Proibizionismo virtuale

8 Responses to “Proibizionismo virtuale”


  • C’è una cosa su cui sono in disaccordo con te: e cioè che il film e il videogioco stiano sullo stesso piano di esperienza. Un film violento, per quanto splatter, è un’esperienza passiva, che può essere catartica. Per quanto sia forte l’identificazione con chi spara, uccide e mutila, le azioni dello spettatore non determinano il corso dell’azione.
    Viceversa, il videogioco è interamente soggettivo. Ora, una persona sana ed equilibrata può simulare gli omicidi più efferati e mantenere tuttavia la distinzione fra gioco e realtà. Un bambino, o un adolescente particolarmente immaturo, può perdere la percezione di questo confine perché non ha la consapevolezza delle conseguenze reali delle sue azioni. Logico che qui entra in gioco l’educazione data dal genitore, che deve essere forte: non si può incolpare un videogioco se un ragazzino ne ammazza un altro. Ma un ragazzino senza guida e punti di riferimento in un contesto magari difficile o violento può effettuare un transfert pericoloso dal videogioco alla vita.

  • Esattamente. Concordo pienamente con Giulia.

  • Discordo in toto.
    Non possiamo accettare il principio che una singola esperienza, attiva come un videogame o passiva come un film, possa scatenare conseguenze drammatiche:
    non possiamo trovare la causa di quelle conseguenze in quell’esperienza piuttosto che in una mancanza di quel minimo equilibrio mentale che ti dovrebbe esser infuso di solito proprio da quelli che cercano di censurare il videogioco o il film.
    Anche per un bambino o un adolescente, categorie che di solito tendiamo a sottovalutare e che invece hanno, probabilmente, una sensibilità maggiore nel cogliere le differenze (magari faticano ad interpretarle ed è qui che deve intervenire qualcuno ed è qui il problema, non nella pseudoviolenza)

    Anzi, discordo due volte: se è catartica un’esperienza passiva, immagina quanto di più una attiva !
    Ma, da qui, sostenere che da Wolfenstein a Columbine passa poco è solo un paradosso.

    Ma cosa diavolo ho scritto ?!

  • Però ditelo che bisogna usare
    che sennò viene un mattone… 🙂

  • Sempre molto scettico quando danno la colpa ai videogiochi o i film violenti dopo azioni di violenza. Milioni di bambini e adolescenti giocano con videogiochi splatter, eppure la percentuale di casi di emulazione penso sia bassissima. Il problema è che su certi soggetti (o per predisposizione personale, o per situazioni particolari e difficili, come dice Giulia) fanno presa. Ma è solo una leva che fa scattare un meccanismo insito nel bambino, secondo me. Basterebbe che i genitori senza fare i bacchettoni buttassero un occhio su quello che fanno i figli, e smontare esagerazioni violente con una dose di ironia o un serio rimprovero.

  • Ho comprato panorama (stavolta!) e ho letto l’articolo…
    se non fossi stato pronto psicologicamente credo davvero che mi sarei incazzato, ed invece vien da ridere quando leggi roba tipo “la grafica è così realistica che ha indotto più di una volta il cronista di P. a spegnere la playstation”.
    Secondo me quello che ha scritto è così pirla che ha dovuto spegnere la psx perchè metteva in pausa per sbaglio e non riusciva più a ripartire.
    Ammesso (e tutt’altro che concesso) che sia vero che il tipo sia riuscito ad avere il ‘dischetto’…

  • Attimo, hai colto perfettamente il mio pensiero! Mi dispiace stracciarti a fantacalcio…

  • Che mazzate che mi hai dato…

cribbio
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