Sfogo di una notte di mezz’autunno

Sono sempre stato contrario alle dimostrazioni matematiche. Non ne colgo il senso, l’utilità pratica, la ragione di studio. Costrette ad essere imparate per sostenere diversi esami, vengono dimenticate nel giro di UN solo giorno una volta che l’orale viene superato. Sono quelle assurdità che non verranno mai riformate e fanno parte del sadismo di certi professori. Perchè pretendi da me quello che nemmeno tu a lezione ricordi e ti affretti a chiarire "Essendoci il libro, non pretendo le sappiate a memoria"? Salvo poi chiedere teoremi dimostrati che il malcapitato di turno ha incollato in mente nei giorni precedenti per fare bella figura.

Santo cielo quando la finiremo di essere così ipocriti? Io capisco un matematico, che può anche appassionarsi a certe cose, ma da che mondo e mondo l’Ingegnere è quella figura che bada al sodo, che quando ha bisogno di una formula o un teorema prende un manuale e lo legge, lo consulta, lo applica. E’ quella figura che fa i conti con la calcolatrice per semplicità. Ci hanno insegnato, inculcato la cultura dell’ingegnere come colui che utilizza la conoscenza che altri campi (la matematica, la fisica) hanno studiato.
Perchè dobbiamo sostenere esami in cui scioriniamo a memoria passaggi assurdi per dimostrare teoremi la cui validità è pienamente riconosciuta? Perchè non ci viene chiesto invece come lo potremmo utilizzare concretamente tale teorema? Perchè non proporre un caso pratico, un’applicazione, una domanda di collegamento per vedere se un domani, il laureato è in grado di utilizzare con profitto tale conoscenza acquisita?
Ecco perchè non vedrò mai la luce in fondo al tunnell. Perchè non supererò mai un esame che contiene una simile dimostrazione (oltre le due pagine mostrate c’è un’altra piacevolissima mezza paginetta). Non riuscirò mai in tempi umani ad impararla, a capirla e a saperla riproporre senza sembrare e soprattuto sembrarmi un imbecille matricolato. Tanto di cappello a voialtri, che ne siete capaci.

24 Responses to “Sfogo di una notte di mezz’autunno”


  • Mazzini è l’ultima fatica. Tutto il resto è noia. Puoi farcela.

  • Concordo con Lucea. peste

  • Eppure, da quasi ingegnere, ti dico che tutte quelle dimostrazioni imparate a memoria hanno aiutato… Logica, rigore mentale, eliminazione dei frizzi e dei lazzi.

  • Dopo quelle assurde che si affrontano nei corsi di analisi queste dimostrazioni sono solo puro tecnicismo. Però guarda che a me saper giocare con sommatorie e iterazioni è servito anche sul lavoro (vabbè, continuo a lavorare sulle code e reti). Quoto Sw4n da ingegnere che ha ormai quasi dimenticato di esserlo. E in bocca al lupo

  • Ho sempre pensato che la colpa sia tutta del fine, a scuola andavo meglio in matematica che in fisica. Il punto è che riconosco nella matematica la scienza perfetta, ma è perfetta nella sua astrazione, nel momento in cui smette di essere fine e viene relegata a mezzo perde anche la sua bellezza. Voglio dire, cosa rimane della perfezione di un 2+2=4 (e quindi della sua bellezza e del suo fascino) nel momento in cui sfrutto quel 2+2=4 per scoprire quanto è alto uno sgabello? Niente, è solo un procedimento noioso, ripetitivo, che magari alle volte mi dà anche 5 va a capire per quale errore. Ho sempre considerato ogni legge ed ogni procedimento a sé stante, senza un fine oltre quello puramente matematico, per non soffrire della noia dell’apprendimento o dell’ansia di capire che ti chiude la mente; se non avessi fatto così a quest’ora non avrei neanche imparato a svolgere il bilanciamento di una reazione chimica, sono riuscita ad apprezzarne la procedura considerandola puramente in termini matematici, fingendo che ogni sigla non fosse altro che una x od una y con tali valori. Però è anche vero che io della matematica ho una visione praticamente romantica (sarà che all’università non ci sono ancora arrivata ;p).

  • Per i comuni mortali, voglio smentire CATEGORICAMENTE che tutto il resto è noia. tutto il resto è un progetto web da fare da solo, è l’esame più difficile che contiene altrettanto dimostrazioni ed esercizi complicati, è tante altre cose. Solo perchè uno riesce a piegare i cucchiaini allora non è che diventi scontato per tutto il resto della truppa. C’è tutto un mondo là fuori, fatto di milioni di persone, che si spaventa di fronte a pagine come queste, E FA BENE. Sono difficili, e non venitemi a menarla col fatto che io da studente di ingegneria non dovrei parlare così, che allora se la penso così potevo andare a fare filosofia. Basta cribbio con questo settarismo che fa sembrare banali cose che non lo sono. Swan, piuttosto, dice una cosa giustissima: le dimostrazioni, soprattutto il riuscire a ricavarle e a riproporle (non a memoria, si spera) formano la mente e la plasmano su metodi di ragionamento importanti e utili anche nel futuro. Una funzione utile per quella che, oltre a fabbricare lavoratori, deve fabbricare anche menti illuminate. Almeno, l’Università dovrebbe servire anche a questo. Ma, dal momento che studiando per lo stesso esame, e che piango sangue su queste pagine, concordo con il posto di TheEgo. Umanizzarsi un pochino gioverebbe a questi libroni zeppi di dimostrazioni, li farebbe più comprensibili e più accessibili, e magari sarebbe anche più appassionante studiarle, con una ricaduta positiva sull’apprendimento.

  • “Cazzomerda”! 😀

  • Attimo, da studente di ingegneria non dovresti parlare così…

  • Proprio perchè sono studente di Ingegneria, ho tutto il diritto di farlo! 😀 Ignoratemi, va bene. 🙁

  • Le dimostrazioni sono sempre state il mio grande scoglio. Le studiavo, le studiavo, le studiavo e non mi entravano mai in testa. Poi ho adottato una semplicissima regola che mi ha cambiato la vita: se durano più di 10 righe, le salto a più pari. Per il momento è una tattica che funziona. 🙂
    Brutale e semplicistica, però preferisco avere un buco nel programma che non avere il tempo materiale di studiarmi per bene il resto (e il valutare il rapporto costi/benefici è cosa altamente ingegneristica ;)).

  • Certo Chetti… faccio così anche io. Eppure a settembre nonostante sapessi perfettamente il teorema che mi ha chiesto, mi ha mandato a casa perchè di quel teorema non sapevo scrivergli la dimostrazione… molti professori le PRETENDONO, che mi piaccia o no.

  • Allora il problema è il prof stronzo, non la dimostrazione. 🙂
    Questi sono casi scomodi, è la classica coperta troppo corta: ti prepari bene e poi ti fregano sulla dimostrazione, la volta dopo ti prepari sulla dimostrazione, non te la chiedono e ti fregano da un’altra parte. Been there, done that. Incrocio l’incrociabile perchè a questo giro ti vada bene (quand’è? quand’è? quand’è?).

  • Da studene di ingegneria, capisco Ego, è veramente assurdo… Le dimostrazioni sono le cose più odiose che possano capitare, sopratutto quando il professore di turno vuole dimostrazioni assurde da imparare completamente a memoria…

  • Più rileggo questo post e più mi commuovo. Verrà il giorno in cui rivedremo le stelle.

  • Fatevelo dire, a rischio -ed anzi certezza- di apparir spocchioso.. Discorsi da ingegneri.. 😉 Una dimostrazione ha in sè il capire come si arrivi a dimostrare la realtà di una formula, che altrimenti resta lì come un insieme farlocco e alchimistico di proporzioni e regole senza un perchè. Ha in sè lo sviluppo di rigore concettuale, conoscenza delle condizioni di utilizzo, della teoria che ci sta dietro, che poi si può pure dimenticare -verissimo-, ma lascia radicati -se le si è comprese- la capacità di analisi e risoluzione di un problema. Altrimenti, banalmente, che differenza ci sarebbe fra un ingegnere e un diplomato che usasse la stessa formula ? La calcolatrice la sanno usare tutti, pigiare i bottoni e sostituire a variabili i valori del caso. Il discorso è un po’ come “a che mi serve studiar grammatica, ditemi come si parla” / “a che mi serve studiare latino, è una lingua morta” / ” a che serve filosofia ?” / “a che serve la poesia ?” (giuro, sentite tutte da ingegneri, a parte la prima che è un paradosso.). Avete sempre questo concetto dentro del “servire”, cioè qualunque cosa deve avere un utilizzo pratico. E l’ esercizio della mente in sè, l’ astrazione e l’ analisi, non lo considerate utile, non so perchè. Se si vuol far passare la validità di questo concetto, va bene, ma non sono d’accordo. Tra l’ altro il trovare difficile la dimostrazione in foto significa che manca l’ abitudine alla ginnastica mentale di tipo astratto : se sempre le hai trovate ostiche e sempre le hai studiate sperando non te le chiedessero, senza capirle, è ovvio che ti risulti difficile qualche passaggio che altrimenti risulterebbe piuttosto semplice, fossi abituato. Poi, è vero, è questioni di gusti, lo ammetto : la tua dimostrazione fa un po’ cagare, non è di quelle belle, eppure mi sono divertito a leggerla, e i passaggi son più o meno sempre gli stessi, fino alla condizione di normalizzazione di una probabilità, per dire. Io dunque direi il contrario : bisogna fare più dimostrazioni, chè altrimenti il cervello si disabitua e quando se ne trova una nemmeno troppo difficile soffre ! 😉 (ok, ora potete scagliarmi le pietre addosso.. 🙂 )

  • BLU mi hai tolto le parole di bocca! Concordo con te al 1000%, grande! Scaglieranno le pietre addosso a due persone ora… :-))

  • THEEGO ha scritto:” a settembre nonostante sapessi perfettamente il teorema che mi ha chiesto, mi ha mandato a casa perchè di quel teorema non sapevo scrivergli la dimostrazione…”.
    Scusa ma lo sai cos’è un teorema? E’ il blocco ENUNCIATO + DIMOSTRAZIONE!
    Non puoi di certo affermare di conoscere un teorema e poi non saperne la dimostrazione….lo sai solo per metà e allora?!?!
    E’ come se tu dicessi di essere bravissimo a cucinare un piatto e poi si venisse a sapere che di questo piatto conosci solo gli ingredienti, niente dosì nè cottura!

  • Se scriviamo x=abbordabilità dell’esame; y=congruenza tra nozione/teorema e aspirazioni professionali dello studente; z=odiosità del docente; w=persistenza nel ricordo dello studente allora possiamo scrivere: log w= (y+z) / x. Per la dimostrazione… beh provate a tornare con la mente a qualche vecchio esame 🙂

  • supponiamo : x = 0. supponiamo anche y = 0, visto che è una provocazione, mi par di capire. odiosità del docente, poi, esageriamo ancora, z=1000.. sia ora anche la persistenza nel ricordo w = 0. Considerando che tutte le scale di valori, si suppone, siano le medesime, visto che si sta giudicando con lo stesso metro, e che il logaritmo è definito solo per valori positivi del suo argomento, dobbiamo dedurre che tutti gli 0 sono 0+, ovvero, per capirsi, 0,1 e non -0,1.. Ora, allora, avremmo che, seguendo le istruzioni di Joe, -infinito = +infinito. Ovvero : è sbagliato. Dunque : le dimostrazioni servono, e serve pure studiare, visto che salta all’ occhio immediatamente.. 😉

  • Mi fate davvero paura… e non sono ironico!

  • nooo … stai dando un immenso dolore al Poch 🙂

  • I praise God for answering my prayers. God, you are so wonderful, majestic. Jesus Christ, I adore Your Sacred Heart.a

cribbio
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