Del termine blogger e del blog di Luttazzi

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(E lo so, già qua scrivo poco. Poi propongo un post già scritto sul mio blog, tra l’altro pallosissimo. Ma magari… Insomma, che si scateni il dibattito. Forse.)

Questo post trae fiducia e ispirazione da un commento ad un altro post, in cui Gianluca parla dell’intervista che ho fatto a Daniele Luttazzi, e critica le ragioni che l’hanno portato a chiudere il suo blog. Prima di tutto, è meglio che dica che l’intervista a Luttazzi non doveva, in origine, toccare altro argomento se non il suo spettacolo, come da accordi con il suo ufficio stampa. E inoltre aggiungo che non mi interessava gran che chiedergli del blog. Detto questo, riprendo il commento di Gianluca, che mi sembra interessante, e parlo qui (credo per la prima volta, dopo averlo fatto in un paio di occasioni in pubblico) di alcune cose che riguardano il mezzo stesso su cui sto scrivendo.

Credo che il blog sia uno strumento, un mezzo di comunicazione che tutti possano usare, e il verbo potere qui ha due sensi. Il primo è che tutti hanno le capacità tecniche per aprire un blog, il secondo è che ognuno può usare un blog come gli pare. Il problema, secondo me, sta nella definizione di blogger. Gianluca scrive che "forse Luttazzi blogger non lo è mai stato". Ma nessuno di noi è un blogger, o lo siamo tutti. Mi spiego: nonostante sia un medium, il blog non è un mass medium, e non è neanche un mezzo di comunicazione istituzionalizzato. Questo, in un certo senso, è uno dei suoi punti di forza, ma anche qualcosa che, visto il doppio significato di "potere" di prima, fa sì che non ci sia alcuna "professionalizzazione" nella figura di chi gestisce un blog, nel blogger, insomma. Anche questo elemento ha due facce: da un lato è un bene, perché rendere professionale (e come, poi?) una figura così sarebbe difficile e potrebbe portare il blogger a piegarsi ai tanti compromessi e ostacoli che caratterizzano qualsiasi figura professionale nell’ambito della comunicazione. Dall’altro lato è un male, perché spesso si fa informazione tramite i blog senza avere minimamente idea delle regole (etiche e, ancora una volta, professionali) che sono necessarie per un’informazione corretta.

Luttazzi mi ha detto, nell’intervista, che si è reso conto come il blogger famoso possa diventare una specie di capopopolo. Questo può essere vero: sebbene io sia d’accordo con Gianluca sull’interazione necessaria con gli utenti, quest’interazione è minoritaria al "senso di abbandono" che si ha verso le parole di una "guida". Insomma, diciamolo francamente: prima dello scivolone sulla questione dei contributi statali alla stampa, moltissimi associavano Beppe Grillo alla verità (scomoda), annullando il senso critico che dovrebbe essere alla base di qualsiasi lettura (intesa in senso ampio) di qualsiasi mezzo di informazione, dai giornali, ai blog, ai giornali radio, ai quotidiani.
Ma non è solo questa la preoccupazione da tenere in considerazione, secondo me. C’è anche un altro effetto, che alcuni blog hanno come gli organi di informazione: determinare la cosiddetta agenda-setting, cioè, in parole povere, stabilire cosa è importante e degno di nota e cosa no. Ora, questo sarebbe un bene se i blog fossero considerati davvero, nel nostro Paese. Non lo sono, e questo accade sia per la scarsa qualità generale dei blog stessi, sia per una sorta di spocchia del mondo giornalistico istituzionale verso i nuovi mezzi di comunicazione in genere, soprattutto se "dal basso" come i blog. Il punto è che i blog più letti in Italia parlano (benissimo) di cazzate (e mi ci metterei in mezzo, se non fosse per i miei accessi non enormi e, soprattutto, il "benissimo"). E questo vuol dire che muovono sì l’"opinione pubblica" (occhio alle virgolette: i lettori di quotidiani, in Italia, in confronto ai lettori di blog, sono una massa enorme e sterminata, e voi sapete quanto poco vengono letti i giornali da noi), ma su serie tv, film (talvolta), altri siti, gruppi musicali di nicchia. In tutto questo, intendiamoci, non c’è nulla di male, anzi. Ma di informazione "seria" nei blog italiani ce n’è poca e, quando c’è, è spesso presente anche il "senso di abbandono" di cui sopra.
Torniamo a Luttazzi, quindi. Ha provato ad usare una tecnologia, che, come dice giustamente, non è neutrale, come tutte le tecnologie, e ha trovato delle cose che non vanno, o che non vanno a lui in questo momento. Secondo me non è detto che non ci riprovi, in un futuro. Ma per ora ha deciso di chiudere il suo blog, e capisco il suo gesto.

Update. Luttazzi parla della questione su Repubblica.it.

10 Responses to “Del termine blogger e del blog di Luttazzi”


  • Sul fine dei blog /2

    Sulla scia del nostro “sondaggio” sull’esistenza dei blog segnalo questo bellissimo post su Ciccsoft che fa il punto sui blog in Italia, sopratutto alla luce dell’annuncio di Luttazzi di chiudere il suo.
    Credo che il blog sia …

  • Sono d’accordo con le parole di Luttazzi su Repubblica: “Siamo rinchiusi nelle nostre casette e non facciamo nulla. Conviene spegnere e uscire e incidere nel reale. E’ molto meglio.” Spero che il suo spettacolo faccia registrare un buon afflusso e di rivederlo presto in tv. Quello è forse il ruolo più appropriato per un comico, il blog rischia di stare stretto a certe persone proprio per la sua struttura. Nel caso di Grillo è diverso, più che un comico ormai è diventato un forum di denuncia sociale. Un guazzabuglio di voci sdegnate peraltro poco utili visto che un forum non è, e in ogni post è impossibile seguire il filo del discorso tra migliaia di commenti.

  • Non per smitizzare l’intera questione, ho idea che Luttazzi non possa essere definito un “non” blogger, anche perchè la definizione di “blogger” non esiste.

    Semplicemente aprendolo voleva dare altro spazio, attraverso un altro tipo di media, a quelli che sono i suoi contenuti, fondamentalmente comici e satirici.

    Il fatto che facendo ciò stava diventando il “punto di riferimento” di un gruppo di esaltati che pendeva dalle sue labbra o in alternativa non faceva altro che criticarlo con le solite argomentazioni risibili (gente che voterà berlusconi alle prossime elezioni, per intenderci) lo ha spaventato e disgustato, mi pare di capire.

    Osservando Grillo si può notare che il comico genovese ha scelto, dileberatamente, di diventare “un Blogger”, di concentrare e connotare la sua persona come autore di un blog. Il suo ultimo spettacolo lo dice chiaramente, il titolo è inequivocabile: “beppegrillo.it”.

    Luttazzi non voleva fare questo, ma si è reso conto di non poterlo evitare e se l’è data a gambe.

    Accusarlo di qualcosa, farsi pubblicità ad esempio, è assurdo visto che lui stesso non ha mai legato il suo nome al blog fuori da internet, accusarlo di “non essere blogger” lo è ancora di più perchè assolutizza il significato di una categoria che non ha nemmeno una definizione.

  • Francamente non vedo dove sia il problema. Oltretutto è vero che le accuse di populismo di Luttazzi a Grillo sembrano essere solo una montatura giornalistica.
    Io il blog di Luttazzi non l’ho mai letto, quindi non so che derive avesse preso. Se non gli piacevano ha fatto benissimo a chiudere. E non dev’essere facile chiudere una cosa che ha molto successo.

    Per quanto riguarda quello che dice nell’intervista a Repubblica che la Radio e il Blog tendono a creare learde, mentre le tv non ha questo potere….mah, non so su cosa si basi per dire tutto questo. Oltretutto se paragoniamo i numeri e le utenze di questi mezzi io mi spaventerei un po’. poi un conto è comparire continuamente in tv, come fa il Berlusca adesso, un conto è controllarla più o meno direttamente anche nelle informazioni fornite. è molto più pericoloso.

    Quindi non vedo perché il Blog sia più pericoloso di altri mezzi, francamente.
    E qui ci colleghiamo a Beppe Grillo. Personalmente l’ho sempre stimato, e lo stimo tutt’ora. è un personaggio che riesce a tirar fuori temi importanti di cui nessuno parla, ha sempre fatto importanti denunce. Per quanto mi riguarda è uno che fa riflettere, dal BLog come dai suoi spettacoli. Dà degli stimoli estremamente interessanti; lo fa a modo suo, certo, con enfasi esagerata, polemica, entusiasmo e rabbia. E magari esagera, l’ha sempre fatto. E qualche sbaglio capita a tutti. Sta alla gente riflettere su quello che lui dice. Se non lo fa mica è colpa di Grillo.
    Suvvia, la tendenza a passivizzarsi c’è ovunque, e i coglioni sono da tutte le parti, che vogliamo farci?. Sempre meglio che un coglione prenda per oro colato quello che dice Grillo che quel che dice Berlusconi.

    Quindi chiudere per paura delle derive populistiche mi sembra una cagata (lo dico riferendomi ad un’ipotetica desiderata da alcuni chiusura di Grillo, non a Luttazzi perché ripeto non l’ho mai letto).
    E poi scusate. Grillo dice 98 cose giuste (o meglio interessanti, diciamo) e 2 cagate, mettiamo. E subito tutti a metterlo in croce. Ma i politic che votiamo di cagate quante ne dicono? quante ne fanno?

    Infine, poi chiudo: vero che i blog non contino un cazzo come mezzi di informazione (visto che so pochi a farne, a parte la qualità generale dei blog), e si è visto per il referendum. Ma che l’informazione che passa dai quotidiani rispetto ai BLog sia enorme e sterminata…mah, non so, la differenza c’è ma è destinata ad assottigliarsi. 800mila lettori medi per corriere e repubblica mica son tanti. E semrpe più si sta in Rete…
    Grillo ha decine di migliaia di accessi al giorno. Ecco, a me sembra solo una cosa positiva.

  • PS. Perché non fate in modo che nei commenti si possano visualizzare gli ” a capo” e le righe separate, che migliorerebbe di brutto la leggibilità?…

  • Abboriggeno, alcune precisazioni.
    Il pubblico delle radio, dei giornali e dei blog è diverso *qualitativamente* da quello della televisione, oltre che quantitativamente. Questo è un dato che conosco bene, visto che lavoro in una radio. E’ chiaro che chi ascolta la mia radio è diverso da chi ascolta 105 o da chi ascolta Radio Tre, ma permettimi questa semplificazione.
    E poi: nessuno vuole prendere Grillo come contraltare di Luttazzi, né io, né Luttazzi. Anche io stimo Grillo, ma, come dice The Ego, i commenti sul suo blog si perdono.
    Nessuno crocifigge Grillo. Io ho solo scritto che il senso critico, che dovrebbe essere proprio di ogni lettura, è difficile da trovare tra i commentatori del blog di Grillo, così come di tanti altri blog, intendiamoci.
    Nessuno ha parlato di pericolosità del mezzo blog. Come ho scritto, ha (per ora) un’incidenza minima sullo stato delle cose.

  • Chiudiamo Ciccsoft… ha acquisito troppo potere! 🙂

  • Beh…mettiamola così: senz’altro Grillo potrebbe precisare o correggere il tiro quando si rende conto di aver esagerato (concordo con te Fulvia su questo), e potrebbe essere più cauto in certe occasioni. Per il resto rimango dell’idea che il suo Blog sia a posto così. e francamente (posto che ora lo leggo molto meno, semplicemente perché è ripetitivo) a suo tempo l’ho letto molto e anche molti commenti, e come se ne trovano molti adulatori e a-critici, se ne trovano altri che confutano o portano dati e analisi a loro manforte. Quindi…

    Riguardo Luttazzi e il discorso del tuo post Francesco…ripeto, se riteneva meglio chiudere vista la piega presa dai commenti, ha fatto bene. Ma se uno se la sente di andare avanti anche quando sembra aver assunto una posizione “scomoda” e di troppo potere, non ci trovo niente di male.
    Basta pensare ad un confronto tra televisione e blog per capire il discorso….

  • Secondo me l’errore sta all’inizio: che TUTTI abbiano le capacità tecniche per scrivere un blog NON E’ VERO.
    [Ste]

cribbio
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Troppo lento all'accensione. Però poi merita. Maial se merita!
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