Quarant’anni dopo.

Camminando per la strada ci sono ancora i segni tracciati ad evidenziare fin dove arrivò la linea di marea nel ’66. Il Comune di Venezia ha istituito l’album privato dell’alluvione, ci vuole un po’ di pazienza a sfogliarlo tutto, ma lo merita.
Sarebbe bastato poco, quella volta, sarebbe bastato davvero poco per farci finire tutti sotto con danni irreparabili. Ma l’uomo non impara dai suoi errori e vuol sfidare la natura. Così dopo il Canale Vittorio Emanuele scavarono anche quello dei Petroli. Senza mettere in atto nessun progetto di salvaguardia.
E adesso vi raccontano che Venezia affonda, dicono che il punto più basso dell’Adriatico è all’interno della nostra Laguna, Dicono di volerci salvare col Mose, un progetto vecchio, vecchissimo, degno della peggiore Italia. Raccontano un mucchio di stronzate su Venezia, son quelle ad ammazzarci, giorno dopo giorno, a renderci macchiette che abitano una città per cui nessuno vede un futuro.
E, purtroppo, rimaniamo senza una voce, a guardare quelle foto e a pregare che non debba succedere di nuovo che una marea straordinaria si accavalli a un altra perchè lo scirocco la tiene su.

3 Responses to “Quarant’anni dopo.”


  • Grazie, Rachele, davvero bello !

  • ..cioè, l’ album.. e sfogliandolo m’ ero perso il tono del tuo post, scusa.. E’ che mi par sempre di più, dinanzi a scelte d’ ufficio e politiche, che sia più questione di fortuna che di tecnica, se una scelta viene preferita all’ altra. Non valgono i dati scientifici, che i politici capiscono come un italiano il pachistano, ma come son vendute, le convenienze, l’ immagine. Basta ascoltare quel pirla di Pecoraro Scanio, un verde! -che uno dice, almeno lui.. – parlare di elettromagnetismo come parlerebbe di astronomia la fattucchiera in televisione girando le carte per scoprire il mio futuro.. Inquietante..

  • Giusto venerdì è stato dato il via al rifinanziamento del Mose. Gli altri progetti non sono stati ritenuti validi quanto il buon vecchio sistema di paratie mobili, più che altro (a detta dell’articolista) perché ci si è già speso tanto che ormai conviene andare fino in fondo. Che poi mi sembra come il numero di Totò in cui si faceva menare come una zampogna che tanto lui non era Pasquale…

cribbio
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Troppo lento all'accensione. Però poi merita. Maial se merita!
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