto è pronto per innescare la spirale dell’odio.
    Non ho mai amato particolarmente Sharon, ma ha saputo guidare il suo popolo, e forse per il principio che l’erba cattiva non muore mai appena aveva iniziato a fare delle scelte che mi lasciavano ben sperare ha fatto il colpo. Il fatto che lui sia in quegli stati è peggio che sia morto, e lascia un vuoto. E quel vuoto mi preoccupa. Penso che in questo momento, quel che è successo sia stato inopportuno, ho paura che Israele senza una figura di riferimento forte si chiuda dentro posizioni più integraliste, perchè quando ci si sente braccati è la reazione più naturale.

    Non so se sono riuscita ad esprimermi, ho problemi con l’italiano in sti giorni.

  • Adesso è molto più chiara la tua posizione. Mi trovi d’accordo, del resto non ho mai detto di aver piacere per l’attuale condizione di Sharon. Ecco, queste cose deplorevoli mi capitano tuttalpiù con Borghezio.
    Io mi riferivo solo al disgusto per questo buonismo quasi postumo.
    Che lasci un vuoto in un momento difficile è verissimo, vero è anche che buona parte delle tensioni e stragi degli ultimi due-tre anni ha contribuito lui a provocarle.

  • Potrei anche essere d’accordo con te.Solo una domanda:perché la polveriera palestinese sarebbe strategica e comoda per tutti?Non ti seguo.E non credo di concordare su questo.

  • Rotaciz , se ti riferivi ad Arafat ho già scritto che non era un santo

    Sicuramente c’ è chi ha interesse a incendiare quella terra , ma io credo che siano solo Iran e Arabia Saudita a farlo . In passato U.S.A. e Unione Sovietica hanno sponsorizzato le due parti ora,però, le esigenze strategiche sono cambiate [ il canale di Suez non deve più essere protetto da Israele ] se c’è chi soffia sul fuoco sono le potenze regionali arabe e persiane.
    Mi si può obbiettare che gli Stati Uniti vendono armi ad Israele , rispondo subito che F-15 ed F-16 non servono contro i Palestinesi servono per permettere a Israele di difendersi dai paesi confinanti diritto riconosciuto a qualsiasi stato.
    Quanto al petrolio l’ Arabia Saudita e l’ Iran fanno la voce grossa ,ma poi lo vendono lo stesso .
    Mi preoccupa invece il comportamento dell’ Europa che non fa mai abbastanza .

cribbio
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