Le colpe di Fassino, i meriti di D’Alema

Se tutto va come deve andare, tra qualche ora avremo un nuovo Presidente della Repubblica e il suo nome sarà Giorgio Napolitano. Ad essere sincero, la scelta non mi entusiasma.

Non mi entusiasma innanzitutto per il fattore anagrafico del quale è impossibile non tenere conto. Insomma, altro che Generazione U: ci si dimentica che in Italia l’età media degli uomini sta intorno agli ottanta anni. Napolitano ne ha già ottantuno. Gli auguriamo di campare altri vent’anni, ma qui si corre il rischio di ripetere questa pantomima tra due-tre anni.
Inoltre – e qui mi già mi aspetto linciaggi -, la candidatura di Giorgio Napolitano non mi entusiasma per il metodo che ha utilizzato il centrosinistra nel proporre il suo nome. Non mi interessa prendere le difese di un centrodestra indifendibile. Mi rivolgo però a chi – come me – tenta di riconoscersi nel centrosinistra: ammettiamolo, questa volta non abbiamo fornito un ottimo spettacolo al paese.
La candidatura di Giorgio Napolitano è stata l’unica exit strategy possibile per un centrosinistra messo in grave imbarazzo dagli errori strategici del suo maggiore partito.



La stagione degli errori ha avuto inizio con la querelle BertinottiD’Alema per la Presidenza della Camera: non credo che ci si sarebbe dovuti metter d’accordo prima delle elezioni (i partiti hanno la smania di misurarsi a vicenda, e come avrebbero potuto spartirsi delle poltrone senza delle percentuali a cui far riferimento?), ma penso che sarebbe bastata un po’ di lucidità per capire che l’area ulivista non poteva certo esprimere da sola le presidenze delle camere e quella della Repubblica. Lo dice oggi benissimo Leonardo: i Ds e la Margherita non esistono più, e i loro esponenti farebbero meglio a smetterla con spartizioni e diarchie. La candidatura di Franco Marini al Senato era espressione diretta anche della Quercia, che gli piaccia o no. Gettare nella mischia D’Alema è stato un errore, e le responsabiltà dell’errore vanno attribuite ai Ds (e quindi al suo segretario, Fassino).
Non finiscono qui, purtroppo, gli errori dei Ds e di Fassino (persona onesta e rispettabile, ma della quale non si può fare a meno di evidenziare gli errori strategici). A fronte di un risultato elettorale deludente ma in qualche modo necessario (è stato impagabile lo spirito di coalizione dei Ds lungo gli ultimi anni), il segretario Fassino – stimolato anche dalla sua traballante poltrona e dal suo futuro incerto – ha ritenuto necessario risarcire il partito con una carica istituzionale. Ha buttato così nella mischia D’Alema, il quale però ha fatto in tempo a fare saggiamente un passo indietro prima che la sua candidatura potesse aprire una crepa nella coalizione.
Eletto Bertinotti alla Camera, Fassino ci ha riprovato cercando di piazzare il presidente Ds al Quirinale. Sia chiaro: lungi da me sostenere che D’Alema si sia candidato al Quirinale solo per accontentare il partito, ma non si può non sottolineare come il segretario Fassino abbia investito tutto il suo potere sulla candidatura del suo miglior cavallo e che – finchè D’Alema è rimasto in campo – solo la sua elezione avrebbe normalizzato la situazione all’interno dei Ds.
Io sono tra quelli che pensano che D’Alema sarebbe stato un ottimo presidente, ma la storia è piena di persone che sarebbero state senza essere state mai neppure candidate a niente.

Mi duole dirlo, ma stavolta Berlusconi ha ragione: il metodo con cui il centrosinistra ha proposto le sue candidature (di D’Alema prima, di Napolitano poi) non è degno di una maggioranza che dice di voler unire il paese. Non dico certo che l’Unione avrebbe dovuto accettare uno dei nomi della rosa della Cdl, ma buon senso e tradizione vogliono che sia la maggioranza a proporre una rosa di nomi all’opposizione. Sarebbe stata la scelta più ragionevole, ma i Ds si sono messi di traverso. Davanti ad una rosa di nomi, la Cdl avrebbe chiaramente cercato di mettere in difficoltà il centrosinistra lasciando i Ds a bocca asciutta.

Ci ha pensato ancora una volta D’Alema a togliere le castagne dal fuoco e salvare Fassino da suoi errori. Lo ha fatto facendo un nuovo passo indietro, e permettendo ai Ds di avanzare una candidatura – la candidatura Napolitano – che risolverà il problema dei Ds in maniera molto più indolore.
Questo tipo di logica avrà probabilmente l’effetto di impedire al paese di avere al Quirinale la persona probabilmente più adatta (quel Giuliano Amato per il quale qui si è fatto spudoratamente il tifo) bocciata non perchè sgradita ma semplicemente perchè, seppur vicinissimo alla corrente socialista dei Ds, non ne possiede la tessera. Napolitano non è stato candidato perchè persona adatta a rappresentare gli italiani (che poi lo sia, questo è un altro discorso). Napolitano è stato candidato perchè persona adatta a rappresentare un determinato partito nelle istituzioni. E’ il partito che voto, e – giusto per essere chiari – a me della rappresentanza istituzionale dei Ds non me ne potrebbe fregare di meno (capito Piero?). Stiamo eleggendo il Capo dello Stato.

P.S.: Massimo, al governo lascia entrare Fassino. Il segretario Ds ha una comprovata esperienza e alla Farnesina farà sicuramente bene. Tu torna a dedicarti a tempo pieno al partito: guidane questa delicata transizione e l’avvicinamento alla Margherita, preparati sin da ora il terreno per fare da leader al Partito Democratico che sarà. Ne hai tutte le carte.

11 Responses to “Le colpe di Fassino, i meriti di D’Alema”


  • “Son tutti froci col culo degli altri”. Ovvero, quali proposte sono state fatte o per lo meno sarebbero risultate gradite al centrodestra?

  • C’è scritto nel post. Giuliano Amato. Relativamente giovane, stimatissimo all’estero, organico al centrosinistra (in particolare ai Ds) ma senza tessere di partito. Fuori dalla mischia della campagna elettorale, avrebbe avuto i voti dell’Udc e di parte di Fi.

  • A me sembra che, invece, la strategia del centrosinistra sia stata inoppugnabile.
    Quanto alla candidatura di Amato, è la dimostrazione di quanto questo paese abbia la memoria corta.
    Sinistra compresa.

  • Alla frase : “ammettiamolo, questa volta non abbiamo fornito un ottimo spettacolo al paese”, mi vien da replicare in modo un po’ amareggiato : “Quando mai durante l’ultimo decennio la politica italiana ha fornito un bello spettacolo di se al Popolo Italiano ?

    Quello che leggo nell’articolo, quello che ho visto in campagna elettorale, e quello che vedo tutti i giorni negli uffici comunali e’ semplicemente una voglia di “arrivare in cima” del politicante di turno, senza il minimo riguardo (a parte la facciata, s’intende) per la “gente normale”, che va a votare fiduciosa da quando la Democrazia e’ stata istituita nel nostro Bel Paese.

    Il Centrodestra fa ne piu’ e ne meno quello che avrebbe fatto la controparte se le posizioni fossero state invertite, e questo lo dico nonostante il mio “schieramento”…
    Napolitano e’ con un piede nella fossa ? mah, forse, pero’ la cosa conviene a qualcuno, se ci si riflette bene…dopotutto se non si trova un’accordo ragionevole, si puo’ pensare ad una figura temporanea che non dia troppi problemi, da sostituire all’occorenza e al mutare del vento.

  • Giuliano Amato? Maddeche? Ma non trasformiamo le voci nella realtà. Di nomi ne hanno fatti milioni, poi hanno proposto Gianni Letta (cioè il numero due della Fininvest, come dire… Galliani). Il centrosinistra ha detto no grazie, come voi non volete d’Alema a noi (giustamente) non piace Letta, riprovateci. La risposta del centrodestra è stato il vuoto (o forse, Bossi, era una proposta seria?). Quindi…

  • Condivido le tue conclusioni finali, sono d’accordo sul sostegno ad Amato, che sarebbe piaciuto anche a me, e sulla proposta a D’Alema di tornare a pensare al partito. Ma non condivido le critiche che muovi sui metodi con cui hanno eletto Napolitano. Del resto è un nome che poteva anche essere accettato dalla CDL, e che piaceva all’ UDC e forse non dispiaceva a Fini, ma si son dovuti piegare alla Lega che altrimenti sarebbe uscita dalla coalizione. Udc e An dovrebbero essere cancellati secondo me. Sono 5 anni che si piegano, anzi si inginocchiano a FI e alla Lega. Bene, Fi e la Lega sono i due partiti peggiori, ma se la destra deve essere indecente, che lo sia fino in fonfo almeno! Checcazzo.
    Basta con gli zerbini e i paraculismi.
    In quanto alla Presidenza della Camera sono d’accordo, potevano evitare il teatrino con D’Alema. Ma sul Pres della Repubblica bene così. Non potevano certo votare Letta. Potevano magari proporre una lista di nomi tipo Napolitano, Amato, D’Alema e un altro.
    E vedere le reazioni della Cdl. Pazienza. Abbiamo vinto, abbiamo cercato consenso, non c’è? Eleggiamo noi. Punto.

    Sul fatto poi che i DS e Margherita non esistano più non sono d’accordo, non so cosa ne dica Leonardo. E’ vero che come Ulivo han preso più voti, ma ne han preso qualche punto in più, mica una valanga. Io per esempio ho fatto il contrario, ho votato i DS solo al Senato, per non votare la MArgherita che è dentro l’Ulivo. E Tonino alla Camera. Certo ceh dovremo andare verso più larghe e coese coalizioni, ma far equivalere Rutelli e&co. ai Diesse, no, non ci credo, e non voglio vederlo. Che rimangano coesi ma diversi, a meno che la Margherita non si voglia spostare a sinistra.

  • @contevico: cos’è riguardo Amato che staremmo tutti dimenticando? Cito da un mio post passato, chè non mi va di ripetere sempre le stesse cose: “Qualcuno ha definito con disprezzo Amato “il socialista”, e sarei curioso di sapere se si attribuisce la stessa accezione negativa all’aggettivo socialista ad altri più moderni e più in voga socialisti attuali. La stessa Emma Bonino oggi si colloca in una formazione politica che si definisce – tra le altre cose – socialista. Devo dedurre quindi che l’accezione dispregiativa del termine socialista nei confronti di Giuliano Amato non sia frutto di un’opinione in disaccordo con la teoria politica in quanto tale, bensì sia collegata con l’identità partitica che fu di Amato nella Prima Repubblica. Ci si riferisce probabilmente alle vicende del Psi degli anni novanta, ai governi con la Dc, a Tangentopoli e al rapporto di Giuliano Amato con Bettino Craxi. Amato per molti è ancora “l’amico di Craxi”.

    Ora. A meno che non si abbia l’ardire di considerare spazzatura tout court tutto quel che proviene dal Psi degli anni craxiani (e buttare allora insieme ad Amato anche i vari Boselli, Intini e Del Turco della Rosa nel Pugno o i Ds Spini e Benvenuto, o il leader della Cgil Epifani), sarebbe opportuno e necessario fare un ragionamento critico sull’uomo politico Amato e sulle sue azioni.” Ecco, le sue azioni. Così di Amato che ci staremmo dimenticando?

    @raccoss. Fino alla vigilia della campagna elettorale, Giuliano Amato era il candidato presidente del centrosinistra. Se non ci fosse stato il problema della “rappresentanza istituzionale dei Ds”, il presidente sarebbe stato lui. Giuliano Amato, tra l’altro, è invitato e applauditissimo a tutti i congressi di Ds. Non ha preso la tessera, e ha pagato per questo.

  • Dici e deduci tutto da solo, Francesco.
    Insomma te la suoni e te la che è sempre il modo migliore di avere ragione.
    Amato è stato l’esponente di spiccco e la perfetta espressione di un sistema di far politica (quello “craxiano”, che col socialismo c’entra una mazza) sui cui guasti mi pare superfluo soffermarmi.
    Che poi oggi sia applaudito ai congressi dei DS non può fregarmene di meno: anzi è la riprova della nostra memoria corta.

  • @contevico. Niente, siamo su due lunghezze d’onda diverse. Per me Amato è l’uomo che ha probabilmente salvato l’Italia dalla bancarotta negli anni della crisi della prima repubblica. Era nel Psi ma non mi basta questo per reputarlo un delinquente, considerato che: 1- è probabile che se avesse fatto qualcosa di illegale sarebbe venuto fuori. Invece gli avvisi di garanzia volavano su chiunque (persino su chi stava sopra di lui), e lui è rimasto pulito. 2- era amico di Craxi? Sarà, ma se hai un po’ di memoria potrai ricordare i fax infuocati che Bettino inviava da Hammamet contro Amato, colpevole di “averlo tradito”.. 3- stava nel Psi e non mi basta questo per rinnegarlo, altrimenti dovrei pensare lo stesso – ripeto – di Intini, Boselli, Epifani, eccetera. 4- sarò io che me la canto e me la suono, ma continuo a pensare che ad un politico non si da per caso la vicepresidenza dell’Unione Europea.
    Siamo su due lunghezze d’onda diverse, ok. Se hai tempo da perdere, però, leggiti qualcuna delle cose che Giuliano Amato scrive ogni domenica sul Sole 24 Ore. Giusto per non perdere la buona abitudine di giudicare le persone per le loro idee, e non per i nostri pregiudizi.

  • Francesco qui l’unico ad avere pregiudizi mi sembri tu che pensi che io giudichi senza conoscere.
    Non ti pare?
    Peraltro io Amato lo conosco di persona, e anche da molti anni; e da molti anni leggo quello che scrive.
    Per cui potrò anche sbagliare, ci mancherebbe, ma la presupponenza con me non attacca.

  • Va bene, mi arrendo: quello coi pregiudizi sono io. Finora però – oltre ad abbozzare la tua conoscenza con Amato – l’unica motivazione che hai posto contro di lui è “è stato l’esponente di spicco […] di un sistema di far politica (quello “craxiano”, che col socialismo c’entra una mazza) sui cui guasti mi pare superfluo soffermarmi.”
    Non ti sembra un po’ troppo vago nel discutere di un uomo al quale mezza Europa reputa grandi meriti (tu sei nell’altra mezza, ok) e che non ha mai avuto nessun problema con la giustizia?

cribbio
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