Dieci piccoli spammer

Se avete ricevuto (via posta elettronica) preziosissimi consigli su come incrementare la circonferenza del vostro penis, comprare Rolex a metà prezzo e perdere peso, da oggi sapete chi incolpare.

Lo spam è ormai una "piaga" di dimensioni colossali: ogni giorno, in media, 55 miliardi di mail indesiderate intasano milioni di caselle in tutto il mondo, pari a oltre due terzi del traffico totale in Internet.
Davanti a cifre così alte, vien da pensare a un’opera collettiva, un esercito di hacker al soldo delle ditte che vendono rimedi miracolosi o (più probabilmente) fregature.
Ma secondo la Federal Trade Commerce, l’ente USA per la tutela dei consumatori, internauti compresi, l’80% dello spam proviene da un team di sole 10 persone.

Leader indiscusso della squadra di spammer sarebbe Alex Blood, ucraino, conosciuto nella Rete anche dietro i nickname di AlekseyB, Alexander Mosh e Alex Polyakov (citazione dal libro «Il Topo», di J. Le Carré).
Nel gruppo, Blood è esperto in farmaci per la virilità (primo fra tutti, il Viagra) e in pedopornografia. Qualunque cosa voglia dire.
Secondo nella lista il russo Leo Kuvayev, specialista in software. A seguire, Rusian Ibraginov, connazionale di Kuvayev ed esperto di antivirus.
La top ten include poi altri due russi (Pavka e Alexey Panov), due americani (Michael Lindsay e Jeffrey Peters), un canadese (Tim Goyetche), un israeliano (Amichai Inbar) e un cinese di Hong Kong (Vincent Chan).

Il meccanismo è semplice. Un ristretto numero di Internet Provider in malafede vende agli spammers (per profitto) i dati dei propri clienti. Non resta che schiacciare un tasto, e in meno di sessanta minuti 1 milione di messaggi pubblicitari non richiesti è nelle nostre caselle. 
A quel punto, mediamente, 15 navigatori hanno appena ordinato i prodotti offerti.
Se vi sembrano pochi, ricordate la cifra iniziale: 55 miliardi di mail al giorno.

Perché lo facciano, non è difficile da capire: soldi. In un certo senso, lo spam è un derivato della new economy, denaro facile col minimo sforzo. Insomma, un business.
A detta dell’impresa di sicurezza Ip-switch, le gang dello spam ricevono una percentuale considerevole a seconda del prodotto che sono in grado di piazzare. Un terzo, nel caso dei farmaci. Il 19%, se si tratta di servizi bancari. Il 14% per la pornografia.
Nonostante lo spam sia fuori legge sia negli Stati Uniti che nella UE, i veri professionisti sanno come aggirare il sistema, ovvero cambiando Paese di continuo e approfittando di legislazioni meno attente (Russia, Cina e i vari paradisi fiscali).

Ora, oltre al sollievo di avere dieci capri espiatori, rimane un mistero.
Accanto al nome degli spammer, La Stampa di oggi pubblica le foto dei primi tre. Fra cui, appunto, il "Boss" Alex Blood.
Peccato che la faccia corrisponda a quella di Alex Blood, inglese, conosciuto nel giro come il rapper delle Midlands [nella sua pagina MySpace potete anche ascoltare qualche brano]. 

La stessa persona?
O un sintomo da abuso di Google?

6 Responses to “Dieci piccoli spammer”


cribbio
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