Com’è triste guardarti morire

Prende il via la 63° edizione del festival del cinema a Venezia.
Ma quest’anno dietro i lustrini si respira non più il sapore decadente di una città immobile nel tempo, ma il triste gusto di una lenta morte programmata.
Di giorno è impossibile passeggiare per Rialto, per le zone vicino a S.Marco, per l’Accademia e lungo la Strada Nuova, dappertutto vagano orde di turisti spesso organizzati in gruppi capitanati da guide più o meno improbabili.
Una volta gli abitanti si rifugiavano per le "sconte", le stradine, le scorciatoie, le calli strettissime e labirintiche dove i turisti avevano paura ad inoltrarsi.
Adesso li trovi ovunque, quasi irritati verso noi cittadini che li facciamo spostare per entrare nelle nostre case mentre loro bivaccano allegramente seduti sulla nostra porta d’ingresso.
Di fondo, per loro, siamo un semplice impiccio allo sviluppo di una città totalmente a misura di turista.

E’ cambiato moltissimo da quando ero bambina.
E ogni tanto ho voglia di piangere seduta all’Abbazia pensando che probabilmente i miei figli non muoveranno i loro primi passi su questi "masegni", in mezzo alla Storia.
Ci sono talmente tante cose da sapere sui piccoli luoghi di Venezia che non basta una vita per narrare le storie dei popoli che qui han trovato riparo.
Eppure non le racconta più nessuno.
Popolo di commercianti per definizione hanno deciso di ucciderci con le nostre stesse mani; tutti i soldi che girano a Venezia grazie al turismo serviranno ad ammazzarci.
L’ha scritto Bianchin, pochi giorni fa, il nostro problema non è l’acqua alta, a quella ci siamo avvezzi da centinaia d’anni.
Il problema di noi, pochi superstiti, è che contiamo meno del due di bastoni quando la briscola va a spade.

Se così non fosse non avrebbero rifinanziato la Grande Opera che qui nessuno vuole.
Grande Opera peraltro inutile e rischiosa per la città che verrà costruita e mai utilizzata per paura di qualche disastro causato da eventuali danni, vedete se non sono profetica.
Se così non fosse non ci terrebbero vincolati a Mestre.
Se così non fosse bonificherebbero Marghera e ne farebbero un nuovo polo commerciale invece di continuare ad avallare lo sciacallaggio turistico.
Basterebbe poco per invertire la tendenza, basterebbe pensare ai cittadini e non pensare a Calatrava.
Basterebbe incentivare chi investe su Venezia come luogo di vita, di produzione e di cultura invece che agevolare chi vende maschere fabbricate a Taiwan e vetri fabbricati in Cina.
Basterebbe investirci, soldi "puliti".
Eppure  nessuno ha il coraggio di farlo.
E la sensazione è che il giorno in cui la mia generazione sarà abbastanza "adulta" per poter fare "davvero" qualcosa sarà troppo tardi.

Così m’appresto ad assistere per l’ennesima volta al Carnevale mediatico generato dal Festival, quel Festival che una volta aveva un nome e ora sta diventando un teatrino grottesco, dove i film migliori passano in sordina a vantaggio dei lustrini.
Finito tutto di noi si tornerà a parlare solo per mostrare i turisti giapponesi camminare scalzi nell’acqua alta.
E la morte continuerà a farsi strada lentamente.

10 Responses to “Com’è triste guardarti morire”


  • Pessimismo cosmico eh?

  • A me sembra tanto realismo, altro che pessimismo.

  • Anch’io essendo stato per un po’ di casa a Mestre e andando spesso a Venezia mi ero accorto di qualcosa di analogo. Dall’esterno sembra che facciate di tutto per autoaffondarvi. Ho molto amato la città degli angoli silenziosi e sconosciuti, i suoi pozzi impiombati, i piccoli campielli, le rotte meno battute. Mi sembrava di intuire qualcosa, anche se non so bene cosa. Qualcosa che mi faceva ignorare i negozi di maschere e vetri, magari rifugiandomi dentro una piccola libreria con volumi che traboccavano dagli scaffali e un piccolo signore che ne conosceva i titoli a memoria. No, non è pessimismo, è la realtà. E ora ci si mette anche la festa del cinema di Roma…

  • Siete già abbastanza adulti. Muovetevi: l’Italia è l’unico posto dove a venti e passa anni si viene ancora considerati bambini. Organizzatevi e fate un macello. Tocca a voi.

    Paolo, per Roma non mi preoccuperei: le zone destinate al festival saranno un casino, per il resto si vivrà come al solito. Ce ne siamo accorti con i funerali del Papa: la città ce la può fare benissimo.

  • @Giulia. Intendevo che la festa del cinema di Roma potrebbe far tirare le cuoia a quella di Venezia… era nel clima di generale ottimismo della mattinata…

  • La festa del cinema meglio in due posti magnifici che in uno solo.

  • Gentile autore, siamo quelli di Libero e postiamo i commenti tre volte *groan*

cribbio
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Ci hanno riempito di tagliandi per vincere il concorso come Gruppo dell'anno. Ma chi si credono di essere?
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Giovani, belli e poveri. Cosa volere di più? Nell'Italia di Berlusconi un sito dinamico e irriverente si fa strada come può.
(Il Resto del Carlino)

Cagnazz è il Mickey Mouse dell'era moderna e le tavole dei Neuroni, arte pura.
Topolino)

Un sito dai mille risvolti, una miniera di informazioni, talvolta false, ma sicuramente ben raccontate.
(PC professionale)

Un altro blog è possibile.
(Diario)

Lunghissimo e talvolta confuso nella trama, offre numerosi spunti di interpretazione. Ottime scenografie grazie anche ai quadri del Dovigo.
(Ciak)

Scandalo! Nemmeno Selvaggia Lucarelli ha osato tanto!
(Novella duemila)

Indovinello
Sarebbe pur'esso un bel sito
da tanti ragazzi scavato
parecchio ci avevan trovato
dei resti di un tempo passato.
(La Settimana Enigmistica)

Troppo lento all'accensione. Però poi merita. Maial se merita!
(Elaborare)

I fighetti del pc della nostra generazione. Ma si bruceranno presto come tutti gli altri. Oh yes!
(Rolling Stone)