Delitto perfetto

Non ci credo!Delitto perfetto, o quasi. Quando mancavano tre minuti alla fine dei tempi regolamentari, Lippi indica ai suoi gesticolando con le mani prima il tempo mancante e poi mima di rimanere calmi. Come dire: congeliamo la situazione e andiamo ai supplementari. Lì, con una Germania affaticata dal peso della sfida prolungata con l’Argentina, avrebbe sfoderato l’artiglio per dare la zampata decisiva alla sfida. Sono arrivati subito due pali, due docce freddissime: le occasioni nella vita non capitano spesso, mi son detto turbato. Abbiamo dovuto attendere la fine dei supplementari per silurare una Germania tutto sommato modesta. GrossoDelPiero firmano proprio nell’ultimo minuto il vantaggio scacciarigori, con un tripudio ai limiti della commozione perchè liberatorio, godurioso, e soprattutto giusto. Forse non ci rendiamo ancora conto, ma è stata scritta una pagina di storia calcistica, abbiamo battuto in casa gli organizzatori del torneo segnando due reti nell’ultimo minuto, quando tutti gli altri 119 non erano bastati. L’aspetto più sorprendente di questa Nazionale è la capacità di far apparire come normale amministrazione ogni svolgimento del gioco. Ha una lucidità spietata, una grandissima capacità di controllare nervi, situazioni e avversari. Non si tratta di dominio territoriale, ma di mantenere un controllo mentale di ciò che sta avvenendo sul campo. Sappiamo che c’è il tempo delle nostre occasioni ma che verrà anche il momento in cui subiremo, e quando sono gli avversari a pungere, come è capitato rarissime volte ieri sera, si soffre, certo, ma sembra quasi un rischio preventivato ed inevitabile. Non ci sfugge di mano nulla, controlliamo per lunghi tratti tenendo in possesso il pallone quando sembra la Germania ad essere rinunciataria, senza pungere letalmente ma lasciando intravedere una personalità figlia di un gruppo che si applica, dove tutti gli attaccanti sono riusciti a segnare. Poi arriva nel secondo tempo la Germania, che vuole evitare di prolungare la sfida sapendo di non possedere sufficienti energie. Ci prova ma senza clamorosi esiti, quanto basta per esaltare il nostro Buffon. Noi arretriamo, assistiamo agli eventi comprendendo il momento, aspettando le occasioni che verranno. Non so se questa sensazione di straordinaria compattezza e intelligenza nell’amministrare la partita sia reale, se sia un modo di stare in campo e di gestirsi frutto del nostro sapere calcistico e di un’incredibile forza di nervi tesi eppure distesi, o sia invece frutto delle situazioni, qualcosa che ci è capitato di essere un pò per caso. Io propendo per la prima ipotesi, e in tal caso Lippi avrebbe dimostrato grande sapienza nel costruire il suo piccolo grande capolavoro di una carriera, una squadra senza grandi firme (tipo robertobaggio o paolorossi) ma piena di validi sceneggiatori (oltre ai già citati, una menzione per Gattuso uomoovunque e Pirlo metronomo invisibile ma sensibile). Quello che so è quello cui hanno assistito i miei occhi: nei primi minuti dei supplementari accendiamo due razzi, e negli ultimi due li facciamo partire in cielo. Lo stesso sotto cui migliaia di persone hanno festeggiato qui in Italia, in un rito che si ripete a distanza di 36 anni, un fenomeno sociale quasi curioso nel sapersi infiltrare un pò ovunque, tra vecchi e giovani. Un’autostrada ci aveva portati in semifinale, ieri sera l’asticella del salto si era considerevolmente alzata, e per la prima volta in questo torneo. Abbiamo preso una rincorsa forse un pò troppo lunga, ma sufficiente a staccare in tempo e a librarci in volo. Non ci sono più pronostici ora, soltanto un’ultima gara per decidere su cosa attereremo. Nel giorno in cui la più grande squadra italiana veniva accreditata di serie C, in Germania la nostra Nazionale si conquistava la finale mondiale. Penso che coincidenze così grottesche e speculari consiglino di sospendere ogni pronostico, a questo punto. Stiamo a vedere fin dove arriverà questo volo, che sa tanto di infantile catarsi, un inno al calcio, semplice, immediato, liberatorio che non riesci a smettere di sorridere nemmeno la mattina dopo guardando i balconi piene di bandiere tricolori.

PS. L’aspetto emotivo della serata, sintetizzato dall’annotazione di Akille, e la chiosa psicoemotiva all’evento del solito impagabile Vittorio Zucconi.

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