Milena Quaglini

11 Responses to “Milena Quaglini”


  • il tuo intervento mi fa molto pensare. non conoscevo questa storia, ed ora che la leggo così a conti fatti mi fa riflettere, veramente.

  • Non lo so.
    Sono d’accordo con te sul fatto che la Quaglini, nella vita, abbia avuto molta sfortuna. E nemmeno io so come reagirei in circostanze del genere. Infatti non credo che la definizione di “serial killer” sia del tutto giusta, nel suo caso.
    Ma un omicidio è e resterà sempre un omicidio. Non so. Si tratta di una questione delicata e non ho le basi per erigermi a giudice.
    Una cosa che senza dubbio salta agli occhi è la natura “persecutoria” del suo destino. Tre uomini, tutti e tre violenti, intenzionati a violentarla. Coincidenze? Può essere, e mettiamo appunto che lo sia. Una sfortuna impietosa.
    Ma fino a che punto è giusto, o “esemplare”, uccidere? Anche se per una buona causa?
    Io di questo non sono sicura.
    Perché una volta può capitare. Ma tre?
    Non sono una fanatica della “giustizia ordinaria”, che spesso peraltro si traduce in ordinaria ingiustizia. Ma credo che uccidere una persona non possa (e non debba) essere l’unica alternativa.

    Detto ciò, come dicevo prima, “Serial Killer” resta una definizione scorretta, e in questo Lucarelli pecca sia di sensazionalismo che di ingenuità.

  • il tuo post è scritto bene. Intriga, e si legge fino in fondo. Ha un solo difetto : fin dall’ inizio sembra di vedere una puntata di Almost blue di lucarelli, appunto, che ha influenzato -e molto- la tua scrittura rispetto ai post precedenti. il periodo breve. il suggerimento. e poi l’ accostamento di un fatto apparentemente estraneo. che però c’entra. (col mio commento ci provo anch’io 😉 ).
    quando citi lucarelli, verso la fine, uno si spiega molte più cose che sulla quaglini. Il tuo stile mi piaceva anche prima, però. Una cosa : l’ uxoricidio è l’ assassinio della moglie..

    su milena io direi che ognuno di noi può essere un’omicida : è un dettaglio, un colpo di rabbia e magari un po’ di sfortuna -che so, troppi tranquillanti nel caffè, oppure un pugno dato nel modo sbagliato- che rendono una ferita una morte e sconvolgono, per sempre, la nostra vita. Specie se magari scopriamo anche di trovarci gusto, nel vedere vendicati anni di torti. E’ inquietante, in ogni caso, la figura di questa donna.

  • uxoricida:così scrive anche Lucarelli.
    Per lo “stile” c’entra poco il fatto che abbia letto Lucareli. Ho molti stili differenti, a seconda dell’argomento. Questo perchè ogni cosa ha un suo carattere… e per renderlo accattivante devi adattarti ad essa.
    Insomma, lucarelli non utilizza questo stile perchè è il suo. ma solo perchè è l’unico stile che si possa usare per non scadere nel banale e nel noioso.
    ma non è suo. (ma vedrai con il trascorrere del tempo che ho un eclettismo evidente…)
    Per il resto, continuo a pensare a questa quaglini. e ne parlo un po’ con tutti. E non so decidermi.

  • Alice, quello che scrivi alla fine sull’onda dell’emotività contrasta con i principi su cui è fondata una società civile. Non ci si fa giustizia da sé: un compagno o un marito violento va denunciato, non accoppato sul posto. Posso capire l’impressione che ti ha suscitato la storia di questa donna – ma come faceva a sceglierseli tutti uguali, tutti violenti e disturbati? Non ti sembra una coincidenza di troppo, una forma di pulsione all’autodistruzione virata in pulsione omicida? – ma tieni presente che il nostro sistema giudiziario non funziona sulla base dell’occhio per occhio.
    A occhio e croce, Milena Quaglini era una serial killer: nel senso che ha ucciso tre persone a cui era legata da rapporti simili, in circostanze simili, e in due occasioni tentando di confondere le tracce per non essere incriminata. La pietà che possiamo provare per lei, purtroppo, non cambia quello che ha fatto.

  • Credo che uccidere sia sbagliato. Ma credo che, in certe situazioni, può accadere di reagire veramente male.
    Probabilmente Milena Quaglini aveva delle tendenze masochiste (ma chi non le ha? O forse posso definirmi una serial Killer anche io? O una potenziale?) ma credo che, a differenza di una Cianciulli (completamente folle) o di un Bilancia, in questo caso si trovano sempre delle “attenuanti”. Per lo meno delle spiegazioni plausibili.
    Per questo mi disturba il fatto che per la Quaglini non ci sia una possibile rivalutazione dei fatti….

  • Non si può “rivalutare” un omicidio, figurarsi tre.
    Comunque non è che tutti abbiano tendenze masochiste (personalmente preferisco la salute), e comunque il discorso secondo me è più sfumato: mi pare strano che una donna sana cerchi ripetutamente la compagnia di uomini violenti, che abusano di lei, e poi li uccida. Mi sa di ripetizione compulsiva di uno scenario, nel tentativo di superare un trauma. Tratto tipico dell’omicidio in serie.
    Di fatto, però, rimane una differenza fondamentale fra una donna con un pessimo gusto per gli uomini e una serial killer: la seconda ammazza.

  • Sono d’accordo con Giulia.
    Infatti anche a me “puzza” non poco questa serie di sfighe (eufemismo). Lo dicevo anche sopra.
    Detto ciò, non metterei mai la Quaglini nello stesso insieme del Cannibale di Rostov. Due storie frutto di ben diverse efferatezze.
    Ma anche riscattarla al rango di “eroina” mi pare esagerato. Come dire, da donna. Gli uomini con cui ha avuto a che fare meritavano di scontare il massimo della pena, che in una società civile non può essere l’omicidio.
    La “legge del taglione” lasciamola al Codice di Hammurabi.

  • Sono in linea di massima concorde con quanto scrivete. Però è questo che non mi va: paragonare la Quaglini a una qualsiasi delle assassine che ha elencato Lucarelli.
    Forse è il contesto che è sbagliata.
    E non l’ho riscattata a “eroina”.
    Anche se il tono del mio post è questo… ma era e rimane una provocazione. Verso un Lucarelli – e chi con lui – scrive che “Non si capisce come mai una persona uccida”.
    Probabilment quello che più mi fa imbestialire è lche c’è di mezzo la violenza sessuale. Che non è un reato.
    Ma questa è un’altra storia….

  • Il “Non si capisce come mai una persona uccida” secondo me ci sta, nella storia delle violenze subite dalle donne c’è una differenza tra lei che ha ucciso, quelle che sono andate a denunciare e quelle che han continuato a subire in silenzio, non si può far finta di ignorarla.
    C’è sempre la possibilità di scelta, e lei ha potuto scegliere non una ma ben tre volte…

  • io ho subito violenza…più di una molestia…e l’ultima volta ho desiderato fortemente di essere in grado di “sopprimere” quell’essere! ma poi la speranza nella giustizia ha prevalso: l’ho denunciato. Quante delusioni! dagli avvoicati, dalla magistratura! Questo “signore”a tutt’oggi è libero di continuare ad insegnare, e probabilmente a molestare i bambini della scuola nella quale insegna!!!Riuscite ad immaginarlo?! Riuscite ad immaginare quanto mi senta protetta?!…la paura con cui mi muovo ogni giorno quando esco di casa??!!! Credo – consapevole della soggettività della mia esperienza personale- che quando si è subita violenza da bambini…e si è sentita l’impotenza…il terrore che immobilizza…, diventa difficile dare una risposta diversa da quella di immobilità…terrore…quando si ripresenta la violenza…anche da adulti. Penso che Milena…possa essere arrivata ad uccidere perché esasperata da queste esperienze…Credo che chi ha vissuto qualcosa di simile possa profondamente comprendere questa possibilità. Mi dispiace tanto per Milena…vorrei circondare il suo ricordo con tutto l’AMORE di cui sono capace…Ciao piccola Milena, spero che ora tu sia nella delicatezza,nella libertà dalla paura, nel rispetto, nell’Amore.

    Un grazie particolare al centro antiviolenza “Maree differenza donna” di Roma, le donne che mi hanno aiutato.

cribbio
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