Monthly Archive for November, 2006

Intervallo (Darth Vader edition)

La saga continua... 😉

P.S. Se ne suggerisce l'uso anche in sovrapposizione con il vecchio Loituma originale. Cliccare il link cercando la perfetta sincronia. Aggiungere a piacere altre Loitume in sottofondo. Inebriante.

Una parola è troppa e due sono poche

Tre post che vale la pena leggere se ve li siete persi. Interessanti a loro modo per motivi diversi, ma ben scritti e con quel pizzico di ironia che non guasta mai...

Almost30, sull'età compresa tra i 26 e i 29, un po' terra di nessuno, un po' tardoadolescenza preadulta, comunque caotica.

Trentamarlboro, sulle canzoni che cantiamo in gruppo e di cui non sappiamo mai le parole (rimediando figure barbine se non fosse che...).

Kay, che intravede profeticamente la fine dell'Indie rock di qui a breve. Uhm. Non ho ancora sfoggiato a sufficienza la mia maglietta a righe e la borsa con le spillette. Male, molto male.

Meglio non (far) sapere

In questo post si parla del documentario di "Diario" sui presunti brogli elettorali, l'argomento è delicato e complesso, impossibile sintetizzarlo con efficacia. Sicuramente è lungo, ma secondo me ne vale la pena visto stiamo parlando del più importante diritto dei cittadini, il voto. Se non ve ne frega nulla accendete pure la tv e state tranquilli: per voi, come al solito, non è successo niente.

Il nuovo Dvd prodotto dagli autori di Diario ha provocato un certo clamore.
Il precedente era stato "Quando c'era Silvio", un documentario sulla genesi delle fortune, la crescita e il trionfo di Berlusconi vista al termine della sua esperienza di presidente del consiglio.
Nonostante io sia un estimatore di Deaglio e de Il Diario in generale l'avevo trovato piuttosto deludente, precotto, qualitativamente scadente e in difficoltà nell'aggiungere qualcosa di nuovo a quanto non era stato già abbondantemente detto (e soprattutto scritto nei libri di Marco Travaglio e altri).

Se "Quando c'era Silvio" era passato praticamente sotto silenzio, il nuovo "Uccidete la Democrazia!" ha animato il dibattito politico aprendo uno squarcio sul mistero delle elezioni di Aprile scorso.

Visto con occhio critico "Uccidete la Democrazia!" è estremamente povero, brutte le ricostruzioni (pericolosamente sull'orlo del trash), confusa la trattazione del tema con salti continui ed incoerenti fra dialoghi di "docufiction" e brevi interviste di Deaglio a personaggi americani che indirettamente hanno a che fare con la vicenda.
Il vero elemento forte del documentario è il fatto che va finalmente ad accendere i riflettori su fatti inquietanti che molti avevano già subodorato nelle drammatiche ore dello scrutinio che ha consegnato all'Unione una vittoria sul filo di lana ed una maggioranza più che traballante al Senato.

La tesi è nota: la quota delle schede bianche, per la prima volta nella storia delle elezioni in Italia, ha raggiunto una cifra molto bassa (l'1,1% nazionale) dopo essere stata per 50 anni abbondantemente sopra il 3-4%. Questo sarebbe stato causato da un clamoroso broglio elettorale che avrebbe tramutato buona parte di queste "bianche" (stiamo parlando di 1.200.000 schede) in voti per Forza Italia.


Ci sono diversi elementi che contribuiscono ad alimentare i sospetti sulla regolarità dello spoglio:

1) Il clamoroso passaggio a vuoto, ben oltre il margine di errore considerato fisiologico, dei sondaggi effettuati da tutti gli istituti prima del voto, degli Exit-Poll e delle prime Proiezioni successive alla chiusura delle urne
2) La lentezza del Viminale nel fornire i dati, lentezza esasperante e completamente ingiustificata vista la semplificazione che la riforma elettorale "Porcellum" di Calderoli imponeva al sistema di voto (nessuna indicazione di preferenze, forze politiche tutte inglobate nei due schieramenti)
3) La convocazione del ministro Pisanu a Palazzo Grazioli durante le fasi più calde dello spoglio, proprio nel momento in cui il Viminale è l'arbitro della partita elettorale
4) La diminuzione delle schede bianche avvenuta in maniera "statisticamente" improponibile. Per rendere l'idea: se nelle politiche del 2001 la percentuale delle schede bianche era diversa da regione a regione (si passava dal 2,3% dell'Emilia, al 9.9% della Calabria, al 4,4% del Trentino e via dicendo) nelle ultime politiche il dato è per tutte le regioni compreso fra l'1% e il 2%, nessuna esclusa.
5) Il distacco dei due schieramenti che con l'andare delle ore e l'affluire dei risultati da nuove sezioni, inesorabilmente si riduce. Con un risultato finale tanto vicino, circa 25 mila i voti di differenza, e un consenso tanto frammentato fra regioni del nord veloci nello spoglio e regioni del sud tradizionalmente più lente, l'andamento avrebbe dovuto essere molto irregolare portando di volta in volta uno schieramento a prevalere sull'altro. Al contrario la trasposizione grafica di quanto è avvenuto è sorprendentemente questa.

Insomma, dei fatti ci sono, ma Deaglio e gli altri autori oltre a dare questi elementi e a partire dalla tesi (per loro indiscutibile) che i brogli ci sono stati, non forniscono particolari dettagliati sulle procedure di conta dei voti, mentre si impegnano ad inseguire un programmatore americano che realizzò un software su commissione per l'alterazione dei dati elettorali trasmessi telematicamente.
Per la cronaca quando fu girata l'intervista il programmatore, Clinton Eugene Curtis, era impegnato nella campagna elettorale che lo vedeva contrapposto in un collegio della Florida proprio a Tom Feeney, il repubblicano che gli avrebbe richiesto la compilazione del software. Il 7 Novembre ha perso di una decina di punti.
Tirando le somme nel lavoro di Deaglio e Cremagnani manca quasi del tutto "l'inchiesta", non si aggiungono fatti nuovi a quelli che un attento osservatore avrebbe già potuto mettere insieme seguendo la cronaca.

Questo non toglie che il tema resti delicato, gli interrogativi sollevati validi e sicuramente meritevoli di una attenta verifica.

Le controdeduzioni alla tesi del broglio sono state diverse, in parte efficaci, sicuramente incapaci di rispondere a tutti gli interrogativi.

In Italia non vi è una trasmissione telematica come negli USA, per quanto sia vero che una sperimentazione fosse stata avviata in alcune regioni proprio dal ministro Pisanu in quell'occasione, e i dati vengono raccolti ancora in forma cartacea circoscrizione per circoscrizione e poi comunicati all'ufficio elettorale nazionale presso la Corte di Cassazione che comunica i risultati definitivi e ufficiali.

I dati che nella notte fornisce il Viminale sono raccolti telefonicamente e via fax da Comuni e Prefetture e hanno una pura valenza informativa, non ufficiale, è stato più volte detto da Pisanu e dagli esponenti di Forza Italia chiamati in causa.

Queste circostanze potrebbero mettere la parola fine alla teoria del complotto, ma in realtà sono lacunose.
Nei fatti nessuno si è ancora preoccupato di chiarire in maniera inequivocabile e dettagliata quali sono nel nostro paese le procedure di verifica del voto.

Nel pieno della polemica, 4 giorni fa, il Presidente Aggiunto della Corte di Cassazione ha rilasciato queste dichiarazioni al Corriere della Sera, dichiarazioni completamente ignorate dalle parti in causa: «Per quanto riguarda l'elezione del Senato della Repubblica la legge non prevede alcun intervento dell'Ufficio elettorale centrale nazionale costituito presso la Corte di Cassazione». «L'Ufficio elettorale centrale nazionale, costituito presso questa Corte per l’elezione della Camera dei Deputati dell'aprile 2006, ha svolto i suoi compiti sulla base dei dati risultanti dagli "estratti dei verbali" degli Uffici centrali circoscrizionali costituiti presso le corti di appello ed i tribunali circoscrizionali. Tali estratti contengono soltanto il numero dei voti validi riportati da ciascuna lista nell'intera circoscrizione. Quindi la Cassazione non è a conoscenza del numero delle schede bianche o nulle, né del numero di voti validi riportati in ciascun seggio».

Quindi?
Ammesso che la tesi della manipolazione telematica portata avanti da Deaglio sia risibile non si può dire "la magistratura effettua i controlli e i dati non sono manipolabili" e nemmeno si può risolvere il tutto sostenendo che non essendo i dati del Viminale "ufficiali" non vi è possibilità di brogli.

Chi effettua i controlli per l'elezione del Senato? Senato dove, va ricordato, la CDL ha ottenuto la maggioranza dei voti in Italia e l'Unione l'ha sopravanzata al fotofinish nei seggi solo grazie al consenso delle circoscrizioni estere.
Gli "estratti dei verbali circoscrizionali" da chi vengono compilati? Chi verifica la corrispondenza degli stessi con i singoli verbali delle 60 mila sezioni sparse nel paese? Se la Corte di Cassazione non conosce "il numero di schede bianche o nulle, né il numero dei voti validi riportati in ciascun seggio" perchè non è possibile pensare che questi dati siano stati corretti (con lo spostamento di un buon numero di "bianche" a Forza Italia o altrove)?

Insomma, molti interrogativi restano aperti, ed è palese che la procedura non è chiara e trasparente come dovrebbe essere. Il compito di svelare questi aspetti in maniera stringente spettava al documentario di Deaglio, che proprio per questa mancanza non merita la sufficienza. Poca sostanza e molto sensazionalismo.

La Procura di Roma, prima che il dvd fosse effettivamente pubblicato, ha avviato prontamente un'inchiesta d'ufficio. Sembrava proprio che saremmo arrivati ad una qualche verità. I due magistrati avrebbero proceduto ad un riconteggio delle bianche (probabilmente a campione) con la verifica di corrispondenza fra i verbali delle sezioni, quelli circoscrizionali e gli estratti pervenuti alla Corte di Cassazione.

Oggi invece la notizia che qualsiasi tipo di verifica sui numeri, sui verbali e di riconteggio in genere è da escludere. Come mai? Perchè il prefetto Fabbretti (direttrice dell'ufficio elettorale del Viminale), interrogata come persona informata dei fatti, ha spiegato ai magistrati che "i dati del viminale hanno solo valore divulgativo e che non vi è trasmissione telematica tramite la quale sarebbe avvenuta la presunta manipolazione".

In sostanza una persona che, dirigendo l'ufficio elettorale, potrebbe essere chiamata in causa se i brogli venissero dimostrati dice una cosa nota e senza nessuna ulteriore verifica, senza attendere la testimonianza di nessuno dei giornalisti autori del dvd e di nessuno dei protagonisti reali del documentario stesso la Procura di Roma si preoccupa di diffondere di sua iniziativa una nota nella quale sancisce la morte prematura di un'inchiesta mai realmente iniziata. Perchè tutta questa fretta?
Che senso ha aprire un fascicolo sulla base di una notizia di reato tanto grave e tanto destabilizzante per l'intero sistema democratico se non si ha alcuna intenzione di andare fino in fondo?
Qualche anno fa alcuni avrebbero parlato di "depistaggio".

Il modo in cui si sta mettendo in archivio la vicenda è ancora più allarmante della denuncia stessa.

Sembra di assistere ad un gioco delle parti ben oliato: da una parte c'è la politica che chiede, ma senza far seguire alcun atto ufficiale alle dichiarazioni, che "venga fatta chiarezza" (l'Unione) e che "si riconti tutto" (la CDL), dall'altra la magistratura che ne avrebbe facoltà ma che si limita a sfruttare le debolezze e i limiti dell'inchiesta giornalistica per evitare di andare a sollevare il coperchio svelando la verità, comoda o scomoda che sia, "aldilà di ogni ragionevole dubbio".

Nel mezzo, come al solito, ci siamo noi: cittadini della "Repubblica dei Misteri" ai quali nessuna certezza, nessuna verità è dovuta. Partendo dalla bontà del risultato referendario che pose fine alla Monarchia nel '46 e passando per 50 anni di stragi infinite senza colpevoli e senza mandanti.

Unica cosa consentita tanti dubbi e una montagna di disillusione.

Pallone d’Uopo

Cannavaro Pallone d'Oro 2006Di Palloni d'Oro controversi, specie negli ultimi anni, ce ne sono stati altri, quindi non farei molto caso alle polemiche sulla vittoria di Cannavaro. Peraltro, è una questione tutta interna al mondo giornalistico, visto che il premio viene assegnato sulla base dei voti di giornalisti di tutta Europa, e le seguenti discussioni vengono raccolte e analizzate sempre da giornalisti. Doveva vincere un italiano, il vero scandalo sarebbe stato darlo a un altro che non fosse il Capitano Campione del Mondo o il Portiere Campione del Mondo. Qui avevo auspicato la vittoria di Buffon, autore di una stagione nel complesso ad un livello superiore di Cannavaro, ma hanno preferito premiare il Simbolo, oltre che la sostanza. Interpretiamo il premio del 2006 come il primo caso di Pallone d'Oro assegnato non a un singolo, ma a un'intera squadra, l'Italia, perchè sappiamo bene tutti il modo in cui l'abbiamo incollata al petto, la benedetta quarta stella. Nel caso ve lo foste dimenticati ci viene in soccorso con la sua consueta sobrietà Materazzi, fiero rappresentante della nostra arma migliore in Germania, l'orgoglio:
Fabio è un grande. Tutto il mondo si deve inchinare ai suoi piedi e anche ai nostri, compresi la Fifa, l'Uefa e Platini.

Io avrei aggiunto anche i Comunisti, le Forze del Male e l'Universo intero.

Confessione

Adesso devo fare una confessione.
Era tempo che ci rimuginavo sopra. Mesi che questo peso mi tormenta, inesorabilmente.
Il mio cervello è ormai atrofizzato dal troppo lavoro.
Non mi dò pace: com'è possibile? Una persona come me! Una con una certa statura, anche!
Eppure, è così.

.......

......

A me piace fare il trenino.

Come quello di Costanzo.
Anzi, a me piace il trenino di Costanzo.
Provo una certa soddisfazione nel sentire canzoncine brasileire e nel vedere personaggi sfilare a tempo di musica. Per non dire delle trombette, i cappellini e i coriandoli.

Ecco, ora l'ho detto.

Brutta cera

Berlusconi svieneHa avuto la consapevolezza, prima di accasciarsi, di quel che gli stava capitando. Silvio è così, non gli sfugge nulla, e riesce elegamente a chiosare sul collasso imminente:

E ora scusate... la commozione ha prevalso... e io...
E mentre le guardie del corpo tentano di staccargli la mano che tenace rimane agganciata al pulpito, metto a fuoco la situazione. Lo stupore iniziale nell'osservare in diretta le immagini di un uomo che subisce un malore cede il passo alla consapevolezza della fiction che si muta in realtà. Il Crollo fisico di Berlusconi è un'aspirazione per alcuni, e un pensiero inconscio di molti altri, trattandosi di una figura così importante e controversa nel nostro paese, che si è materializzata e ha occupato spazi sociali e mediatici proprio grazie al culto della sua Immagine. Oggi all'ora di pranzo i tg ci hanno trasmesso una scena clamorosamente cinematografica: Berlusconi che proprio davanti alla sua folla, durante una sua arringa, cede di schianto e il suo fisico non regge più il peso della sua persona. Inerme viene portato via in braccio, tra incomprensibili applausi e il silenzio degli adepti atterritti. Una simulazione della Fine, dell'Uscita di scena. Una specie di test per sapere in anteprima che effetto potrebbe fare sugli italiani. Personalmente, è stato un momento altamente cinematografico che lascia un pò sospesi. Come per l'11 settembre, ovviamente molto più in piccolo, la Realtà e Fiction si fondono nella trasposizione del Mito in elementi concreti.

Luci della città

Il vagabondo è innamorato.
E' rimasto rapito, vedendola. Una piccola, dolce fioraia.
Cieca.
Non si rende subito conto del fatto che non veda. Ma è proprio n quel momento, quando le raccoglie il fiore che le è scivolato per terra, che perde la testa per lei.

Tanto da trovare un lavoro. Da aiutarla nei suoi problemi con l'affitto. Tanto da rubare per lei e finire in galera, per permetterle di operarsi agli occhi. Così vedrà. Anzi, lei aggiunge, LO vedrà.
;a il volto del vagabondo, a queste parole, si impaurisce.
Forse è meglio che lei non sappia.

Perchè non si tratta di un milionario, come pensa. Perchè non è bello e distinto, come sicuramente immagina. Lui è Charlot. Con i pantaloni troppo larghi, la bombetta e il bastone. Lui non è ciò che desidera.

Ma per lei, questo e altro.
Uscito di prigione, tristemente, si aggira per la città. Due ragazzi lo deridono. Abbassa gli occhi... e vede dei fiori.

E pensa alla sua piccola e dolce fioraia...

Ma lei è lì. Lo guarda e ride. Ride di lui.
Rimane inebetito, con un sorriso, sincero, felice. Lei vede. Ed ha un negozio tutto suo. E poi, soprattutto è bellissima. Tanto bella. Ma non può toccarla. Non può farsi riconoscere. Non così, non lì. Non con lei che ride.
Lei esce, per regalargli dei soldi e un fiore. Ride ancora.

Lo tocca. A quel punto, tutto si ferma. Capisce. E' il gentiluomo. Colui che ha sempre desiderato incontrare. Lui è lì. E il suo sorriso diventa ancor più dolce.

... Luci della città è uno di  quei capolavori che Chaplin ci ha regalato. Una storia d'amore dolcissima e tremenda, nella sua semplicità. Un film muto, nonostante fossimo negli anni del sonoro (ma Chaplin lo odiava... credeva sarebbe stata  "una moda passeggera").

Quando la parola fine campeggia sul video, non si può non chiedersi "Ma cosa succederà, ora? Lei lo potrà amare?".

Ma no, il sorriso di lei non era d'amore. Forse di sorpresa... ma non d'amore...

... Meraviglioso.

 

Sintesi cinefila

Quando racconto di cinema ambirei al dono supremo della sintesi ma consegnare una recensione di un rigo – come piacerebbe a me – so mica se rende contento il Signor Editore. Quel che segue sono semplicemente titoli cotti e mangiati e sottotitoli, generati col Pesce Babele residente nel mio cervello. Che, a proposito, saluta tutti.

L’AMICO DI FAMIGLIA di Paolo Sorrentino
Cattiva solitudine, nefasta natura umana: il Cinema necessario

GRIZZLY MAN di Werner Herzog
Come perdere iscritti al WWF
 
CHILDREN OF MAN di Alfonso Cuaron

Sublimi fotogrammi in movimento e finale appiccicaticcio

MARIE ANTOINETTE di Sofia Coppola
(Ir)reali, ricche ragazze chic perse nella storia (quale?) 

QUALE AMORE di Maurizio Sciarra
Quale amore? Quale prece! 

IL VENTO CHE ACCAREZZA L’ERBA di Ken Loach
L'IRA funesta di Ken e del popolo irlandese

THE DEPARTED di Martin Scorsese
Bravi ragazzi, cattivi poliziotti: l'ombroso Scorsese ritrovato 

UOMINI E DONNE di Bart Freudlich
Meglio i tronisti 

MIAMI VICE di Michael Mann
Criminal greetings from Miami 

SCOOP di Woody Allen
Non tutti i tarocchi vengono per nuocere

IL DIAVOLO VESTE PRADA di David Frankel
Il Diavolo le veste e poi le rattoppa la morale disneyana

Libro & Condom: che rivoluzione!

Il papa ha scritto un libro. Ha detto che possiamo commentarlo (mica come il corano! Mica come la bibbia!).

Inoltre i grandi vecchi della curia (forse qualche teologo, di sicuro nessuna femmina) stanno studiando se attraverso la chiave di lettura del cosiddetto male minore possono permettere quello che già tutti (i cattolici) fanno: usare il preservativo.
Come faranno adesso tutti quegli ipocriti bacchettoni teo-neo-para-con adesso? E gli atei devoti? Ammesso che ne sia rimasto qualcuno dopo la sconfitta di Bush...

Ma si sa! che Ferrara e Pera lo vogliano o meno, la terra gira e ruota intorno al sole, soltanto da quando la chiesa romana ha riabilitato Galileo.

Seppellirli con una risata, please.

State bene. Cyrano.

Salvate San Salvario

san_salvario.jpg 

Si chiamano Scampia, Zen, San Salvario.
Sono solo alcuni fra i cosiddetti “quartieri a rischio”. Isole infelici dove vigono altre regole, diversi equilibri, meccanismi sotterranei di potere e di violenza che sopravvivono alla giustizia ordinaria. Luoghi in cui si spaccia a qualsiasi ora, in cui ci si prostituisce per poco agli incroci delle strade, e troppe sono le lingue parlate e le miserie vissute per potersi comprendere l’un l’altro.
La promessa (obbligata) di ogni amministrazione comunale prevede che si ripeta sempre la stessa litania: riqualificare. Ma si fa poco (o comunque non abbastanza) per mantenerla davvero.
 
San Salvario rientra a pieno titolo nella categoria. Qualunque torinese sa che non è saggio addentrarvisi a una certa ora, specie di notte, e che forse, nella pratica, non è saggio addentrarvisi mai.
Perché nel reticolo di strade che costeggiano la stazione di Porta Nuova può succedere di tutto. E puntualmente succede.
Oggi molti fra coloro che abitano nel quartiere, e spesso ci vivono da una vita, immigrati anch’essi in altri tempi e stagioni, sono stanchi. Stanchi di non poter camminare tranquilli, di non sentirsi mai sicuri, di fare “il giro largo” per non imbattersi in quelli che, a San Salvario, ormai la fanno da padrone.

Il caso di Francesco Picciotto è emblematico. 71 anni, ex-artigiano, quasi un’esistenza intera trascorsa tra quelle vie, ha deciso di sbloccare la situazione affiggendo sui muri oltre 250 manifesti: offre mille euro a chiunque sia in grado di fornirgli una descrizione dell’uomo che ha aggredito sua moglie, 71 anni anche lei, mentre andava a prendere il pane.
Il bottino, peraltro, è stato magro: 7 euro, i documenti e una vecchia borsa di cui certo non si può fare granché. Ma il punto non sono i soldi. Il punto è la paura, il disagio diffuso di chi affronta ogni giorno sulla propria pelle il degrado di un quartiere intero.
Inutili i passanti, che non sono riusciti a fermarlo in tempo. Inutile anche la telecamera in via Principe Tommaso, dove lo scippatore è fuggito: dicono che non funzioni.
E dal momento che è difficile scoprire chi sia stato, quella mattina, un po’ perché la polizia si dà per vinta in partenza, un po’ perché nessuno sembra sapere o voler parlare, Francesco Picciotto ha scelto di farsi giustizia da sé.
Quei mille euro, li sta racimolando insieme ad altra gente del quartiere. Negozianti, soprattutto.
Mille euro, come le taglie del vecchio Far West. Il sintomo tangibile che qualcosa deve cambiare.
Picciotto dice soltanto: «Non ne possiamo più», e ti mostra le cicatrici che ha sul braccio: i segni di una coltellata ricevuta quando, per protesta, si era incatenato alla saracinesca di un negozio.
 
Si può spiegare l’atmosfera di San Salvario solo con un folto elenco di aneddoti e altre amenità assortite.
Raccontando di quella volta in cui un turista inglese è stato picchiato e derubato.
Di quell’altra volta in cui un uomo, accorso in difesa della ragazza che stavano molestando, è stato aggredito a sua volta con calci, pugni e sputi in faccia.
Oppure, potrei parlarvi di ciò che ho visto coi miei occhi nell’ultimo anno: spacciatori che si feriscono tra loro a coltellate, gente che urina sui bidoni della spazzatura oppure sullo sportello per la benzina delle auto in sosta.
O piuttosto, di quando un uomo, a cui avevo fatto segno di attraversare la strada, ha pensato bene di abbassarsi la cerniera dei jeans per farmi ammirare il contenuto delle sue mutande.

È facile demonizzare o tirare fuori epiteti d’impronta calderoliana, tanto cari a un certo tipo di destra in cui non mi riconoscerò mai. Ma persino alcune menti della sinistra (orientamento in cui senz’altro mi vedo di più) dovrebbero evitare di indulgere in considerazioni all’acqua di rose. E non sono d’accordo con chi intravede nell’apertura di un nuovo locale “alla moda” il segnale di un vero riscatto.
Laddove esiste un problema di criminalità ad altissimi livelli, di qualunque etnia o provenienza geografica si tratti, è inutile tapparsi le orecchie in nome della tolleranza fra popoli.
Sono le azioni, e non la pelle, a distinguere un uomo dall’altro.

Buffet

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Ciccsoft Resiste!Anche voi lo leggete:
guardate le vostre foto

Lost finale serie stagione 6Il vuoto dentro lontani dall'Isola:
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Camera Ciccsoft

Si comincia!

Spot

Vieni a ballare in Abruzzo

Fornace musicante

Cocapera: e sei protagonista

Dicono di noi

Più simpatico di uno scivolone della Regina Madre, più divertente di una rissa al pub. Thank you, Ciccsoft!
(The Times)

Una lieta sorpresa dal paese delle zanzare e della nebbia fitta. Con Ciccsoft L'Italia riacquista un posto di primo piano nell'Europa dei Grandi.
(Frankfurter Zeitung)

Il nuovo che avanza nel mondo dei blog, nonostante noi non ci abbiamo mai capito nulla.
(La Repubblica)

Quando li abbiamo visti davanti al nostro portone in Via Solferino, capimmo subito che sarebbero andati lontano. Poi infatti sono entrati.
(Il Corriere della Sera)

L'abbiam capito subito che di sport non capiscono una borsa, anzi un borsone. Meno male che non gli abbiamo aperto la porta!
(La Gazzetta dello Sport)

Vogliono fare giornalismo ma non sono minimamente all'altezza. Piuttosto che vadano a lavorare, ragazzetti pidocchiosi!
(Il Giornale)

Ci hanno riempito di tagliandi per vincere il concorso come Gruppo dell'anno. Ma chi si credono di essere?
(La Nuova Ferrara)

Giovani, belli e poveri. Cosa volere di più? Nell'Italia di Berlusconi un sito dinamico e irriverente si fa strada come può.
(Il Resto del Carlino)

Cagnazz è il Mickey Mouse dell'era moderna e le tavole dei Neuroni, arte pura.
Topolino)

Un sito dai mille risvolti, una miniera di informazioni, talvolta false, ma sicuramente ben raccontate.
(PC professionale)

Un altro blog è possibile.
(Diario)

Lunghissimo e talvolta confuso nella trama, offre numerosi spunti di interpretazione. Ottime scenografie grazie anche ai quadri del Dovigo.
(Ciak)

Scandalo! Nemmeno Selvaggia Lucarelli ha osato tanto!
(Novella duemila)

Indovinello
Sarebbe pur'esso un bel sito
da tanti ragazzi scavato
parecchio ci avevan trovato
dei resti di un tempo passato.
(La Settimana Enigmistica)

Troppo lento all'accensione. Però poi merita. Maial se merita!
(Elaborare)

I fighetti del pc della nostra generazione. Ma si bruceranno presto come tutti gli altri. Oh yes!
(Rolling Stone)