Camillo va in campagna

vespa.jpgDa un’idea non mia, un canovaccio di storia base liberamente riadattato ed arricchito per Esercizio di stile. Se qualcuno fosse interessato, può sempre cimentarsi in un riadattamento differente sul proprio sito/blog.

Il cellulare suonava Holly e Benji e lampeggiava intermittentemente, ma Camillo proprio non aveva voglia di rispondere. Sapeva benissimo a chi corrispondeva quel suono: Carmine, l’amico che gli aveva prestato ormai tre mesi prima il cd dei Friskies, band post punk tardo adolescenziale molto in voga nel suo liceo. Merda merda merda. Vacci tu a spiegargli che il fratellino di 5 anni l’aveva usato come frisbee durante un ameno pomeriggio di giochi con Attila il labrador? No, non era certo sua intenzione affrontarlo nemmeno al riparo dagli improperi che gli sarebbero piovuti addosso casomai l’avesse avuto davanti.

Si trovava in quel momento presso un casolare abbandonato della campagna ferrarese. Ogni tanto si recava lì per pensare o per tirare tardi con gli amici a, come si suol dire, cazzeggiare. Quando gli riusciva, ci portava pure qualche pischella che aveva bevuto troppo, ma mica per farci chissà cosa. Ci aveva provato una volta a fare l’amore con una di queste, ma la malcapitata era finita con una pietra conficcata nella schiena. C’era troppo disordine in terra per stare sdraiati a fare certe cose. Una volta l’avevano fatto all’aperto fuori dal casolare, ma nel momento topico, quando il centravanti mette la palla in goal tra le urla del pubblico, una biscia aveva fatto capolino accanto alla testa della poverina, suscitando in lei panico e costringendola ad una fuga subitanea, tutta nuda e sporca di terra, lasciandolo lì in attesa di un orgasmo che non sarebbe mai arrivato. Da quella volta non l’aveva vista più, così aveva deciso che le ragazze le avrebbe portate li soltanto per parlare o bere un caffè. Era un tipo raffinato…


Quando il cellulare aveva suonato, dicevamo, Camillo era da solo al casolare. Quel giorno ci era andato per pensare. Prima di raggiungere la campagna si era fermato alla pasticceria da Vito, che era frequentata spesso da Gigi d’Alessio, il cantante, quello napoletano che quando andava in pausa con la camorra, si spostava a Ferrara per andare a trovare l’amico Guido Foddis. La pasticceria era una tappa quotidiana. Quel pomeriggio infatti Gigi stava come suo solito lì davanti al bancone quando è arrivato Camillo apostrofandolo senza troppi complimenti “terrone di merda”. Sarebbe scoppiata una rissa non fosse stato per una sedicenne, che voleva l’autografo di Gigi da appendere al muro della sua camera insieme a quello dei Ragazzi Italiani, Cutugno, Malgioglio, Pupo e di Julia Roberts (quest’ultimo in realtà falso, portatole dal fratello che era stato in gita a Venezia proprio durante la mostra del Cinema e che si era amabilmente preso giuoco di lei facendole credere di avere preso un’OranSoda con l’attrice ed averle estorto poi l’autografo). Tutto finì dunque senza tragiche conseguenze, eccetto il muro della ragazzina, da quel giorno orrendamente graffitato dal cantante partenopeo. Guido, anch’egli presente in pasticceria con Gigi, ci rimase un po’ male perchè l’autografo non venne chiesto anche a lui ma d’altronde si sa come sono fatte queste ragazzine al giorno d’oggi.

Camillo aveva comperato un babà, due bignè (uno con la crema, l’altro al cioccolato), un cannolo siciliano e un biscotto da un euro e ottanta (quindi molto grande) ripieno di zabaione. Giunto al casolare mangiò tutto in tre minuti e sedici secondi. Il babà gli salì rapidamente alla testa così si sdraiò collassato sotto l’albero contro cui aveva appoggiato la vespa. Quindi crollò addormentato. Si svegliò dopo tre ore quando erano ormai le otto di sera. Sul cellulare aveva dodici chiamate senza risposta di cui dieci dell’amico del cd dei Friskies, e sette nuovi messaggi, di cui cinque dell’amico del cd dei Friskies. Un messaggio invece era di Patrizio, un amico di suo fratello, che lo invitava ad una festa in campagna proprio quella sera in un casolare poco distante.
– Che due palle – pensò Camillo – è tutto il giorno che sono in campagna e mi tocca andarci pure stasera. Comunque andiamo pure, casomai ci scappi di divertirsi. Speriamo solo non ci sia Carmine (l’amico del cd dei Friskies ndA) -.
Il ragazzo si sgranchì, fece un rutto al liquore e montò sulla vespa tentando invano di metterla in moto. Ci provò per oltre un’ora ma ogni sforzo fu inutile. Non riuscì ad avvertire nessuno perchè nel frattempo il telefonino gli si era scaricato, probabilmente in seguito alle continue chiamate e ai messaggi di Carmine che stava iniziando a pensare che qualcosa non andasse, e che il suo cd dei Friskies sarebbe rimasto in eterno a casa dell’amico. Così si fece coraggio e con la vespa a mano si avviò verso casa.

Sulla strada che percorreva non passava mai nessuno ma quella notte a dire il vero qualcuno transitò da quelle parti. Era Gigi d’Alessio con l’amico Guido. Non appena vide che il malcapitato che faceva cenni con la mano era lo stesso ragazzo che lo aveva insultato da Vito, azionò i tergicristalli spruzzandogli addosso acqua saponata, sgommando via ridendo come nemmeno un figlio di cagna nelle notti di luna piena. Camillo bestemmiò in dodici lingue diverse. Talmente forte che persino a casa sua lo sentirono, una decina di km più in là. La madre disse allora al marito:
– Caro, prendi la macchina che Camillo è rimasto a piedi con la vespa un’altra volta -.
In realtà quella volta Camillo aveva bestemmiato per un altro motivo. Se non fossero andati a recuperarlo ci avrebbe messo forse cinque ore e mezza sei, giungendo dagli amici a festa palesemente finita.

A casa fece una doccia rapida e partì alla volta della casa in campagna di Patrizio. Giunse appena in tempo per vedere terminare l’esibizione di Gigi e Guido al pianoforte, tra le risa sguaiate e festanti dei suoi compagni di classe.

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