Grande (I)Slam

Qualche mediocre vignetta satirica con Maometto come protagonista, e subito un migliaio di musulmani, orchestrati chissà da chi, scende in piazza minacciando l’Europa.
Dopotutto vivere in un paese cattolico non è poi così male: posso liberamente ironizzare sul fatto che il Papa se na va a letto tutte le sere con dieci ragazzine dodicenni, senza pormi problemi a proposito del fatto che questa affermazione potrebbe anche non essere vera.
Voglio dire: qualcuno le ha forse mai contate?

8 Responses to “Grande (I)Slam”


  • Il problema non è quello che pensiamo noi. Semplicemente, per la maggioranza degli islamici è un’offesa ritrarre Maometto in qualsiasi posa. Ritrarlo tout court.
    In termini di gravità, per capirci, qualcuno dovrebbe raffigurare il Cristo impegnato in un focoso amplesso con la Maddalena. E ancora non si avrebbero le stesse conseguenze: insorgerebbero infatti solo le persone religiose, e non i governi, che da noi sono laici. E nella maggioranza dei paesi islamici, non lo sono. Là dove sono i leader religiosi a governare, un ritratto di Maometto diventa un incidente diplomatico.

  • Fatti conto che i prelati e la chiesa hanno osteggiato Dan Brown per il suo libro “Il Codice Da Vinci” proprio per le ipotesi su Gesù e la Maddalena.

    E poi (magari in campagna elettorale) sfido io ad escludere che i nostri politicanti non farebbero a gara a chi si indigna di più per una vignetta che ritrae Cristo che copula.

    Giulia, hai fatto un grande commento: qui non è questione di libertà di stampa, ma di rispetto per il credo altrui.

  • Il problema di fondo è che il rispetto per il credo altrui riguarda una dimensione privata inviolabile, mentre la pretesa del rispetto (in questo caso) pretende di dissertare sulla dimensione pubblica. Io (qui) scelgo di leggere, guardare, pagare, per qualcosa che non mi offende, se credo, e se qualcosa mi offende sono libero di rifiutarne l’ingresso entro la mia dimensione privata e personale.
    Esigere un rispetto non ben definito com’è quello fondato secondo vaghi precetti religiosi (per gli stessi musulmani a far da riferimento è un consiglio di “saggi” che decide se, o se non, emanare una fatwa, in molti casi. Non una regola scritta e univocamente interpretabile, altrimenti tutti i paesi musulmani vivrebbero secondo le stesse regole, cosa assolutamente non vera) diventa una pericolosissima forzatura al concetto stesso di libertà (puoi solo se io decido che non mi offendi, io tengo in mano la tua libertà).
    Il caso Rushdie è emblematico, in tal senso: secondo lo stesso discorso dovrebbe venire ucciso perchè così si rispetterebbe una legge religiosa. Proteggerlo è, a suo modo, una mancanza di rispetto.

    matt

  • Inoltre si torna sempre e comunque a una questione irrisolvibile: chi decide quale credo è da rispettare.
    (spero non rispondiate: il tasso di pericolosità contingente di un credo integralista)
    Voglio dire, perchè una qualunque setta composta da cinque persona, adoratrice di una divinità a forma di maiale, non dovrebbe pretendere, per il vostro stesso discorso, anch’essa una forma di rispetto che limiti l’uso pubblico che viene fatto dei propri simboli?
    (spero non rispondiate: perchè cinque persone non contano un cazzo)
    E perchè, caro Gianluca, io nonostante qualunque LIBERA manifestazione di chiunque voglia manifestare LIBERAMENTE, mi sento più rispettato nel momento in cui posso entrare in una libreria e decidere se comperare il libro di Dan Brown, mentre mi sentirei oltraggiato a sapere di non poterlo fare?
    (secondo il tuo discorso il rispetto verso una religione dovrebbe prevedere questa seconda ipotesi)

    matt

  • Sono in armonia di pensiero con Matt. Completamente. Mi permetto di aggiungere qualche altro personaggio però, a costo di sembrare un anticlericale, non c’è solo Rushdie e Dan Brown, ci sono pure scienziati e scrittori, artisti e giornalisti, registi e professori e via dicendo. Ma nello stesso tempo sono più o meno d’accordo pure con Giulia e Gianluca, quando affermano che la questione e di rispetto per la fede. Giulia ha inoltre pienamente ragione quando si riferisce alle vignette in termini di incidente diplomatico. Ma come tale, aggiungo, va in effetti trattato. I mass media, fatemi essere banale, sono molto importanti nel nostro modello di società. Una vignetta del genere può avere, nel momento sbagliato, un effetto dirompente. Ci vorrebbe un salto di qualità nel mondo del giornalismo, un’etica molto più forte di quella di adesso. Si può fare, non sono un visionario, ma il modo per uscire da questa crisi è la diplomazia. Chi continua a pubblicare adesso, quelle stesse vignette, sta forzando una trattativa senza avere nessun obiettivo. In questo modo si esce dalla via diplomatica, e ci si avvia sorridenti allo scontro. Per ribadire il principio democratico della libera stampa non occorre sparare. Basta una sana e coerente fermezza. Grazie delle riflessioni! State bene, Cyrano.

  • io sono d’accordo con tutti.
    A fuoco Ruini, comunque!

  • Grande Abbo! Ricordo inoltre una vignetta su Gesù (pubblicata su Cuore) per cui la chiesa diede in escandescenze anzi che no. E se vogliamo anche una bestemmia ha una sua carica satirica non indifferente.

  • Unreal World

    Con tutti il rispetto, il paragone tra vignette anti-Islam e vignette antisemite tracciato da Pierluigi Battista non regge. Anzitutto, e basterebbe, perché le prime non erano vignette anti-Islam: non avevano com…

cribbio
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(PC professionale)

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Lunghissimo e talvolta confuso nella trama, offre numerosi spunti di interpretazione. Ottime scenografie grazie anche ai quadri del Dovigo.
(Ciak)

Scandalo! Nemmeno Selvaggia Lucarelli ha osato tanto!
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Indovinello
Sarebbe pur'esso un bel sito
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parecchio ci avevan trovato
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(Elaborare)

I fighetti del pc della nostra generazione. Ma si bruceranno presto come tutti gli altri. Oh yes!
(Rolling Stone)