Saddam e il nuovo Iraq

Facessero un atto di democrazia, visto che l’hanno sbandierata tanto. Saddam a morte entro l’anno! magari alla vigilia di natale. Bella roba da dirsi, complimenti al Presidente Democraticamente Eletto e a tutta l’allegra compagnia del petrolio.

Ma sarà ora di dirgli che cosa ne pensiamo, o no?

State bene, Cyrano.

7 Responses to “Saddam e il nuovo Iraq”


  • La frase che va per la maggiore in questi giorni è “sono contrario alla pena di morte per Saddam Hussein semplicemente perché sono contrario alla pena di morte per tutti”. E sono d’accordo. Ma di questo Saddam Hussein vogliamo almeno dire che è stato un grandissimo pezzo di merda, o vogliamo assolverlo così, gratuitamente, solo per approfittare dell’ennesima occasione per sbandierare il nostro antiamericanismo?

  • Oh, allora sei d’accordo. Benissimo. Il resto è fuffa e lo sai pure tu.
    Stai bene, Cyrano.

  • Sono contro la pena di morte ma…qualcosa di brutto sto Saddam se lo pure meriterà!!!

  • Maxime, classico commento benaltrista.
    Possibile che ogni volta si debba premettere qualcosa di ovvio (che Saddam è cattivissimo, che israele ha il diritto di esistere e via andando) per esprimere un qualsiasi pensiero?
    E’ un modo per cambiare discorso, che punta ad attribuire un preconcetto odioso all’interlocutore pur di smontare la sua legittima osservazione. Fastidioso e abusato.
    Detto questo in Iraq la pena di morte non è stata abolita, fino a prova contraria è stato giudicato da un tribunale iracheno indipendente, è naturale che la condanna per una persona come lui sia il massimo se al massimo corrisponde la morte che morte sia.
    La battaglia contro la pena di morte non parte, non finisce e non passa per il caso di saddam. Il caso di Saddam Hussein è semplicemente uno dei tanti.
    Non abbiamo il tempo di protestare contro le condanne a morte in Cina e negli Stati Uniti, si dovrebbe iniziare da Saddam Hussein?
    Tutto questo discorso è valido a meno che non si dimostri che il tribunale non era indipendente, in quel caso il processo andrebbe ricominciato da zero ma la conclusione ovvia sarebbe la colpevolezza e il massimo della pena che in Iraq è la morte. Giri e rigiri arrivi sempre lì, c’è poco da fare. Bisognerebbe eliminarla dall’ordinamento, ma come glielo spieghi al governo iracheno con il casino che devono gestire e con l’esempio illustre dell’illuminata democrazia occidentale americana che ancora la utilizza?

  • Ciao Gabriele,
    iniziamo a centrare il punto. Sulla questione del processo non spendo parole, sappiamo tutti come è andato. Se riteniamo che i processi, in una nazione democratica, possano essere svolti senza un adeguato contraddittorio, con intimidazioni, segregazioni, minacce e omissioni di testimoni, beh, si vede che stiamo parlando di cose diverse. Voglio dire, non è che se un impianto processuale prevede lo squartamento dell’imputato ai fini della testimonianza, allora per il fatto che lo prevede, è di per sè, eticamente, lecito. Sarà legale in quel particolare contesto, naturalmente, come la sharia prevede la lapidazione e so io che cosa il rogo della moglia sulla pira del marito. Io ritengo che la pena di morte sia lesiva del pensiero democratico. Altre democrazie (lese) ritengono che il massimo della democrazia sia ragionare sulla falsa riga del dente per dente, come hammurabi (guarda caso..). Benissimo. Se quel fetente di Saddam (se no Maxime si incazza..) fosse impiccato occorrerebbe collocare la “democrazia” irachena in quella compagine lesa di cui parlavo prima. Eliminarla dall’ordinamento? Ma certo. Su questo dovrebbe essere basato un ordinamento nuovo, non so, la Nuova ONU o club delle democrazie per esempio, chiamala come ti pare. Sull’abolizione della pena di morte e sul rispetto dei diritti civili. Chi non rispetta, fuori dalle palle (compreso cina, stati uniti, russia e naturalmente… iraq.). Un ultima cosa: la pena di morte, non serve a nulla, salvo che a darsi la zappa sui piedi della coerenza. Stai bene e grazie della riflessione, Cyrano.

  • Lunia, sei contro la pena di morte e basta. Punto.
    Quello che si merita Saddam lo dovrebbe decidere un tribunale di un paese civile. Vent’anni, trenta? ergastolo? Esilio? Lavori forzati in un chiosco che vende biglietti per cinema e lotteria? La cosa non mi riguarda, sul serio. Stai bene e grazie del commento. Cyrano.

  • A Spaccare le pietre sotto il sole e lacanicola, che ammazzare la gente non serve a nulla.
    Manodopera insomma, di quella dura.
    Io sarei per la reintegrazione dei lavori forzati anche in Italia. 😛

cribbio
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