Gli occhi (chiusi) dei bambini.

Suscita scalpore e discussione al bar sotto casa e sui quotidiani nazionali la scelta del gazzettino di pubblicare la foto del piccolo Hevan, bambino mai nato, morto nel corpo della madre, soffocato assieme a lei, in una buca.
Per mano di suo padre.
Non ci fossero le mani dai guanti blu a comporgli il corpicino potrebbe essere la foto di un qualsiasi altro bimbo appena nato, la pelle trasparente e un po’ squamata. L’espressione "crucciata" dovuta alla pelle raggrinzita tipica dei neonati. La stessa di mia sorella la prima volta che si è addormentata tra le mie braccia, dopo un’ora di vita, la manina stretta a pugno attorno al mio indice.
Non c’è nulla di scabroso, di "pornografico" a dirla come Cacciari, in quella foto; è la foto di un bimbo cui non è stato concesso neppure il primo respiro, il primo vagito.Un bambino "tutto intero", perfetto, immobile con gli occhi chiusi senza averli mai aperti, come se dormisse.
Ed è questo forse che è difficile da accettare, la "normalità" di quel visetto, la sua somiglianza con quelli che sono i figli che dormono placidamente nelle loro culle, al riparo dalla follia. E posso capire il desiderio dei parenti, dei nonni, di far sì che quella creatura non rimanesse soltanto "il bambino che portava in grembo". La necessità di dargli un nome, di mostrare il suo volto.
Perchè nessuno potesse mai definirlo "soltanto un feto".
E, personalmente, mi ha dato più fastidio leggere per la millesima volta la ridicola parola "monabomber" di quella semplice foto, pura, pacifica, con i soli guanti blu sullo sfondo ad indicare la tragedia.
Era un bambino, aveva diritto quantomeno ad un’identità visto che la vita gli è stata negata.

9 Responses to “Gli occhi (chiusi) dei bambini.”


  • Il problema, però, lo vedo nel fatto che la foto sia stata pubblicata per dar seguito alla richiesta della famiglia che vuole un processo per duplice omicidio.
    Questo significherebbe riconoscere che un feto, anche giuridicamente, è una persona vivente, con tutte le conseguenze del caso. Ovvero, che ad un prete particolarmente zelante potrebbe venire in mente di denunciare per omicidio una parrocchiana che ha abortito (vabbè, esempio estremo, ma rende l’idea).

  • ok, a questop ci arrivo, ma secondo me c’è una bella differenza tra aborto e soppressione da parte di terzi di bambino voluto e per cui è già pronta la cameretta. La madre e solo la madre ha diritto di decidere se tenere un bambino. Nel momento in cui la decisione di sopprimerlo parte da un terzo per me è omicidio. Se una donna è incinta e le viene usata violenza per farle perdere un figlio voluto per me è omicidio.
    Un uomo può limitarsi a non prendersi le responsabilità di un figlio non voluto, per nessuna ragione ha diritto di tentare di sopprimerlo.

  • L’esempio del prete è calzantissimo, ma sarebbe una strumentalizzazione. E sarebbe un ledere i diritti della madre che a mio modesto parere essendo l’unica che la creatura se la porta in grembo è anche l’unica a dover decidere sulla sorte delle creature che porta dentro di sè. Come tralaltro dice anche la legge attuale.

  • Ricordate le polemiche sulla foto del Tempo durante il referendum della fecondazione assistita?

  • le interruzioni di gravidanza al di la di quanto permesso dalla 194 dovrebbero essere considerate un omicidio in effetti.
    Rachele però fai attenzione qui nessuno contesta il fatto che siano state uccise due persone ; qui si protesta per la morbosità di certi lettori che vogliono vedere sempre di più e per come i giornali sono disposti ad accontentare questo desiderio.

  • Per me c’è una doverosa differenza tra la richiesta di una nonna di mostrare il proprio nipote fatto e formato e dei lettori che “vogliono vedere”. Non sono stati il lettori a chiedere la foto.

  • Ma mostrare a chi e perchè?? Cosa c’era da mostrare le cui circostanze di per se già non chiarivano? Sono pienamente d’accordo con Cacciari, è stata una cosa da film horror: un atto orribile, non per l’immagine in se, ma per il fine raccapricciante – pornografico è un eufemismo, si potrebbe dire blasfemo… – che nasconde un simile gesto. Cacciari dice giustamente che non ha senso giudicare le azioni di una madre dopo un fatto per lei così terribile, ma chi ha ceduto cinicamente al gusto dello scandalo sì.

  • Fotografare persone morte come se fossero ancora vive è una tradizione che risale agli albori della fotografia (ricordi The Others?), e risponde ad un bisogno ancora più antico che è quello di conservare immagini e ricordi dei propri cari. Però queste fotografie rimanevano cosa privata, quasi sacra. In questo caso è la rilevanza mediatica che mi turba. Non so dare un giudizio, ma il primo pensiero è stato quasi di orrore. E’ comunque un argomento estremamente spinoso. Ed è bene affrontarlo, e come sempre (molto spesso, almeno) su questo blog quando l’argomento è spinoso lo tira fuori Rachele… 😉

  • Il bambino non sembra addormentato, sembra morto.
    Pubblicare questa foto è una violenza. Se lo scopo era colpire gli assassini, potevano farla vedere direttamente a lui, e solo a lui. E’ un bambino che chiunque abbia un cuore ha già pianto, come ne ha pianto la madre, vittima di un mondo in cui le donne sono ancora oggetti da utilizzare e gettare a piacimento, scopare quando sono giovani e fresche, sopprimere quando intralciano.

    La foto non andava pubblicata, è inutile pornografia.

cribbio
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Lunghissimo e talvolta confuso nella trama, offre numerosi spunti di interpretazione. Ottime scenografie grazie anche ai quadri del Dovigo.
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