Una Cassata enorme

In Italia la legge stabilisce il principio della "competenza territoriale". Per grandi linee vale a dire che se io, in ipotesi, faccio una rapina a mano armata a Bari sarà il Tribunale di Bari competente a giudicarmi.
Nella realtà non è sempre così semplice, esistono diversi fattori che condizionano l’attribuzione della competenza, ma il motivo per il quale un qualsiasi imputato ricorre alla Cassazione per chiedere di essere giudicato da un tribunale diverso, secondo una sua interpretazione della competenza territoriale, è uno solo: traccheggiare, allungare i tempi del processo e arrivare alla prescrizione.

Cesare Previti nel 2002 prova a far trasferire il processo Imi-Sir da Milano presentando (non sarà né il primo né l’ultimo) ricorso in cassazione. La Corte presediuta da Marvulli boccia il ricorso, ma non senza concedere un corposo regalino. Richiede un parere alla Corte Costituzionale che fa guadagnare 10 lunghi mesi nella corsa verso la prescrizione all’imputato Previti. Un po’ come beccare il Jolly al Ruota della Fortuna.

Nel merito dell’incompetenza territoriale scrivono: "se è vero che, in questa sede, ai limitati fini di accertare se sussistono i presupposti per disporre la rimessione di un processo ad altra sede non compete alla corte verificare se ed in quale misura sono fondati i rilievi dedotti dalla difesa degli imputati in ordine all’eccepita incompetenza territoriale, a tale onere non potrà sottrarsi il giudice del processo, (…) utilizzando non solo la documentazione già acquisita… ma anche quella indicata dalle parti a sostegno della propria eccezione".
Insomma, tradotto, "non spetta noi, ci deve pensare il Tribunale di Milano".

Il processo continua, arriva al termine e il 5 Maggio 2006 c’è la condanna definitiva in terzo grado: 6 anni di reclusione e interdizione dai pubblici uffici. Dopo 6 mesi la Giunta delle Elezioni non ha ancora ratificato l’estromissione di Cesare Previti dal parlamento.

Intanto il processo Sme (che è un altro), per il quale Previti è stato già condannato in primo e secondo grado a 5 anni, è ancora lì, in attesa di giungere ad una sentenza definitiva. Gli avvocati della difesa ci riprovano e chiedono anche qui alla Cassazione lo spostamento per incompetenza territoriale.

E il 30 novembre scorso è arrivata la sentenza: i fatti riguardano anche delle tangenti pagate in contanti a Roma, quindi il processo non si poteva fare a Milano. Bisogna portare tutte le carte via da Milano verso Perugia, non a Roma perchè sono coinvolti giudici del Tribunale della Capitale e significa una sola cosa: prescrizione in cassaforte.

L’apoteosi della decisione cervellotica, che non considera minimamente la precedente sentenza del 2003, consente all’ex ministro della difesa e soci di sfuggire alla seconda condanna consecutiva, ma non finisce qui. Giustamente il buon Cesare ha immediatamente richiesto altro tempo alla Giunta delle Elezioni (come se avesse dimostrato di avere fretta) perchè a breve presenterà nuovamente ricorso chiedendo alla cassazione di annullare la condanna definitiva per il procedimento Imi-Sir alla luce della loro decisione sulla vicenda Sme.

L’incredibile ma poco imprevedibile epilogo potrebbe vedere Previti legittimamente seduto in parlamento fra meno di due mesi.

Il funerale di stato per la certezza della pena.

2 Responses to “Una Cassata enorme”


  • Non è che ha beccato il jolly. E’ che incastrare un politico è controproducente per l’immagine dello Stato. Quindi si va sempre abbastanza cauti. O almeno credo. Se si badasse più alla sostanza che all’immagine di facciata forse avremmo un parlamento più pulito. D’altronde “tutti gli animali sono eguali ma alcuni sono più eguali di altri” come disse lo stesso Berlusconi durante un suo processo non considerando che Orwell avevo scritto questo postulato come denuncia e non come giustificazione.

  • Aspetta però, la prima sentenza è definitiva e può essere toccata solo con un istanza di revisione: ma non so se ci sono i presupposti.

    Queste cose (mi riferisco soprattutto al comportamento della Giunta per le Elezioni e all’attuale situazione del condannato Previti) fanno cadere davvero le braccia, comunque. E soprattutto tolgono ogni senso al garantismo, che ha un senso ma solo se poi la giustizia, arrivata al termine del suo percorso, viene rispettata.

    Del resto, Craxi da condannato latitante che era sta passando alla storia come esule.

cribbio
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