Paradosso pubblicitario

[Attenzione: questo post contiene ingenuità]
Avete presente la nuova campagna pubblicitaria della Vodafone, quella con Totti che alla fine bofonchia soddisfatto Laif is nau con il cavetto del telefono in mano? Salva in zona cesarini uno spot altrimenti patetico, come sono patetici quasi tutti gli spot del resto, ma quelli dove tutti ridono felici e contenti lo sono maggiormente. Tuttavia, oltre a far sorridere il buon Pupone riesce a instillare in me un dubbio. E’ lui stesso il primo a dubitare del senso di tale campagna, telefonando al mister e chiedendogli titubante se deve "tirare" o meno. Alla fine la volontà dell’allenatore si rispetta sempre e infatti (lo) tira, assecondando così il refrain della campagna. Si celebra il lancio di una tariffa, 0 cent verso tutti i numeri della rete fissa. Vodafone ci invita ad approfittarne e a staccare dalle prese delle nostre case tutti quei telefoni obsoleti, legaccio insopportabile di una tecnologia superata. Ora è tutto mobile! Ed ecco, dal nonno alla ragazzina, tutti felici a strappare via il cavo telefonico, scivolando così nel paradosso pubblicitario. Se tutti, spinti dall’entusiasmo della tariffa, ci precipitassimo a staccare il telefono fisso, finirebbe senza più nessuno cui chiamare casa, con la conseguente inutilità del nuovo piano tariffario. Viene pubblicizzata una cosa che porterebbe al collasso stesso dell’oggetto in promozione. Stacca tu, che stacco io, e dei 0 centesimi verso la rete fissa non sapremmo più che farcene, ritrovandoci ad usare esclusivamente il cellulare per invitarci reciprocamente a riattaccare quel benedetto telefono di casa obsoleto.

10 Responses to “Paradosso pubblicitario”


  • Se non si arriva al paradosso si giunge comunque a una situazione pessima per Vodafone: se io attivo tale promozione posso in teoria risparmiare, ma danneggio TUTTI quelli che voglio chiamare me, obbligati a una chiamata su cellulare. Facendo gli affari di compagnie di telefonia fissa concorrenziali come Wind, per esempio.

  • il mio cervello non è arrivato a tanta intelligenza. sono proprio cliente vodafone laif is nau.

  • Le compagnie telefoniche sono il male e il tuo retropensiero è geniale 😉

  • E’ vero!!! Così elementare eppur non ci aveva fatto caso nessuno, c’hai un cervello fino. Attimo is… NAU!

  • Questa mattina è arrivato Totti a casa mia a dirmi di smetterla di diffondere queste teorie rivoluzionarie, altrimenti mi sospendono l’infinity.

  • Da me invece è arrivata la Cucinotta dicendo di passare a Vodafone e attivare tale promozione. Subito dopo le è arrivato un proiettile in testa e si è sentita la voce di James Bond che esclamava “mi sembrava, di non averla ammazzata bene!”

  • se avessi i soldi di totti (uno che stamattina si è svegliato con 15 mila euro in più di ieri) altro che le pseudo-tariffe-vantaggio della vodafone…metterei una gettoniera telefonica in ogni stanza

  • Stasera citerò le tue considerazioni -evitando accuratamente di menzionare il fatto che non siano state partorite dalla mia testa, mi sembra ovvio- e accoglierò gli inevitabili accessi di incondizionata ammirazione con insopportabile superbia.

    Presumo dovrei ringraziare.

    Detto questo, io farei studiare i paradossi pubblicitari al liceo, sostituendoli a quelli obsoledi del caro Zenone, in quanto infinitamente più divertenti e significativi riguardo all’esasperante grado di idiozia in cui i pubblicitari godono a vederci sguazzare.

    I pubblicitari sono semidei. Meritano rispetto. Voglio dire, solo creature superiori e di infinito candore potrebbero declamare una simile sciocchezza e confidare intimamente nella sua riuscita. Come i bambini con le bacchette magiche fatte di carta, solo che con loro, diosanto, funziona.

  • Creature strane, questi pubblicitari. Ancora più strane quelle che abboccanno alla pubblicità (me compreso, a volte)

cribbio
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(La Settimana Enigmistica)

Troppo lento all'accensione. Però poi merita. Maial se merita!
(Elaborare)

I fighetti del pc della nostra generazione. Ma si bruceranno presto come tutti gli altri. Oh yes!
(Rolling Stone)