Antropografia del Polesine

Il primo maggio sono ormai due anni che capita di trascorrerlo Oltrepo. Dopo anni di partecipazione come spettatore nelle belle piazze di varie città, si è passati a dover suonare, ben volentieri, al classico concerto-maratona della festa dei lavoratori. La cosa interessante, o buffa se vogliamo dirla tutta, è che essendo la nostra città così vicina al territorio veneto, siano quasi più le date che ci vengono proposte in provincia di Rovigo che non nella nostra terra di nebbia e zanzare. Ai concerti nei paesi, oltre i vecchietti seduti davanti al barsport che scrutano con aria circospetta è sempre pieno di giovini più o meno caratteristici di cui ormai conosciamo anche le tasche. Il Polesine, è cosa piuttosto nota e non me ne vogliano i suoi abitanti, i conoscenti, o i lettori di queste zone, annovera tra i propri popolani soggetti alquanto interlocutori.
I giovani rovigotti (come amiamo denominarli noi al posto del più corretto rodigini) nascono e crescono più o meno in promiscuità fino all’età dell’adolescenza, dove prendono strade radicalmente diverse, prendendo coscienza di quello che sono veramente dentro. Una metà prende la strada della discoteca, l’altra quella del metallo e dei sacri gotha delle borchie.

A 15 anni R. decide di diventare un truzzo.
Inizia a comprarsi vestiti fighetti, le camicie a righe oblique con i colletti di dieci centimetri inamidati dalla mamma paziente che le stira una ad una ogni due o tre giorni. Si taglia i capelli con la crestina, si compra il gel superincollante che pare stucco, si pettina e si agghinda. Si prende l’anello tamarro, e le catenine di finto oro da portare orgoglione sul petto villoso, non raggiungendo mai i livelli dei colleghi pugliesi che in materia sono maestri. A 18 anni mamma e papà gli comprano la macchina. Grande e vistosa non importa, perchè nel Polesine l’auto la si elabora. Appena passato il ponte sul Po venendo dall’Emilia, ecco fiorire per le strade alettoni da Formula uno, fari colorati di blu, neon multicolor sulla carrozzeria, vernice glitter brillante, marmitte doppie triple, autoradio con lettore dvd e subwoofer che nemmeno il concertone dei Pink Floyd a Venezia…
R. frequenta gli aperitivi fighi con la musica chill out che va tanto di moda, e le discoteche dove suonano la house unz unz unz, dove si reca con la camicia a righe, la macchina elaborata e la fidanzata elegantissima e brilluccicosa per l’occasione. Qui tira tardi con gli amici parlando di motori, in dialetto stretto e cantilena inconfondibile. Tira due bestemmie ogni quattro parole e si alcolizza proprio come tutti gli altri. Vota Lega perchè ha gli schei e le proprietà del papà e Roma ladrona proprio no.

A 15 anni M. decide di diventare un metallaro. Inizia a comprarsi i dischi dei Dreamtheather, poi la discografia dei Metallica, dei Manowar e delle Bestie di Satana in allegato con la rivista "Metal hammer". Inizia a lasciarsi crescere i capelli, rigorosamente lisci a suon di balsamo, che radunerà in coda per praticità qualche anno dopo. Indossa soltanto magliette nere con stampigliato il nome di qualche gruppo metal in voga negli anni ottanta, le tiene addosso finchè la pezzatura ascellare non arriva a coinvolgere l’intero petto con lamentele da parte della fidanzata, anch’essa metallara ma con stile. Solitamente tende ad ingrassare fino a diventare un perfetto animale da palco quando si divincolerà con la sua Stratocaster scuotendo i capelli in un vortice di bassi e batteria. Se resta magro e longilineo, scopre il mondo del computer, si metterà gli occhiali e diventerà un nerd di qualche tipo smanettando davanti al monitor da mattina a sera su siti metal. A 18 anni mamma e papà gli comprano l’amplificatore fico per la chitarra. Grande e vistoso per fare quanto più baccano possibile ed attirare l’attenzione degli amici invidiosetti. Ha un gruppo con cui suona esibendosi sui palchi di festicciole di provincia e con cui gira tra stivali e cinture con le borchie.
M. frequenta i circoli Arci e i concerti alternativi nei club gothic metal con chili di carne danzante che si dimena e poga buttandosi l’uno contro l’altro procurandosi quanti più lividi possibile. Si reca in questi posti con la maglietta nera metal pezzata, i capelli lunghi metal e la fidanzata metal in giacca di pelle per l’occasione. Qui tira tardi con gli amici parlando di altri concerti, rullanti per batteria, birra e gare di rutti, in dialetto stretto e cantilena inconfondibile. Tira tre-quattro bestemmie in ogni frase e si alcolizza proprio come tutti gli altri faticando a trovare la via di casa la sera tardi. Vota Lega perchè per comprare tutta l’attrezzatura per suonare gli schei ce li ha anche lui.

10 Responses to “Antropografia del Polesine”


  • Gustoso. E’ tutto vero, soprattutto… 🙂

  • ragazzi ma questo è un trattato degno del Nobel!Abbiamo tra noi un genio dell’antropologia e non lo sapevamo!!!!
    Fantastico!

  • Un altro mondo. Dalle mie parti (Toscana) gotici e metalloni (2 categorie distinte) non pogano mai, nè ballano: i primi si compiacciono del loro look di borchie e pelle, i secondi scuotono solo i capelli.

    Del resto non votano neanche Lega 🙂

  • Mi sa che l’autore del post ha scelto la seconda via…

  • Io conosco una rovigotta discotecara, sarebbe da sopprimere.

  • ah, la mia non ha gli schei però vota silvio perchè “è uno che ce l’ha fatta e se tutti lo odiano è perchè sono invidiosi”.

  • Il Veneto ama Silvio…non c’è niente da fare…

  • Almeno ricordatevi di segnalare le povere eccezioni che votano rosso rosso. XD

  • io sono di rovigo… il metallaro l’hai preso in pieno… il discotecaro non molto… spesso i genitori son poveri operai che dissacrano lo stipendo per comprare le elaborazioni della macchina al figlio discotecobolo… hai descritto rovigo come se fosse vicenza o verona… qui di soldi non ce ne sono molti.

  • io sono di rovigo… il metallaro l’hai preso in pieno… il discotecaro non molto… spesso i genitori son poveri operai che dissacrano lo stipendo per comprare le elaborazioni della macchina al figlio discotecobolo… hai descritto rovigo come se fosse vicenza o verona… qui di soldi non ce ne sono molti.

cribbio
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(PC professionale)

Un altro blog è possibile.
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Lunghissimo e talvolta confuso nella trama, offre numerosi spunti di interpretazione. Ottime scenografie grazie anche ai quadri del Dovigo.
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