La febbre del sabato sera

Estate!L'inverno è freddo, l'aria pungente penetra tra i sottili varchi della sciarpa e ti scarica addosso tutto il peso di un gennaio troppo lungo per vederne anche solo la fine. Eppure arrivano quelle due o tre orette dove inizi a picchiettare le mani in tasca, il tacco delle scarpe sussulta sul pavimento unto di birra, le note dei bassi si infrangono sugli scogli della tua malinconia e infilza la tua timidezza con un tridente sonico. La mareggiata diventa poi tempesta e inizi (con basso senso del pudore) a mulinare braccia e gambe. Un fenomeno tipico degli inverni metropolitani, dove esiste sempre un posto per riscaldare il tuo cuore "rock&roll". Poi capita che sugli alberi ricompaiano le foglie e le giornate si allunghino, la Natura sembra dirti che non hai più bisogno del rockettino per muovere il sangue nelle vene. Di fianco agli alberi rinvigoriti scorgi locandine minacciose, un susseguirsi di inaugurazione preoccupante, che ti fa sospettare che Madre Natura abbia in realtà siglato un accordo sottobanco con le discoteche della zona. L'estate si porta via il tuo adorato rockettino, democratici e ripetitivi accordi che fanno muovere chiunque, dal tamarro unz unz allo skaboy fino ad arrivare agli algidi ascoltatori di "buona musica". Irrompono drammaticamente sulla scena le discoteche all'aperto, che non so nelle vostre zone ma qui fanno l'autentica parte del leone per quanto riguarda la scena dei locali musicali, peraltro già abbastanza carente con il solo Renfe a proporre qualcosa che non sia dance/house/lounge/bleaurch. Sono ambienti eleganti, esotici, sinuosi, luccicanti: ecco i Giardini Sonori adagiati lungo la riva del Grande Fiume, ecco Villa Selmi che si staglia nelle poetiche lande del Polesine, ecco il Barracuda che morde il Lido di Spina. Il cielo stellato sopra di noi, attorno l'imporsi delle tendenze musicali, che si possono in breve suddividere nel filone house e nel tragicomico divampare del Latinoamericano, con corsi annessi (il rockettino invece fa ballare ippopotami e gazzelle, è democratico, per l'appunto). Ti ritrovi a questo bivio musicale, assetato di musica perchè è estate, è vita, ma nessuna delle due opzioni ti entusiasma, anzi, la voglia di proseguire dritto per i prati ti solletica. Dunque mi rivolgo a voi, giovani abitanti della Bassa, esiste un'alternativa a questo mesto scenario di "situazioni", come le chiamano i bravi pierre? Voglio il rockettino: non importa quale, che sia indie o commerciale, degli anni venti o sessanta, che sia laccato o spettinato, basta che sia musica e non "location", basta che sia anche d'estate, chè l'inverno è lontano ma io sento un pò freddo lo stesso.

6 Responses to “La febbre del sabato sera”


cribbio
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L'abbiam capito subito che di sport non capiscono una borsa, anzi un borsone. Meno male che non gli abbiamo aperto la porta!
(La Gazzetta dello Sport)

Vogliono fare giornalismo ma non sono minimamente all'altezza. Piuttosto che vadano a lavorare, ragazzetti pidocchiosi!
(Il Giornale)

Ci hanno riempito di tagliandi per vincere il concorso come Gruppo dell'anno. Ma chi si credono di essere?
(La Nuova Ferrara)

Giovani, belli e poveri. Cosa volere di più? Nell'Italia di Berlusconi un sito dinamico e irriverente si fa strada come può.
(Il Resto del Carlino)

Cagnazz è il Mickey Mouse dell'era moderna e le tavole dei Neuroni, arte pura.
Topolino)

Un sito dai mille risvolti, una miniera di informazioni, talvolta false, ma sicuramente ben raccontate.
(PC professionale)

Un altro blog è possibile.
(Diario)

Lunghissimo e talvolta confuso nella trama, offre numerosi spunti di interpretazione. Ottime scenografie grazie anche ai quadri del Dovigo.
(Ciak)

Scandalo! Nemmeno Selvaggia Lucarelli ha osato tanto!
(Novella duemila)

Indovinello
Sarebbe pur'esso un bel sito
da tanti ragazzi scavato
parecchio ci avevan trovato
dei resti di un tempo passato.
(La Settimana Enigmistica)

Troppo lento all'accensione. Però poi merita. Maial se merita!
(Elaborare)

I fighetti del pc della nostra generazione. Ma si bruceranno presto come tutti gli altri. Oh yes!
(Rolling Stone)