Fallimenti esemplari

Rossi scivola viaNell’anno del Trionfo Mondiale, lo sport italiano ha conosciuto la struggente e malinconica grandezza dell’altra faccia della medaglia, la Sconfitta. In un Paese dove è la Vittoria, prima ancora di altri importanti valori, a determinare chi sta dalla parte del giusto e chi del torto, dove si stilano ordini di merito unicamente affidandosi all’ordine in classifica, e il salire sul primo gradino del podio, in qualsiasi contesto (anche extrasportivo) investe il vincitore di una sorta di vox veritas, abbiamo assistito a due esaltanti sconfitte. Per una volta il megafono della vittoria non ha strillato le sue autoritarie verità, e chi ha perso è parso molto più grande di un banale vincitore. Alonso e Hayden possono godere e festeggiare a pieno diritto i rispettivi titoli di campione del mondo, ma rimarranno scolpite nel granito dei ricordi quegli esaltanti tentativi di rimonta che Schumacher prima, e Valentino Rossi poi, hanno fallito proprio nelle ultime gare, accumunati dal malefico inserimento della Sfiga, divinità sportiva e non, che spesso si maschera (o viceversa, ci sono diverse teorie) dietro errori umani, o guasti tecnici. Non è questo il punto, e fermarsi a criticare Rossi per la banale scivolata, o la Ferrari che si vede esplodere il motore in una gara decisiva, sarebbe ragionare nell’ottica dei risultati, un’ottica che ci ha fatto vincere un mondiale di calcio dopo 24 anni, ubriacandoci di folle gioia collettiva. C’è dell’altro, nello sport, ci sono altre gare che non fanno scendere la gente in piazza se le vinci, ma rassicurano e commuovono l’animo degli sportivi rimasti seduti sul divano, per una volta, o due. La Sfiga ha forse tolto a Schumacher e Rossi due titoli mondiali, ma ci ha permesso di osservare due enormi sportivi in una delle loro migliori lezioni impartite: Sull’accettazione della Sconfitta. Certo, per chi ha vinto tonnellate di mondiali è facile presentarsi in sala stampa col sorriso malinconico di Rossi e sottoscrivere il Banale, che vincere non è sempre possibile, che la Vita è diversa dai fumetti dove non si è sempre invicibili. Provate a chiedere a chi non vince mai, se di fronte alle sconfitte sarebbe capace di opporre la pacata e serena espressione di Schumacher dopo l’ultima stellare ma inutile gara in Brasile. Eppure quella è gente diabolicamente assetata di vittorie, gente cui gli rode il culo arrivare secondi, gente (e qui mi riferisco a Schumacher) che in passato aveva dato il peggio di sè, pur di non perdere. Di fronte a due rimonte incredibili sfumate molti avrebbero fracassato la testa contro il cranio, piuttosto che sorridere teneramente di fronte alla Sconfitta come invece hanno fatto, uscendone accresciuti. Non è un elogio della Sconfitta. Soltanto un riconoscere che del 2006, oltre all’Urlo Mondiale, mi rimarrà impresso anche il ricordo di due rimonte pazzesche e crollate in prossimità del traguardo, un urlo strozzato in gola diventato mite silenzio, che rende praticamente perfetti due campioni dello sport.

3 Responses to “Fallimenti esemplari”


  • Proprio così, testualmente: per dichiarare “perfetto” un campione, devi vederlo perdere.
    E forse la parabola migliore che possa disegnare non è quella di colui che si ritira da vincente, ma colui che l’ultima gara la perde.
    Mi riferisco proprio a Schumacher, ma gli esempi potrebbero essere molteplici; in ambito sempre sportivo mi viene in mente G. Kasparov che ha dato l’addio perdendo l’ultima partita del torneo di Linares.
    Ciò non toglie che Schumacher resterà un fuoriclasse difficilmente superabile (come a suo tempo lo fu Senna), e per Kasparov vale uguale.

    Rossi invece ha ancora tempo… 🙂

  • premetto che non sono un fan delle moto,mi sono appassionato ultimamente x il gusto della competizione (il moto gp è sempre un altalena di emozioni) e perchè valentino mi è simpatico,non se la tira ed è un esempio x i giovani,l ‘unico,visto cos’è ormai diventato il calcio e il suo mondo intorno..ieri mi è dispiaciuto,ma lo sport è bello x questo,2 settimane fa il destino era girato a favore di valentino,poi ieri proprio nella gara decisiva..forse è meglio così,si rischiava di farlo diventare un monotono leit motiv,il vero campione si vede quando perde con sportività..

  • Tutto vero e tutto giusto. Ma magari fosse solo “il Paese”, dove la è la vittoria a determinare chi ha ragione e chi torto. Fosse così, basterebbe emigrare.

cribbio
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Lunghissimo e talvolta confuso nella trama, offre numerosi spunti di interpretazione. Ottime scenografie grazie anche ai quadri del Dovigo.
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